Sexting

di
genere
confessioni

Ti cerco nelle pieghe di ogni alba, nel morire di ogni giorno.
Cerco le tue immagini, che si fissino nei miei occhi: le scene si ripetono in un loop senza fine.
Vorrei andare oltre e crearne altre, ma il mio cervello e il mio desiderio si sono fissati su quelle.
Avverto il tuo profumo, il frusciare delle lenzuola mi segnala il tuo arrivo, anche se non sei tu a muoverle.
Non sei tu a respirare sommessamente.
Ma i battiti del cuore accelerano, stai arrivando.
La mia turgidità si fa dolorosa, impudica, scorretta.
Le prime volte ho dato la colpa al mio corpo che si ribellava allo scorrere del tempo e mi dava segni dell’antica prestanza.
Poi ho capito che dopo un lungo letargo tu hai cacciato via l’inverno, hai scavato per cercare il mio essermi addormentato; mi hai tirato fuori dal torpore, da una buca profonda.
Hai scosso via la terra dalle mie labbra, soffiandoci sopra e assicurandoti che i miei occhi fossero davvero aperti.
Perché solo così ho potuto vederti nella tua sfacciata bellezza, nella tua gratuita lussuria, nella tua elegante compiutezza.
Con te danzo su un filo, nel vuoto, sospeso tra incerto ruolo; mi sento master e slave, angelo e demone, guardia e ladro.
Ti diverti a dosare con calma pillole di te, crei ad arte l’hype del desiderio, la chimera di un incontro.
Il fruscio delle lenzuola al mio fianco si interrompe, e in un attimo mi sei sopra: ti stagli nella penombra a cavalcioni su di me, vedo il profilo dei tuoi seni setosi e sodi, la tua testa rovesciata all’indietro per lo sconquasso che hai dentro.
Siamo in un letto ma potremmo essere ovunque, dietro le dune di una spiaggia affollata, sotto le fronde di una faggeta secolare, nei bagni sudici di un autogrill.
Il mio piacere rincorre il tuo, i tuoi movimenti accompagnano i miei, i respiri accelerano al ritmo del mio ansimare.
Non so quanto tempo passi, non so quanto ne passerà, non so quanto vorrai stare con me, e io con te.
Esiste solo l’oggi nella mia mente e nelle mie mani.
L’oggi è fatto di carne pulsante, di slip bavosi e di zampilli di sperma incontrollati.
Godi del mio tornare floscio, della missione compiuta, della luce che sfonda la barriera della notte o del sonno che vince sugli ardori del giorno.
Sento le lenzuola muoversi, sei tu che esci dal mio letto, dalla mia vita.
Solo per poche ore.
Tornerai presto, e inizieremo di nuovo: sei la mia troia, non puoi stare senza di me come io non voglio stare senza di te.
scritto il
2026-06-23
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