Mission impossible
di
Prozac1999
genere
etero
Era l’estate più calda del millennio, quella in cui le temperature erano schizzate alle stelle fin da maggio e non avevano mai dato un giorno o una notte di tregua.
Era l’estate in cui si era capito che il mondo aveva preso una piega diversa.
L’aria nella pineta di Is Arenas, anche alle undici di sera, era un ribollire convulso di resina, umidità, sudore di corpi e fumi profumati di grigliate del vicino campeggio.
Noi avevamo finito di cenare da un pezzo e stavamo sorseggiando mirto ghiacciato in mezzo a una partita di poker con regole un po’ improvvisate.
Stavo vincendo,soltanto perchè gli altri non sapevano proprio giocare e tutti iniziavamo a essere pure un pochino sbronzi: il mirto scivolava giù facilmente e le bottiglie ai piedi del tavolo aumentavano.
“Prima che vi vendiate pure la casa, perchè non ce ne andiamo in spiaggia a farci un bagno?” dissi guardandoli.
Eravamo quattro, quella vacanza era nata con un unico scopo preciso: fare in modo che Alessandro, il mio migliore amico, facesse finalmente breccia nel cuore di Lucilla, sua compagna di università.
Lei ondeggiava, incerta se accettarne le lusinghe o se ritrarsi, senza mai dare una svolta davvero decisa a quel menage.
Io e Silvana, la sorella di Lucilla, eravamo li’ come comparse, come cupidi, come presenze che non facessero sembrare quel viaggio come una luna di miele un po’ forzata tra loro due.
Lucilla era indubbiamente carina, i capelli corti e sbarazzini le davano un’aria frizzante e peperina; la pelle fin troppo bianca era stata resa bronzea dal sole sardo e faceva risaltare gli occhi verdi e il sorriso sottile, sibillino.
Non aveva il fisico da modella ma aveva le curve al punto giusto.
Silvana invece aveva lo stesso viso grazioso e furbetto, ma dal seno in giù l’abbondanza aveva avuto la meglio e i fianchi larghi e le cosce paffute la rendevano poco attraente.
Lucilla schizzò in piedi: “Sei un grande, andiamo. Muoio di caldo!”
Silvana la seguì, mentre Alessandro nicchiò un attimo, quei pochi secondi per accorgersi che era rimasto solo, e ci seguì.
La spiaggia distava meno di cento metri attraverso la pineta su un sentiero che ormai conoscevamo a memoria.
Corremmo tutti scalzi, beneficiando dellla temperatura ormai fresca della sabbia.
“Il bagno nudi!” gridai scompostamente verso gli altri, e correndo mi tolsi la maglia e la lanciai da qualche parte.
Le ragazze mi videro e gridarono, in un attimo si tolsero i pezzi di sopra del costume e li gettarono in aria.
“Evvai, chi arriva ultimo e vestito paga l’aperitivo domani! “ gridai ancora, e saltellando scompostamente mi tolsi il costume a boxer lasciandolo cadere.
Sentii l’aria fresca che si insinuava tra le mie gambe sfiorando i miei genitali, una sensazione di libertà mai provata.
Raggiunsi la battigia resa fredda dall’acqua che la lambiva, mi voltai e vidi le due ragazze che cercando di non cadere si toglievano il costume a loro volta.
La luna e i fari del campeggio attiguo non erano sufficienti a svelare i dettagli nell’oscurità della notte ormai inoltrata.
Alessandro arrivò sulla riva ancora con i boxer indosso.
“Dai timidone, cosa fai? Togliti tutto forza” gli dissero quasi in coro Silvana e Lucilla.
Le guardai, cercando di godermi i loro corpi nudi.
Avevano due seni molto simili, una terza soda e vigorosa con dei bei capezzoli induriti dal fresco a dall’emozione.
Le parti celate dai costumi, candide dalle mancate abbronzature risaltavano nell’oscurità e attiravano le nostre attenzioni.
Lucilla aveva un pube rasato, tranne una striscetta di peli ben curata; Silvana invece aveva la classica foresta naturale che non lasciava intravedere altro.
Si buttarono per prime, senza indugiare, e le seguii; l’acqua era calda, una sorta di brodo calmo e rilassante che ci avvolgeva come liquido amniotico.
“Ragazzi a me non va, ho paura di sentirmi male” disse un po’ piagnucolante Alessandro.
“Ma dai cazzone, è caldissima” risposi facendolo tentennare.
Lucilla fece alcune bracciate decise, senza allontanarsi troppo, mentre Silvana mi venne vicino.
“Mi sa che questa missione la falliamo, socio” mi disse in un orecchio ridacchiando.
“Ale è proprio un carciofo, incredibile” risposi. “Non si butta, in nessun senso”.
“Peccato” proseguì lei. “A mia sorella piacciono i tipi intraprendenti. Alessandro gli piace, ma non fa nulla per far scattare la molla. Troppo moscio”.
Annuìi, scuotendo appena il capo.
“E te invece? Che tipo sei? Sei qui solo per fare cupido o...” si era sporta in avanti per parlarmi in un orecchio, lasciando che i nostri corpi si sfiorassero.
Esitai.
Avevo messo in conto che qualcosa potesse accadere, ma Silvana non mi piaceva e neppure lei era sembrata fino a quel momento interessata a me.
La guardai: “Io sono tutt’altro carattere. Dovresti averlo già capito”.
La vidi sorridere nel chiarore che ci regalava la luna.
“Però, mio cupido...” esitò, ma avvertii la sua mano che sott’acqua sfiorava il mio seno e giocherellava con i miei capezzoli.
“Lasci che faccia io la prima mossa?” concluse.
Si avvicinò sino a sfiorarmi le labbra. Sapeva di alcol, balsamo per capelli e crema solare.
La sua mano scese sui miei addominali, lentamente, poi scivolò più in basso, tra i peli pubici che volteggiavano liberi in acqua.
Mi decisi, appoggiai con più decisione le mie labbra sulle sue e le palpai un seno, prima con dolcezza, poi trovai il suo capezzolo e presi a stringerlo senza farle male.
“Bravo, cupido, bravo...” sussurrò. “Continua e portiamo a termine una nostra missione”.
Sentii le sue dita sul mio sesso che si era fatto vigile e turgido, lo esplorarono e lo avvolsero iniziando a muoversi ritmicamente.
“Direi che il tuo fratellino là sotto è pronto a entrare in azione...” mi mordicchiava sul collo e sulle orecchie, la sua voce si era fatta melliflua e invitante.
Allungai l’altra mano trovando subito l’interno delle sue cosce; per quanto mi sembrasse impossibile, riuscivo a distinguere perfettamente l’umido generato dal suo corpo dall’acqua di mare.
Era denso, caldo e si attaccava alle mie dita.
Divaricai appena le sue labbra avvertendo subito il gonfiore prominente del clitoride; lo massaggiai roteando le dita con una leggera pressione.
La sentii ansimare piano e il suo respiro si fece più corto: “Adesso completa la tua missione, eroe” disse mettendomi un braccio al collo e avviluppando le sue gambe attorno alle mie.
Con l’altra mano guidò il mio sesso all’ingresso del suo, poi senza esitare mi strinse lasciandolo entrare.
“Dio che meraviglia” la sentii gemere un attimo prima che mi mordesse profondamente sul collo.
La sorressi mettendole le mani dietro le natiche, stringendola con forza verso di me.
Sentii le gambe cedere per il piacere, iniziai a muovermi lentamente avanti a indietro seguendo il suo respiro, con la sua mano che dietro la mia schiena mi stringeva affondando le unghie nella carne.
Avvertii Lucilla che ci passava a fianco di rientro dalla sua nuotata in solitaria, ci guardò e emise un sospiro languido e invidioso.
Dopo un tempo indefinibile avvertii l’istinto di venire e mi irrigidii, incerto se proseguire o interrompere l’idillio.
“Tranquillo mio eroe, veniamo assieme” disse gemendo sempre più forte. “Prendo la pillola sciocchino”.
Il suo corpo divenne caldissimo, la mia testa vuota e leggera.
Avvertii i miei battiti che acceleravano e si mescolavano ai suoi in una corsa frenetica.
Venni con spasmi violenti avvertendo il mio seme che si spargeva ovunque, con il suo ansimare ormai sincopato e le sue mani che mi tamburellavano la schiena colpendomi e graffiandomi.
“Dio, dio, dio” la sentii dire all’apice del nostro piacere simultaneo.
Gli attimi successivi ci riportarono alla normalità, con i suoi baci di nuovo morbidi che mi coprivano le labbra, le guance e il collo e le sue mani che si appoggiavano al mio petto come a ricercare un contatto meno impegnativo.
Mi sorrise, senza dir nulla: si lanciò verso la riva nuotando, nonostante l’acqua ci arrivasse al petto.
Rimasi solo a godermi il mio meritato periodo refrattario, chiedendomi se qualcuno non avesse fatto il doppio gioco cambiando l’obiettivo della missione.
Era l’estate in cui si era capito che il mondo aveva preso una piega diversa.
L’aria nella pineta di Is Arenas, anche alle undici di sera, era un ribollire convulso di resina, umidità, sudore di corpi e fumi profumati di grigliate del vicino campeggio.
Noi avevamo finito di cenare da un pezzo e stavamo sorseggiando mirto ghiacciato in mezzo a una partita di poker con regole un po’ improvvisate.
Stavo vincendo,soltanto perchè gli altri non sapevano proprio giocare e tutti iniziavamo a essere pure un pochino sbronzi: il mirto scivolava giù facilmente e le bottiglie ai piedi del tavolo aumentavano.
“Prima che vi vendiate pure la casa, perchè non ce ne andiamo in spiaggia a farci un bagno?” dissi guardandoli.
Eravamo quattro, quella vacanza era nata con un unico scopo preciso: fare in modo che Alessandro, il mio migliore amico, facesse finalmente breccia nel cuore di Lucilla, sua compagna di università.
Lei ondeggiava, incerta se accettarne le lusinghe o se ritrarsi, senza mai dare una svolta davvero decisa a quel menage.
Io e Silvana, la sorella di Lucilla, eravamo li’ come comparse, come cupidi, come presenze che non facessero sembrare quel viaggio come una luna di miele un po’ forzata tra loro due.
Lucilla era indubbiamente carina, i capelli corti e sbarazzini le davano un’aria frizzante e peperina; la pelle fin troppo bianca era stata resa bronzea dal sole sardo e faceva risaltare gli occhi verdi e il sorriso sottile, sibillino.
Non aveva il fisico da modella ma aveva le curve al punto giusto.
Silvana invece aveva lo stesso viso grazioso e furbetto, ma dal seno in giù l’abbondanza aveva avuto la meglio e i fianchi larghi e le cosce paffute la rendevano poco attraente.
Lucilla schizzò in piedi: “Sei un grande, andiamo. Muoio di caldo!”
Silvana la seguì, mentre Alessandro nicchiò un attimo, quei pochi secondi per accorgersi che era rimasto solo, e ci seguì.
La spiaggia distava meno di cento metri attraverso la pineta su un sentiero che ormai conoscevamo a memoria.
Corremmo tutti scalzi, beneficiando dellla temperatura ormai fresca della sabbia.
“Il bagno nudi!” gridai scompostamente verso gli altri, e correndo mi tolsi la maglia e la lanciai da qualche parte.
Le ragazze mi videro e gridarono, in un attimo si tolsero i pezzi di sopra del costume e li gettarono in aria.
“Evvai, chi arriva ultimo e vestito paga l’aperitivo domani! “ gridai ancora, e saltellando scompostamente mi tolsi il costume a boxer lasciandolo cadere.
Sentii l’aria fresca che si insinuava tra le mie gambe sfiorando i miei genitali, una sensazione di libertà mai provata.
Raggiunsi la battigia resa fredda dall’acqua che la lambiva, mi voltai e vidi le due ragazze che cercando di non cadere si toglievano il costume a loro volta.
La luna e i fari del campeggio attiguo non erano sufficienti a svelare i dettagli nell’oscurità della notte ormai inoltrata.
Alessandro arrivò sulla riva ancora con i boxer indosso.
“Dai timidone, cosa fai? Togliti tutto forza” gli dissero quasi in coro Silvana e Lucilla.
Le guardai, cercando di godermi i loro corpi nudi.
Avevano due seni molto simili, una terza soda e vigorosa con dei bei capezzoli induriti dal fresco a dall’emozione.
Le parti celate dai costumi, candide dalle mancate abbronzature risaltavano nell’oscurità e attiravano le nostre attenzioni.
Lucilla aveva un pube rasato, tranne una striscetta di peli ben curata; Silvana invece aveva la classica foresta naturale che non lasciava intravedere altro.
Si buttarono per prime, senza indugiare, e le seguii; l’acqua era calda, una sorta di brodo calmo e rilassante che ci avvolgeva come liquido amniotico.
“Ragazzi a me non va, ho paura di sentirmi male” disse un po’ piagnucolante Alessandro.
“Ma dai cazzone, è caldissima” risposi facendolo tentennare.
Lucilla fece alcune bracciate decise, senza allontanarsi troppo, mentre Silvana mi venne vicino.
“Mi sa che questa missione la falliamo, socio” mi disse in un orecchio ridacchiando.
“Ale è proprio un carciofo, incredibile” risposi. “Non si butta, in nessun senso”.
“Peccato” proseguì lei. “A mia sorella piacciono i tipi intraprendenti. Alessandro gli piace, ma non fa nulla per far scattare la molla. Troppo moscio”.
Annuìi, scuotendo appena il capo.
“E te invece? Che tipo sei? Sei qui solo per fare cupido o...” si era sporta in avanti per parlarmi in un orecchio, lasciando che i nostri corpi si sfiorassero.
Esitai.
Avevo messo in conto che qualcosa potesse accadere, ma Silvana non mi piaceva e neppure lei era sembrata fino a quel momento interessata a me.
La guardai: “Io sono tutt’altro carattere. Dovresti averlo già capito”.
La vidi sorridere nel chiarore che ci regalava la luna.
“Però, mio cupido...” esitò, ma avvertii la sua mano che sott’acqua sfiorava il mio seno e giocherellava con i miei capezzoli.
“Lasci che faccia io la prima mossa?” concluse.
Si avvicinò sino a sfiorarmi le labbra. Sapeva di alcol, balsamo per capelli e crema solare.
La sua mano scese sui miei addominali, lentamente, poi scivolò più in basso, tra i peli pubici che volteggiavano liberi in acqua.
Mi decisi, appoggiai con più decisione le mie labbra sulle sue e le palpai un seno, prima con dolcezza, poi trovai il suo capezzolo e presi a stringerlo senza farle male.
“Bravo, cupido, bravo...” sussurrò. “Continua e portiamo a termine una nostra missione”.
Sentii le sue dita sul mio sesso che si era fatto vigile e turgido, lo esplorarono e lo avvolsero iniziando a muoversi ritmicamente.
“Direi che il tuo fratellino là sotto è pronto a entrare in azione...” mi mordicchiava sul collo e sulle orecchie, la sua voce si era fatta melliflua e invitante.
Allungai l’altra mano trovando subito l’interno delle sue cosce; per quanto mi sembrasse impossibile, riuscivo a distinguere perfettamente l’umido generato dal suo corpo dall’acqua di mare.
Era denso, caldo e si attaccava alle mie dita.
Divaricai appena le sue labbra avvertendo subito il gonfiore prominente del clitoride; lo massaggiai roteando le dita con una leggera pressione.
La sentii ansimare piano e il suo respiro si fece più corto: “Adesso completa la tua missione, eroe” disse mettendomi un braccio al collo e avviluppando le sue gambe attorno alle mie.
Con l’altra mano guidò il mio sesso all’ingresso del suo, poi senza esitare mi strinse lasciandolo entrare.
“Dio che meraviglia” la sentii gemere un attimo prima che mi mordesse profondamente sul collo.
La sorressi mettendole le mani dietro le natiche, stringendola con forza verso di me.
Sentii le gambe cedere per il piacere, iniziai a muovermi lentamente avanti a indietro seguendo il suo respiro, con la sua mano che dietro la mia schiena mi stringeva affondando le unghie nella carne.
Avvertii Lucilla che ci passava a fianco di rientro dalla sua nuotata in solitaria, ci guardò e emise un sospiro languido e invidioso.
Dopo un tempo indefinibile avvertii l’istinto di venire e mi irrigidii, incerto se proseguire o interrompere l’idillio.
“Tranquillo mio eroe, veniamo assieme” disse gemendo sempre più forte. “Prendo la pillola sciocchino”.
Il suo corpo divenne caldissimo, la mia testa vuota e leggera.
Avvertii i miei battiti che acceleravano e si mescolavano ai suoi in una corsa frenetica.
Venni con spasmi violenti avvertendo il mio seme che si spargeva ovunque, con il suo ansimare ormai sincopato e le sue mani che mi tamburellavano la schiena colpendomi e graffiandomi.
“Dio, dio, dio” la sentii dire all’apice del nostro piacere simultaneo.
Gli attimi successivi ci riportarono alla normalità, con i suoi baci di nuovo morbidi che mi coprivano le labbra, le guance e il collo e le sue mani che si appoggiavano al mio petto come a ricercare un contatto meno impegnativo.
Mi sorrise, senza dir nulla: si lanciò verso la riva nuotando, nonostante l’acqua ci arrivasse al petto.
Rimasi solo a godermi il mio meritato periodo refrattario, chiedendomi se qualcuno non avesse fatto il doppio gioco cambiando l’obiettivo della missione.
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