Alice ed il vecchio porco.

di
genere
tradimenti

Questo è un mio vecchio racconto che ho deciso di arricchire e rivisitare completamente.

Io sono Riccardo, Alice la mia fidanzata, che veniva costantemente braccata da un vecchio porco che bazzicava nel bar nel quale lei faceva la cameriera e con cui io avevo avuto un pesante scontro verbale proprio per questo motivo.

Alice ha 22 anni, è una figa incredibile, mora, chiara di carnagione con due gran tette , una quarta coppa D che su di lei, magra e alta 165, sembravano ancora più grandi, due belle labbra grosse come piacciono a me! Per concludere un bellissimo culo a mandolino e due cosce molto belle e lunghe.
Lui, Gigi è un uomo di 60 anni, alto, robusto ma non grasso, molto rozzo nei modi di fare e molto presuntuoso; è un piccolo impresario edile che sta bene economicamente ma niente di più; iniziò col farle dei normali complimenti che poi diventavano sempre più pesanti, tipo:
-ma che bel sedere, che belle labbra, che tettone...
Addirittura una sera le chiese di andare a cena insieme, e lei ovviamente rifiutò perchè gli disse che era un viscido e poi era impegnata con me; quando io lo vidi gli dissi che non si doveva mai più permettere e lui disse che faceva quello che voleva, sfiorando lo scontro fisico.
Lei dopo poco andò via da quel bar e non lo rivide più, fino alla sera in cui entrammo in un bar tabacchi per comprare sigarette, l'aria è densa di voci maschili. In un angolo, attorno a un tavolino con bicchieri di birra, vediamo Gigi con tre dei suoi operai, tutti con le mani ancora sporche di cemento e le tute da lavoro logore.
Alice si irrigidisce, le sue dita che si stringono attorno al mio braccio. "Andiamo via," sussurra.
Ma è troppo tardi. Gigi ci aveva già visti. I suoi occhi si illuminano come quelli di un predatore che ha scovato la preda.
"Guarda chi c'è!" alzandosi con un'aria di sfida. "La bella Alice! Venite, venite a bere qualcosa con noi."
"Capo, non ci avevi detto che la tua amichetta era così, prosperosa" un operaio con una cicatrice sulla guancia, gli occhi fissi sul décolleté di Alice.
Suonano il clacson, era perchè la mia auto bloccava il passaggio dell'autobus;
"Scusate un attimo, devo spostare l'auto", dico ad Alice con uno sguardo di rassicurazione, anche se un nodo di gelosia e preoccupazione mi stringeva lo stomaco. Esco nel fresco della sera, il clacson insistente che mi richiama alla realtà. Attraverso il vetro del tabacchino, la scena si svolse come in un film a cui non vorrei assistere.
Dentro, Gigi ha già preso il comando. "Ragazzi, questa è Alice. Un vero fiore in mezzo a noi rozzi muratori, eh?" La sua voce roca è piena di possessività. I suoi uomini fanno un coro di approvazione, occhi che scivolano su di lei senza vergogna.
Gigi non perde tempo. Con una mossa che è insieme paternalistica e profondamente invasiva, allarga le braccia. "Un abbraccio di benvenuto ad vecchio amico, no?"
Alice sembra congelare per un attimo, poi un piccolo cenno di assenso, forse per non creare una scenata. Gigi la strinse a sé. Non è un abbraccio formale. È un abbraccio totale, potente. Il suo torace largo e massiccio schiaccia il suo seno contro di lui.
Alice si libera dall'abbraccio che sembra durare un'eternità, un lieve rossore sulle guance. I suoi occhi cercano i miei fuori dal vetro, ma io sono ancora impegnato a manovrare l'auto in doppia fila.
"Piacere," dice Alice con un tono formale, forzato, rivolto agli operai che la osservano come un pezzo di carne pregiata. Uno di loro, il più giovane, si passa la lingua sulle labbra in modo esagerato. Un altro, con i capelli grigi, commenta sottovoce al compagno: "Quelle due... sono vere, o sono chirurgiche? Scommetto che sbattono forte..."
Lei finge di non sentire. Si gira verso il bancone e, con mani che tremano leggermente, chiede il pacchetto di sigarette. Il tabaccaio, un uomo anziano, le lancia uno sguardo di compassione misto a morbosa curiosità.
Mentre paga e si dirige frettolosamente verso l'uscita, la mano di Gigi le afferra delicatamente ma con fermezza un braccio. Si china, le sue labbra carnose e umide a pochi centimetri dal suo orecchio. L'odore di sudore, tabacco e whisky economico invade le sue narici. Il suo alito caldo le accarezza la pelle quando sussurra, la voce un brusio basso e grezzo carico di intenzione: "Sei sempre esplosiva, tesoro. Loro sembrano pronte a saltare fuori, come sempre. Allora, quando vieni a cena con me? Ti prometto un'esperienza che quel ragazzino non saprebbe nemmeno dove iniziare a darti."
Le parole sono una carezza volgare e diretta. Alice trattiene il respiro. Un brivido le percorre la spina dorsale, un brivido che non è solo di repulsione, ma che contiene una scintilla di elettricità proibita, l'eccitazione per essere desiderata con tanta sfacciata brutalità. Un sorriso nervoso, agitato, le sfiora le labbra. Non dice nulla. Scuote appena la testa, forse per negare, forse per scacciare il pensiero, e si svincola dalla presa.
Esce dal tabacchino, la campanella che suona alle sue spalle come una liberazione. L'aria fresca della sera la investe, ma non riesce a cancellare il calore lasciato da quell'abbraccio e da quel sussurro. Si stringe la giacca attorno al corpo, come per proteggersi, ma il tessuto sottile non fa che ricordarle la pressione del torace di Gigi contro il suo seno. Sale in macchina accanto a me, il profumo di lei misto a quello, ormai indelebile, di sudore maschile e arroganza.
Per tutto il viaggio verso casa, rimane in silenzio, lo sguardo fisso fuori dal finestrino. Ma non vede le strade. Rivede gli sguardi degli operai, pesanti come mani. Sente ancora l'eco di quella voce roca all'orecchio, le parole "esplosiva", "tettone" che rimbombano nella sua testa con un'empietà che la fa rabbrividire e, in un angolo segreto e umiliato di sé, fremere. Le sue proprie mani, appoggiate sulle cosce, stringono il tessuto dei pantaloni. Quando abbassa lo sguardo, vede la scollatura della sua maglietta e si chiede, con un misto di vergogna e curiosità morbosa, se davvero, come aveva detto quell'uomo, il suo seno fosse così "in vista".
"Tesoro, cosa c'è? Sei tutta tesa. È per quello stronzo di Gigi?" chiedo, cercando di tenere la voce calma nonostante la rabbia che mi ribolle dentro.
Alice si scuote, come risvegliata. Mi rivolge un sorriso breve, forzato. "No, no, è che... mi fa proprio ribrezzo. Quel modo di guardarmi, quelle parole da buzzurro... Mi sento sporca solo a ripensarci." La sua voce però, verso la fine, si fa più bassa, quasi evasiva.
La sua mano sinistra, appoggiata sulla coscia, stringe e allenta ritmicamente il tessuto del suo pantalone. Le sue gambe sono incrociate, e il piede destro oscilla in un piccolo, nervoso movimento.
Mente. Lo sento. C'è qualcosa di più del semplice disgusto nel suo turbamento. È la stessa agitazione che aveva quando era uscita dal tabacchino, gli occhi leggermente velati, il respiro un po' troppo affrettato. Non è solo ribrezzo. È l'eccitazione sordida di essere stata ridotta a un oggetto di desiderio così primitivo, così fisico, da quell'uomo che non ha usato mezzi termini. È il brivido proibito di aver sentito il suo corpo massiccio contro il suo, di aver sentito parole esplicite che nessuno, nemmeno io, le aveva mai detto con quella brutalità diretta.
Lei guarda fuori dal finestrino, ma il riflesso sul vetro tradisce il suo sguardo perso, fisso nel vuoto. Forse sta rivivendo quel momento, l'abbraccio troppo stretto, il calore di lui, il sussurro grezzo all'orecchio. Forse si sta chiedendo, in un angolo oscuro della sua mente che la spaventa e l'attrae, come sarebbe una cena con lui. Come sarebbe essere toccata da quelle mani ruvide, ascoltare solo quel linguaggio crudo, essere desiderata senza complicazioni, solo per il suo corpo. Un brivido le percorre la schiena, e stringe ancora più forte la giacca attorno a sé, come per soffocare quella fiamma che non dovrebbe esistere; la cosa si chiuse lì.
Qualche giorno dopo avemmo un litigio furibondo, e lei scendendo dall'auto mi urlò contro
"Sai che c'è? Accetterò l'invito a cena di quel porco di Gigi!" gridò, la voce rotta dall'ira e da qualcos'altro, qualcosa di sfidante e autodistruttivo.
"Non ci credo. Stai mentendo per farmi stare male," le risposi, cercando di mantenere un tono di sfida anche se dentro mi sentivo a pezzi.
"Vedrai..." fu la sua unica, tremenda risposta. E quella fu la sfida che non avrebbe mai dovuto lanciare.
Le bastò poco,tornò nel bar dove sapeva di trovarlo e lui era lì dopo il cantiere; la minigonna di pelle nera le lasciava le cosce scoperte fino a metà, la scollatura del top era così profonda che il reggiseno sembrava una pura formalità, un fragile confine che tratteneva il seno abbondante che sembrava ansimare ad ogni suo respiro accelerato. Entrò con una sicurezza che non le conoscevo, un'andatura oscillante che metteva in mostra ogni curva: ovviamente tutti gli sguardi le si appoggiarono sulle tettone e sul culo come la volta precedente al tabacchino,
Come previsto, Gigi era al solito tavolo in fondo, circondato dai suoi uomini sporchi di cemento e sudore. Il silenzio cadde come un sipario quando la videro, sguardi che si appiccicarono a lei come mosche al miele. Gigi si alzò, un sorriso trionfante che gli squarciava la faccia.
"Beh, guarda chi si rivede! L'esplosiva in persona," la voce che copriva il brusio del bar. Le tese una sedia accanto alla sua, lei sorrise, un sorriso nervoso e provocatorio, e si sedette. Le cosce nude strusciarono contro la gamba del jeans sporco di Gigi. Non si ritrasse.
"Allora, Alice, che piacere inaspettato," disse Gigi, la mano che non si posava sul tavolo ma scivolava sulla spalliera della sua sedia, poi, in un movimento sfacciato, le si appoggiò sulla nuda spalla. Le dita ruvide, segnate da tagli e calli, strisciarono sulla sua pelle. Alice trattenne un brivido, ma non si allontanò. Bevve un sorso della birra che le aveva offerto, il liquido amaro che le scendeva in gola come un accordo con il diavolo.
Intorno a loro, i sussurri degli operai erano come un ronzio di mosche attratte dalla carne. "Cazzo, guarda che roba...", mormorò uno con la barba incolta, gli occhi inchiodati al seno di Alice che, piegandosi in avanti per prendere il bicchiere, minacciava di uscire completamente dalla scollatura. "Scommetto che sono più soffici di un cuscino," aggiunse un altro, più giovane, con un ghigno. "E quel culo nella minigonna... manco lo nascondesse."
Alice udì ogni parola. Le frasi, grezze e volgari, non la ferivano come avrebbero dovuto. Al contrario, sentiva un caldo, umiliante rossore salire alle guance e scendere sul collo, ma era un rossore d'eccitazione, non di vergogna. Rise a una battuta stupida di Gigi, una risata alta e un po' forzata, e quando il suo petto sobbalzò con il movimento, fu come un'onda che attirò tutti gli sguardi. Vide gli occhi degli uomini fissarsi lì, ipnotizzati, le bocche semiaperte. Gigi ne approfittò, la mano che dalla spalla scivolò lungo il suo braccio, le dita che si intrecciarono con le sue per un attimo, un contatto che bruciava.
Dopo qualche minuto Alice decise di andare via,
"Beh, ragazzi, è stato un piacere," annunciò, alzandosi in piedi. La minigonna si sollevò pericolosamente. "Ma devo andare." Il suo sorriso era una sfida, gli occhi brillavano :si avvicinò prima all'operaio con la barba. "Ciao, bello," sussurrò, e gli stampò un bacio umido sulla guancia. Lui, impaurito e eccitato, le mise una mano sul fianco, le dita che affondarono nella carne morbida sopra l'anca per un attimo troppo lungo. Poi fu il turno del più giovane. Quando si chinò per baciarlo, lui non resistette: una mano le sfiorò il sedere, un tocco rapido e bramoso. Alice ridacchiò, un suono falso e provocatorio. Proseguì, distribuendo baci e lasciando che mani callose si attardassero sul suo corpo, sui fianchi, sulla vita, persino sulla curva del seno, attraverso il tessuto sottile. Ogni tocco era un marchio, un promemoria della sua discesa.
Infine, si fermò davanti a Gigi, che la guardava con occhi da predatore soddisfatto. Con un gesto studiato, estrasse un foglietto di carta da un portafoglio minuscolo. Sul retro di una ricevuta, scrisse velocemente un numero. Le sue dita tremavano leggermente.
"Per la cena," disse, la voce un po' roca. Porgendogli il foglietto, si chinò in avanti, offrendogli una vista mozzafiato del suo decolleté. "Se ti va ancora, domani potrei essere libera. Mandami un sms." Il contatto delle loro dita fu elettrico. Poi si voltò e uscì dal bar, lasciandosi alle spalle un silenzio carico di desiderio grezzo e il suono della sua risata che echeggiava, falsa e trionfante, nella notte. La porta si chiuse su di lei, ma l'immagine del suo corpo offerto e delle mani che l'avevano toccata rimase, vivida, nell'aria fetida del bar. Gigi strinse il foglietto nel pugno, un sorriso di vittoria inciso sul volto duro.

Nella sua camera, al buio, Alice si strinse addosso le coperte, ma non poteva scacciare le sensazioni. Il ricordo delle dita ruvide sulla sua coscia, del palmo caldo che sfiorava il limite della sua biancheria, della fame negli sguardi di quegli uomini... le bruciava sotto la pelle. Un caldo umido si stava già formando tra le sue cosce: con un gemito soffocato, una mano scivolò sotto l'elastico della sua mutandina. Le dita incontrarono subito il calore e l'umidità. Immaginò di essere ancora lì, al tavolo. Immaginò la mano di Gigi che non si fermava, che le strappava via la minigonna e la posava sul tavolo sporco di birra. Immaginò gli altri, che si avvicinavano, che le palpeggiavano il seno, che le afferravano il culo, che la toccavano. "Sì, Presa da tutti voi..." sussurrò al buio, la voce rotta dal piacere. Le dita iniziarono a muoversi con ritmo circolare, veloce, insistente. Immaginò il peso di Gigi sopra di lei, il suo odore di sudore e cantiere, la sua voce grezza che le ordinava di essere zitta e di prenderlo. Immaginò gli altri in fila, che la guardavano, che si toccavano aspettando il loro turno.
Il respiro le si fece affannoso, il corpo si inarcò sul letto. "Oh sì, sì..." gemette, mentre le immagini diventavano sempre più nitide, più volgari. La pressione aumentava, un'onda di piacere proibito che saliva dalle profondità del suo ventre. Con un ultimo, straziante gemito, il corpo fu scosso da un orgasmo violento, solitario e disperato, che la lasciò tremante e sudata nel letto deserto, l'eco delle risate degli operai ancora nelle orecchie e il sapore della sua stessa degradazione, dolce e amaro, sulla lingua.
La luce del mattino filtrava dalle persiane, fredda e impietosa, illuminando la stanza nel caos dei vestiti della sera prima gettati a terra. Alice si svegliò con un mal di testa sordo e una strana pesantezza tra le cosce. I ricordi della notte tornarono a ondate, accompagnati da un'ondata di vergogna bruciante. Si coprì il viso con le mani, gemendo tra le dita. *Cosa mi è saltato in testa? Sono pazza?* Il pensiero di essersi toccata immaginando quegli uomini, la fece rabbrividire. Prese il telefono per leggere alcuni sms e lo schermo si illuminò con un nuovo messaggio. Il cuore le diede un colpo secco.
*Stasera alle 20:30 ti passo a prendere e ti porto in un ristorante di lusso. - Gigi*

Lesse il messaggio una, due volte. La rozzezza della proposta, l'assenza totale di qualsiasi galanteria o delicatezza, fu come un pugno nello stomaco.Il telefono le scivolò dalle dita sul materasso. Si sedette sul letto, le gambe scoperte, e sentì la sensazione inconfondibile di bagnato che iniziava a impregnare la stoffa sottile della sua mutandina. Non era solo eccitazione, era qualcosa di più profondo, più sporco: l'anticipazione di essere trattata come un oggetto, di essere portata in un posto "di lusso" da un uomo che non aveva la minima intenzione di fingere alcuna galanteria. La sua mente, ancora annebbiata dalla vergogna, iniziò a correre. Cosa avrebbe indossato? Qualcosa che lui potesse apprezzare, qualcosa che lui potesse togliere con facilità?
Il resto della giornata trascorse in una nebbia di ansia e desiderio represso. Alice passò ore davanti all’armadio, scartando vestiti troppo casti. Alla fine scelse un tubino nero, stretto e corto, che la costringeva a un’andatura breve e sinuosa. Indossò un perizoma che le stava divinamente. Era una decisione presa con fredda determinazione, mentre si truccava con mano pesante, accentuando gli occhi e le labbra. La sera scese, e con lei un nervosismo elettrico. Quando l’orologio segnò le 20:25, afferrò la borsetta e il telefono. Sulle scale del palazzo, al buio, si fermò un attimo. Il cuore le batteva forte. Doveva farlo. Doveva tagliare ogni ponte. Con dita tremanti, compose un messaggio veloce che mi inviò.
*Stasera sarò a cena con Gigi, ciao, non scrivermi e non cercarmi.*
Un senso di vertigine e di libertà perversa la assalì. Poi, spense il telefono e lo infilò in fondo alla borsa.
Io, leggendo il suo sms, la chiamai subito ma il telefono era già spento.
Aprì il portone, la notte umida. La macchina di Gigi, un Suv nero e lucido, era parcheggiato con due ruote sul marciapiede. Lui era appoggiato al cofano, un sigaretta spenta tra le labbra. Quando la vide scendere le scale, il tubino nero che sembrava dipinto sulla sua pelle, il movimento dei suoi seni pieni che quasi sfidavano le leggi della gravità con ogni passo, la sigaretta quasi gli cadde di bocca. Lo scollo era così profondo che l'ombra del solco tra i seni era visibile anche nella penombra. Alice si avvicinò, consapevole di ogni occhiata, di ogni centimetro di pelle esposta. Aprì la portiera e si sedette sul sedile del passeggero con un sospiro esagerato, incrociando le lunghe gambe. Gigi salì al volante, l'odore del suo dopobarba forte e economico riempiendo l'abitacolo. Rimase a guardarla, a bocca leggermente aperta, gli occhi fissi sulla sua scollatura che, con la posizione seduta, sembrava ancora più generosa.
Gigi: Dove... dove andiamo?
Alice girò lenta la testa verso di lui, un sorriso lento e volutamente provocatorio che le incurvò le labra carnose. Lo guardò dritto negli occhi, senza vergogna, lasciando che il suo sguardo scendesse anche lui, sulla sua stazza, sulla sua rozzezza. La sua voce, quando uscì, era bassa, carica di un'intenzione che non lasciava spazio a dubbi.
Alice: "In un posto dove mangiamo al veloce. Al volo. Così poi, siamo liberi."
Lasciò cadere le parole una ad una, come biglie su un pavimento di marmo. Non specificò liberi per cosa. Non ne aveva bisogno. Vide il suo sguardo accendersi, la sua gola muoversi in un duro sguardo. Vide la sua mano, grande e con le nocche screpolate, stringere il volante fino a far diventare le nocche bianche.
Ok. Ok, allora lo so io un posto.
Avviò la macchina con un rombo e partì, accelerando bruscamente. Non chiese altro. Non parlò del ristorante di lusso. La sua mano destra abbandonò il volante e andò a posarsi, pesante e calda, sulla sua coscia nuda,
Avviò la macchina con un rombo e partì, accelerando bruscamente. Non chiese altro. Non parlò del ristorante di lusso. La sua mano destra abbandonò il volante e andò a posarsi, pesante e calda, sulla sua coscia nuda,
Alice scostò la sua mano con un movimento lento ma fermo, le sue dita che afferravano il polso di Gigi e lo spostavano via dalla sua pelle, come se allontanasse un insetto troppo invadente. Ma il sorriso che gli rivolse non era di rifiuto, era di perfidia pura, gli occhi che luccicavano nella penombra dell'abitacolo.
"Piano, Gigi. Non essere ingordo. La cena prima."
La sua voce era un filo tagliente. Gigi ritrasse la mano, un brontolio soffocato nella gola, ma non insistette. La sua attenzione tornò alla strada, ma l'aria era cambiata, carica di una tensione ancora più densa.
Nel tragitto, mentre i lampioni della periferia sfilavano veloci, Alice si guardava le mani intrecciate in grembo. Un pensiero chiaro e disturbante le attraversò la mente: "Sto andando a cena, a fare la porca sfacciata, con un uomo che potrebbe essere mio padre." L'età di Gigi, i suoi modi rozzi, i segni del tempo sul suo volto... tutto questo, invece di repellerla, sembrava aggiungere benzina al sul fuoco; a pensarci bene Gigi era addirittura 4 anni più grande di suo padre! Rise tra se e se pensando a quanto troia fosse diventata!
La cena fu uno spettacolo volutamente indecente. Alice scelse il posto più in vista, sedendosi di fronte a Gigi. Ogni volta che si spostava, si alzava, si chinava per prendere la borsa, il tubino sembrava sforzarsi di contenere il suo seno prosperoso. Non accavallava semplicemente le gambe; lo faceva con una lentezza esasperante, la gonna che scivolava ancora più su, esponendo cosce lunghe e levigate. Poi, quando il cameriere giovane si avvicinava per servire l'acqua o il vino, lei si chinava in avanti, appoggiandosi sui gomiti sul tavolo, offrendo allo sguardo del ragazzo e a quello affamato di Gigi una vista dall'alto della sua scollatura, dove i seni sodi e pesanti sembravano sul punto di uscire completamente dal tessuto. Sorrideva, innocente, chiedendo "Scusi, potrebbe passarmi il sale?". I clienti ai tavoli vicini non riuscivano a distogliere lo sguardo. Lei lo sapeva, si sentiva desiderata, e adorava ogni secondo.
Al momento di andarsene, mentre uscivano dal locale basso e buio, lei lo precedette sulle scale strette che portavano al piano della strada. A metà salita, fece cadere la borsetta con un tonfo deliberato.
Alice: "Oh, accidenti!"
Si chinò in avanti, piegandosi esattamente a novanta gradi, le mani che quasi toccavano le scarpe. Il tessuto del tubino, già teso, si stirò ulteriormente sul suo sedere perfetto, modellandolo senza pietà. La linea sottile del suo perizoma, un filo nero, diventò chiaramente visibile, tagliando in due le natiche tonde e piene, per poi scomparire nell'ombra invitante tra le sue cosce. Rimase in quella posizione per un secondo troppo lungo, sapendo che dall'alto, Gigi aveva la vista completa. Poi, lentamente, si raddrizzò, voltandosi a guardarlo con uno sguardo di falsa ingenuità. Lui era impietrito, le mani affondate nelle tasche del giubbotto, la bocca semiaperta, gli occhi vitrei fissati sul punto in cui il perizoma era scomparso.
" Scusami, che sbadata!"
Gigi ,raschiandosi la gola, la voce roca "Di ,di che? Ma figurati. Anzi, grazie per lo spettacolo"
Alice rise, un suono basso e sensuale, e riprese a salire le scale, questa volta con un'andatura ancora più accentuata, facendo oscillare i fianchi in modo esagerato sotto lo sguardo bruciante di lui.
Arrivati in strada, l'aria fresca della notte contrastava con il caldo che sentivano entrambi. Alice si fermò accanto al Suv, appoggiandosi con nonchalance al cofano ancora caldo. Incrociò le braccia sotto il seno, sollevandolo ulteriormente, e guardò Gigi che la raggiungeva, le chiavi in mano.
Lo guardò attraverso le ciglia, lasciando che la frase rimanesse sospesa. Poi, mentre lui apriva la portiera per lei, si chinò di nuovo, questa volta per raccogliere un immaginario oggetto caduto, offrendogli un altro fugace ma devastante scorcio del suo sedere stretto nel tessuto.
Rise piano, un suono che prometteva ogni tipo di peccato, e scivolò sul sedile, lasciandolo lì, a bocca asciutta e con una voglia che ormai gli pulsava visibilmente e inesorabile nei pantaloni.
Gigi stava chiudendo la portiera dal lato del guidatore quando un gruppetto di ragazzi, forse ventenni, passò rumorosamente dall'altro lato della strada. Uno di loro fischiò apertamente, un altro gridò "Mamma mia, che bombolone!". I loro sguardi erano come dardi, fissi su Alice, sul suo tubino, sul suo sorriso compiaciuto. Lei non abbassò lo sguardo. Anzi, si sporse leggermente dal finestrino aperto, il vento che le muoveva i capelli, e ridendo, disse a Gigi con una voce volutamente alta, perché tutti sentissero.
" Sentito, Gigi? Sei invidiato, eh!"
La sua risata era argentina, provocatoria. Guardò i ragazzi, fece loro un piccolo cenno con la testa, prima di ritrarsi dentro l'auto. A Gigi, invece, lanciò uno sguardo ammiccante da sotto le ciglia. Il messaggio era chiaro: "Guarda cosa ti puoi permettere. Guarda cosa tutti vogliono e che solo tu stasera avrai."
Il semaforo scattò rosso, intrappolandoli in una bolla di luce al neon e silenzio teso. Il motore dell'SUV rombava al minimo. Alice si girò completamente sul sedile, il tessuto del tubino che sussurrava contro la pelle. Il suo sguardo era diretto, senza più veli di malizia giocosa, solo desiderio crudo.
Alice " Allora, Gigi. Dimmi. Quell'«anzi» sulle scale... cosa voleva dire esattamente?"
La sua voce era un filo di seta, ma carica di una tensione elettrica. Gigi, con le mani che stringevano il volante, la guardò di sbieco. Il suo respiro si fece più pesante.
" Voleva dire che... che è stato un piacere. Un piacere immenso vedere un ben di Dio del genere. Roba da far girare la testa."
Lei non abbassò lo sguardo., anzi, si sporse leggermente verso di lui, appoggiando un gomito sul tunnel centrale. La scollatura si aprì ulteriormente, offrendogli una vista ravvicinata e mozzafiato della curva dei suoi seni, della pelle liscia, dell'ombra profonda del solco.
"Solo quello vorresti vedere? È stata l'unica cosa che, ti farebbe piacere vedere stasera?"
Gigi sbatté le palpebre, la sua mascella si serrò. La vista di quelle tette così vicine, così esposte per lui, fu l'ultima goccia. Il semaforo era ancora rosso, ma dentro di lui qualcosa scattò verde.
" Nooo, non è stata l'unica cosa. Per niente. Voglio vedere quelle tettone che sogno da anni!
"tirale fuori, tira fuori quelle minnone e fammele vedere!" e lei ubbidì con un movimento lento, deliberatamente teatrale, ma senza esitazione, portò le mani alle spalle: le dita afferrarono le sottili spalline del tubino nero, mantenne il suo sguardo su di lui, sfidandolo, mentre le stoffa scivolava giù, prima dalla spalla destra, poi dalla sinistra, con un fruscio di seta. Il tessuto, privo di sostegno, cedette, scivolando giù lungo le braccia, il busto, fino a fermarsi, sostenuto solo dalla pienezza dei suoi seni, che ora sporgevano nudi e pesanti, i capezzoli duri e scuri contro la pelle pallida, appena sopra la linea del vestito che tratteneva il respiro.
Lì, nell’abitacolo illuminato dalla luce ambra del semaforo e dai lampioni della strada, glieli offrì. Non si coprì. Li arricchì la postura, inarcando leggermente la schiena per presentarli meglio. L'aria fresca dell'aria condizionata le fece drizzare i capezzoli, un dettaglio che sapeva lo avrebbe fatto impazzire. Un'auto, infatti, si fermò nella corsia accanto. Dal finestrino del conducente, un uomo di mezza età distratto guardò avanti, poi, catturato dal movimento, girò la testa. I suoi occhi si spalancarono, fissando il seno nudo e florido di Alice, la curva abbondante che sembrava sfidare ogni decenza. Alice lo notò. Invece di coprirsi, rivolse a quell'uomo sconosciuto un sorriso fugace, complice e peccaminoso, prima di tornare a fissare Gigi.
Lasciò il volante e si avventò su di lei. Le sue dita ruvide, calde, si chiusero attorno al seno sinistro con una presa possessiva; il contrasto tra la sua pelle ruvida e la morbidezza setosa di Alice fu elettrizzante. Un gemito le sfuggì dalle labbra, un suono di pura resa.
"è incredibile sono perfette, calde, piene, durissime. Me le sogno da anni, cazzo. Da quando eri solo la ragazzina che lavorava al bar e mi facevi impazzire ogni volta che ti chinavi."
Il semaforo scattò verde. Un clacson insistente risuonò dietro di loro. Gigi ritrasse le mani per un secondo, ma i suoi occhi non si staccarono da lei. Con un movimento secco, rimise in moto e schiacciò l'acceleratore. L'SUV partì a razzo, sgommando leggermente, tagliando attraverso le strade secondarie del quartiere alla ricerca di un punto per fermarsi e saltarle addosso; svoltò in un piazzale deserto dietro a un capannone industriale chiuso, dove l'unica luce proveniva da un lampione rotto e fioco. Sterzò bruscamente, parcheggiando nell'ombra più fitta. Spense il motore. Il silenzio fu improvviso, rotto solo dal loro respiro affannato. Si girò verso di lei, gli occhi che bruciavano nel buio.
"Ora sei mia. Preparati, perché ti voglio scopare da troppi anni, si vedeva che eri una puttanella esibizionista"
Non aspettò una risposta. Con gesti rapidi, quasi meccanici, reclinò completamente il suo sedile del guidatore all'indietro, creando uno spazio angusto ma sufficiente. Poi si voltò verso di lei. Le sue mani non furono gentili. Afferrò l'orlo del tubino e lo tirò giù con un unico movimento deciso, strappandolo via dal suo corpo insieme ai fili di seta delle mutandine che si erano già infilate da qualche parte. Alice non oppose resistenza, anzi, sollevò i fianchi per aiutarlo, un gemito soffocato di liberazione mentre il tessuto scivolava via, lasciandola completamente nuda sul sedile di pelle fredda. Il lampione filtrava dall'oblò, illuminando a strisce il suo corpo: il ventre piatto, le curve sinuose dei fianchi, il triangolo depilato e quel seno rigogliosissimo: era una perfezione scolpita, un sogno proibito reso improvvisamente, miracolosamente tangibile.
Gigi la divorò con lo sguardo, e senza distogliere gli occhi da lei, cominciò a spogliarsi. Si tolse la polo, rivelando un torso robusto, non da giovane - la pelle segnata, una peluria grigia sul petto, i muscoli solidi ma avvolti da uno strato di vita vissuta, di un uomo di 60 anni che aveva lavorato sodo. Sfilò la cintura, abbassò i pantaloni e le mutande insieme. E lì, nel buio dell'auto, si rivelò.
Il suo cazzo era già in piena, feroce erezione. Non era solo duro; era impressionante per lunghezza e spessore, le vene si disegnavano in rilievo sulla pelle scura, la punta, gonfia e lucida di presperma, puntava minacciosa verso di lei. Alice, nonostante tutta la sua audacia, non poté trattenere un sussulto, uno sguardo di genuino, stupito apprezzamento. I suoi occhi si spalancarono, la bocca si dischiuse in un piccolo "oh" di sorpresa. Non era il corpo scolpito di un ragazzo, ma quello di un uomo, con tutta la potenza cruda e la promessa di esperienza che ne derivava.
Gigi vide quello sguardo e un sorriso trionfante, animalesco, gli increspò le labbra. Si palpeggiava lentamente l'asta, fissandola.
" Visto? Questo è quello che ti aspettava. Non un ragazzino, un cazzone di un uomo che sa come usarlo, non vedi l'ora di assaggiarlo vero?"
Non aspettò una risposta. Con la stessa mano che si era appena palpeggiata, le allargò bruscamente le cosce. La figa di Alice, completamente glabra, si offrì al tocco di Gigi che emise un grugnito di approvazione. Non ci furono preamboli, non ci furono carezze. Infilò due dita grosse e ruvide dentro di lei, in un unico movimento penetrante, profondo.
Alice (gridando, un misto di shock e piacere lancinante): "Ah! Gigi!"
Era stretta, incredibilmente stretta e calda, le pareti interne che si stringevano convulsamente attorno alle sue dita che muoveva dentro di lei con movimenti esplorativi, rozzi, sentendo ogni piega, ogni contrazione del suo corpo giovane e vitale. Con il pollice della stessa mano, premette con forza sul clitoride, piccolo e già gonfio.
Gigi (ansimando, guardando il suo viso contratto dal piacere): "Eccola qui, la fighetta di una troietta di 22 anni. cazzo come sei stretta, come sei bagnata per me. Dimmi, te lo sognavi un cazzo così? Dimmi la verità, puttanella!"
Gigi non aveva più tempo per le dita. Con un movimento brusco, si sistemò sopra di lei, il suo corpo robusto e pesante che la inchiodava al sedile di pelle. La punta del suo cazzo, enorme e scivolosa, cercò l'ingresso, premendo contro la sua figa già fradicia e dilatata dalle sue dita. Con un unico, potente colpo d'anca, glielo infilò tutto dentro, senza alcuna delicatezza, riempiendola in un modo che lei non aveva mai sperimentato.
Alice, con un urlo strozzato, "ahhhh cazzo Gigi, sei enorme, mi spacchiii!"
Gigi rimase immobile per un secondo, godendosi la sensazione di quella stretta calda e incredibilmente giovane che lo avvolgeva, la sua espressione era di puro trionfo animalesco. Poi, tenendola ferma per i fianchi con le mani grandi, iniziò a ritirarsi e a ripiombare dentro di lei con colpi profondi e misurati. Nel frattempo, si chinò, la bocca si avventò su uno dei suoi seni. Leccò, succhiò, mordicchiò il capezzolo con una voracità da affamato, le sue labbra e la lingua ruvida che lavoravano senza tregua sulla pelle morbida; la sua altra mano afferrò l'altro seno, strizzandolo, modellandolo, il pollice che strofinava e pizzicava il capezzolo indurito con forza.
"oh si dai, si sei un porco, chissà quante volte hai fantasticato su di me e sulle mie tettone eh"
"Fantasticato? Puttanella, da quando tuo padre ha presentato la sua "principessina" di vent'anni che iniziava a lavorare nel bar, io non ho fatto altro. Ogni volta che ti vedevo al bar, con quelle canottiere che non nascondono un cazzo, che ridevi con i tuoi amichetti, io immaginavo esattamente questo. Di sentirti urlare il mio nome mentre ti sfondo con questo cazzo che i tuoi ragazzini non si sognano neanche. Immaginavo il sapore di queste tettone e quanto sei bagnata per un uomo vero."
Alice gemeva, i suoi suoni erano un continuo fiume di piacere e sottomissione. Le sue unghie scavavano solchi nella pelle sudata delle spalle robuste di Gigi. Ogni potente colpo d'anca la sbatteva contro il sedile, un rumore umido e carnoso che riempiva l'auto insieme ai loro gemiti. La sensazione di essere così completamente piena, dominata, usata, stava mandando in cortocircuito ogni suo pensiero.
"Sì... sì, porco, è vero, ti guardavo, sapevo che mi guardavi come un viscido, ohhh si come lo muovi... non, non finire Gigi"
"Ti piace, eh? Ti piace essere la troietta di uno più vecchio di papà eh? Dimmi. Dimmi che sei la mia puttana!"
Alice gridando, con la testa che roteava " Sono la tua puttana! La tua troia! Oh, cazzo, Gigi, ti prego"
Soddisfatto, Gigi cambiò angolazione, sollevandole le gambe sopra le sue spalle, penetrando ancora più a fondo.
"ogni giorno che ti vedevo, parlavamo con tutti gli operai di te, volavano grandi commenti in cantiere su di te!"
"ah si e che commenti? si dai ancora, spingilo tutto"
" Che eri una figa in calore che si metteva in mostra, che con quelle labbra carnose... (affondò un colpo particolarmente profondo, facendola contorcere) , sembravi nata per succhiare i cazzi. Che quelle tette (si chinò di nuovo, prendendone un capezzolo tra i denti in un morso possessivo) erano fatte per essere strizzate e sborrate. E che quel culo (una mano si staccò dal suo seno e le schiaffeggiò violentemente una natica, lasciando un segno rosso sulla pelle chiara) urlava di essere scopato a pecora, contro il cassone di un camion, mentre tutti ti guardavano.
Alice urlava, in preda a un piacere vergognoso e travolgente "Ah! Porco! Sì! Parlami ancora, dimmi tutto!"
"Dicevamo che se ti avessimo avuta in cantiere, non avresti alzato un dito se non per alzare la gonna. Che ti avremmo piegata sulla betoniera, uno dietro, a romperti quel culo da troia, uno davanti, a sfondarti quella gola da pompinara, e un altro che ti sborrava su quelle tettone mentre ne chiedevi ancora. Saremmo venuti tutti, puttana. Uno dopo l’altro. Ti avremmo riempita di sborra"
I gemiti di Alice diventarono striduli, isterici, il corpo iniziò a contrarsi violentemente attorno a lui "Oh Dio, oh cazzo, sì! È quello che voglio! Voglio essere la vostra troia da cantiere! Scopami tutti! Fammelo sentire! Fini... finisci in me, Gigi, ti prego!"
Mentre stavano per venire entrambi, Alice disse a Gigi "a quei maiali cosa gli dirai domani?"
Il corpo di Gigi si irrigidì come un arco teso, ogni muscolo in tensione mentre un brivido primordiale lo percorreva dalla nuca ai talloni: le sue palle, strette e pesanti, si contrassero violentemente, sentì l’onda di piacere inarrestabile salire lungo la colonna, esplodere dietro gli occhi.
"Gli dirò… gli dirò che la loro troietta preferita ha la figa piena di sborra fino all’orlo e che ha urlato come un’ossessa mentre gliela pompavo dentro!"
Proprio in quel momento, mentre le sue parole roche e volgari echeggiavano nell’abitacolo, il suo cazzo pulsò violentemente dentro di lei. Non fu un getto, fu un’esplosione. Uno schizzo caldo e denso che riempì la sua cavità già stretta, seguito da un altro, e un altro ancora, inondandola profondamente.
La sensazione di quel liquido bollente che le inondava l’interno, che colava lungo le pareti, che la riempiva in un modo così viscerale fu la scintilla che fece esplodere anche Alice. Un urlo acuto, quasi disumano, le strappò la gola mentre il suo corpo veniva scosso da un orgasmo catastrofico. I suoi muscoli vaginali si strinsero in spasmi incontrollabili attorno al cazzo ancora pulsante di lui, spremendogli ogni ultima goccia di seme. Si contorse sotto di lui, gli arti che si agitavano, le unghie che gli graffiavano la schiena, la testa che si torceva sul sedile. Era un piacere così intenso, così sporco, così umiliante che la fece piangere, lacrime calde che le solcavano le tempie mentre il suo utero sembrava accogliere quell’inondazione con un’avidità tutta sua.
"Sì… sì… riempimi, oh Dio, ti sento tutto, è troppo, è bellissimooo"
Per lunghi, interminabili secondi, rimasero così, uniti, entrambi scossi dai sussulti del loro orgasmo condiviso, il respiro affannoso che si mischiava, l’odore del sesso e del sudore. il sudore e il sesso che saturava l’aria. Poi Gigi, ancora ansimante, si chinò su di lei; non fu un bacio, fu una conquista, gustò il sapore dei suoi gemiti, del sudore sul suo labbro superiore. Alice rispose con uguale ferocia, le sue braccia gli si avvitarono attorno al collo, i denti che gli mordicchiarono il labbro inferiore in un misto di dolore e passione. Si scambiarono il respiro, era un sigillo animalesco, un patto osceno stretto nel calore viscido del loro accoppiamento animale.
Gigi , sussurrando contro le sue labbra gonfie: "E gli dirò anche… che domani voglio il bis."
Alice "ah perchè, il bis non me lo dai già stanotte?" con un sorriso malizioso... "certo che te lo do stasera, dammi solo qualche minuto e vedrai!" così avvenne, dopo qualche minuto la fece scendere dall'auto nuda solo con i tacchi. Il freddo della notte sulla pelle nuda la fece rabbrividire, ma era un brivido di puro eccitamento. I tacchi alti scricchiolavano sull'asfalto mentre, completamente esposta, si lasciava guidare da lui verso i sedili posteriori del SUV. L'aria le accarezzava i capezzoli duri e le stilla di seme che le colavano lungo le cosce interne. Una volta dentro, Gigi si sedette con un ghigno da predatore, e Alice non si fece pregare. Si inginocchiò sul tappetino, le mani che gli aprirono i pantaloni già sbottonati, liberando di nuovo quel mostro che, incredibilmente, era già di nuovo rigido e pulsante.
Alice , con voce bassa e piena di ammirazione, le dita che accarezzavano la lunga e spessa verga "Cristo, Gigi... è ancora più grosso di prima. È impossibile... (Abbassò la testa, le labbra che sfiorarono l'apice violaceo). Guarda che bestia. Mi riempie tutta la bocca, mi sfinisce la gola" La sua lingua uscì, leccando lentamente dal frenulo fino alla punta, assaggiando una goccia di pre-sperma salata). È perfetto. È il cazzo più grosso che abbia mai visto, il più duro, il più caldo"
"Fammi sentire quella bocca da pompinara"
Alice obbedì, aprendo la bocca il più possibile per accogliere la punta larga, poi lasciando che lui le spingesse la testa giù, lentamente, costringendo la sua gola ad adattarsi a quella massa imponente. I suoi occhi lacrimavano, ma un brontolio di piacere le vibrava nel petto. Lui, nel frattempo, con l’altra mano le palpeggiava e stringeva i seni pesanti, soppesandoli, pizzicando i capezzoli fino a farle male.
Iniziò a muovere la testa su e giù con rinnovata foga, le guance che si incavavano mentre succhiava con forza, le mani che gli stringevano le palle pesanti. Il suono umido, sguaiato, riempiva l’abitacolo.
(Lo guardava da sotto le sue ciglia, con uno sguardo di pura adorazione carnale).
"Sono tue, tutte tue, per stasera... Le tue tettone da strizzare mentre ti sfondo la gola con questo cazzo da dio. È così che mi vuoi troia, Gigi? Con le tette che ballano e la bocca che ti succhia l’anima?"
"si porca, ti sta piacendo sentirti puttanella eh? se lo sapessero i tuoi amichetti ventenni che sognano questo ben di dio da sempre, che invece succhi il cazzo ad un sessantenne!"
La testa di Alice annuì vigorosamente, i capelli che sbattevano contro il ventre di lui, mentre un suono gutturale di assenso le usciva dalla gola piena.
Le sue mani lasciarono le sue palle e si portarono sotto i suoi seni, sollevandoli, presentandoglieli come un'offerta: riempiendosi d'aria quando lui le lasciò un attimo di tregua, voce roca e piena di eccitazione "Mi piace da morire. Sono la tua puttanella segreta. Pensano di sognare chissà cosa, i miei coetanei, e invece questo cazzo da vero uomo mi scopa come non avevo immaginato. È mille volte meglio"
Si chinò di nuovo, le labbra che si serrarono attorno a lui, ma questa volta scivolò più in su, posizionando la sua erezione imponente tra la calda, morbida valle del suo décolleté.
"Vieni, sfregalo qui, fammelo stringere!"
Gigi emise un sorriso di approvazione, le sue mani che si posarono sulle sue, aiutandola a stringere la carne morbida e calda attorno al suo membro :iniziò a muovere i fianchi, sfregando lentamente la lunga asta tra i seni abbondanti, la punta che ogni tanto sfiorava il mento di lei, poi il collo, lasciando una scia umida.
"Guardati, sembrano due cuscini di velluto fatti apposta per il mio cazzo."
Aumentò il ritmo, lo sfregamento divenne più veloce, più deciso. "Lo pensano tutti, lo sai? Che con quelle tette da vacca potresti far venire anche un morto."
"Lo pensano tutti, e hanno ragione! Sono fatte per questo, per stringere cazzi! Ma solo il tuo riesce a non scomparire ma addirittura toccarmi la gola con la cappella!" Allungò la lingua, leccando la punta che spuntava tra la sua scollatura ad ogni colpo. "Senti come scivola, è così bello"
Dopo qualche minuto lui la tirò su e baciandola le disse "sei una grandissima mammellona pompinara, però ora ti voglio sfondare il culo!" lei eccitatissima ed impaurita per le dimensioni rispose "oh mamma mia, mi squarterai però lo voglio, eccome se ti voglio nel culo!"
Il bacio fu breve e bramoso, le sue mani che la sollevarono per peso dalle sue ginocchia, voltandola bruscamente verso i sedili. La piegò in avanti, il suo ventre contro il morbido dei sedili posteriori, le sue natiche nude e ancora umide offerte alla luce fioca del lampione.
Con una mano le divise le chiappe, con l'altra guidò la punta del suo cazzo, grondante di saliva e del suo stesso lubrificante, contro l'ingresso già ben allenato e abituato a essere sfondato.
Alice emise un gemito, le dita che si aggrappavano al sedile "Oh sì, lì è il mio buco preferito. Riccardo mi allena bene, ma questo (Sentì la pressione iniziale, lui che cominciava a farsi strada), Gigi, è un altro pianeta, mi apri come nessuno mai! Eppure ne ho presi eh!"
Gigi sentiva l'anello muscolare, elastico ma stretto, cedere lentamente alla sua circonferenza "Meglio così, ragazzina. Mi piace sapere che ti hanno inculata in tanti!"
Spinse in avanti con un colpo profondo e deciso, guadagnando terreno nell'ampio, caldo tunnel rettale che si apriva per accoglierlo, allenato ma provato dalla sua mole.
Un lungo gemito di piacere strappato le uscì dalle labbra mentre lui si insediava completamente, i suoi fianchi che schiaffeggiavano le sue natiche.
"Ecco così, è stretto comunque, puttana. Lo stringi tutto come un pugno." Iniziò a ritirarsi, lentamente, lasciandola sentire ogni solco, ogni vena, prima di ripiombare dentro con uno schiaffo umido).
"È fatto per essere sfondato da cazzi grossi, questo culone. Me lo dicevi."
"Sì, sì! È fatto per voi, per cazzi come il tuo e quello di Riccardo! Ah cazzo, così dentro, mi sento piena come non mai!"
Inarcò la schiena, offrendosi ancora di più, ogni nervo vivo mentre lui stabiliva un ritmo brutale.
La testa di Alice era praticamente dietro i poggiatesta dei sedili posteriori, lui si aggrappava alle sue spalle e la tirava anche per i capelli, urlavano entrambi come due ossessi
Alice con un urlo strozzato, le lacrime agli angoli degli occhi per lo sforzo e il piacere sovrumano "Mi stai sfondando cazzo! Mi stai distruggendo il culo e mi piace da matti!" Il suo buco, allenato ma comunque al limite, si contorceva e stringeva attorno a lui ad ogni colpo, la sensazione di essere completamente posseduta, riempita, stravolta, che la faceva impazzire.
"Sono la tua troia col culo rotto, solo tua!"
Gigi perse ogni controllo, i suoi fianchi che si bloccarono per un istante, sepolti in profondità dentro di lei, prima che un tremore violento lo scuotesse dalla testa ai piedi.
Un ruggito bestiale gli strappò la gola mentre esplodeva, getti potenti e caldi di seme che inondavano il suo retto, riempiendolo oltre ogni limite concepibile, la sensazione di calore e possesso totale che lo fece tremare.
Alice, sentendo il getto scottante e impetuoso, fu scossa da un orgasmo a catena, un urlo acuto che si unì al suo "SÌ! Riempimiii, sborrami tutta dentro, riempimi questo culo da troia!"
Si contorse sotto di lui, le contrazioni del suo canale anale che strizzavano avidamente ogni ultima goccia dalla sua asta pulsante, succhiandola fino all'ultima stilla.
"è tuo, è tutto tuo, ohhh cazzo"
Gigi crollò su di lei, ansimante, il suo peso che la schiacciava contro il sedile, il suo cazzo ancora dentro di lei che pulsava debolmente.
Rimasero così, intrecciati, ansimanti, il sudore e i fluidi che li univano. L'aria dentro l'auto era pesante, satura dell'odore acre del sesso e del loro respiro affannoso.
Dopo lunghi momenti, Gigi si ritirò lentamente, con un suono umido e obsceno, e si lasciò cadere sul sedile accanto a lei, esausto.
"Cazzo, Non mi sentivo così da vent'anni."
Alice rotolò sul fianco, guardandolo con uno sguardo annebbiato dal piacere e dalla sottomissione. Una piccola colata bianca le colò da tra le natiche sul sedile di pelle. "Nemmeno io. (Una risatina strozzata, incredula). Mi hai... distrutta. In tutti i sensi."
Gigi girò la testa verso di lei, un sorriso stanco e predatorio sulle labbra "E domani? Quando il tuo ragazzino ti inculerà di nuovo, penserai a me. Sentirai ancora il mio cazzo lì dentro."
Alice chiuse gli occhi, un brivido di piacere e colpa percorse la sua schiena nuda "Lo sentirò per giorni"
"E poi? Dopo che sarà passato... tornerai a farmi la spagnola in questo parcheggio?"
disse Gigi con una risata bassa e soddisfatta "O forse ti porterò da qualche altra parte. In un vero letto. Per vedere quante volte posso farti venire con questa bocca e questo culo prima che ti spacchi."
"Domani in cantiere, quando berremo il caffè, racconterò per filo e per segno com'è il culo della tettona. Come si stringe, come urla, quanta sborra riesce a contenere, gli farò venire una voglia matta di scoparti tutti."
Alice trattenne il fiato, gli occhi che si spalancarono per un istante ed invece di offendersi, un rossore caldo di eccitazione le salì al collo. "Ah sì? Vuoi che sappiano che porca sono e mi desiderino ancora di più? Vuoi che mi immaginino mentre me li prendo tutti, uno dopo l'altro?"
Gigi ridacchiò, tirandola a sé per un ultimo, profondo bacio, le sue mani che le stringevano i fianchi attraverso il tessuto della gonna. "Esattamente. Così, la prossima volta che ti porto in cantiere per una "visita", sapranno tutti perché sei davvero lì"
Si ricomposero e l'auto ripartì.
Gigi frenò dolcemente davanti al cancello di casa sua, in quella strada periferica silenziosa e buia. Si baciarono ancora una volta, un bacio lungo, bagnato, che sapeva di sudore, di sesso e di tradimento.
L'auto di Gigi sfrecciò via con un rombo del motore che sembrò squarciare il silenzio della notte residenziale. Alice rimase un attimo sul marciapiede, sotto il debole lampione. Si sistemò il tubino nero stropicciato, tirandolo giù sulle cosce, e si passò le dita tra i capelli scompigliati, cercando di ricomporre un'aria di normalità.
Il suo sguardo corse nervoso verso le finestre oscure della villetta a schiera dove viveva con i suoi genitori. La speranza che fossero già a letto era palpabile nella sua fretta.
Con movimenti furtivi, estrasse le chiavi dalla borsetta e infilò la chiave nella serratura del portoncino d'ingresso, l'occhiata che lanciava verso la strada era piena di paura e di una strana, perversa eccitazione. La porta si aprì e si richiuse in silenzio, inghiottendola.
Dalla mia auto parcheggiata in ombra, più in fondo alla via, io, Riccardo, il suo fidanzato di cui si era completamente dimenticata, osservai la scena con gli occhi brucianti. Il mio telefono, spento dopo l'ennesima chiamata inutile, giaceva sul sedile del passeggero. L'immagine della sua schiena nuda contro il vetro appannato, dei suoi fianchi che si muovevano, era incisa a fuoco nella mia mente, cancellando ogni altro pensiero. Non mi mossi. Guardai la luce accendersi al primo piano, nella sua stanza.
La luce nella sua stanza si spense dopo pochi minuti. Probabilmente si era spogliata in fretta, gettando in un angolo quel tubino macchiato di sudore e desiderio altrui, e si era infilata nel letto. Forse sorrideva nel buio, ripensando alle mani ruvide di Gigi su di lei, al suo cazzo che la riempiva in un modo che lei non conosceva. Forse si sentiva viva, eccitata, una brava ragazza che per una sera aveva assaggiato il frutto proibito.
Io restai lì ancora a lungo, fino a quando il freddo non penetrò nell'abitacolo e la rabbia non si solidificò in un nodo duro e freddo nello stomaco. Accesi finalmente il motore, il rombo mi sembrò un urlo soffocato. Diedi un'ultima occhiata alla sua finestra oscura, poi inserii la marcia e lasciai quella strada, portando con me il peso di un amore che, in quell'istante, aveva smesso di esistere. Non c'era più nulla da dire.
Il telefono illuminò la plancia con una luce fredda mentre percorrevo le strade deserte. Il suono della vibrazione sembrò un ticchettio ironico nel silenzio dell'auto. Lessi il messaggio. Le parole danzavano sullo schermo, cariche di una ingenuità calcolata o di una crudeltà inconsapevole che mi trafisse più di qualsiasi altra cosa.
"Scusa, letto ora, avevo spento il telefono, ho finito tardi a cena con Gigi... hai visto, ho avuto il coraggio!"
Un sorriso amaro, distorto, mi si incise sulle labbra. "Hai avuto il coraggio", pensai. Sì. Il coraggio di spalancare le gambe sul sedile di un'auto facendoti fottere come una troia. Il coraggio di farti sbattere contro il vetro da un uomo più grande di tuo padre. Il coraggio di tornare a casa con le mutande nella borsa e il sapore di un altro uomo in bocca.

Non risposi. Spensi lo schermo e gettai il telefono sul sedile accanto. La provocazione, voluta o meno, aveva colpito nel segno.

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riccardottantadue@gmail.com
scritto il
2026-03-26
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