Primo incontro

di
genere
tradimenti

Si avvicinò al banco della reception con aria sicura, poggiandovi una mano sopra per farsi notare dal ragazzo intento a compilare dei documenti.
“Salve signor Germano, un attimo e sono subito da lei” disse il concierge scostando gli occhi dal monitor e salutandolo con un cenno della mano.

Aveva impiegato solo tre giorni per conoscere tutto il personale della reception, si era mostrato prodigo di mance con quei ragazzi molto disponibili e sorridenti.
In particolare uno, Antonio, aveva l’aria del tipo sveglio e disinvolto, sempre cortese come si conveniva a un hotel di quel livello, ma anche pratico e disposto a qualche strappo all’etichetta.
Un ragazzo di mondo, avrebbe detto sua nonna.
“Antonio, ho delle istruzioni ben precise” iniziò non appena il moro riccioluto gli prestò la dovuta attenzione. “Stasera potrei ricevere delle visite, ma non tutte mi sono gradite e ho bisogno che qualcuno mi faccia da filtro”.

Allungò velocemente una banconota da 50 euro oltre il banco, che sparirono nella tasca della divisa del ragazzo con altrettanta solerzia.
“Sono al suo servizio signor Germano, in questo hotel la tutela della privacy dei nostri clienti è fondamentale. Mi dica pure”.
L’uomo dalla giacca di tweed e la camicia Oxford perfettamente stirata sorrise senza scomporsi: “Perfetto, è ciò di cui ho bisogno Antonio. Le mie istruzioni sono semplici, ma spero non ti mettano in a disagio, soprattutto con i tuoi superiori”, concluse spiegando un foglio A4.
“Oh non si preoccupi, ci sono soltanto io per la notte, ho la completa autonomia” rispose il giovane, il sui sorrisetto malizioso lasciava intendere la sua complicità.
Poi allungò la mano per farsi consegnare il foglio con le istruzioni; le lesse, sollevando ogni tanto le sopracciglia in un accenno di stupore misto a compiacimento.
“Tutto qua? Sarà molto semplice. Non lascerò salire nessuno che non risponda ai suoi desideri signor Germano”.

L’altro fece un cenno di assenso, dirigendosi verso gli ascensori con passo deciso, accompagnato soltanto dal cricchiolio nobile che il cuoio produceva sul pavimento in marmo delle Alpi.
Chiuse la porta della camera alle sue spalle, si tolse le scarpe e la giacca appendendola con cura nell’armadio, poi si appoggiò alla testiera del letto dopo essersi riempito un flute di Franciacorta dalla bottiglia recapitata dal room service.
Accese la televisione distrattamente e provò a rilassarsi; la giornata era stata pesante e il cielo plumbeo e monotono l’aveva fatta sembrare infinita.
Cadde in un leggero torpore, risvegliato dopo circa mezz’ora dalla suoneria del cellulare.
Era il segnale, aprì la chiamata mettendo in viva voce, rimanendo in silenzio.

“Buonasera signorina, posso esserle utile?”. La voce di Antonio era nitidissima.
“Buonasera, ecco, sono stata invitata in questo hotel da una persona” sentì rispondere una voce femminile dalla profonda cadenza emiliana.
Sorrise provando a immaginare il volto e la figura di lei.
Antonio riprese con professionalità: ”Posso sapere come si chiama questa persona per cortesia? L’accesso come può capire non è consentito senza esplicito consenso dei nostri ospiti”.
“Certo certo, lo capisco” disse la voce di donna: “Mi ha solo detto che si chiama Germano, non so se sia il nome o il cognome, non so il numero di camera. Non so quasi niente, ecco”
“Un po' poco signorina, ci sono norme di sicurezza da rispettare, spero possa capirlo e non mettermi in difficoltà. Non credo possa bastare per farla accedere, mi spiace”.
Antonio era bravissimo, non ne aveva mai avuto dubbio.

Ci fu un attimo di impasse silenzioso, intervallato solo da qualche sillaba sbocconcellata.
“Ho delle indicazioni molto chiare, se posso aiutarla, su chi possa far salire o meno dal signor Germano. Forse se mi dicesse chi è…” le venne in soccorso il concierge.
“Mi chiamo Cristiana, lui mi conosce, mi ha invitata lui qua per le ventidue. Provi a chiamarlo e chieda, la prego”. La voce sembrò incrinarsi.
Troppo presto, pensò deglutendo un altro sorso di vino.
Immaginò Antonio che faceva scorrere il dito simulando una ricerca: “Cristiania, mi dispiace, non è il nome della persona che stava aspettando. Non posso farla passare. C’e’ altro che posso fare per lei?”
“La prego, non mi metta in difficoltà. Mi sta aspettando” il tono si era fatto supplichevole, poi il volume sembrò abbassarsi di qualche decibel: “E va bene, dica al signor Germano che sono la sua troia, cazzo mi sta aspettando”.

Disteso sul letto si passò una mano tra i capelli mori, compiaciuto; aveva sentito le parole di lei e un brivido eccitato gli era corso sulla schiena.
Antonio mantenne l’aplomb da attore navigato: “Molto bene, sì, adesso capisco che è lei. Siamo a buon punto” fece una pausa come per annotare qualcosa. “Posso chiederle che cosa è venuta a fare?”
La voce si fece più alta: “Dio santo ma lei è un agente in borghese? Che cosa sono venuta a fare? A trovare un amico…” disse lasciando sfumare il finale.
“Lo so, sembra un interrogatorio ma il signor Germano è stato categorico. Le sue risposte devono coincidere con quanto indicatomi. Le devo chiedere di nuovo, che cosa è venuta a fare?”
Improvvisamente la voce si fece vicinissima al microfono: “Senta, va bene, ho capito. Cazzo, sono venuta a farmi scopare come una cagna in calore. Le va bene come risposta? Le sembrano cazzi suoi?”

L’uomo posò il flute e si rilassò allo schienale, iniziando a sentire un’erezione prepotente crescergli tra le gambe. Si accarezzò i pantaloni iniziano a slacciare la cintura.
“Non è questione di essere affari miei, ma capisco il suo imbarazzo signorina. Tuttavia le indicazioni del cliente sono legge per noi in termini di visite. Si tolga le scarpe per cortesia”.
Il silenzio fu brevissimo: “Che cosa? La scongiuro, non le pare che mi sia umiliata abbastanza?”
Si avvertì un lieve scalpiccio, poi un suono sordo sul bancone.
“Perfetto, è tutto molto più semplice. Si tolga le mutandine e me le consegni per cortesia, è l’ultima cosa che le chiedo”
Si alzò sul letto, capendo che era il momento decisivo, appoggiò l’orecchio al telefono per sentire meglio.

“Non puo’ essere vero, la prego, io la denuncerò al suo direttore lo sa?”
“E la sua denuncia cadrà nel vuoto, sto svolgendo il mio lavoro come impongono le nostre procedure interne. Non è obbligata a fare quel che le chiedo, naturale, ma se non lo fa non potrà salire. Mi dica cosa vuole fare, altrimenti le chiederei di lasciare l’hotel”
Capì di aver speso benissimo i suoi soldi in mance, quel ragazzo era un prodigio.
Liberò la sua erezione dai tessuti e iniziò ad accarezzarlo con delicatezza.
Si sentì un fruscio sommesso e un’ imprecazione in emiliano a voce piuttosto bassa.
“Splendido il suo suo intimo signorina” sentì dire un attimo dopo. “Profumatissimo. Può salire adesso. La camera è la 372, lei è esattamente la troia che stava aspettando. Si diverta”.
Avvertì il click della chiamata che si interrompeva.
Spense la tv e le luci, preparandosi ad aprire la porta.
scritto il
2026-09-09
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