Video chiamata
di
Serena Rossi
genere
masturbazione
Sono seduta alla mia scrivania, l'ambiente è deserto, quando il telefono vibra. È lei. La foto arriva senza testo: il suo nuovo giocattolo, un vibratore elegante e sinuoso, appoggiato tra le sue cosce leggermente divaricate, la luce soffusa della sua camera da letto che le accarezza la pelle nuda. Il mio cuore inizia a battere all'impazzata.
"Claudia mostrami", digito velocemente, con la gola già secca.
Pochi secondi dopo, una nuova foto. Più audace. È sdraiata, con le gambe divaricate, il giocattolo premuto contro i suoi genitali lucidi. Le labbra sono leggermente dischiuse, lo sguardo fisso in modo provocatorio sull'obiettivo. Il messaggio che segue: "Sei sicura? So che sei al lavoro..."
Un sorriso si diffonde sul mio volto. Rispondo subito: "Perfetto. Oggi sono tutta sola nel mio ufficio. Nessuno mi disturberà."
Il mio telefono squilla: è una videochiamata. Indosso le cuffie e accetto.
È magnifica. Le sue guance sono già arrossate, gli occhi socchiusi, la bocca leggermente aperta mentre respira a piccoli respiri affannosi. Il giocattolo ronza dolcemente. Lo ha già inserito e inizia a muovere lentamente i fianchi.
«Guarda...» mormora con voce roca.
Il suono dei suoi primi gemiti penetra nelle mie cuffie, diretto, intimo, come se fosse proprio accanto a me. Ogni piccolo sospiro, ogni grido soffocato risuona nel mio corpo. Sento la mia fica bagnarsi, il clitoride pulsare violentemente sotto l'abito. Aumenta l'intensità delle vibrazioni. Inarca la schiena, i seni si alzano e si abbassano più rapidamente.
"Dannazione... vibra fortissimo..." geme mordendosi il labbro.
Resto in silenzio, affascinata, con una mano discretamente appoggiata sul ventre per alleviare la pressione. Le sue guance sono ormai scarlatte, i capelli appiccicati alla fronte. Mi guarda attraverso la telecamera, con gli occhi che brillano di piacere, e accelera il movimento del giocattolo.
"Vorrei che fossi tu..." sussurra tra due gemiti più lunghi e profondi.
E io, sola in questo ufficio vuoto, assaporo ogni secondo di questo spettacolo proibito, eccitata come mai prima d'ora dal contrasto tra il silenzio professionale che mi circonda e i rumori deliziosamente osceni che riempiono le mie cuffie.
Reclina il capo con gli occhi chiusi, è bellissima, è al culmine, viene, gode davanti a me, lo fa per me. Mi aveva confidato che si era toccata leggendo i miei racconti e che aveva in serbo una sorpresa, ma non potevo immaginare.
Viene con un urlo strozzato, riapre gli occhi, "grazie Serena, grazie davvero."
Le inquadro la mutandina che devo cambiare, lo stato in cui lei l'ha ridotta.
"Grazie a te Claudia...."
"Claudia mostrami", digito velocemente, con la gola già secca.
Pochi secondi dopo, una nuova foto. Più audace. È sdraiata, con le gambe divaricate, il giocattolo premuto contro i suoi genitali lucidi. Le labbra sono leggermente dischiuse, lo sguardo fisso in modo provocatorio sull'obiettivo. Il messaggio che segue: "Sei sicura? So che sei al lavoro..."
Un sorriso si diffonde sul mio volto. Rispondo subito: "Perfetto. Oggi sono tutta sola nel mio ufficio. Nessuno mi disturberà."
Il mio telefono squilla: è una videochiamata. Indosso le cuffie e accetto.
È magnifica. Le sue guance sono già arrossate, gli occhi socchiusi, la bocca leggermente aperta mentre respira a piccoli respiri affannosi. Il giocattolo ronza dolcemente. Lo ha già inserito e inizia a muovere lentamente i fianchi.
«Guarda...» mormora con voce roca.
Il suono dei suoi primi gemiti penetra nelle mie cuffie, diretto, intimo, come se fosse proprio accanto a me. Ogni piccolo sospiro, ogni grido soffocato risuona nel mio corpo. Sento la mia fica bagnarsi, il clitoride pulsare violentemente sotto l'abito. Aumenta l'intensità delle vibrazioni. Inarca la schiena, i seni si alzano e si abbassano più rapidamente.
"Dannazione... vibra fortissimo..." geme mordendosi il labbro.
Resto in silenzio, affascinata, con una mano discretamente appoggiata sul ventre per alleviare la pressione. Le sue guance sono ormai scarlatte, i capelli appiccicati alla fronte. Mi guarda attraverso la telecamera, con gli occhi che brillano di piacere, e accelera il movimento del giocattolo.
"Vorrei che fossi tu..." sussurra tra due gemiti più lunghi e profondi.
E io, sola in questo ufficio vuoto, assaporo ogni secondo di questo spettacolo proibito, eccitata come mai prima d'ora dal contrasto tra il silenzio professionale che mi circonda e i rumori deliziosamente osceni che riempiono le mie cuffie.
Reclina il capo con gli occhi chiusi, è bellissima, è al culmine, viene, gode davanti a me, lo fa per me. Mi aveva confidato che si era toccata leggendo i miei racconti e che aveva in serbo una sorpresa, ma non potevo immaginare.
Viene con un urlo strozzato, riapre gli occhi, "grazie Serena, grazie davvero."
Le inquadro la mutandina che devo cambiare, lo stato in cui lei l'ha ridotta.
"Grazie a te Claudia...."
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