La notte di malaga
di
Alpha Master
genere
etero
L'ultima notte di una vacanza troppo breve eppure durata un giorno di troppo.
Non riuscivo proprio a dormire, e così alle 3 del mattino mi trovai a camminare da sola su quella spiaggia che pareva infinita; ripensavo a quei giorni di divertimento ma in un certo modo stancanti e stressanti, dove cerchi di fare tutto quello che non hai fatto in un anno di lavoro, e finisci per essere sotto pressione per non lasciare niente indietro.
In quel 10 settembre l'aria tiepida ma non afosa era gradevole, e camminando con i sandali in mano sul bagnasciuga venivo cullata dal suono della risacca, mentre la brezza faceva svolazzare il corto e leggero copri costume che indossavo, facendolo danzare sulle cosce nude.
Persa nei miei pensieri non mi accorsi di lui fino a quando non fui troppo vicina per girarmi e andarmene senza sembrare stupida, ma ero spaventata: essere da sola in piena notte, nel nulla di una spiaggia, vestita con un copricostume e degli slip davanti a un gigante moro con i capelli lunghi fino alle spalle, e una barbetta da predatore poteva finire malissimo. Immaginatevi una versione mora e con gli occhi neri di Kurt Cobain, e aggiungetegli una ventina di centimetri di altezza, quello che esce non è il massimo per farvi stare tranquille al mio posto.
Eppure, quello che stavo vedendo era anche il tipo di uomo che le ragazze immaginano quando fantasticano masturbandosi. Io sono alta 1.70, e di solito devo anche evitare di mettere i tacchi, per trovarmi a guardare verso il basso gli uomini; lui torreggiava su di me.
E per fortuna sorrideva, alzò una mano in segno di saluto, e disse semplicemente: "Ciao. Anche tu non riuscivi a dormire?" Una domanda semplice, diretta e soprattutto in italiano.
"Già," risposi "ultima notte, domani si vola verso casa, verso il lavoro e verso la noia". Lui si limitò ad annuire. "Stessa cosa per me, ma aggiungici che questa vacanza di due settimane è stata più stancante di due settimane di lavoro". Poi fece una pausa, alzando gli occhi sul mare e l'argento riflesso dalla luna piena sull'acqua: "Più divertente, certo", e sorrise, "ma mi servirebbe una vacanza per riprendermi dalla vacanza.
Mio malgrado risi, mi sentivo esattamente come lui. "Hai perfettamente ragione", risposi, e mi appoggiai accanto a lui, sul legno sporco di sale e sabbia del patino rosso del bagnino.
Lo guardai a fondo per la prima volta: pantaloni corti, ma di gran marca, maglietta leggera ma di gusto, piedi nudi e accanto a lui sandali di pelle. Al polso un Rolex: non era uno sbandato violentatore, e mi tranquillizzai.
Una strana conversazione, che andò avanti per una mezzora riuscendo a non dirci i nomi, che lavoro facessimo, se avessimo qualcuno con noi a Malaga o qualsiasi altro dato sensato; parlammo solo e soltanto di come la vacanza fosse stata per entrambi la stessa esperienza, turistica, frenetica, omologata. "Secondo te quanti altri laggiù", e indicai i palazzi alle nostre spalle "hanno vissuto la stessa identica vacanza?" Lui si girò prima di parlare, guardando la città piena di turisti che ormai o dormivano o erano ubriachi o sballati. "Troppi. Il prossimo anno voglio una vacanza diversa. Vera. Di quelle che non interessa a nessuno farsi raccontare, ma che mi ricorderò per tutta la vita..." e fece un attimo di silenzio: "Questa interessa agli altri, ti classifica socialmente, ma non ti lascia un accidente dentro." Era un giudizio secco e salomonico, ma che condividevo in pieno.
Il gigante moro non era soltanto bello da impazzire, sembrava anche interessante come persona. Mi chiesi se in realtà stessi dormendo in albergo e quello che stavo vivendo fosse un sogno. Se lo era era un sogno erotico, perché per qualche motivo il mio corpo stava reagendo, il mio intimo era un lago di umori. Me lo volevo scopare, li, sulla spiaggia.
"Sai cosa sto pensando? Hai ragione", e mi girai a guardarlo negli occhi, dovendo alzare la testa in alto anche da seduta. "Voglio che la vacanza mi lasci qualcosa da ricordare: te." E lo baciai. Sapevo che poteva anche tirarsi indietro. Magari non voleva fare sesso con una sconosciuta, o magari era gay, che diavolo ne sapevo? Ma era una di quelle occasioni alla "attimo fuggente", e io non volevo il rimpianto di aver perso il treno.
Lui rispose al bacio, per fortuna, e quando ci staccammo per respirare sorrideva. Mi sfilò dalla testa il copricostume, che sentii scivolare sulla pelle e sui capezzoli eretti, e rimasi in slip, con i seni nudi nell'aria tiepida.
"Sei bellissima, sai?" Disse guardando il mio corpo per la prima volta. Mi resi conto che fino a quel momento mi aveva parlato guardandomi negli occhi. Io avevo degli slip bianchi trasparenti, ma non mi stavo vergognando. Ero eccitata, e volevo vedere lui; non dovetti aspettare molto, si sfilò la maglietta con un gesto fluido e agile, mostrando il petto e gli addominali scolpiti dalla palestra, per poi scivolare fuori anche dagli shorts. Non portava intimo, e volendo citare il film Frankenstein Junior, era tutto in proporzione, e aveva proprio un enorme 'schwanzstück'. Ormai non restavano che i miei slip a separarci dall'essere entrambi nudi, e scivolai fuori anche da quelli.
Scivolai tra le sue ginocchia, e lo presi in bocca, succhiandolo delicatamente. Sapeva di sapone e detergente intimo, con un profumo muschiato di maschio che mi faceva impazzire, fin quando non fu pronto: mi allontanai per prendere fiato, e da eretto faceva ancora più impressione.
Lui mi fece alzare e mettere con la schiena sul patino, e si infilò tra le mie gambe, restituendomi il favore, senza parlare. Non c'era bisogno di parole in quel momento: eravamo esseri fisici, materiali, animali con solo più controllo e passione. Leccandomi la clitoride infilò il medio destro nel mio sfintere, ormai lubrificato dai miei stessi umori che colavano e dalla sua saliva, ed il pollice dentro la mia vagina, facendomi quasi urlare di piacere. Fui costretta a mordermi le nocche della mano per non farlo.
Contemporaneamente la mano sinistra risalì fino ai seni, stringendo e accarezzando con maestria. Venni, un orgasmo forte, intenso, che mi fece tremare, ma lui non si fermò: risalì con la lingua sul mio ventre, passando per i seni, mordendo e leccando, fino a tornare a baciarmi.
Solo in quel momento mi penetrò, con la dolcezza di un innamorato e l'abilità di un amante esperto; l'uomo con l'aspetto di 'bello e dannato' ci sapeva fare, e io cercai di fare del mio meglio per far godere anche lui come stavo facendo io.
Fu sesso dolce ma sfrenato, potente, estatico. Ci rivestimmo quando le prime luci cominciarono a arrossare il cielo, a destra del mare. Non dicemmo una parola, ci baciammo solo un'ultima volta e lui mi sfiorò dolcemente il dorso della mano con le dita. Poi si allontanò, e io tornai in albergo.
Quando Federico si svegliò, mi trovò in bagno. "Non ti ho sentito tornare a letto, ne alzarti per fare la doccia, mi sa che dormivo sodo..." disse, e pur non volendo dirgli che lo avevo tradito – per la prima e unica volta – non volevo mentire: "Non sono venuta a letto. Non riuscivo a dormire." Sospirai proseguendo: "La vacanza che finisce, il volo per l'Italia... non ho chiuso occhio, e ho aspettato l'alba."
Il mio fidanzato mi abbracciò: "Il prossimo anno ti ci porto di nuovo, prometto!" cercò di consolarmi senza sospettare nulla. Io non potevo dirgli che tutto avrei voluto fare tranne che tornare a Malaga. Mi ero divertita ovviamente, ma mi ero anche stancata e stressata, e il prossimo anno quella spiaggia sarebbe stata un contorno troppo amaro di ricordi bellissimi. E poi 'lui' il prossimo anno sapevo già che non ci sarebbe stato. In poche ore, metà di una notte, avevo capito perfettamente che persona era. Se diceva che avrebbe fatto una vacanza diversa, la avrebbe fatta. Magari sarebbe andato alle Svalbard, o magari in Amazonia, ma non in un posto turistico. Non a Malaga, di certo.
Le valige erano pronte, due trolley a misura di compagnia low cost, e quando la colazione fu terminata prendemmo un taxi e andammo diretti all'aeroporto.
E li vidi.
Lui, il gigante moro, il bello e dannato, e la sua donna: capelli biondo platino, seno prosperoso ma probabilmente rifatto – e sempre con una stima a occhio di femmina – inutilmente, perché sarebbe stata benissimo anche con il suo naturale. Erano bellissimi, entrambi. Praticamente la loro presenza spiccava su tutta la folla accaldata della grande hall. Lei, con la sua borsa Louis Vuitton, occhiali di Gucci e gioielli in teoria doveva spiccare più di lui, che indossava roba di gusto, ma non vistosa, invece era chiaramente il magnete della coppia.
Non riuscivo a capire se fossero due attori, due artisti o cosa. Una cosa mi era chiara. Lui non era il 'trofeo' di una donna ricca. Non c'era quell'aria da toy boy. Il mio 'bello e impossibile' era energeticamente in controllo, il baricentro della coppia.
Pensavo non mi avesse visto, ma non so come sapeva esattamente dov'ero, chi ero e dove guardare. Si girò, e di giorno era ancora più bello e magnetico. Mi guardò dritta negli occhi, come la sera precedente fino a quando non ero rimasta nuda, incatenando il mio sguardo, anche se solo per una frazione di secondo, e sono quasi certa che per un attimo abbiamo pensato la stessa cosa: 'peccato, nessuno dei due può, anche se vorrebbe'. O forse mi illudevo. Sperai per qualche minuto che avrebbe preso anche lui il low cost per Pisa, per sapere che viveva nei pressi, che avrei potuto, anche solo per caso, incrociarlo di nuovo.
Chiamarono al Gate i passeggieri di un intercontinentale per New York. I due 'belli e fortunati' presero i loro bagagli e andarono a imbarcarsi. A me scappò una lacrima.
Federico mi vide triste, ma non capì, per fortuna. "Dai, tra un anno faremo un'altra vacanza meravigliosa come questa!". Gli strinsi la mano, senza parlare.
FINE
Non riuscivo proprio a dormire, e così alle 3 del mattino mi trovai a camminare da sola su quella spiaggia che pareva infinita; ripensavo a quei giorni di divertimento ma in un certo modo stancanti e stressanti, dove cerchi di fare tutto quello che non hai fatto in un anno di lavoro, e finisci per essere sotto pressione per non lasciare niente indietro.
In quel 10 settembre l'aria tiepida ma non afosa era gradevole, e camminando con i sandali in mano sul bagnasciuga venivo cullata dal suono della risacca, mentre la brezza faceva svolazzare il corto e leggero copri costume che indossavo, facendolo danzare sulle cosce nude.
Persa nei miei pensieri non mi accorsi di lui fino a quando non fui troppo vicina per girarmi e andarmene senza sembrare stupida, ma ero spaventata: essere da sola in piena notte, nel nulla di una spiaggia, vestita con un copricostume e degli slip davanti a un gigante moro con i capelli lunghi fino alle spalle, e una barbetta da predatore poteva finire malissimo. Immaginatevi una versione mora e con gli occhi neri di Kurt Cobain, e aggiungetegli una ventina di centimetri di altezza, quello che esce non è il massimo per farvi stare tranquille al mio posto.
Eppure, quello che stavo vedendo era anche il tipo di uomo che le ragazze immaginano quando fantasticano masturbandosi. Io sono alta 1.70, e di solito devo anche evitare di mettere i tacchi, per trovarmi a guardare verso il basso gli uomini; lui torreggiava su di me.
E per fortuna sorrideva, alzò una mano in segno di saluto, e disse semplicemente: "Ciao. Anche tu non riuscivi a dormire?" Una domanda semplice, diretta e soprattutto in italiano.
"Già," risposi "ultima notte, domani si vola verso casa, verso il lavoro e verso la noia". Lui si limitò ad annuire. "Stessa cosa per me, ma aggiungici che questa vacanza di due settimane è stata più stancante di due settimane di lavoro". Poi fece una pausa, alzando gli occhi sul mare e l'argento riflesso dalla luna piena sull'acqua: "Più divertente, certo", e sorrise, "ma mi servirebbe una vacanza per riprendermi dalla vacanza.
Mio malgrado risi, mi sentivo esattamente come lui. "Hai perfettamente ragione", risposi, e mi appoggiai accanto a lui, sul legno sporco di sale e sabbia del patino rosso del bagnino.
Lo guardai a fondo per la prima volta: pantaloni corti, ma di gran marca, maglietta leggera ma di gusto, piedi nudi e accanto a lui sandali di pelle. Al polso un Rolex: non era uno sbandato violentatore, e mi tranquillizzai.
Una strana conversazione, che andò avanti per una mezzora riuscendo a non dirci i nomi, che lavoro facessimo, se avessimo qualcuno con noi a Malaga o qualsiasi altro dato sensato; parlammo solo e soltanto di come la vacanza fosse stata per entrambi la stessa esperienza, turistica, frenetica, omologata. "Secondo te quanti altri laggiù", e indicai i palazzi alle nostre spalle "hanno vissuto la stessa identica vacanza?" Lui si girò prima di parlare, guardando la città piena di turisti che ormai o dormivano o erano ubriachi o sballati. "Troppi. Il prossimo anno voglio una vacanza diversa. Vera. Di quelle che non interessa a nessuno farsi raccontare, ma che mi ricorderò per tutta la vita..." e fece un attimo di silenzio: "Questa interessa agli altri, ti classifica socialmente, ma non ti lascia un accidente dentro." Era un giudizio secco e salomonico, ma che condividevo in pieno.
Il gigante moro non era soltanto bello da impazzire, sembrava anche interessante come persona. Mi chiesi se in realtà stessi dormendo in albergo e quello che stavo vivendo fosse un sogno. Se lo era era un sogno erotico, perché per qualche motivo il mio corpo stava reagendo, il mio intimo era un lago di umori. Me lo volevo scopare, li, sulla spiaggia.
"Sai cosa sto pensando? Hai ragione", e mi girai a guardarlo negli occhi, dovendo alzare la testa in alto anche da seduta. "Voglio che la vacanza mi lasci qualcosa da ricordare: te." E lo baciai. Sapevo che poteva anche tirarsi indietro. Magari non voleva fare sesso con una sconosciuta, o magari era gay, che diavolo ne sapevo? Ma era una di quelle occasioni alla "attimo fuggente", e io non volevo il rimpianto di aver perso il treno.
Lui rispose al bacio, per fortuna, e quando ci staccammo per respirare sorrideva. Mi sfilò dalla testa il copricostume, che sentii scivolare sulla pelle e sui capezzoli eretti, e rimasi in slip, con i seni nudi nell'aria tiepida.
"Sei bellissima, sai?" Disse guardando il mio corpo per la prima volta. Mi resi conto che fino a quel momento mi aveva parlato guardandomi negli occhi. Io avevo degli slip bianchi trasparenti, ma non mi stavo vergognando. Ero eccitata, e volevo vedere lui; non dovetti aspettare molto, si sfilò la maglietta con un gesto fluido e agile, mostrando il petto e gli addominali scolpiti dalla palestra, per poi scivolare fuori anche dagli shorts. Non portava intimo, e volendo citare il film Frankenstein Junior, era tutto in proporzione, e aveva proprio un enorme 'schwanzstück'. Ormai non restavano che i miei slip a separarci dall'essere entrambi nudi, e scivolai fuori anche da quelli.
Scivolai tra le sue ginocchia, e lo presi in bocca, succhiandolo delicatamente. Sapeva di sapone e detergente intimo, con un profumo muschiato di maschio che mi faceva impazzire, fin quando non fu pronto: mi allontanai per prendere fiato, e da eretto faceva ancora più impressione.
Lui mi fece alzare e mettere con la schiena sul patino, e si infilò tra le mie gambe, restituendomi il favore, senza parlare. Non c'era bisogno di parole in quel momento: eravamo esseri fisici, materiali, animali con solo più controllo e passione. Leccandomi la clitoride infilò il medio destro nel mio sfintere, ormai lubrificato dai miei stessi umori che colavano e dalla sua saliva, ed il pollice dentro la mia vagina, facendomi quasi urlare di piacere. Fui costretta a mordermi le nocche della mano per non farlo.
Contemporaneamente la mano sinistra risalì fino ai seni, stringendo e accarezzando con maestria. Venni, un orgasmo forte, intenso, che mi fece tremare, ma lui non si fermò: risalì con la lingua sul mio ventre, passando per i seni, mordendo e leccando, fino a tornare a baciarmi.
Solo in quel momento mi penetrò, con la dolcezza di un innamorato e l'abilità di un amante esperto; l'uomo con l'aspetto di 'bello e dannato' ci sapeva fare, e io cercai di fare del mio meglio per far godere anche lui come stavo facendo io.
Fu sesso dolce ma sfrenato, potente, estatico. Ci rivestimmo quando le prime luci cominciarono a arrossare il cielo, a destra del mare. Non dicemmo una parola, ci baciammo solo un'ultima volta e lui mi sfiorò dolcemente il dorso della mano con le dita. Poi si allontanò, e io tornai in albergo.
Quando Federico si svegliò, mi trovò in bagno. "Non ti ho sentito tornare a letto, ne alzarti per fare la doccia, mi sa che dormivo sodo..." disse, e pur non volendo dirgli che lo avevo tradito – per la prima e unica volta – non volevo mentire: "Non sono venuta a letto. Non riuscivo a dormire." Sospirai proseguendo: "La vacanza che finisce, il volo per l'Italia... non ho chiuso occhio, e ho aspettato l'alba."
Il mio fidanzato mi abbracciò: "Il prossimo anno ti ci porto di nuovo, prometto!" cercò di consolarmi senza sospettare nulla. Io non potevo dirgli che tutto avrei voluto fare tranne che tornare a Malaga. Mi ero divertita ovviamente, ma mi ero anche stancata e stressata, e il prossimo anno quella spiaggia sarebbe stata un contorno troppo amaro di ricordi bellissimi. E poi 'lui' il prossimo anno sapevo già che non ci sarebbe stato. In poche ore, metà di una notte, avevo capito perfettamente che persona era. Se diceva che avrebbe fatto una vacanza diversa, la avrebbe fatta. Magari sarebbe andato alle Svalbard, o magari in Amazonia, ma non in un posto turistico. Non a Malaga, di certo.
Le valige erano pronte, due trolley a misura di compagnia low cost, e quando la colazione fu terminata prendemmo un taxi e andammo diretti all'aeroporto.
E li vidi.
Lui, il gigante moro, il bello e dannato, e la sua donna: capelli biondo platino, seno prosperoso ma probabilmente rifatto – e sempre con una stima a occhio di femmina – inutilmente, perché sarebbe stata benissimo anche con il suo naturale. Erano bellissimi, entrambi. Praticamente la loro presenza spiccava su tutta la folla accaldata della grande hall. Lei, con la sua borsa Louis Vuitton, occhiali di Gucci e gioielli in teoria doveva spiccare più di lui, che indossava roba di gusto, ma non vistosa, invece era chiaramente il magnete della coppia.
Non riuscivo a capire se fossero due attori, due artisti o cosa. Una cosa mi era chiara. Lui non era il 'trofeo' di una donna ricca. Non c'era quell'aria da toy boy. Il mio 'bello e impossibile' era energeticamente in controllo, il baricentro della coppia.
Pensavo non mi avesse visto, ma non so come sapeva esattamente dov'ero, chi ero e dove guardare. Si girò, e di giorno era ancora più bello e magnetico. Mi guardò dritta negli occhi, come la sera precedente fino a quando non ero rimasta nuda, incatenando il mio sguardo, anche se solo per una frazione di secondo, e sono quasi certa che per un attimo abbiamo pensato la stessa cosa: 'peccato, nessuno dei due può, anche se vorrebbe'. O forse mi illudevo. Sperai per qualche minuto che avrebbe preso anche lui il low cost per Pisa, per sapere che viveva nei pressi, che avrei potuto, anche solo per caso, incrociarlo di nuovo.
Chiamarono al Gate i passeggieri di un intercontinentale per New York. I due 'belli e fortunati' presero i loro bagagli e andarono a imbarcarsi. A me scappò una lacrima.
Federico mi vide triste, ma non capì, per fortuna. "Dai, tra un anno faremo un'altra vacanza meravigliosa come questa!". Gli strinsi la mano, senza parlare.
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