L'idraulico e Luisa. Scopata con l'ex
scritto il 2026-10-08 tempo di lettura 10 min
di
Qulottone
genere
tradimenti
cura
A
Marco ha suonato alle dieci in punto, proprio mentre tu hai chiuso il portone di casa con quel tuo modo affettato di chi crede di essere importante per il lavoro d'ufficio. Tu lo sai che per una cazzo di guarnizione - una guarnizione che avresti potuto cambiare tu stesso con un cacciavite e un tutorial su YouTube - lei ha chiamato il suo ex. Lo sai, ti scocci, senti quel bruciore allo stomaco di chi sa di essere preso per i fondelli. Ma non dici niente. Accetti, annuisci, fai quel sorrisetto forzato "ah certo, se è per il lavoro..." perché sei così, tu. La brava persona che non contraria mai nessuno, che evita i conflitti, che preferisce ingoiare il rospo piuttosto che alzare la voce. Ecco perché lei ti ha scelto: sei comodo, malleabile, un tappetino umano con le gambe.
Lui indossa i pantaloni da lavoro grigi, la tuta sporca che gli pende addosso, ma sotto si intravede quel corpo ossuto, nervoso, muscoli secchi che si muovono come cavi d'acciaio sotto la pelle abbronzata. Tu, con la tua pancetta da chi passa le giornate seduto, le mani morbide da tastiera, non reggi nemmeno il confronto con la sua ombra. Eppure tu sei quello che paga l'affitto, mentre lui viene a casa tua a "riparare" cose che non si sono rotte.
Lei ha aperto la porta indossando quel completino nero che tu le hai regalato per San Valentino, quello che su di te non ha mai voluto mettere - troppo volgare, diceva. E invece eccola lì, con le calze a rete nere, le perle intorno al collo che fanno risaltare la pelle chiara, quel reggiseno che sostiene due seni naturali, pesanti, morbidi, con la voglia profonda tra di loro che Marco conosce bene. I capezzoli sono già turgidi, spingono contro il pizzo nero, come se il suo corpo sapesse già chi sta per entrare. Per te si è vestita con il pigiama a fiori, per lui si è messa in tiro come una troia di lusso.
"Ciao tesoro" ha detto lei, con quella voce da troia che usa solo quando vuole qualcosa - e oggi vuole il cazzo del suo ex, non i tuoi baci sulla fronte. Tu l'hai sentita al telefono ieri: "Marco, la guarnizione perde... sì, proprio quella sotto il lavello... vieni tu? Il mio compagno è così impegnato con il lavoro." E tu eri lì, accanto a lei, che annuivi come un coglione, che accettavi di essere descritto come "impegnato" piuttosto che "inutile coi lavori manuali".
Marco è entrato senza salutare, gli occhi che le hanno divorato il décolleté. "La guarnizione?" ha chiesto, ma la voce gli si è spezzata quando lei si è chinata a raccogliere un foglio caduto, mostrando il culo rotondo avvolto in quel perizoma microscopico che tu hai pagato e lui sta per spostare con un dito. Tu avresti voluto dire qualcosa, alzare la voce, pretendere che usasse un idraulico qualsiasi, non il suo ex che la guarda come un piatto pronto. Ma sei rimasto zitto, come sempre. Perché hai paura di perderla, e non capisci che è già persa.
"Prima pranziamo" ha sorriso lei, sapendo benissimo che ha molte ore davanti a sé. Otto ore di te al lavoro a rispondere alle mail importanti, mentre qui, in cucina, il suo ex si è tolto la tuta lasciando solo una maglietta attillata su quel fisico da maratoneta - addome piatto, braccia secche ma definite, quella linea di peli che scende sotto la cintura dei boxer. Tu invece, quando ti spogli, sembri un panettone lievitato che ha perso la forma. E lei ti guarda con tenerezza, quella tenerezza che si riserva ai cagnolini e ai bambini piccoli, mentre guarda lui con la bocca che le si apre leggermente.
Si sono seduti a tavola, lei che gli ha versato il vino con gesti lenti, provocatori. Marco non ha toccato la pasta fredda. La sua mano, quelle dita lunghe e nodose da lavoro manuale - dita che sanno costruire, riparare, possedere - le ha sfiorato il ginocchio. Lei non ha ritratto la gamba. Anzi, l'ha spalancata leggermente, facendogli intravedere l'umidità che già macchia il perizoma. Con te, quella umidità arriva dopo dieci minuti di preliminari e tre richieste gentili. Con lui è già pronta dopo un sorriso.
"Sei ancora così bagnata come ricordavo?" ha chiesto lui, con quel tono da meccanico che sa di benzina e sudore maschile - l'odore che tu definisci "sgradevole" e che lei invece sta annusando con le narici dilatate. Tu usi quel profumo dolciastro che lei dice di amare, ma che in realtà le dà il mal di testa.
"Prova" ha risposto lei, e lui lo ha fatto. Quelle dita sporche di grasso le sono salite lungo la coscia, l'hanno toccata sopra il tessuto, poi lo hanno spostato di lato e sono affondate dentro di lei senza preamboli. Due dita lunghe, nodose, che toccano punti che tu con il tuo cazzetto corto non raggiungi nemmeno con tutta la buona volontà del mondo e le istruzioni di un manuale. E tu, mentre succedeva questo, eri in metropolitana, schiacciato tra gli altri impiegati, pensando a che pizza ordinare stasera per farla contenta.
"Marco..." ha gemito lei, la testa che è caduta all'indietro, le perle che sono oscillate tra i seni pesanti.
Lui si è alzato, le ha afferrato il polso e l'ha tirata su con una forza che tu non hai nemmeno dopo tre mesi in palestra. Le ha strappato la camicia, i bottoni che sono volati, e rimasto a guardare quel corpo che tu tratti con i guanti di velluto e le domande "ti fa male?". Lui invece lo prende, lo maneggia, lo usa. I seni che preme con entrambe le mani, i capezzoli che pizzica tra pollice e indice facendola gridare. Tu invece le chiedi sempre se è comoda, se ha bisogno di un cuscino, se vuole che spenga la luce.
"Ti mancava un uomo vero?" ha ringhiato, mentre lei ha annuito, il viso già arrossato, la bocca semiaperta, pronta a ricevere.
L'ha girata sul tavolo, le ha abbassato il perizoma fino alle ginocchia. Il culo era lì, perfetto, le natiche bianche che si aprivano mostrando quella fessura rosa già bagnata. Marco si è liberato dei pantaloni e ha tirato fuori quel cazzo che tu hai visto solo in foto rubate nel suo telefono: lungo, sottile ma duro come ferro, la curva verso l'alto che sa esattamente come toccare le pareti interne di una donna. Tu invece hai quella cosa che sembra un fungo piccolo e triste, che lei accetta con un sorriso di circostanza e che usate solo il sabato sera, se non è stanca.
L'ha penetrata in un colpo solo. Lei ha gridato, le unghie che hanno graffiato il legno del tavolo nuovo che avete comprato insieme al negozio dell'usato - e che ora è stato consacrato da un vero uomo. Marco scopa con quel ritmo secco, meccanico, da uomo che sa il suo mestiere. I colpi secchi fanno sbattere le sue palle - piccole e tese, non penzolanti come le tue - contro il clitoride di lei.
"Dimmi chi ti scopa meglio" ha chiesto lui, affondando fino in fondo, sentendo quella figa calda e stretta che si adatta perfettamente alla sua forma.
"Lui... tu... Marco..." ha balbettato lei, incapace di mentire mentre viene per la prima volta, le gambe che tremano, la figa che si contrae in spasmi violenti - quelli che tu hai visto solo nei film e che con te non è mai riuscita a fingere nemmeno per farti contento. E tu, se avessi il coraggio di chiedere, sapresti che con te finge sempre. Ma non chiedi, vero? Perché preferisci non sapere.
Ma lui non si ferma. Non è da te che ha imparato a venire in due minuti e poi rotolarsi a dormire con il pigiama a righe. La ha sollevata, l'ha portata in salotto, l'ha gettata sul divano dove tu guardi il calcio la domenica con la birra e i salatini. Le ha divaricato le gambe, quelle calze ormai strappate, e ha ripreso a scoparla guardandola negli occhi.
I seni le rimbalzano ad ogni spinta, pesanti, naturali, con quei capezzoli scuri turgidi che lui prende in bocca tra una spinta e l'altra, succhiando con forza, lasciando segni violacei che tu vedrai stasera e di cui lei dirà "non so, mi sarà venuto un brufoletto" - e tu ci crederai, perché sei così ingenuo da pensare che una donna come lei possa accontentarsi di te. E non dirai nulla, accetterai la spiegazione, le porterai la crema per i lividi.
"Il tuo uomo sa che sei una troia?" ha chiesto Marco, accelerando, i muscoli delle cosce sottili ma dure che lavorano senza sforzo, mentre tu ti stanchi a salire le scale.
"È... è una brava persona" ha ansimato lei, e quella frase ti umilia più di ogni altra. Perché è vero. Tu sei quello bravo, quello che la porta a cena fuori, che le ricorda le pillole, che le fa il tè quando ha il ciclo, che chiede sempre "posso?" prima di toccarla. Lui invece è il toro da monta, quello che le fa aprire le gambe con un gesto, quello che le fa gridare come una puttana in calore, quello che prende quello che vuole senza chiedere permesso. E tu lasci che prenda, perché sei convinto che sia meglio essere la brava persona che non crea problemi.
Sono venuti insieme, lui che si è svuotato dentro di lei con un gemito animale, lei che ha sentito quella sborra calda e abbondante riempirla, colare fuori, macchiare il divano che tu hai scelto tu per il colore neutro e che ora ha una macchia bianca come trofeo. Una macchia che tu pulirai domani, senza fare domande, convinto che sia stato un incidente con lo yogurt.
Dopo, mentre tu sei in riunione a discutere di budget trimestrali che a nessuno frega niente, lei si è vestita solo con lingerie e calze per il servizio fotografico. Marco ha preso la tua macchina fotografica - quella che usi per le foto dei paesaggi e dei tramonti - e l'ha puntata su di lei.
"Mostrami le tette" le ha ordinato, e lei ha obbedito, spingendo in avanti quel seno generoso, i capezzoli ancora gonfi dopo le sue morsicate.
"Apri le gambe" e lei lo ha fatto, mostrando quella figa gonfia, rossa, ancora aperta, colante del suo seme e della sua eccitazione - la stessa figa che tu baci a denti stretti e che invece lui ha posseduto come un conquistatore.
"Guarda l'obiettivo come guardi me quando ti scopo" e lei lo ha fatto, con quello sguardo da troia soddisfatta, le labbra gonfie, le guance arrossate, le perle che le pendevano tra i seni come un segno di vittoria su di te.
Quando te le ha mandate, accompagnate da un "pensiero a te, amore", sono già le due del pomeriggio. Marco se n'è andato da un'ora, con la tuta ancora sporca del loro sesso, lasciandole il numero di telefono appiccicato sul frigo con un magnete: "Per la prossima guarnizione. O per qualsiasi altra cosa si rompa - e si romperà, perché sono vecchie le tubature."
E tu, stasera, quando la guarderai mentre guarda la TV con quel sorriso distante, quando le chiederai "come è andata la giornata" e lei risponderà "niente di speciale, ho sistemato il lavandino" con quella noncuranza che ti fa sentire così sicuro, saprai che in quel "niente di speciale" c'è stato un uomo che l'ha posseduta come tu non sarai mai in grado di fare. E tu annuirai, accetterai, le farai il massaggio ai piedi come ogni sera, pensando a che pizza ordinare per farla contenta.
Perché è così che funziona, per la brava persona. Accetta, ingoia, sorride. E intanto lei si fa scopare dal suo ex idraulico, che per una cazzo di guarnizione è venuto a casa tua e se ne è andato con il tuo orgoglio nelle tasche sporche di grasso.
Lui indossa i pantaloni da lavoro grigi, la tuta sporca che gli pende addosso, ma sotto si intravede quel corpo ossuto, nervoso, muscoli secchi che si muovono come cavi d'acciaio sotto la pelle abbronzata. Tu, con la tua pancetta da chi passa le giornate seduto, le mani morbide da tastiera, non reggi nemmeno il confronto con la sua ombra. Eppure tu sei quello che paga l'affitto, mentre lui viene a casa tua a "riparare" cose che non si sono rotte.
Lei ha aperto la porta indossando quel completino nero che tu le hai regalato per San Valentino, quello che su di te non ha mai voluto mettere - troppo volgare, diceva. E invece eccola lì, con le calze a rete nere, le perle intorno al collo che fanno risaltare la pelle chiara, quel reggiseno che sostiene due seni naturali, pesanti, morbidi, con la voglia profonda tra di loro che Marco conosce bene. I capezzoli sono già turgidi, spingono contro il pizzo nero, come se il suo corpo sapesse già chi sta per entrare. Per te si è vestita con il pigiama a fiori, per lui si è messa in tiro come una troia di lusso.
"Ciao tesoro" ha detto lei, con quella voce da troia che usa solo quando vuole qualcosa - e oggi vuole il cazzo del suo ex, non i tuoi baci sulla fronte. Tu l'hai sentita al telefono ieri: "Marco, la guarnizione perde... sì, proprio quella sotto il lavello... vieni tu? Il mio compagno è così impegnato con il lavoro." E tu eri lì, accanto a lei, che annuivi come un coglione, che accettavi di essere descritto come "impegnato" piuttosto che "inutile coi lavori manuali".
Marco è entrato senza salutare, gli occhi che le hanno divorato il décolleté. "La guarnizione?" ha chiesto, ma la voce gli si è spezzata quando lei si è chinata a raccogliere un foglio caduto, mostrando il culo rotondo avvolto in quel perizoma microscopico che tu hai pagato e lui sta per spostare con un dito. Tu avresti voluto dire qualcosa, alzare la voce, pretendere che usasse un idraulico qualsiasi, non il suo ex che la guarda come un piatto pronto. Ma sei rimasto zitto, come sempre. Perché hai paura di perderla, e non capisci che è già persa.
"Prima pranziamo" ha sorriso lei, sapendo benissimo che ha molte ore davanti a sé. Otto ore di te al lavoro a rispondere alle mail importanti, mentre qui, in cucina, il suo ex si è tolto la tuta lasciando solo una maglietta attillata su quel fisico da maratoneta - addome piatto, braccia secche ma definite, quella linea di peli che scende sotto la cintura dei boxer. Tu invece, quando ti spogli, sembri un panettone lievitato che ha perso la forma. E lei ti guarda con tenerezza, quella tenerezza che si riserva ai cagnolini e ai bambini piccoli, mentre guarda lui con la bocca che le si apre leggermente.
Si sono seduti a tavola, lei che gli ha versato il vino con gesti lenti, provocatori. Marco non ha toccato la pasta fredda. La sua mano, quelle dita lunghe e nodose da lavoro manuale - dita che sanno costruire, riparare, possedere - le ha sfiorato il ginocchio. Lei non ha ritratto la gamba. Anzi, l'ha spalancata leggermente, facendogli intravedere l'umidità che già macchia il perizoma. Con te, quella umidità arriva dopo dieci minuti di preliminari e tre richieste gentili. Con lui è già pronta dopo un sorriso.
"Sei ancora così bagnata come ricordavo?" ha chiesto lui, con quel tono da meccanico che sa di benzina e sudore maschile - l'odore che tu definisci "sgradevole" e che lei invece sta annusando con le narici dilatate. Tu usi quel profumo dolciastro che lei dice di amare, ma che in realtà le dà il mal di testa.
"Prova" ha risposto lei, e lui lo ha fatto. Quelle dita sporche di grasso le sono salite lungo la coscia, l'hanno toccata sopra il tessuto, poi lo hanno spostato di lato e sono affondate dentro di lei senza preamboli. Due dita lunghe, nodose, che toccano punti che tu con il tuo cazzetto corto non raggiungi nemmeno con tutta la buona volontà del mondo e le istruzioni di un manuale. E tu, mentre succedeva questo, eri in metropolitana, schiacciato tra gli altri impiegati, pensando a che pizza ordinare stasera per farla contenta.
"Marco..." ha gemito lei, la testa che è caduta all'indietro, le perle che sono oscillate tra i seni pesanti.
Lui si è alzato, le ha afferrato il polso e l'ha tirata su con una forza che tu non hai nemmeno dopo tre mesi in palestra. Le ha strappato la camicia, i bottoni che sono volati, e rimasto a guardare quel corpo che tu tratti con i guanti di velluto e le domande "ti fa male?". Lui invece lo prende, lo maneggia, lo usa. I seni che preme con entrambe le mani, i capezzoli che pizzica tra pollice e indice facendola gridare. Tu invece le chiedi sempre se è comoda, se ha bisogno di un cuscino, se vuole che spenga la luce.
"Ti mancava un uomo vero?" ha ringhiato, mentre lei ha annuito, il viso già arrossato, la bocca semiaperta, pronta a ricevere.
L'ha girata sul tavolo, le ha abbassato il perizoma fino alle ginocchia. Il culo era lì, perfetto, le natiche bianche che si aprivano mostrando quella fessura rosa già bagnata. Marco si è liberato dei pantaloni e ha tirato fuori quel cazzo che tu hai visto solo in foto rubate nel suo telefono: lungo, sottile ma duro come ferro, la curva verso l'alto che sa esattamente come toccare le pareti interne di una donna. Tu invece hai quella cosa che sembra un fungo piccolo e triste, che lei accetta con un sorriso di circostanza e che usate solo il sabato sera, se non è stanca.
L'ha penetrata in un colpo solo. Lei ha gridato, le unghie che hanno graffiato il legno del tavolo nuovo che avete comprato insieme al negozio dell'usato - e che ora è stato consacrato da un vero uomo. Marco scopa con quel ritmo secco, meccanico, da uomo che sa il suo mestiere. I colpi secchi fanno sbattere le sue palle - piccole e tese, non penzolanti come le tue - contro il clitoride di lei.
"Dimmi chi ti scopa meglio" ha chiesto lui, affondando fino in fondo, sentendo quella figa calda e stretta che si adatta perfettamente alla sua forma.
"Lui... tu... Marco..." ha balbettato lei, incapace di mentire mentre viene per la prima volta, le gambe che tremano, la figa che si contrae in spasmi violenti - quelli che tu hai visto solo nei film e che con te non è mai riuscita a fingere nemmeno per farti contento. E tu, se avessi il coraggio di chiedere, sapresti che con te finge sempre. Ma non chiedi, vero? Perché preferisci non sapere.
Ma lui non si ferma. Non è da te che ha imparato a venire in due minuti e poi rotolarsi a dormire con il pigiama a righe. La ha sollevata, l'ha portata in salotto, l'ha gettata sul divano dove tu guardi il calcio la domenica con la birra e i salatini. Le ha divaricato le gambe, quelle calze ormai strappate, e ha ripreso a scoparla guardandola negli occhi.
I seni le rimbalzano ad ogni spinta, pesanti, naturali, con quei capezzoli scuri turgidi che lui prende in bocca tra una spinta e l'altra, succhiando con forza, lasciando segni violacei che tu vedrai stasera e di cui lei dirà "non so, mi sarà venuto un brufoletto" - e tu ci crederai, perché sei così ingenuo da pensare che una donna come lei possa accontentarsi di te. E non dirai nulla, accetterai la spiegazione, le porterai la crema per i lividi.
"Il tuo uomo sa che sei una troia?" ha chiesto Marco, accelerando, i muscoli delle cosce sottili ma dure che lavorano senza sforzo, mentre tu ti stanchi a salire le scale.
"È... è una brava persona" ha ansimato lei, e quella frase ti umilia più di ogni altra. Perché è vero. Tu sei quello bravo, quello che la porta a cena fuori, che le ricorda le pillole, che le fa il tè quando ha il ciclo, che chiede sempre "posso?" prima di toccarla. Lui invece è il toro da monta, quello che le fa aprire le gambe con un gesto, quello che le fa gridare come una puttana in calore, quello che prende quello che vuole senza chiedere permesso. E tu lasci che prenda, perché sei convinto che sia meglio essere la brava persona che non crea problemi.
Sono venuti insieme, lui che si è svuotato dentro di lei con un gemito animale, lei che ha sentito quella sborra calda e abbondante riempirla, colare fuori, macchiare il divano che tu hai scelto tu per il colore neutro e che ora ha una macchia bianca come trofeo. Una macchia che tu pulirai domani, senza fare domande, convinto che sia stato un incidente con lo yogurt.
Dopo, mentre tu sei in riunione a discutere di budget trimestrali che a nessuno frega niente, lei si è vestita solo con lingerie e calze per il servizio fotografico. Marco ha preso la tua macchina fotografica - quella che usi per le foto dei paesaggi e dei tramonti - e l'ha puntata su di lei.
"Mostrami le tette" le ha ordinato, e lei ha obbedito, spingendo in avanti quel seno generoso, i capezzoli ancora gonfi dopo le sue morsicate.
"Apri le gambe" e lei lo ha fatto, mostrando quella figa gonfia, rossa, ancora aperta, colante del suo seme e della sua eccitazione - la stessa figa che tu baci a denti stretti e che invece lui ha posseduto come un conquistatore.
"Guarda l'obiettivo come guardi me quando ti scopo" e lei lo ha fatto, con quello sguardo da troia soddisfatta, le labbra gonfie, le guance arrossate, le perle che le pendevano tra i seni come un segno di vittoria su di te.
Quando te le ha mandate, accompagnate da un "pensiero a te, amore", sono già le due del pomeriggio. Marco se n'è andato da un'ora, con la tuta ancora sporca del loro sesso, lasciandole il numero di telefono appiccicato sul frigo con un magnete: "Per la prossima guarnizione. O per qualsiasi altra cosa si rompa - e si romperà, perché sono vecchie le tubature."
E tu, stasera, quando la guarderai mentre guarda la TV con quel sorriso distante, quando le chiederai "come è andata la giornata" e lei risponderà "niente di speciale, ho sistemato il lavandino" con quella noncuranza che ti fa sentire così sicuro, saprai che in quel "niente di speciale" c'è stato un uomo che l'ha posseduta come tu non sarai mai in grado di fare. E tu annuirai, accetterai, le farai il massaggio ai piedi come ogni sera, pensando a che pizza ordinare per farla contenta.
Perché è così che funziona, per la brava persona. Accetta, ingoia, sorride. E intanto lei si fa scopare dal suo ex idraulico, che per una cazzo di guarnizione è venuto a casa tua e se ne è andato con il tuo orgoglio nelle tasche sporche di grasso.
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