Condividendo l'esperienza di lei - Ep. 5
di
Alpha Master
genere
dominazione
Puntate precedenti:
https://www.eroticiracconti.it/racconto/74477-condividendo-lesperienza-di-lei-ep4
https://www.eroticiracconti.it/racconto/74403-condividendo-lesperienza-di-lei-ep3
https://www.eroticiracconti.it/racconto/74086-condividendo-lesperienza-di-lei-ep2
https://www.eroticiracconti.it/racconto/74085-condividendo-lesperienza-di-lei-ep1
Il risveglio fu un lento ritorno alla realtà, accompagnato da una sensazione che Gisella non aveva mai provato: sentiva le mutandine ancora infilate profondamente a stimolare la sua vagina, come un corpo estraneo che reclamava la sua presenza a ogni minimo movimento. Erano diventate quasi parte di lei durante la notte, e per colpa loro (o grazie a loro) aveva fatto una notte agitata ma piena di sogni erotici.
Quando Matteo si stiracchiò accanto a lei, il suo sguardo non cercò i suoi occhi, ma scese immediatamente verso il basso, come se potesse vedere attraverso le lenzuola ciò che il Padrone aveva ordinato di lasciare lì.
"Buongiorno. Ti stimolano forte?" chiese sussurrando lui con la voce ancora roca per il sonno. Gisella emise un gemito soffocato, inarcando leggermente il bacino. "Sì... mi sento piena. Mi sento come se non smettesse di ricordarmi che appartengo a Lui." Matteo le accarezzò la coscia, con una pressione che faceva capire quanto fosse già in tiro. "È ora di alzarci e prepararci per andare da Elena, l'estetista. Non possiamo farla aspettare." poi guardando la moglie, chiese "Vuoi che te le tolga?" ma Gisella scosse la testa: "No, dopo colazione".
La colazione e poi il tragitto verso il centro estetico furono un supplizio di eccitaszione e anticipazione. Gisella sentiva la vagina eccitata e vuota dopo ore premere sul sedile a ogni curva dell'auto, umida e sensibile.
Quando entrarono nella stanza privata, l'odore di oli essenziali e talco sembrava quasi contrastare con la carica erotica che i due portavano con sé. Elena, l'estetista, li accolse con un sorriso professionale, ma i suoi occhi indugiarono per un istante di troppo sulla tensione evidente tra i coniugi. "Siete pronti?" chiese lei, indicando il lettino.
Gisella si spogliò lentamente dalla vita in giù, sentendo l'aria fresca della stanza colpire la pelle nuda del ventre e delle gambe, mentre Matteo restava in piedi accanto a lei, immobile come una sentinella, con lo sguardo fisso tra le sue gambe. Quando Gisella si sdraiò e allargò le cosce, sentì il peso dello sguardo del marito farsi quasi tangibile. "Guardi bene, Elena," disse Gisella. "Voglio che sia tutto perfetto. Non deve restare nemmeno un pelo."
"Non si preoccupi" rispose con un sorriso l'estetista. Faremo un buon lavoro. Solo devo avvisarla, non può essere del tutto indolore, anche se cercherò di fare in modo da ridurre al minimo il disagio.
Il primo strappo asportò tutto il bordo sinistro del cespuglio pubico e fu come una scossa elettrica. Gisella sussultò, le dita che affondavano nel lenzuolo del lettino, mentre un grido strozzato le usciva dalle labbra, ma inconfessabilmente l'idea che lo stesse facendo per il suo Master la eccitava.
Il dolore della ceretta si intrecciò rapidamente al piacere. Ogni striscia strappata dalle zone più intime le provocava un brivido che risaliva lungo la schiena, mentre osservava Matteo che non staccava gli occhi dalla scena. Quando Elena iniziò ad applicare la crema lenitiva, massaggiando con dita esperte e lente le labbra della vagina e l'area perianale per calmare l'infiammazione, Gisella sentì un calore improvviso invaderla. Il contatto di un'altra donna sul suo sesso, sotto gli occhi del marito, era un'umiliazione che la eccitava in modo osceno. "Non ti preoccupare" disse l'estetista. "Con le endorfine del dolore e il massaggio con la crema lenitiva è normale una certa reazione fisica nelle zone intime" commentò per tranquillizzare la cliente, ma il suo sguardo divertito diceva che considerava Gisella una gran porca anche senza parole, e entrambi i coniugi vennero ulteriormente eccitati dalla cosa. L'erezione di Matteo era poco celabile, ormai. Finito il lavoro pagarono, e in macchina l'eccitazione di Gisella fu tale da avere un orgasmo spontaneo per il contatto con il sedile.
Tornati a casa, l'atmosfera era satura di elettricità. La pelle di Gisella bruciava ancora leggermente, rendendola ipersensibile a ogni minimo sfioramento. Matteo non riusciva a stare lontano da lei; la osservava come se fosse un oggetto nuovo, appena scartato e pronto per essere usato.
"Dobbiamo fare le foto," disse lui, la voce che vibrava di desiderio. "Voglio che AM veda quanto è liscia ora."
Il servizio fotografico fu quasi frenetico. Gisella posava con una consapevolezza nuova, quasi arrogante nella sua nudità totale. Non c'erano più i veli dei reggiseni trasparenti; era esposta, nuda e vulnerabile. Le foto erano identiche a quelle richieste: frontale, schiena, i dettagli della figa e dell'ano ora perfettamente levigati, ogni immagine accompagnata dal fedele post-it "AM" attaccato alla pelle calda e arrossata.
Inviarono tutto con un unico messaggio: "La schiava è pulita e pronta, AM. Attendiamo i Suoi ordini."
L'attesa della risposta fu un vuoto che li lasciò entrambi in sospeso, finché il suono della notifica non li fece sobbalzare. La risposta di Alpha Master era breve, quasi gelida: "Vedo che avete obbedito. Il corpo è ora accettabile. Ma la pulizia fisica è solo l'inizio. Ora che non avete più scuse per nascondervi dietro ai peli, voglio vedere quanto siete capaci di spingervi oltre il limite della vostra timidezza. Domani sera, Gisella uscirà per un aperitivo con un'amica. Ma lo farà indossando solo il vestito, senza reggiseno e senza slip. Matteo dovrà accompagnarla fino alla porta del locale, assicurandosi che lei sia 'pronta', e poi lasciarla lì, sapendo che lei è proprietà di AM mentre sorride alle sue amiche."
Gisella rilesse il messaggio, sentendo un brivido di terrore e desiderio attraversarle il ventre. Guardò Matteo: lui aveva gli occhi lucidi di eccitazione e un'erezione che premeva prepotente contro i pantaloni. L'idea di "consegnare" sua moglie al mondo esterno, consapevole della sua nudità segreta sotto il marchio del Padrone, lo stava facendo impazzire.
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Il risveglio fu un lento ritorno alla realtà, accompagnato da una sensazione che Gisella non aveva mai provato: sentiva le mutandine ancora infilate profondamente a stimolare la sua vagina, come un corpo estraneo che reclamava la sua presenza a ogni minimo movimento. Erano diventate quasi parte di lei durante la notte, e per colpa loro (o grazie a loro) aveva fatto una notte agitata ma piena di sogni erotici.
Quando Matteo si stiracchiò accanto a lei, il suo sguardo non cercò i suoi occhi, ma scese immediatamente verso il basso, come se potesse vedere attraverso le lenzuola ciò che il Padrone aveva ordinato di lasciare lì.
"Buongiorno. Ti stimolano forte?" chiese sussurrando lui con la voce ancora roca per il sonno. Gisella emise un gemito soffocato, inarcando leggermente il bacino. "Sì... mi sento piena. Mi sento come se non smettesse di ricordarmi che appartengo a Lui." Matteo le accarezzò la coscia, con una pressione che faceva capire quanto fosse già in tiro. "È ora di alzarci e prepararci per andare da Elena, l'estetista. Non possiamo farla aspettare." poi guardando la moglie, chiese "Vuoi che te le tolga?" ma Gisella scosse la testa: "No, dopo colazione".
La colazione e poi il tragitto verso il centro estetico furono un supplizio di eccitaszione e anticipazione. Gisella sentiva la vagina eccitata e vuota dopo ore premere sul sedile a ogni curva dell'auto, umida e sensibile.
Quando entrarono nella stanza privata, l'odore di oli essenziali e talco sembrava quasi contrastare con la carica erotica che i due portavano con sé. Elena, l'estetista, li accolse con un sorriso professionale, ma i suoi occhi indugiarono per un istante di troppo sulla tensione evidente tra i coniugi. "Siete pronti?" chiese lei, indicando il lettino.
Gisella si spogliò lentamente dalla vita in giù, sentendo l'aria fresca della stanza colpire la pelle nuda del ventre e delle gambe, mentre Matteo restava in piedi accanto a lei, immobile come una sentinella, con lo sguardo fisso tra le sue gambe. Quando Gisella si sdraiò e allargò le cosce, sentì il peso dello sguardo del marito farsi quasi tangibile. "Guardi bene, Elena," disse Gisella. "Voglio che sia tutto perfetto. Non deve restare nemmeno un pelo."
"Non si preoccupi" rispose con un sorriso l'estetista. Faremo un buon lavoro. Solo devo avvisarla, non può essere del tutto indolore, anche se cercherò di fare in modo da ridurre al minimo il disagio.
Il primo strappo asportò tutto il bordo sinistro del cespuglio pubico e fu come una scossa elettrica. Gisella sussultò, le dita che affondavano nel lenzuolo del lettino, mentre un grido strozzato le usciva dalle labbra, ma inconfessabilmente l'idea che lo stesse facendo per il suo Master la eccitava.
Il dolore della ceretta si intrecciò rapidamente al piacere. Ogni striscia strappata dalle zone più intime le provocava un brivido che risaliva lungo la schiena, mentre osservava Matteo che non staccava gli occhi dalla scena. Quando Elena iniziò ad applicare la crema lenitiva, massaggiando con dita esperte e lente le labbra della vagina e l'area perianale per calmare l'infiammazione, Gisella sentì un calore improvviso invaderla. Il contatto di un'altra donna sul suo sesso, sotto gli occhi del marito, era un'umiliazione che la eccitava in modo osceno. "Non ti preoccupare" disse l'estetista. "Con le endorfine del dolore e il massaggio con la crema lenitiva è normale una certa reazione fisica nelle zone intime" commentò per tranquillizzare la cliente, ma il suo sguardo divertito diceva che considerava Gisella una gran porca anche senza parole, e entrambi i coniugi vennero ulteriormente eccitati dalla cosa. L'erezione di Matteo era poco celabile, ormai. Finito il lavoro pagarono, e in macchina l'eccitazione di Gisella fu tale da avere un orgasmo spontaneo per il contatto con il sedile.
Tornati a casa, l'atmosfera era satura di elettricità. La pelle di Gisella bruciava ancora leggermente, rendendola ipersensibile a ogni minimo sfioramento. Matteo non riusciva a stare lontano da lei; la osservava come se fosse un oggetto nuovo, appena scartato e pronto per essere usato.
"Dobbiamo fare le foto," disse lui, la voce che vibrava di desiderio. "Voglio che AM veda quanto è liscia ora."
Il servizio fotografico fu quasi frenetico. Gisella posava con una consapevolezza nuova, quasi arrogante nella sua nudità totale. Non c'erano più i veli dei reggiseni trasparenti; era esposta, nuda e vulnerabile. Le foto erano identiche a quelle richieste: frontale, schiena, i dettagli della figa e dell'ano ora perfettamente levigati, ogni immagine accompagnata dal fedele post-it "AM" attaccato alla pelle calda e arrossata.
Inviarono tutto con un unico messaggio: "La schiava è pulita e pronta, AM. Attendiamo i Suoi ordini."
L'attesa della risposta fu un vuoto che li lasciò entrambi in sospeso, finché il suono della notifica non li fece sobbalzare. La risposta di Alpha Master era breve, quasi gelida: "Vedo che avete obbedito. Il corpo è ora accettabile. Ma la pulizia fisica è solo l'inizio. Ora che non avete più scuse per nascondervi dietro ai peli, voglio vedere quanto siete capaci di spingervi oltre il limite della vostra timidezza. Domani sera, Gisella uscirà per un aperitivo con un'amica. Ma lo farà indossando solo il vestito, senza reggiseno e senza slip. Matteo dovrà accompagnarla fino alla porta del locale, assicurandosi che lei sia 'pronta', e poi lasciarla lì, sapendo che lei è proprietà di AM mentre sorride alle sue amiche."
Gisella rilesse il messaggio, sentendo un brivido di terrore e desiderio attraversarle il ventre. Guardò Matteo: lui aveva gli occhi lucidi di eccitazione e un'erezione che premeva prepotente contro i pantaloni. L'idea di "consegnare" sua moglie al mondo esterno, consapevole della sua nudità segreta sotto il marchio del Padrone, lo stava facendo impazzire.
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