Carla al party in piscina
di
riccardo.ottantadue
genere
tradimenti
Questo racconto nasce dal racconto molto dettagliato di un mio lettore, che mi ha raccontato una situazione accaduta a lui e sua moglia una decina di anni fa.
Si tratta del primo capitolo di una storia di almeno 2 capitoli.
La festa era una di quelle giornate estive che sembravano non voler finire mai. Una grande piscina al centro del giardino, musica che arrivava dagli altoparlanti sistemati sotto il portico, bicchieri che si riempivano continuamente e un viavai di persone che, tra amici di amici e conoscenti, aveva portato il gruppo a sfiorare la quarantina.
Io, Marco ero arrivato con Carla, mia moglie. Lei aveva quarant'anni e, con la sua figura slanciata, attirava facilmente gli sguardi senza fare nulla per provocarli. Aveva delle belle gambe lunghe e affusolate e un corpo asciutto, sul quale il seno, pur essendo una seconda, sembrava molto più abbondante proprio per contrasto con la sua corporatura. Anche il suo sedere, piccolo e rotondo, aveva quella forma quasi perfetta che spesso attirava gli occhi quando camminava davanti a qualcuno.
Eravamo sistemati vicino alla piscina, con le nostre sdraio sotto un ombrellone, quando Mario venne verso di noi insieme a uno degli invitati che non conoscevamo.
«Vi presento Leo.»
L'uomo sorrise e tese la mano.
«Leonardo, ma per tutti Leo.»
Avrà avuto un quarantacinque anni. Brizzolato, ben curato, fisico normale, ma con quell'aria da uomo che sa stare in mezzo alla gente e soprattutto brillante. Aveva un sorriso furbo, da piacione.
Mario, naturalmente, non perse l'occasione.
«Ve lo presento anche se è un coglione!»
Ci fu una risata generale.
Leo rise più di tutti, alzando le mani come per arrendersi.
«Ecco, questa è la mia reputazione!»
Sorrisi anch'io, ma in quel momento mi accorsi di una cosa. Per una frazione di secondo, mentre Mario continuava a scherzare, lo sguardo di Leo era scivolato verso Carla.
Non era stato uno sguardo sfacciato. Anzi, quasi niente. Un'occhiata rapida, abbastanza breve da poter essere tranquillamente ignorata.
Ma l'avevo vista.
O almeno, avevo avuto quella sensazione, comunque non ci diedi troppo peso.
Continuai a fare il giro degli invitati, salutando persone che conoscevo e presentandomi ad altre. Carla rimase vicino alle nostre sdraio.
Quando, qualche minuto dopo, tornai verso la piscina, la trovai già a parlare con Leo.
Lui si era seduto poco distante, proprio accanto alle nostre sdraio, e sembrava perfettamente a suo agio. Carla rideva. Non una semplice risatina di cortesia: era quella risata spontanea che le veniva quando qualcuno riusciva davvero a divertirla.
Mi fermai qualche secondo a guardarli da lontano.
Leo parlava molto con le mani, inclinava leggermente la testa verso Carla mentre lei lo ascoltava e ogni tanto sorrideva. Aveva quell'atteggiamento affabile, quasi ruffiano, tipico di certi uomini che sembrano avere una particolare facilità nel mettere le donne a proprio agio.
Mi avvicinai, ma proprio in quel momento Mario mi chiamò.
«Mi dai una mano? Dobbiamo portare fuori altre sdraio.»
«Arrivo.»
Prima di seguire Mario, guardai Carla. Lei intercettò il mio sguardo e mi sorrise. Poi, con un gesto affettuoso, mi mandò un bacio con la punta delle dita.
«Torno subito» dissi.
Lei annuì quasi distrattamente e tornò a parlare con Leo.
Non ci misi più di un paio di minuti a sistemare le sdraio. Eppure, tornando verso il nostro ombrellone, mi accorsi che una parte della mia attenzione era rimasta là, su quella conversazione.
Quando arrivai, Carla e Leo stavano ancora parlando.
Mi fermai in piedi sotto l'ombrellone. Carla mi guardò per un istante, poi tornò verso Leo. Continuarono ancora per un paio di minuti, ma ormai la conversazione sembrava avere cambiato ritmo. Forse era solo una mia impressione, ma mi sembrò che la presenza improvvisa del marito avesse modificato leggermente l'atmosfera.
Alla fine Leo si alzò.
«Io faccio un giro, ci vediamo dopo. Tanto siamo vicini.»
«Certo» rispose Carla.
Leo ci salutò con un sorriso e si allontanò verso il resto del gruppo.
Lo seguii con gli occhi per qualche secondo, poi mi sedetti accanto a mia moglie.
Carla si sistemò i capelli dietro una spalla e mi guardò.
«Però... sai che è interessante come persona.»
La guardai con un mezzo sorriso.
«Interessante?»
«Sì. È uno che sa parlare. Mi ha fatto ridere un sacco.»
Mi scappò una risata.
«Secondo me, invece, Leo è una persona molto interessata.»
Carla mi fissò per un istante, poi capì perfettamente il doppio senso.
«A cosa?»
«A te.»
Scoppiammo entrambi a ridere.
Lei mi diede una piccola spinta con la spalla.
«Ma smettila.»
«Io ho solo detto quello che ho visto.»
Carla mi guardò ancora per qualche secondo.
«Sei geloso?»
«No.»
Lei sorrise.
«Sei tremendo.»
Il discorso finì lì, apparentemente.
Ma dentro di me non era finito affatto.
Perché, ripensandoci, quell'occhiata di Leo al momento della presentazione mi tornava continuamente in mente. E adesso che sapevo quanto facilmente riusciva a far ridere Carla, cominciavo a chiedermi se quella prima impressione non fosse stata soltanto una mia fantasia.
Continuammo a parlare ancora per qualche minuto.
Fu allora che mi accorsi di una cosa ancora più sottile.
Carla, mentre parlava con me, ogni tanto lasciava vagare lo sguardo sulla festa. Sembrava distratta, come se stesse semplicemente guardando cosa succedeva intorno alla piscina. Una volta si sistemò gli occhiali, un'altra si voltò verso il gruppo vicino al tavolo dei drink.
Ma io cominciai a riconoscere quello schema.
Stava cercando qualcuno.
Non dissi niente. Feci finta di essere completamente preso dalla conversazione e continuai a parlare come se non avessi notato nulla. Dentro, però, sentii quella piccola fitta di gelosia che fino a quel momento avevo cercato di ignorare.
Non era una gelosia vera e propria, almeno non ancora. Era più una sensazione fastidiosa, una specie di campanello d'allarme che mi diceva che stavo osservando mia moglie in modo diverso dal solito.
Dopo qualche minuto lo vidi.
Leo era dall'altra parte della piscina, impegnato a parlare con due persone. A un certo punto si interruppe, come se avesse perso per un istante il filo del discorso, e cominciò a guardarsi intorno.
Non si voltò subito verso di noi.
Prima guardò a destra, poi a sinistra, fece qualche passo e soltanto dopo si girò lentamente.
Come se non volesse dare l'impressione di cercare qualcuno.
Io rimasi immobile.
Leo temporeggiò ancora qualche secondo con lo sguardo finché, alla fine, incontrò quello di Carla.
Lei lo stava effettivamente guardando.
Carla "scappò" da quello sguardo come una bambina che è stata scoperta con le mani nella marmellata.
Io feci finta di non vedere nulla.
Non perché volessi evitare di vedere, ma perché improvvisamente mi sembrò di essere diventato spettatore di qualcosa che non sapevo ancora come interpretare.
«Tutto bene?» mi chiese Carla.
«Sì.»
Risposi troppo rapidamente.
Lei mi guardò per qualche secondo, poi sorrise appena.
«Sicuro?»
«Sicurissimo.»
Feci una battuta per cambiare argomento e lei rise.
Ma quella sensazione rimase.
Mi conoscevo abbastanza da sapere che la gelosia, quando cominciava a insinuarsi, non aveva bisogno di prove. Bastava una sequenza di piccoli dettagli: uno sguardo, una risata, un sorriso trattenuto qualche secondo in più.
E proprio perché non c'era nulla di concreto, la mia mente era libera di riempire gli spazi vuoti.
Poco dopo Leo tornò verso le nostre sdraio.
Si fermò con noi e, per qualche minuto, tornammo tutti a parlare tranquillamente. Mario passò di lì, si unirono altre due persone e la conversazione diventò quella tipica delle feste: vacanze, lavoro, conoscenze in comune, qualche battuta e parecchie risate.
A quel punto mi alzai.
«Vado a prendere qualcosa da mangiare. Vuoi qualcosa?»
Carla mi fece un piccolo elenco.
«Prendimi anche qualcosa di salato.»
«Va bene.»
Mi allontanai pensando che sarei tornato in pochi minuti.
In realtà, nella zona del buffet incontrai un paio di persone che conoscevo e finimmo inevitabilmente a parlare. Una battuta tirò l'altra, poi si aggiunse qualcun altro e, senza quasi accorgermene, passarono una decina di minuti.
Poi quindici.
Ogni tanto, da quella posizione, riuscivo a vedere la zona delle nostre sdraio.
Li guardavo.
Carla e Leo parlavano fitti e vicini.
Da lontano sembrava tutto assolutamente normale. Ogni tanto ridevano, lui diceva qualcosa e lei rispondeva con un gesto delle mani. Una volta Carla gli diede una leggera spinta sul braccio mentre rideva.
Nulla di compromettente, ma un po' strano da due persone sconosciute fino ad un'ora prima.
Continuavo a parlare con le persone accanto a me, cercando di non sembrare interessato.
Non volevo diventare quello che, durante una festa, controllava continuamente la propria moglie. Sarebbe stato evidente e, soprattutto, ridicolo.
Così ogni volta che sentivo di stare osservando troppo a lungo, distoglievo lo sguardo e tornavo alla conversazione.
Quando finalmente presi il cibo e mi avviai verso le sdraio, ero convinto che avrei trovato la situazione esattamente come l'avevo lasciata.
Invece mi fermai.
A qualche metro di distanza vidi qualcosa che mi fece rallentare istintivamente.
Carla e Leo non erano più seduti separati.
Erano sdraiati sulla stessa sdraio doppia.
Non erano abbracciati, non stavano facendo nulla di particolare. Leo teneva il telefono in mano e lo stava mostrando a Carla, che si era avvicinata per vedere meglio lo schermo.
Lei era appoggiata comodamente sul fianco, con una gamba leggermente piegata, mentre Leo le mostrava qualcosa ridendo.
La scena, presa singolarmente, era innocente.
Ma dopo tutto quello che avevo notato fino a quel momento, mi colpì allo stomaco.
Mi bloccai, per qualche secondo rimasi semplicemente lì, con il piatto in mano.
Poi feci una cosa quasi istintiva.
Mi spostai verso un angolo del giardino dove alcune persone non potevano vedermi direttamente e tirai fuori il telefono dalla tasca.
Finsi di telefonare.
In realtà stavo guardando loro, stavo facendo il voyeur mentre mia moglie era a pochi cm da un altro uomo che faceva il piacione con lei.
Da quella posizione potevo osservarli senza essere immediatamente notato.
Leo continuava a mostrare qualcosa sul telefono. Carla guardava lo schermo, poi scoppiava a ridere. Lui le diceva qualcosa all'orecchio, non abbastanza vicino da essere intimo, ma abbastanza da costringerla ad avvicinarsi per sentirlo.
Lei gli rispose.
Ancora una risata.
Io abbassai gli occhi sul mio telefono per qualche secondo, come se stessi davvero telefonando.
Se fino a quel momento avevo potuto convincermi che Leo fosse semplicemente un uomo espansivo, abituato a flirtare scherzosamente con le donne. Potevo pensare che Carla fosse semplicemente incuriosita da una persona nuova e divertente; ma adesso erano finiti sulla stessa sdraio.
In mezzo a una festa di quasi quaranta persone.
Non stava succedendo niente di scandaloso, ci mancherebbe; Non avrebbe nemmeno avuto senso. C'erano persone dappertutto, amici che passavano continuamente, musica, voci e gente dentro e fuori dalla piscina.
Eppure quella distanza ridotta tra loro mi sembrava improvvisamente molto più significativa di quanto avrei voluto ammettere.
Mi accorsi anche di un'altra cosa.
Carla sembrava perfettamente a suo agio.
Non aveva l'aria di una donna che si fosse trovata per caso troppo vicina a qualcuno.
Era comoda, divertita.
E questo, più di tutto, alimentò quella punta di gelosia che avevo cercato di soffocare.
Era arrivato il momento di tornare al nostro ombrellone.
Non volevo che Carla pensasse che la stessi controllando.
E tantomeno volevo che Leo si accorgesse che, per qualche minuto, ero rimasto nascosto a osservare loro due.
Così rimisi il telefono in tasca, presi il piatto con entrambe le mani e tornai verso di loro con il mio sorriso più naturale.
Come se non avessi visto assolutamente nulla.
Quando finalmente tornai verso le sdraio, Carla mi vide arrivare e si tirò leggermente su.
«Finalmente!»
Aveva un sorriso divertito.
Appoggiai il cibo e mi sedetti accanto a lei.
«Scusa, ho trovato un paio di persone con cui mi sono fermato a parlare.»
«Non importa. Guarda cosa mi stava mostrando Leo.»
Lo disse con un entusiasmo che mi fece sorridere.
Leo teneva ancora il telefono in mano.
«Abbiamo scoperto che abbiamo gusti simili per le vacanze» spiegò Carla. «Mi ha fatto vedere delle foto di alcuni posti dove è stato. Alcuni sono proprio quelli di cui parliamo ogni tanto io e te.»
«Ah sì?»
«Sì. Guarda questo.»
Carla si avvicinò nuovamente a Leo per vedere lo schermo e lui le mostrò una fotografia, che lei mostrò a me; dal telefono vedevo che sotto c'era il carosello delle miniature delle foto nelle quali si vedeva anche lui: da buon piacione, si era messo in mostra facendole vedere sicuramente anche foto di se stesso.
«Questo è spettacolare» commentò lei.
La conversazione riprese così, questa volta tutti e tre insieme.
E devo ammettere che mi trovai in una situazione stranamente piacevole.
Da una parte c'era quella punta di gelosia che continuava a pizzicarmi. Dall'altra, però, mi divertiva osservare Carla così interessata. Lo ascoltava con attenzione, gli faceva domande, lo interrompeva per chiedere dettagli e rideva facilmente alle sue battute.
Leo sembrava accorgersene.
Aveva un modo particolare di parlarle: non era mai apertamente sfacciato, ma ogni tanto interrompeva il discorso per guardarla negli occhi un secondo più del necessario. Poi tornava tranquillamente a parlare.
Io quei piccoli dettagli li notavo tutti.
Anche perché, ormai, ero diventato particolarmente sensibile a qualunque segnale arrivasse da lui.
Ogni tanto il suo sguardo scendeva fugacemente sulla figura di Carla, attirato inevitabilmente dal costume che lasciava scoperte le sue lunghe gambe e dalla linea del reggiseno che valorizzava il suo seno. Erano occhiate rapide, quasi sempre abbastanza discrete da poter essere negate.
Ma io le vedevo.
E, sorprendentemente, invece di irritarmi soltanto, cominciavano anche a incuriosirmi.
Mi piaceva vedere mia moglie così presa dalla conversazione.
Mi piaceva vedere quanto facilmente Leo riuscisse a catturare la sua attenzione.
E soprattutto mi intrigava quella strana sensazione di sapere qualcosa che forse Carla stessa non stava ancora considerando: che quell'uomo, probabilmente, non era interessato soltanto ai racconti di viaggio.
A un certo punto alcune persone dall'altra parte della piscina chiamarono Leo.
«Leo! Vieni un attimo!»
Lui si voltò.
«Arrivo.»
Si alzò dalla sdraio e ci guardò.
«Dopo continuiamo il discorso.»
«Volentieri» rispose Carla, quasi immediatamente.
Leo sorrise e si allontanò verso il gruppo che lo aveva chiamato.
Lo seguii con gli occhi per qualche secondo.
E mi accorsi di una cosa che non mi aspettavo.
Quasi mi dispiaceva che se ne fosse andato.
Guardai Carla.
Lei stava ancora seguendo Leo con lo sguardo, prima di tornare lentamente verso di me.
«È davvero simpatico» disse.
«Sì.»
Feci una pausa.
«Molto.»
Lei mi sorrise, come se avesse intuito perfettamente il tono con cui avevo pronunciato quella parola.
Io invece rimasi pensieroso.
Per la prima volta mi trovai a formulare un pensiero che, fino a un'ora prima, mi sarebbe sembrato assurdo.
Mi sarebbe piaciuto vedere cosa sarebbe successo se, invece di essere circondati da tutta quella gente, avessero avuto qualche minuto completamente per conto loro.
Non perché volessi necessariamente che succedesse qualcosa.
Era più la curiosità di scoprire se quella sintonia che avevo visto fino a quel momento fosse reale oppure soltanto una mia impressione.
E forse era proprio questo a rendere la situazione così intrigante.
Perché, in mezzo a quaranta persone, non poteva succedere praticamente nulla.
Ma bastavano uno sguardo, una risata o qualche minuto di conversazione lontano dagli altri per farmi domandare cosa sarebbe potuto accadere se, per una volta, nessuno fosse stato lì a guardarli.
La festa continuava a muoversi intorno a noi. Ogni tanto qualcuno entrava in piscina, altri uscivano gocciolanti dall'acqua e attraversavano il giardino in cerca di un asciugamano o di qualcosa da bere.
Dopo qualche minuto Carla si stiracchiò sulla sdraio.
«Quasi quasi mi faccio un bagno. Ho proprio bisogno di rinfrescarmi.»
«Vai pure. Io rimango qui un po' a riposarmi.»
Lei sorrise, si alzò e si sistemò distrattamente il costume prima di avviarsi verso la scaletta.
La guardai allontanarsi.
Camminava senza alcuna fretta, completamente naturale, ma era impossibile non notare come la sua figura longilinea attirasse qualche sguardo. Alcune persone si voltarono appena al suo passaggio; niente di plateale, soltanto quelle occhiate inevitabili che si scambiano quando una bella donna attraversa un gruppo.
A metà strada incrociò Leo.
Lui le disse qualcosa che non riuscii a sentire. Carla rispose con una battuta e rise. Fu uno scambio rapidissimo, apparentemente insignificante.
Lei proseguì verso la piscina.
Io invece rimasi a osservare Leo.
Due uomini che erano lì vicino gli dissero qualcosa. Uno fece un cenno nella direzione di Carla, poi guardò Leo con un'espressione interrogativa.
Leo rispose sorridendo.
Non potevo sentire le parole, ma il senso sembrava abbastanza evidente.
Poi, quasi naturalmente, tutti e tre si voltarono verso Carla guardandole il culo.
La videro raggiungere la scaletta, scendere in acqua e immergersi.
Rimasi a guardarli per qualche secondo.
E mi sorpresi di me stesso.
La prima volta che avevo notato lo sguardo di Leo su Carla avevo sentito una piccola fitta di gelosia. Adesso, invece, quella sensazione sembrava essersi trasformata.
Non era più proprio fastidio.
C'era qualcosa di eccitante nel vedere che anche altri uomini si accorgevano di lei. E soprattutto nel vedere Leo rispondere alle loro domande con quell'aria da uomo che sembrava aver già capito perfettamente perché Carla attirasse l'attenzione.
Mi resi conto che non avevo più voglia di distogliere lo sguardo. Sapere che Leo la trovava attraente mi faceva semplicemente venire voglia di capire dove potesse arrivare quella curiosità reciproca.
Carla rimase in acqua qualche minuto. Parlò con alcune persone, si immerse completamente e poi tornò verso la scaletta.
Quando rientrò in giardino, mi trovò apparentemente rilassato sulla sdraio.
Avevo chiuso gli occhi e tenevo il telefono appoggiato sul petto.
Fingevo di riposare.
In realtà avevo seguito quasi ogni suo movimento.
Carla si asciugò velocemente il viso con le mani e si sedette sulla nostra sdraio.
«Che bello.»
Aprii appena un occhio.
«Rigenerante?»
«Decisamente.»
Sorrisi.
«Allora ne avevi proprio bisogno.»
«Sì. Con questo caldo era impossibile stare fuori.»
Passarono un paio di minuti.
Poi sentimmo una voce.
«Allora? Ne è valsa la pena?»
Era Leo.
Era tornato verso di noi.
Carla si voltò.
«Assolutamente. Ci voleva proprio.»
Leo si fermò accanto alle sdraio.
«Io sto pensando di fare lo stesso tra poco.»
«Fallo» disse Carla. «L'acqua è perfetta.»
Ripresero a parlare con quella naturalezza che ormai avevo imparato a riconoscere.
Io continuavo a tenere gli occhi quasi chiusi, fingendo di essere completamente rilassato.
Ogni tanto intervenivo con qualche parola, giusto per non sembrare escluso dalla conversazione.
Leo raccontò qualcosa sul caldo, Carla fece una battuta e tutti e tre ridemmo.
Sembrava una scena normalissima.
Eppure dentro di me stava prendendo forma un'idea, ma non potevo certo fare il regista della situazione in modo evidente. Eravamo in mezzo a una festa, con gente dappertutto. Sarebbe stato assurdo.
Ma potevo creare naturalmente un'occasione, oppure dovevo solo aspettare quella giusta.
Continuammo a parlare ancora per qualche minuto, finché Mario comparve nuovamente dalle nostre parti.
«Oh, vi devo far vedere una cosa.»
Lo guardammo entrambi.
«Ho finalmente finito la terrazza dall'altra parte della casa. Non l'avete ancora vista, vero?»
Carla scosse la testa.
«No, io no.»
Leo si mostrò subito interessato.
«Allora voglio vederla.»
Mario sorrise.
«Venite, ci mettiamo due minuti. Da lì sopra si vede tutta la piscina.»
Io mi lasciai andare contro lo schienale della sdraio.
«Voi andate. Io sono distrutto, mi sa che mi faccio un pisolino.»
Carla mi guardò divertita.
«Davvero?»
«Sì. Sono cotto.»
Chiusi gli occhi e sistemai il cappellino sul viso, lasciando intendere chiaramente che non avevo intenzione di muovermi.
«Allora ti porto qualcosa da bere?» mi chiese Carla.
«Prendimi una birra, se la trovi.»
«Va bene.»
Mario indicò il tavolino delle bevande.
«Prendiamo qualcosa anche noi e andiamo.»
Li sentii allontanarsi di qualche passo. Poi la voce di Carla:
«Leo, cosa vuoi?»
«Quello che prendi tu.»
Poco dopo sentii i loro passi allontanarsi insieme a quelli di Mario.
Rimasi fermo ancora qualche secondo.
Poi aprii appena gli occhi, non potevo certo seguirli apertamente, ma la cosa mi incuriosiva abbastanza da farmi cambiare posizione sulla sdraio, continuando a fingere di dormire nel caso qualcuno mi guardasse.
Dall'altra parte della casa, Mario stava mostrando loro la nuova terrazza.
Li vedevo soltanto a tratti tra la vegetazione e gli angoli della casa, ma dopo poco scomparvero completamente dalla mia visuale.
La terrazza era molto più bella e grande di quanto Carla si aspettasse.
Mario cominciò a spiegare i lavori che aveva fatto, indicando il nuovo pavimento, la ringhiera e alcuni punti in cui aveva modificato l'illuminazione.
«Qui voglio mettere anche un tavolo grande» raccontava. «E magari una tenda, così la sera si può stare fuori anche quando tira vento.»
Carla guardava intorno con interesse.
«È davvero carina. Da qui si vede benissimo la piscina.»
Leo appoggiò il bicchiere sulla ringhiera.
«Effettivamente è un bel punto.»
Mario continuò a raccontare, orgoglioso del risultato.
Per qualche minuto rimasero tutti e tre lì, parlando dei lavori, della casa e di quanto sarebbe stato bello organizzare una cena sulla terrazza.
Poi il telefono di Mario squillò.
Guardò lo schermo.
«Scusatemi un attimo.»
Rispose.
«Sì? ... Cosa?»
Fece qualche passo verso l'ingresso.
«Va bene, arrivo subito. No, no, ci penso io.»
Si voltò verso Carla e Leo.
«Mi serve una cosa da sotto. Devo andare un attimo. Fate come se foste a casa vostra.»
E senza pensarci troppo si allontanò lungo le scale.
Carla e Leo rimasero soli sulla terrazza.
Per la prima volta da quando si erano conosciuti, non c'era nessuno seduto accanto a loro.
Nessun gruppo intorno.
Nessuna battuta di Mario.
Nessun amico che potesse inserirsi nella conversazione.
Solo il rumore lontano della festa e la musica che arrivava attutita dall'altra parte della casa.
Carla guardò Leo, che ricambiò lo sguardo; poi entrambi sorrisero quasi contemporaneamente e, per qualche secondo, nessuno dei due disse nulla.
Lui la tirò verso di se, Carla cercò di ritrarsi ma lui insistette e provò a baciarla una prima volta, trovando l'opposizione di lei, che però cedette al secondo tentativo lasciandosi andare in un bacio travolgente, figlio di una fame trattenuta per ore, la lingua che cerca la sua, il sapore del vino che si mescola.
Leo la spinse all'indietro, guidandola fino a quando la schiena di Carla non incontrò il muro di pietra della terrazza. Il contatto era ruvido, fresco, in contrasto con il calore del corpo di lui premuto contro il suo. Senza staccare le labbra dalle sue, Leo le fece scivolare una mano lungo la spalla, trovando la sottile spallina del reggiseno. Con un gesto lento, deliberato, la abbassò, svelando la curva morbida del seno di Carla.
Il seno scoperto che emerge dal costume abbassato, Leo che la guarda, gli occhi che si accendono di desiderio mentre la sua mano si posa sul seno soppesandolo e sentendone il peso e la morbidezza. Il pollice sfiorò il capezzolo già indurito, e un brivido attraversa il corpo di Carla. Il silenzio è rotto solo dal respiro affannato di entrambi
Carla lo guardò, gli occhi lucidi di eccitazione, la voce rotta dal desiderio. "Ti piace?" sussurrò, quasi senza fiato. Poi, con un sorriso provocante, aggiunse: "Leccalo."
Leo non esitò. Si chinò, la bocca che si avvicinava lentamente al seno, il respiro caldo che le accarezzava la pelle prima ancora del contatto. La lingua, umida e calda, tracciò un lento cerchio intorno al capezzolo, mentre la mano le stringeva l'altro seno, il pollice che lo stimolava con la stessa intensità.
Il rumore di un bicchiere che cade al piano di sotto li fece sobbalzare. Carla si irrigidì, il cuore che le martellava nel petto. La paura di essere scoperti si mescolava all'eccitazione, creando un cocktail pericoloso. Si guardarono, gli occhi di lei pieni di desiderio e ansia.
Carla gli afferrò il polso, la voce un sussurro roco. "Non abbiamo molto tempo."
Leo con una spinta decisa la costrinse a inginocchiarsi sul pavimento freddo della terrazza. Carla oppose resistenza per un istante, ma lui fu più forte, una mano tra i suoi capelli a tenerla ferma.
"Allora non perdere tempo e succhialo," , abbassando i boxer con un gesto rapido. Il suo membro già duro emerse, pulsante; Carla esitò un secondo, il cuore in gola, poi obbedì. Aprì la bocca e lo accolse, la lingua che lo avvolgeva con voracità. La testa che cominciava a muoversi su e giù
Il rumore del respiro di Carla, spezzato e affannato, si mescolava al fruscio del vento tra le piante della terrazza. La sua bocca ancora calda e umida, il sapore di Leo sulla lingua. Erano passati meno di due minuti, ma il tempo sembrava essersi dilatato in un'eternità di desiderio. Poi Leo la afferrò per i capelli, tirandola su con un gesto deciso.
"No, Leo, è troppo rischioso," mormorò Carla, cercando di divincolarsi mentre lui la spingeva verso il muro. "Mario potrebbe tornare da un momento all'altro, qualcuno potrebbe—"
Leo senza ascoltarla minimamente la fece girare con forza, premendola contro la pietra ruvida; le sue mani le strinsero i fianchi, impedendole ogni movimento. Il suo corpo caldo contro la sua schiena, il membro duro che premeva tra le sue natiche.
"Non fare storie," sussurrò lui,"tanto vuoi anche tu."
Con una spinta precisa, Leo la penetrò. Carla trattenne un gemito, il corpo che si inarcava involontariamente contro di lui. La figa di Carla era bagnatissima.
La pietra del muro era ruvida contro i palmi di Carla, i seni nudi che sfioravano la superficie fredda mentre Leo la teneva stretta. Ogni spinta era profonda, misurata, come se lui volesse imprimere quel momento nella memoria di entrambi. Il respiro di Leo era caldo sul suo orecchio, interrotto da grugniti sommessi.
"Da quando ti ho vista," sussurrò Leo, il ritmo che aumentava, "con quel costume bianco, che ridevi come una troia alle mie battute ho immaginato questo momento. Ma non pensavo fossi così troia da farti scopare con tuo marito a pochi metri da noi."
Carla chiuse gli occhi, un misto di vergogna e piacere che le attraversava il corpo. Voleva rispondere, negare, ma ogni parola le moriva in gola, soffocata dal piacere che cresceva dentro di lei. Le sue anche cominciarono a muoversi incontro a lui, tradendo il suo desiderio.
Carla sentiva il sudore scivolarle lungo la schiena, la figa che pulsava intorno a lui, stretta e bagnata. Non riusciva a pensare, solo a sentire. Sentire il muro contro la pelle, il caldo di Leo dentro di lei, il rischio che li faceva bruciare di eccitazione.
Lui accelerò, il respiro sempre più affannato, la presa sui fianchi di Carla che si faceva più salda. La sentiva vibrare, sapeva che era vicina, e questo lo spingeva oltre ogni limite. Si chinò su di lei, mordendole il collo, soffocando un gemito sulla sua pelle.
"Vieni," le sussurrò, la voce rotta. "Vieni su questo cazzo, adesso." , e lei cosi fece tremando e venendo sulla cappella di Leo, che poco dopo si ritrasse all'ultimo istante, il respiro spezzato, la mano che stringeva il suo membro pulsante. Con pochi colpi rapidi e decisi, il seme caldo schizzò a terra, disegnando schizzi bianchi sul pavimento di pietra della terrazza. Un gemito soffocato, poi il silenzio, rotto solo dal respiro affannato di entrambi.
Carla si voltò lentamente, gli occhi ancora lucidi di piacere, il corpo che tremava lievemente. Guardò la chiazza bianca sul pavimento, poi sollevò lo sguardo su Leo. Un sorriso imbarazzato, quasi colpevole, le increspò le labbra.
"avrei voluto... avrei voluto ingoiarlo. Ogni goccia." Si passò una mano tra i capelli scompigliati, il seno ancora nudo, il capezzolo indurito dall'aria della notte. "O che me lo sparassi sulle tette... mamma mia, quanto lo volevo. Sentirti caldo addosso, vederti mentre mi imbratti tutta."
Scrollò la testa, un sorriso amaro.
Il silenzio della terrazza fu rotto dal rumore di una porta che si apriva. Carla, ancora con il seno scoperto mentre cercava di riagganciare il reggiseno, sollevò lo sguardo e si paralizzò. Mario era lì, sulla soglia che portava alla scala, immobile. I suoi occhi passarono dal seno nudo di lei, al reggiseno penzolante, al viso arrossato di lei, poi a Leo, che stava ancora tirando su i boxer. Per un istante che sembrò durare un'eternità, nessuno parlò. Mario la fulminò con lo sguardo, senza dire una parola, poi si voltò e scese le scale, i passi pesanti che echeggiavano nel silenzio della notte.
Carla rimase immobile, il cuore che le martellava così forte da sentirlo nelle orecchie. Le mani le tremavano mentre finalmente riusciva ad agganciare il reggiseno, le dita goffe che faticavano a fare presa. Leo, senza dire una parola, scese per primo, pochi minuti dopo, il passo sicuro che cercava di nascondere ciò che era appena successo.
Tornarono giù in momenti diversi cercando di non dare nell'occhio, ma ad un occhio attento era evidente l'immagine da after sex.
Io seguii Carla con lo sguardo, lei mi guardò andando verso le docce esterne per darsi una rinfrescata sperando di dare dare meno nell'occhio, ma sapeva che perlomeno io avevo capito.
Dopo una doccia, tornò a sedersi nella sdraio accanto a me. Io non fiatai , lei nemmeno.
Si tratta del primo capitolo di una storia di almeno 2 capitoli.
La festa era una di quelle giornate estive che sembravano non voler finire mai. Una grande piscina al centro del giardino, musica che arrivava dagli altoparlanti sistemati sotto il portico, bicchieri che si riempivano continuamente e un viavai di persone che, tra amici di amici e conoscenti, aveva portato il gruppo a sfiorare la quarantina.
Io, Marco ero arrivato con Carla, mia moglie. Lei aveva quarant'anni e, con la sua figura slanciata, attirava facilmente gli sguardi senza fare nulla per provocarli. Aveva delle belle gambe lunghe e affusolate e un corpo asciutto, sul quale il seno, pur essendo una seconda, sembrava molto più abbondante proprio per contrasto con la sua corporatura. Anche il suo sedere, piccolo e rotondo, aveva quella forma quasi perfetta che spesso attirava gli occhi quando camminava davanti a qualcuno.
Eravamo sistemati vicino alla piscina, con le nostre sdraio sotto un ombrellone, quando Mario venne verso di noi insieme a uno degli invitati che non conoscevamo.
«Vi presento Leo.»
L'uomo sorrise e tese la mano.
«Leonardo, ma per tutti Leo.»
Avrà avuto un quarantacinque anni. Brizzolato, ben curato, fisico normale, ma con quell'aria da uomo che sa stare in mezzo alla gente e soprattutto brillante. Aveva un sorriso furbo, da piacione.
Mario, naturalmente, non perse l'occasione.
«Ve lo presento anche se è un coglione!»
Ci fu una risata generale.
Leo rise più di tutti, alzando le mani come per arrendersi.
«Ecco, questa è la mia reputazione!»
Sorrisi anch'io, ma in quel momento mi accorsi di una cosa. Per una frazione di secondo, mentre Mario continuava a scherzare, lo sguardo di Leo era scivolato verso Carla.
Non era stato uno sguardo sfacciato. Anzi, quasi niente. Un'occhiata rapida, abbastanza breve da poter essere tranquillamente ignorata.
Ma l'avevo vista.
O almeno, avevo avuto quella sensazione, comunque non ci diedi troppo peso.
Continuai a fare il giro degli invitati, salutando persone che conoscevo e presentandomi ad altre. Carla rimase vicino alle nostre sdraio.
Quando, qualche minuto dopo, tornai verso la piscina, la trovai già a parlare con Leo.
Lui si era seduto poco distante, proprio accanto alle nostre sdraio, e sembrava perfettamente a suo agio. Carla rideva. Non una semplice risatina di cortesia: era quella risata spontanea che le veniva quando qualcuno riusciva davvero a divertirla.
Mi fermai qualche secondo a guardarli da lontano.
Leo parlava molto con le mani, inclinava leggermente la testa verso Carla mentre lei lo ascoltava e ogni tanto sorrideva. Aveva quell'atteggiamento affabile, quasi ruffiano, tipico di certi uomini che sembrano avere una particolare facilità nel mettere le donne a proprio agio.
Mi avvicinai, ma proprio in quel momento Mario mi chiamò.
«Mi dai una mano? Dobbiamo portare fuori altre sdraio.»
«Arrivo.»
Prima di seguire Mario, guardai Carla. Lei intercettò il mio sguardo e mi sorrise. Poi, con un gesto affettuoso, mi mandò un bacio con la punta delle dita.
«Torno subito» dissi.
Lei annuì quasi distrattamente e tornò a parlare con Leo.
Non ci misi più di un paio di minuti a sistemare le sdraio. Eppure, tornando verso il nostro ombrellone, mi accorsi che una parte della mia attenzione era rimasta là, su quella conversazione.
Quando arrivai, Carla e Leo stavano ancora parlando.
Mi fermai in piedi sotto l'ombrellone. Carla mi guardò per un istante, poi tornò verso Leo. Continuarono ancora per un paio di minuti, ma ormai la conversazione sembrava avere cambiato ritmo. Forse era solo una mia impressione, ma mi sembrò che la presenza improvvisa del marito avesse modificato leggermente l'atmosfera.
Alla fine Leo si alzò.
«Io faccio un giro, ci vediamo dopo. Tanto siamo vicini.»
«Certo» rispose Carla.
Leo ci salutò con un sorriso e si allontanò verso il resto del gruppo.
Lo seguii con gli occhi per qualche secondo, poi mi sedetti accanto a mia moglie.
Carla si sistemò i capelli dietro una spalla e mi guardò.
«Però... sai che è interessante come persona.»
La guardai con un mezzo sorriso.
«Interessante?»
«Sì. È uno che sa parlare. Mi ha fatto ridere un sacco.»
Mi scappò una risata.
«Secondo me, invece, Leo è una persona molto interessata.»
Carla mi fissò per un istante, poi capì perfettamente il doppio senso.
«A cosa?»
«A te.»
Scoppiammo entrambi a ridere.
Lei mi diede una piccola spinta con la spalla.
«Ma smettila.»
«Io ho solo detto quello che ho visto.»
Carla mi guardò ancora per qualche secondo.
«Sei geloso?»
«No.»
Lei sorrise.
«Sei tremendo.»
Il discorso finì lì, apparentemente.
Ma dentro di me non era finito affatto.
Perché, ripensandoci, quell'occhiata di Leo al momento della presentazione mi tornava continuamente in mente. E adesso che sapevo quanto facilmente riusciva a far ridere Carla, cominciavo a chiedermi se quella prima impressione non fosse stata soltanto una mia fantasia.
Continuammo a parlare ancora per qualche minuto.
Fu allora che mi accorsi di una cosa ancora più sottile.
Carla, mentre parlava con me, ogni tanto lasciava vagare lo sguardo sulla festa. Sembrava distratta, come se stesse semplicemente guardando cosa succedeva intorno alla piscina. Una volta si sistemò gli occhiali, un'altra si voltò verso il gruppo vicino al tavolo dei drink.
Ma io cominciai a riconoscere quello schema.
Stava cercando qualcuno.
Non dissi niente. Feci finta di essere completamente preso dalla conversazione e continuai a parlare come se non avessi notato nulla. Dentro, però, sentii quella piccola fitta di gelosia che fino a quel momento avevo cercato di ignorare.
Non era una gelosia vera e propria, almeno non ancora. Era più una sensazione fastidiosa, una specie di campanello d'allarme che mi diceva che stavo osservando mia moglie in modo diverso dal solito.
Dopo qualche minuto lo vidi.
Leo era dall'altra parte della piscina, impegnato a parlare con due persone. A un certo punto si interruppe, come se avesse perso per un istante il filo del discorso, e cominciò a guardarsi intorno.
Non si voltò subito verso di noi.
Prima guardò a destra, poi a sinistra, fece qualche passo e soltanto dopo si girò lentamente.
Come se non volesse dare l'impressione di cercare qualcuno.
Io rimasi immobile.
Leo temporeggiò ancora qualche secondo con lo sguardo finché, alla fine, incontrò quello di Carla.
Lei lo stava effettivamente guardando.
Carla "scappò" da quello sguardo come una bambina che è stata scoperta con le mani nella marmellata.
Io feci finta di non vedere nulla.
Non perché volessi evitare di vedere, ma perché improvvisamente mi sembrò di essere diventato spettatore di qualcosa che non sapevo ancora come interpretare.
«Tutto bene?» mi chiese Carla.
«Sì.»
Risposi troppo rapidamente.
Lei mi guardò per qualche secondo, poi sorrise appena.
«Sicuro?»
«Sicurissimo.»
Feci una battuta per cambiare argomento e lei rise.
Ma quella sensazione rimase.
Mi conoscevo abbastanza da sapere che la gelosia, quando cominciava a insinuarsi, non aveva bisogno di prove. Bastava una sequenza di piccoli dettagli: uno sguardo, una risata, un sorriso trattenuto qualche secondo in più.
E proprio perché non c'era nulla di concreto, la mia mente era libera di riempire gli spazi vuoti.
Poco dopo Leo tornò verso le nostre sdraio.
Si fermò con noi e, per qualche minuto, tornammo tutti a parlare tranquillamente. Mario passò di lì, si unirono altre due persone e la conversazione diventò quella tipica delle feste: vacanze, lavoro, conoscenze in comune, qualche battuta e parecchie risate.
A quel punto mi alzai.
«Vado a prendere qualcosa da mangiare. Vuoi qualcosa?»
Carla mi fece un piccolo elenco.
«Prendimi anche qualcosa di salato.»
«Va bene.»
Mi allontanai pensando che sarei tornato in pochi minuti.
In realtà, nella zona del buffet incontrai un paio di persone che conoscevo e finimmo inevitabilmente a parlare. Una battuta tirò l'altra, poi si aggiunse qualcun altro e, senza quasi accorgermene, passarono una decina di minuti.
Poi quindici.
Ogni tanto, da quella posizione, riuscivo a vedere la zona delle nostre sdraio.
Li guardavo.
Carla e Leo parlavano fitti e vicini.
Da lontano sembrava tutto assolutamente normale. Ogni tanto ridevano, lui diceva qualcosa e lei rispondeva con un gesto delle mani. Una volta Carla gli diede una leggera spinta sul braccio mentre rideva.
Nulla di compromettente, ma un po' strano da due persone sconosciute fino ad un'ora prima.
Continuavo a parlare con le persone accanto a me, cercando di non sembrare interessato.
Non volevo diventare quello che, durante una festa, controllava continuamente la propria moglie. Sarebbe stato evidente e, soprattutto, ridicolo.
Così ogni volta che sentivo di stare osservando troppo a lungo, distoglievo lo sguardo e tornavo alla conversazione.
Quando finalmente presi il cibo e mi avviai verso le sdraio, ero convinto che avrei trovato la situazione esattamente come l'avevo lasciata.
Invece mi fermai.
A qualche metro di distanza vidi qualcosa che mi fece rallentare istintivamente.
Carla e Leo non erano più seduti separati.
Erano sdraiati sulla stessa sdraio doppia.
Non erano abbracciati, non stavano facendo nulla di particolare. Leo teneva il telefono in mano e lo stava mostrando a Carla, che si era avvicinata per vedere meglio lo schermo.
Lei era appoggiata comodamente sul fianco, con una gamba leggermente piegata, mentre Leo le mostrava qualcosa ridendo.
La scena, presa singolarmente, era innocente.
Ma dopo tutto quello che avevo notato fino a quel momento, mi colpì allo stomaco.
Mi bloccai, per qualche secondo rimasi semplicemente lì, con il piatto in mano.
Poi feci una cosa quasi istintiva.
Mi spostai verso un angolo del giardino dove alcune persone non potevano vedermi direttamente e tirai fuori il telefono dalla tasca.
Finsi di telefonare.
In realtà stavo guardando loro, stavo facendo il voyeur mentre mia moglie era a pochi cm da un altro uomo che faceva il piacione con lei.
Da quella posizione potevo osservarli senza essere immediatamente notato.
Leo continuava a mostrare qualcosa sul telefono. Carla guardava lo schermo, poi scoppiava a ridere. Lui le diceva qualcosa all'orecchio, non abbastanza vicino da essere intimo, ma abbastanza da costringerla ad avvicinarsi per sentirlo.
Lei gli rispose.
Ancora una risata.
Io abbassai gli occhi sul mio telefono per qualche secondo, come se stessi davvero telefonando.
Se fino a quel momento avevo potuto convincermi che Leo fosse semplicemente un uomo espansivo, abituato a flirtare scherzosamente con le donne. Potevo pensare che Carla fosse semplicemente incuriosita da una persona nuova e divertente; ma adesso erano finiti sulla stessa sdraio.
In mezzo a una festa di quasi quaranta persone.
Non stava succedendo niente di scandaloso, ci mancherebbe; Non avrebbe nemmeno avuto senso. C'erano persone dappertutto, amici che passavano continuamente, musica, voci e gente dentro e fuori dalla piscina.
Eppure quella distanza ridotta tra loro mi sembrava improvvisamente molto più significativa di quanto avrei voluto ammettere.
Mi accorsi anche di un'altra cosa.
Carla sembrava perfettamente a suo agio.
Non aveva l'aria di una donna che si fosse trovata per caso troppo vicina a qualcuno.
Era comoda, divertita.
E questo, più di tutto, alimentò quella punta di gelosia che avevo cercato di soffocare.
Era arrivato il momento di tornare al nostro ombrellone.
Non volevo che Carla pensasse che la stessi controllando.
E tantomeno volevo che Leo si accorgesse che, per qualche minuto, ero rimasto nascosto a osservare loro due.
Così rimisi il telefono in tasca, presi il piatto con entrambe le mani e tornai verso di loro con il mio sorriso più naturale.
Come se non avessi visto assolutamente nulla.
Quando finalmente tornai verso le sdraio, Carla mi vide arrivare e si tirò leggermente su.
«Finalmente!»
Aveva un sorriso divertito.
Appoggiai il cibo e mi sedetti accanto a lei.
«Scusa, ho trovato un paio di persone con cui mi sono fermato a parlare.»
«Non importa. Guarda cosa mi stava mostrando Leo.»
Lo disse con un entusiasmo che mi fece sorridere.
Leo teneva ancora il telefono in mano.
«Abbiamo scoperto che abbiamo gusti simili per le vacanze» spiegò Carla. «Mi ha fatto vedere delle foto di alcuni posti dove è stato. Alcuni sono proprio quelli di cui parliamo ogni tanto io e te.»
«Ah sì?»
«Sì. Guarda questo.»
Carla si avvicinò nuovamente a Leo per vedere lo schermo e lui le mostrò una fotografia, che lei mostrò a me; dal telefono vedevo che sotto c'era il carosello delle miniature delle foto nelle quali si vedeva anche lui: da buon piacione, si era messo in mostra facendole vedere sicuramente anche foto di se stesso.
«Questo è spettacolare» commentò lei.
La conversazione riprese così, questa volta tutti e tre insieme.
E devo ammettere che mi trovai in una situazione stranamente piacevole.
Da una parte c'era quella punta di gelosia che continuava a pizzicarmi. Dall'altra, però, mi divertiva osservare Carla così interessata. Lo ascoltava con attenzione, gli faceva domande, lo interrompeva per chiedere dettagli e rideva facilmente alle sue battute.
Leo sembrava accorgersene.
Aveva un modo particolare di parlarle: non era mai apertamente sfacciato, ma ogni tanto interrompeva il discorso per guardarla negli occhi un secondo più del necessario. Poi tornava tranquillamente a parlare.
Io quei piccoli dettagli li notavo tutti.
Anche perché, ormai, ero diventato particolarmente sensibile a qualunque segnale arrivasse da lui.
Ogni tanto il suo sguardo scendeva fugacemente sulla figura di Carla, attirato inevitabilmente dal costume che lasciava scoperte le sue lunghe gambe e dalla linea del reggiseno che valorizzava il suo seno. Erano occhiate rapide, quasi sempre abbastanza discrete da poter essere negate.
Ma io le vedevo.
E, sorprendentemente, invece di irritarmi soltanto, cominciavano anche a incuriosirmi.
Mi piaceva vedere mia moglie così presa dalla conversazione.
Mi piaceva vedere quanto facilmente Leo riuscisse a catturare la sua attenzione.
E soprattutto mi intrigava quella strana sensazione di sapere qualcosa che forse Carla stessa non stava ancora considerando: che quell'uomo, probabilmente, non era interessato soltanto ai racconti di viaggio.
A un certo punto alcune persone dall'altra parte della piscina chiamarono Leo.
«Leo! Vieni un attimo!»
Lui si voltò.
«Arrivo.»
Si alzò dalla sdraio e ci guardò.
«Dopo continuiamo il discorso.»
«Volentieri» rispose Carla, quasi immediatamente.
Leo sorrise e si allontanò verso il gruppo che lo aveva chiamato.
Lo seguii con gli occhi per qualche secondo.
E mi accorsi di una cosa che non mi aspettavo.
Quasi mi dispiaceva che se ne fosse andato.
Guardai Carla.
Lei stava ancora seguendo Leo con lo sguardo, prima di tornare lentamente verso di me.
«È davvero simpatico» disse.
«Sì.»
Feci una pausa.
«Molto.»
Lei mi sorrise, come se avesse intuito perfettamente il tono con cui avevo pronunciato quella parola.
Io invece rimasi pensieroso.
Per la prima volta mi trovai a formulare un pensiero che, fino a un'ora prima, mi sarebbe sembrato assurdo.
Mi sarebbe piaciuto vedere cosa sarebbe successo se, invece di essere circondati da tutta quella gente, avessero avuto qualche minuto completamente per conto loro.
Non perché volessi necessariamente che succedesse qualcosa.
Era più la curiosità di scoprire se quella sintonia che avevo visto fino a quel momento fosse reale oppure soltanto una mia impressione.
E forse era proprio questo a rendere la situazione così intrigante.
Perché, in mezzo a quaranta persone, non poteva succedere praticamente nulla.
Ma bastavano uno sguardo, una risata o qualche minuto di conversazione lontano dagli altri per farmi domandare cosa sarebbe potuto accadere se, per una volta, nessuno fosse stato lì a guardarli.
La festa continuava a muoversi intorno a noi. Ogni tanto qualcuno entrava in piscina, altri uscivano gocciolanti dall'acqua e attraversavano il giardino in cerca di un asciugamano o di qualcosa da bere.
Dopo qualche minuto Carla si stiracchiò sulla sdraio.
«Quasi quasi mi faccio un bagno. Ho proprio bisogno di rinfrescarmi.»
«Vai pure. Io rimango qui un po' a riposarmi.»
Lei sorrise, si alzò e si sistemò distrattamente il costume prima di avviarsi verso la scaletta.
La guardai allontanarsi.
Camminava senza alcuna fretta, completamente naturale, ma era impossibile non notare come la sua figura longilinea attirasse qualche sguardo. Alcune persone si voltarono appena al suo passaggio; niente di plateale, soltanto quelle occhiate inevitabili che si scambiano quando una bella donna attraversa un gruppo.
A metà strada incrociò Leo.
Lui le disse qualcosa che non riuscii a sentire. Carla rispose con una battuta e rise. Fu uno scambio rapidissimo, apparentemente insignificante.
Lei proseguì verso la piscina.
Io invece rimasi a osservare Leo.
Due uomini che erano lì vicino gli dissero qualcosa. Uno fece un cenno nella direzione di Carla, poi guardò Leo con un'espressione interrogativa.
Leo rispose sorridendo.
Non potevo sentire le parole, ma il senso sembrava abbastanza evidente.
Poi, quasi naturalmente, tutti e tre si voltarono verso Carla guardandole il culo.
La videro raggiungere la scaletta, scendere in acqua e immergersi.
Rimasi a guardarli per qualche secondo.
E mi sorpresi di me stesso.
La prima volta che avevo notato lo sguardo di Leo su Carla avevo sentito una piccola fitta di gelosia. Adesso, invece, quella sensazione sembrava essersi trasformata.
Non era più proprio fastidio.
C'era qualcosa di eccitante nel vedere che anche altri uomini si accorgevano di lei. E soprattutto nel vedere Leo rispondere alle loro domande con quell'aria da uomo che sembrava aver già capito perfettamente perché Carla attirasse l'attenzione.
Mi resi conto che non avevo più voglia di distogliere lo sguardo. Sapere che Leo la trovava attraente mi faceva semplicemente venire voglia di capire dove potesse arrivare quella curiosità reciproca.
Carla rimase in acqua qualche minuto. Parlò con alcune persone, si immerse completamente e poi tornò verso la scaletta.
Quando rientrò in giardino, mi trovò apparentemente rilassato sulla sdraio.
Avevo chiuso gli occhi e tenevo il telefono appoggiato sul petto.
Fingevo di riposare.
In realtà avevo seguito quasi ogni suo movimento.
Carla si asciugò velocemente il viso con le mani e si sedette sulla nostra sdraio.
«Che bello.»
Aprii appena un occhio.
«Rigenerante?»
«Decisamente.»
Sorrisi.
«Allora ne avevi proprio bisogno.»
«Sì. Con questo caldo era impossibile stare fuori.»
Passarono un paio di minuti.
Poi sentimmo una voce.
«Allora? Ne è valsa la pena?»
Era Leo.
Era tornato verso di noi.
Carla si voltò.
«Assolutamente. Ci voleva proprio.»
Leo si fermò accanto alle sdraio.
«Io sto pensando di fare lo stesso tra poco.»
«Fallo» disse Carla. «L'acqua è perfetta.»
Ripresero a parlare con quella naturalezza che ormai avevo imparato a riconoscere.
Io continuavo a tenere gli occhi quasi chiusi, fingendo di essere completamente rilassato.
Ogni tanto intervenivo con qualche parola, giusto per non sembrare escluso dalla conversazione.
Leo raccontò qualcosa sul caldo, Carla fece una battuta e tutti e tre ridemmo.
Sembrava una scena normalissima.
Eppure dentro di me stava prendendo forma un'idea, ma non potevo certo fare il regista della situazione in modo evidente. Eravamo in mezzo a una festa, con gente dappertutto. Sarebbe stato assurdo.
Ma potevo creare naturalmente un'occasione, oppure dovevo solo aspettare quella giusta.
Continuammo a parlare ancora per qualche minuto, finché Mario comparve nuovamente dalle nostre parti.
«Oh, vi devo far vedere una cosa.»
Lo guardammo entrambi.
«Ho finalmente finito la terrazza dall'altra parte della casa. Non l'avete ancora vista, vero?»
Carla scosse la testa.
«No, io no.»
Leo si mostrò subito interessato.
«Allora voglio vederla.»
Mario sorrise.
«Venite, ci mettiamo due minuti. Da lì sopra si vede tutta la piscina.»
Io mi lasciai andare contro lo schienale della sdraio.
«Voi andate. Io sono distrutto, mi sa che mi faccio un pisolino.»
Carla mi guardò divertita.
«Davvero?»
«Sì. Sono cotto.»
Chiusi gli occhi e sistemai il cappellino sul viso, lasciando intendere chiaramente che non avevo intenzione di muovermi.
«Allora ti porto qualcosa da bere?» mi chiese Carla.
«Prendimi una birra, se la trovi.»
«Va bene.»
Mario indicò il tavolino delle bevande.
«Prendiamo qualcosa anche noi e andiamo.»
Li sentii allontanarsi di qualche passo. Poi la voce di Carla:
«Leo, cosa vuoi?»
«Quello che prendi tu.»
Poco dopo sentii i loro passi allontanarsi insieme a quelli di Mario.
Rimasi fermo ancora qualche secondo.
Poi aprii appena gli occhi, non potevo certo seguirli apertamente, ma la cosa mi incuriosiva abbastanza da farmi cambiare posizione sulla sdraio, continuando a fingere di dormire nel caso qualcuno mi guardasse.
Dall'altra parte della casa, Mario stava mostrando loro la nuova terrazza.
Li vedevo soltanto a tratti tra la vegetazione e gli angoli della casa, ma dopo poco scomparvero completamente dalla mia visuale.
La terrazza era molto più bella e grande di quanto Carla si aspettasse.
Mario cominciò a spiegare i lavori che aveva fatto, indicando il nuovo pavimento, la ringhiera e alcuni punti in cui aveva modificato l'illuminazione.
«Qui voglio mettere anche un tavolo grande» raccontava. «E magari una tenda, così la sera si può stare fuori anche quando tira vento.»
Carla guardava intorno con interesse.
«È davvero carina. Da qui si vede benissimo la piscina.»
Leo appoggiò il bicchiere sulla ringhiera.
«Effettivamente è un bel punto.»
Mario continuò a raccontare, orgoglioso del risultato.
Per qualche minuto rimasero tutti e tre lì, parlando dei lavori, della casa e di quanto sarebbe stato bello organizzare una cena sulla terrazza.
Poi il telefono di Mario squillò.
Guardò lo schermo.
«Scusatemi un attimo.»
Rispose.
«Sì? ... Cosa?»
Fece qualche passo verso l'ingresso.
«Va bene, arrivo subito. No, no, ci penso io.»
Si voltò verso Carla e Leo.
«Mi serve una cosa da sotto. Devo andare un attimo. Fate come se foste a casa vostra.»
E senza pensarci troppo si allontanò lungo le scale.
Carla e Leo rimasero soli sulla terrazza.
Per la prima volta da quando si erano conosciuti, non c'era nessuno seduto accanto a loro.
Nessun gruppo intorno.
Nessuna battuta di Mario.
Nessun amico che potesse inserirsi nella conversazione.
Solo il rumore lontano della festa e la musica che arrivava attutita dall'altra parte della casa.
Carla guardò Leo, che ricambiò lo sguardo; poi entrambi sorrisero quasi contemporaneamente e, per qualche secondo, nessuno dei due disse nulla.
Lui la tirò verso di se, Carla cercò di ritrarsi ma lui insistette e provò a baciarla una prima volta, trovando l'opposizione di lei, che però cedette al secondo tentativo lasciandosi andare in un bacio travolgente, figlio di una fame trattenuta per ore, la lingua che cerca la sua, il sapore del vino che si mescola.
Leo la spinse all'indietro, guidandola fino a quando la schiena di Carla non incontrò il muro di pietra della terrazza. Il contatto era ruvido, fresco, in contrasto con il calore del corpo di lui premuto contro il suo. Senza staccare le labbra dalle sue, Leo le fece scivolare una mano lungo la spalla, trovando la sottile spallina del reggiseno. Con un gesto lento, deliberato, la abbassò, svelando la curva morbida del seno di Carla.
Il seno scoperto che emerge dal costume abbassato, Leo che la guarda, gli occhi che si accendono di desiderio mentre la sua mano si posa sul seno soppesandolo e sentendone il peso e la morbidezza. Il pollice sfiorò il capezzolo già indurito, e un brivido attraversa il corpo di Carla. Il silenzio è rotto solo dal respiro affannato di entrambi
Carla lo guardò, gli occhi lucidi di eccitazione, la voce rotta dal desiderio. "Ti piace?" sussurrò, quasi senza fiato. Poi, con un sorriso provocante, aggiunse: "Leccalo."
Leo non esitò. Si chinò, la bocca che si avvicinava lentamente al seno, il respiro caldo che le accarezzava la pelle prima ancora del contatto. La lingua, umida e calda, tracciò un lento cerchio intorno al capezzolo, mentre la mano le stringeva l'altro seno, il pollice che lo stimolava con la stessa intensità.
Il rumore di un bicchiere che cade al piano di sotto li fece sobbalzare. Carla si irrigidì, il cuore che le martellava nel petto. La paura di essere scoperti si mescolava all'eccitazione, creando un cocktail pericoloso. Si guardarono, gli occhi di lei pieni di desiderio e ansia.
Carla gli afferrò il polso, la voce un sussurro roco. "Non abbiamo molto tempo."
Leo con una spinta decisa la costrinse a inginocchiarsi sul pavimento freddo della terrazza. Carla oppose resistenza per un istante, ma lui fu più forte, una mano tra i suoi capelli a tenerla ferma.
"Allora non perdere tempo e succhialo," , abbassando i boxer con un gesto rapido. Il suo membro già duro emerse, pulsante; Carla esitò un secondo, il cuore in gola, poi obbedì. Aprì la bocca e lo accolse, la lingua che lo avvolgeva con voracità. La testa che cominciava a muoversi su e giù
Il rumore del respiro di Carla, spezzato e affannato, si mescolava al fruscio del vento tra le piante della terrazza. La sua bocca ancora calda e umida, il sapore di Leo sulla lingua. Erano passati meno di due minuti, ma il tempo sembrava essersi dilatato in un'eternità di desiderio. Poi Leo la afferrò per i capelli, tirandola su con un gesto deciso.
"No, Leo, è troppo rischioso," mormorò Carla, cercando di divincolarsi mentre lui la spingeva verso il muro. "Mario potrebbe tornare da un momento all'altro, qualcuno potrebbe—"
Leo senza ascoltarla minimamente la fece girare con forza, premendola contro la pietra ruvida; le sue mani le strinsero i fianchi, impedendole ogni movimento. Il suo corpo caldo contro la sua schiena, il membro duro che premeva tra le sue natiche.
"Non fare storie," sussurrò lui,"tanto vuoi anche tu."
Con una spinta precisa, Leo la penetrò. Carla trattenne un gemito, il corpo che si inarcava involontariamente contro di lui. La figa di Carla era bagnatissima.
La pietra del muro era ruvida contro i palmi di Carla, i seni nudi che sfioravano la superficie fredda mentre Leo la teneva stretta. Ogni spinta era profonda, misurata, come se lui volesse imprimere quel momento nella memoria di entrambi. Il respiro di Leo era caldo sul suo orecchio, interrotto da grugniti sommessi.
"Da quando ti ho vista," sussurrò Leo, il ritmo che aumentava, "con quel costume bianco, che ridevi come una troia alle mie battute ho immaginato questo momento. Ma non pensavo fossi così troia da farti scopare con tuo marito a pochi metri da noi."
Carla chiuse gli occhi, un misto di vergogna e piacere che le attraversava il corpo. Voleva rispondere, negare, ma ogni parola le moriva in gola, soffocata dal piacere che cresceva dentro di lei. Le sue anche cominciarono a muoversi incontro a lui, tradendo il suo desiderio.
Carla sentiva il sudore scivolarle lungo la schiena, la figa che pulsava intorno a lui, stretta e bagnata. Non riusciva a pensare, solo a sentire. Sentire il muro contro la pelle, il caldo di Leo dentro di lei, il rischio che li faceva bruciare di eccitazione.
Lui accelerò, il respiro sempre più affannato, la presa sui fianchi di Carla che si faceva più salda. La sentiva vibrare, sapeva che era vicina, e questo lo spingeva oltre ogni limite. Si chinò su di lei, mordendole il collo, soffocando un gemito sulla sua pelle.
"Vieni," le sussurrò, la voce rotta. "Vieni su questo cazzo, adesso." , e lei cosi fece tremando e venendo sulla cappella di Leo, che poco dopo si ritrasse all'ultimo istante, il respiro spezzato, la mano che stringeva il suo membro pulsante. Con pochi colpi rapidi e decisi, il seme caldo schizzò a terra, disegnando schizzi bianchi sul pavimento di pietra della terrazza. Un gemito soffocato, poi il silenzio, rotto solo dal respiro affannato di entrambi.
Carla si voltò lentamente, gli occhi ancora lucidi di piacere, il corpo che tremava lievemente. Guardò la chiazza bianca sul pavimento, poi sollevò lo sguardo su Leo. Un sorriso imbarazzato, quasi colpevole, le increspò le labbra.
"avrei voluto... avrei voluto ingoiarlo. Ogni goccia." Si passò una mano tra i capelli scompigliati, il seno ancora nudo, il capezzolo indurito dall'aria della notte. "O che me lo sparassi sulle tette... mamma mia, quanto lo volevo. Sentirti caldo addosso, vederti mentre mi imbratti tutta."
Scrollò la testa, un sorriso amaro.
Il silenzio della terrazza fu rotto dal rumore di una porta che si apriva. Carla, ancora con il seno scoperto mentre cercava di riagganciare il reggiseno, sollevò lo sguardo e si paralizzò. Mario era lì, sulla soglia che portava alla scala, immobile. I suoi occhi passarono dal seno nudo di lei, al reggiseno penzolante, al viso arrossato di lei, poi a Leo, che stava ancora tirando su i boxer. Per un istante che sembrò durare un'eternità, nessuno parlò. Mario la fulminò con lo sguardo, senza dire una parola, poi si voltò e scese le scale, i passi pesanti che echeggiavano nel silenzio della notte.
Carla rimase immobile, il cuore che le martellava così forte da sentirlo nelle orecchie. Le mani le tremavano mentre finalmente riusciva ad agganciare il reggiseno, le dita goffe che faticavano a fare presa. Leo, senza dire una parola, scese per primo, pochi minuti dopo, il passo sicuro che cercava di nascondere ciò che era appena successo.
Tornarono giù in momenti diversi cercando di non dare nell'occhio, ma ad un occhio attento era evidente l'immagine da after sex.
Io seguii Carla con lo sguardo, lei mi guardò andando verso le docce esterne per darsi una rinfrescata sperando di dare dare meno nell'occhio, ma sapeva che perlomeno io avevo capito.
Dopo una doccia, tornò a sedersi nella sdraio accanto a me. Io non fiatai , lei nemmeno.
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