Dopo il primo bocchino
di
Ila81
genere
confessioni
Dopo il primo incontro rimasi con una sensazione strana, tra emozione e imbarazzo. Era la prima volta che vivevo una situazione del genere e stavo ancora cercando di capire quello che avevo appena affrontato.
Quando tornai dai genitori del ragazzo, la madre aveva soprattutto interesse per una cosa: sapere come fosse stato per lui. Voleva capire se si fosse sentito tranquillo, se fosse stato bene e se avesse vissuto quell’esperienza in modo positivo.
Le raccontai brevemente com’era andata e le dissi che, secondo me, avevo fatto un buon lavoro e che ero riuscita a metterlo a suo agio.
Avevo iniziato qualcosa di completamente nuovo e ancora non sapevo quale direzione avrebbe preso
Non avevo ancora una routine, non avevo clienti abituali e ogni contatto sembrava un evento importante. Venivo da anni in cui il mio lavoro era fatto di orari, ufficio e certezze. Ora invece tutto dipendeva dalle persone che avrei incontrato e dalla fiducia che sarei riuscita a costruire.
La prima conferma arrivò quando fui ricontattata dalla famiglia del ragazzo che avevo conosciuto per primo. Mi dissero che era rimasto molto soddisfatto e che avrebbe voluto rivedermi.
Quel secondo appuntamento ebbe un peso diverso dal primo. La prima volta ero entrata in un mondo sconosciuto, con molta attenzione e tante domande. La seconda volta avevo già un piccolo bagaglio di esperienza e mi sentivo più tranquilla.
Da lì iniziarono ad arrivare altri contatti.
All'inizio erano soprattutto persone che arrivavano attraverso conoscenze comuni. Il mio nome passava da una persona all'altra in modo molto discreto. Non c'era pubblicità, non c'era una grande organizzazione dietro: semplicemente qualcuno raccontava la propria esperienza positiva e qualcun altro decideva di cercarmi.
Ricordo la sensazione della prima volta in cui ricevetti una chiamata da una persona che non avevo mai sentito prima e che già sapeva chi ero. Mi fece capire che quello che stavo facendo non rimaneva chiuso dentro un singolo incontro, ma lasciava una traccia.
Nei primi mesi osservavo molto.
Cercavo di capire le persone, i loro caratteri, le loro aspettative. Ogni situazione era diversa e non potevo affidarmi a un metodo uguale per tutti. Dovevo imparare ad adattarmi, a leggere le persone e a trovare il modo giusto di comunicare.
Fu proprio in quel periodo che iniziarono ad arrivare i primi commenti sul mio modo di lavorare.
All'inizio li prendevo quasi con sorpresa. Non mi aspettavo che una persona potesse notare un aspetto specifico e riconoscermi una capacità particolare. Pensavo semplicemente di fare il mio lavoro con attenzione.
Poi iniziarono a ripetersi.
Persone diverse, senza conoscersi tra loro, facevano osservazioni simili. Il bocchino veniva spesso indicato come una delle cose che più apprezzavano e come un elemento che mi distingueva.
La prima volta che qualcuno me lo fece notare rimasi quasi spiazzata. Ero ancora agli inizi e non mi vedevo come una persona esperta. Sentivo di avere ancora tantissimo da imparare.
Un cliente che avevo incontrato più volte fu uno dei primi a farmelo notare in modo diretto. Era una persona abbastanza riservata e non era solito fare grandi complimenti. Proprio per questo diedi più importanza alle sue parole.
Mi fece capire che, secondo lui, avevo una predisposizione naturale e che il modo in cui affrontavo quella parte del lavoro non sembrava quello di una persona alle prime esperienze.
Quelle parole mi rimasero impresse.
Da quel momento iniziai a prestare più attenzione ai feedback che ricevevo. Non li consideravo più soltanto complimenti, ma informazioni utili per capire dove potevo migliorare.
Cominciai a riflettere su ogni esperienza. Mi chiedevo cosa funzionasse, quali fossero i dettagli che le persone apprezzavano di più e come potessi rendere il mio lavoro sempre più curato.
Anche con le famiglie che seguivo il rapporto diventava più stabile. Con una di queste, in particolare, nel tempo si era creato un clima di grande fiducia.
I genitori del ragazzo vedevano quanto fosse importante per lui avere una persona con cui si sentiva tranquillo e a suo agio. Un giorno mi fecero capire che per loro la continuità era fondamentale e che avrebbero fatto il possibile per non interrompere quel rapporto, anche nel caso in cui le condizioni economiche fossero cambiate.
Fu proprio in quel momento che iniziai a rendermi conto anche della pressione che stava crescendo. Il passaparola era una cosa positiva, perché significava che le persone erano rimaste soddisfatte, ma allo stesso tempo voleva dire che ogni nuovo contatto arrivava con aspettative già alte. Qualcuno aveva raccontato di me, del mio modo di lavorare e delle sensazioni che avevo lasciato, quindi io sentivo di dover confermare ogni volta quella fiducia.
La differenza rispetto al lavoro che avevo fatto per anni era enorme. Prima avevo uno stipendio sicuro e sapevo cosa avrei trovato alla fine del mese. Ora invece il mio guadagno dipendeva direttamente dalle mie capacità e dalla mia bravura. In particolare capivo sempre di più che il bocchino era una parte fondamentale del mio percorso, perché era l’aspetto che veniva notato maggiormente e che poteva determinare se una persona sarebbe tornata o avrebbe parlato bene di me ad altri.
Questa consapevolezza mi dava una responsabilità nuova. Non potevo limitarmi a fare quello che avevo sempre fatto: dovevo continuare a migliorare, imparare e cercare di diventare sempre più brava in quella che stava diventando la mia caratteristica professionale.
Nel frattempo continuavo a lavorare su me stessa.
Non solo sull'esperienza, ma anche sull'immagine. Avevo iniziato a costruire una precisa idea di come volevo presentarmi e di quale identità professionale volevo avere.
Le labbra erano un aspetto che avevo sempre considerato importante. Decisi quindi di intervenire anche su quello, con il primo ritocco estetico che le rendesse più voluminose.
Per me non era un semplice cambiamento estetico.
Volevo che anche il mio aspetto fosse ancora piu coerente con quella che stava diventando la mia specializzazione.
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