Assistente sessuale per disabili

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confessioni

Mi chiamo Ilary, ho 45 anni e ho iniziato a fare questo lavoro circa otto anni fa, quando ne avevo 37.
Prima facevo l'impiegata amministrativa. Era un lavoro completamente diverso da quello che faccio oggi. Avevo una routine precisa: andavo in ufficio, avevo i miei compiti, i miei colleghi, uno stipendio regolare. Non era un lavoro che mi appassionava particolarmente, ma mi dava sicurezza. Sapevo cosa aspettarmi ogni mese e riuscivo a gestire la mia vita.
Poi è successo che l'azienda dove lavoravo ha avuto problemi e io sono rimasta senza lavoro. All'inizio non l'ho vissuta come una tragedia, perché pensavo che avrei trovato qualcosa di nuovo abbastanza velocemente. Avevo esperienza, avevo sempre lavorato e credevo che sarebbe bastato mandare curriculum e fare qualche colloquio.
La realtà però è stata diversa. Ho iniziato a cercare seriamente, ho mandato tante candidature, ho fatto selezioni, ma le risposte erano poche e spesso negative. Passavano i mesi e la situazione economica diventava sempre più difficile. Quando hai un lavoro sai organizzarti, sai quali sono le tue entrate. Quando rimani senza lavoro inizi a fare conti diversi: l'affitto, le bollette, le spese quotidiane. Anche cose normali iniziano a pesare.
In quel periodo i miei vicini del piano di sopra si erano accorti che ero preoccupata. Ci conoscevamo già da tempo, non eravamo amici strettissimi, ma avevamo un buon rapporto. Ci parlavamo, ci incontravamo sulle scale, sapevano della mia situazione.
Un giorno abbiamo iniziato a parlare del fatto che non riuscivo a trovare un lavoro. Loro conoscevano bene il mondo della disabilità perché avevano un familiare disabile. Era una persona adulta che aveva avuto difficoltà soprattutto nella parte delle relazioni personali e dell'affettività.
Mi raccontarono una cosa che all'epoca mi fece riflettere: spesso quando si parla di persone disabili si pensa solo ai problemi pratici, alle difficoltà fisiche, alle cure o all'assistenza. Molto meno si parla del fatto che anche loro hanno bisogno di sentirsi considerati, desiderati, ascoltati e trattati come persone adulte.
Fu durante una di queste conversazioni che mi fecero la proposta. Mi dissero che esisteva un tipo di lavoro rivolto anche a persone con disabilità e mi chiesero se avessi mai preso in considerazione la possibilità di farlo.
La mia prima reazione fu di sorpresa. Non era una cosa che avevo mai immaginato per me. Io venivo da un ambiente d'ufficio, da un lavoro amministrativo. Avevo sempre pensato alla mia vita in un modo completamente diverso.
All'inizio dissi di no. Non perché avessi un giudizio particolare, ma perché semplicemente non conoscevo quel mondo e non sapevo se fosse una cosa che avrei potuto fare.
Poi però iniziai a pensarci. La situazione economica era quella che era e, soprattutto, volevo capire prima di giudicare. Cominciai a fare domande ai miei vicini, a cercare informazioni e a capire come funzionasse realmente.
La cosa che mi interessava capire non era solo l'aspetto economico. Volevo sapere che tipo di rapporto si creava con le persone, quali fossero le responsabilità e se avessi le caratteristiche giuste per affrontarlo.
Mi resi conto che una parte importante non riguardava solo la presenza fisica, ma anche il modo di relazionarsi con le persone. Bisognava avere pazienza, ascoltare, capire situazioni diverse e non trattare nessuno con superficialità.
Dopo un periodo di riflessione ho deciso di provare. I primi tempi sono stati un periodo in cui dovevo capire molte cose. Non avevo esperienza in quel settore e ho dovuto imparare a gestire diversi aspetti: organizzazione, comunicazione, appuntamenti, sicurezza e soprattutto il rapporto con persone che avevano storie molto diverse tra loro.
Il fatto di lavorare con persone disabili richiede attenzione. Ogni persona è diversa, non esiste un modo uguale per tutti. Ci sono persone più riservate, persone che hanno più difficoltà a comunicare, persone che hanno semplicemente bisogno di sentirsi trattate normalmente, senza essere guardate attraverso la loro disabilità.
Una delle cose che ho capito fin dall'inizio è che non si può partire da un'idea predefinita della persona che hai davanti. Prima di tutto c'è una persona, con il suo carattere, le sue esperienze e il suo modo di vivere le relazioni.
Il passaggio dal lavoro da impiegata a questo tipo di attività è stato sicuramente un cambiamento enorme. Sono due mondi completamente diversi. Nel primo avevo una scrivania, degli orari e dei compiti precisi. Qui ho dovuto imparare a gestire molto di più in autonomia.
La decisione di iniziare è arrivata quindi in un momento in cui avevo bisogno di trovare una strada diversa. Non è stata una scelta fatta dall'oggi al domani, ma il risultato di una situazione personale, economica e delle informazioni che ho raccolto prima di decidere.
Quando la gente sente che faccio la escort pensa che il lavoro consista solo negli incontri. In realtà occupa gran parte delle mie giornate.
Ci sono clienti abituali che prenotano con diversi giorni di anticipo e altri che mi contattano all'ultimo momento. La mia agenda cambia continuamente. Alcune settimane sono programmate nei dettagli, altre no. Devo essere flessibile e organizzare gli spostamenti, gli orari e i tempi tra un appuntamento e l'altro.
Non esiste un orario fisso. Ci sono giorni in cui finisco nel pomeriggio e altri in cui lavoro fino a sera. A volte il telefono rimane silenzioso per ore, altre volte ricevo diverse richieste nello stesso giorno. Una parte del lavoro consiste proprio nel gestire questa variabilità.
Lavorando soprattutto con clienti disabili, ogni appuntamento richiede attenzione. Non esiste un modo standard di lavorare. Ogni persona ha esigenze, tempi e modalità di comunicazione differenti. Prima di un incontro cerco sempre di capire la situazione, così da evitare incomprensioni e organizzare tutto nel modo più semplice possibile.
Anche la cura della mia persona fa parte del lavoro. Tengo molto al mio aspetto, alla puntualità, all'igiene e alla professionalità. Sono elementi che considero importanti in qualsiasi attività a contatto con il pubblico. Presentarsi bene e mantenere gli impegni è un modo per dimostrare rispetto verso chi si rivolge a me.
Con il passare degli anni ho capito che la parte più importante del mio lavoro è quella relazionale. Saper ascoltare, instaurare fiducia e mettere una persona a proprio agio richiede esperienza. Non è qualcosa che si improvvisa.
È un'attività che richiede autonomia e capacità di prendere decisioni. Decido quali appuntamenti accettare, come organizzare il mio tempo e quando fermarmi. Essere libera di gestire il mio lavoro è uno degli aspetti che considero più importanti.
Otto anni dopo aver iniziato, posso dire che questa esperienza mi ha insegnato molto sul rapporto con le persone. Mi ha costretto a sviluppare capacità organizzative, comunicative e relazionali che nel mio precedente lavoro da impiegata utilizzavo molto meno. È un lavoro diverso da quello che immaginavo quando ho iniziato, ma ormai fa parte della mia vita quotidiana.
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2026-07-10
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