La punizione di godere

di
genere
dominazione

Lo specchio dell'ingresso restituiva una ragazza pulita e solare, dall’aspetto innocente. Sammy inclinò appena la testa aggiustando la tesa morbida del cappello di paglia. L'abito le scivolava soffice e leggero lungo i fianchi, ma la stoffa verde pastello tradiva i capezzoli duri e sporgenti. Guardò in basso, verso i piedi infilati nei semplici sandali di cuoio: lo smalto rosa corallo brillava sulla pelle chiara.

Contrasse istintivamente l'ano attorno al blocco di metallo incastrato tra le natiche e un brivido le infiammò le guance. Accennò un sorriso incerto di fronte al proprio riflesso; si mise un filo di rossetto dello stesso tono delle unghie, mentre nella mente bruciava ancora il ricordo nitido di appena un’ora prima. In quella stanza bianca tagliata dalla luce del sole, la scena era spietatamente diversa.

Sammy era a carponi al centro del letto, nuda, con le dita piantate nelle lenzuola disfatte. Dietro, Magdalena si era chinata su di lei senza fretta. Ne aveva sentito il fiato umido tra le natiche, poi la punta della sua lingua che le leccava lenta lo sfintere, pulendolo con una metodicità perversa. Con un sospiro appena percettibile, Magdalena le aveva premuto il plug d’acciaio contro il buco. Quello grosso, pesante, che teneva riservato alle punizioni più profonde.

L'ano di Sammy si era dilatato fino al limite del possibile, cercando di accogliere la testa tonda e bombata del metallo. Poi, con una spinta secca, Magdalena glielo aveva piantato dentro. Un gemito acuto le era schizzato dalla gola, mentre l’ano tornava a stringersi sul collo dell'attrezzo. Magdalena le aveva dato un bacio sulla natica, assestandoci uno schiaffo tanto forte da lasciarle il segno sulla pelle.

— Adesso vestiti — le aveva ordinato con voce piatta. — Sai cosa voglio. E sai cosa succede se non lo fai.

E Sammy aveva obbedito senza fiatare.

Ora camminava lungo il marciapiede, incrociando persone di fretta, qualche famiglia con i bimbi piccoli e una coppia in giacca e cravatta. Sbirciava a tratti il proprio riflesso nelle vetrine dei negozi: un'immagine estiva, raffinata, insospettabile. Ma sotto quella guaina di stoffa leggera portava una vera e propria tortura. A ogni passo, il peso del plug d'acciaio sembrava tirarla verso il basso, costringendola a contrarre le natiche per l’angoscia istintiva che potesse scivolarle via da un momento all'altro.

Il metallo, gelido appena inserito, aveva assorbito il calore del suo corpo, trasformandosi in un nocciolo rovente che la cuoceva dal profondo. La testa del plug le premeva con forza costante contro le pareti interne, spingendo la figa da dentro; a ogni passo sull'asfalto, quella pressione la faceva bagnare. Aveva già portato il plug dentro casa, ma l’ordine di camminarci per strada era degradante in una forma del tutto nuova.

Attraversò la strada con il cuore che le martellava in gola. Individuò il portone, passò in rassegna i campanelli d'ottone brunito e trovò la targhetta incisa: M. Doe. Si guardò attorno con improvvisa vergogna, col terrore viscerale di essere riconosciuta, provando insieme una scossa di accettazione sporca. Esitò appena, allungò la mano e premette il pulsante.

Il citofono ronzò e la serratura scattò con un colpo secco. Sammy spinse il battente pesante, entrò nell'androne fresco e silenzioso e cominciò a salire i gradini di pietra fino al primo piano. Ad attenderla sul pianerottolo c'era una donna sconosciuta, dall'aspetto impeccabile.

— Benvenuta, Sammy — disse quella con un tono neutro.

La donna la introdusse in un appartamento antico e signorile, guidandola lungo un corridoio in penombra, i passi smorzati da un tappeto spesso. Spalancò l’ingresso a un grande salone: soffitti altissimi decorati con scene mitologiche, finestre imponenti e pesanti tendaggi che tagliavano la luce solare in lunghi fasci dorati.

Al centro della stanza c’era un’ottomana rivestita di velluto rosso. Di fronte, disposte con precisione chirurgica, sei sedie dallo schienale alto e intagliato.

Sammy sentì il battito mancarle per un istante. Quattro donne e un uomo erano già seduti in silenzio, e la fissavano senza battere ciglio. Dopo averla sfiorata con la punta dell’indice, anche la donna impeccabile andò a prendere posto chiudendo il semicerchio degli spettatori.

Sammy avanzò verso l’ottomana, tenendo lo sguardo ostinatamente puntato su un dettaglio oltre le teste di quelli, il cuore che adesso le batteva forte contro le costole. Sedendosi, sentì la pressione cambiare all'improvviso. La testa d'acciaio del plug premette più a fondo e dalle sue labbra sfuggì un sospiro strozzato.

In silenzio sollevò l’orlo dell’abito fin sopra la vita, il fruscio della stoffa le sembrò assordante. Con le gambe ormai scoperte, Sammy rimase immobile, costretta a dilatare quell'istante all'infinito, la base lucida del metallo che sporgeva tra le natiche. Il silenzio del salone si fece ancora più denso, gravido di un'attesa che la schiacciava.

Portò la mano tra le cosce. La figa era già zuppa, percorsa da scosse elettriche. Fece scivolare i polpastrelli lungo la fessura lucida, lo sguardo sempre oltre le teste.

Le due dita affondarono nella carne, nella vischiosità densa che la bagnava fino alle nocche. Devono vederti mentre ti scopi, aveva ordinato Magdalena. Sollevò il piede destro, puntandolo sul bordo dell’ottomana; il movimento le dilatò il perineo, facendo ruotare il plug all'interno. Lei gemette.

Iniziò a muovere la mano nelle pieghe bagnate. Entrando, sfilando, affondando ancora le dita; il respiro le si spezzò quasi subito. Con quegli occhi estranei piantati sul suo sesso glabro; sulle sue dita che penetravano per riemergere subito lucide e sporche; sul suo ano che pulsava come impazzito; sul suo respiro spezzato. Nel silenzio della sala, gli schiocchi liquidi risuonavano sotto il soffitto affrescato; l’odore muschiato e acre si spandeva nell'aria. Sollevò l’altra mano per pizzicarsi attraverso la stoffa i capezzoli; li strizzò forte come Magdalena le ordinava sempre; rantolò un lamento. Un filo denso le colava dalla spaccatura rovente, impiastrandola.

Le sfuggì un gemito più forte, il collo e le guance arrossate. Farsi da sola lì, al centro di quel palco improvvisato, davanti a dei perfetti sconosciuti che la guardavano in silenzio, era un'umiliazione così violenta da svuotarle la mente. Più si sentiva una troia sporca e usata, più spingeva le dita a fondo, imbrattandosi la mano e le cosce.

Ormai prossima al crollo, cedette alla tentazione e abbassò lo sguardo. Cercò gli occhi del suo pubblico; incrociò quelli della ragazza bionda seduta al centro. Quella fece appena un cenno di assenso, rivolgendole un sorriso freddo.

Fu la scossa definitiva che la isolò da tutto. Guardandola dritta negli occhi, Sammy piantò le dita fino alla radice e venne.

Un orgasmo violento le inarcò la schiena, facendole tremare le cosce spalancate; lo sfintere si contraeva freneticamente attorno al collo dell'acciaio, mentre la figa le bagnava la mano di liquido tiepido. Gemette, un suono basso e prolungato, poi dei rantoli rochi e profondi che echeggiarono nella sala, finché i tremori non iniziarono lentamente a placarsi.

Rimase così, ansimando per lunghi secondi, con la mano fradicia e la pelle in fiamme. Vergognosa, ma profondamente appagata. Poi, lentamente, si riabbassò l'abito. Un pensiero improvviso la fece rabbrividire lungo la schiena: Magdalena l’aspettava nel loro appartamento; quella sera stessa l'avrebbe legata e sferzata senza pietà. Per aver osato godere davanti a degli sconosciuti. E Sammy, stringendo i pugni sul vestito, sapeva di non vedere l'ora.

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Duo lesbico, zero romance. Scriviamo erotismo crudo, Femdom e BDSM psicologico. Sappiamo esattamente cosa facciamo. Trovi tutte le storie qui:
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2026-08-01
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