La scacchiera - 3 Il Libro
di
Darkwill
genere
dominazione
Con questo racconto voglio fare un esperimento. Vorrei scrivere un incipit e, se risulterà interessante e gradito, proseguirlo magari a 4 mani.
Grazie a chi mi ha dato consigli in privato e pubblico. Sono estremamente interessanti e mentre li leggo oriento e apro nuove possibilità al racconto
darkwill@atomicmail.io
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L'indomani mattina presto, come tutte le mattina, mi alzo e spalanco la porta finestra che si affaccia sul giardino comune. Lo sciabordio lento delle onde, e il tepore leggero del sole riempiono la stanza. Mi preparo alla giornata al mare e, uscito dalla doccia, sento un bussare leggero alla porta. Incuriosito , ma anche seccato, metto rapidamente i pantaloncini kaki che erano sulla sedia e apro.
Mi trovo davanti una donna sconosciuta. Un visto regolare ma inteso, leggermente formosa, con lunghi capelli corvini e occhi verdi smeraldo. Mi osserva decisa ma quasi non riesce a parlare. Indossa un abito in raso, scollato dietro la schiena, ma un po' stropicciato e attorno agli occhi le occhiaie segnano il viso appena abbronzato.
"lei è... il sig. Alex?"
Al mio cenno di assenso continua quasi imbarazzata.. "ecco... dovrei restituirle questo".. E mi porge il mio libro, con qualche ammaccatura in più, ma intero. La guardo ancora un po' sorpreso e, dopo un attimo di sconcerto, la ringrazio, ma le chiedo come ne sia venuta in possesso.
Un attimo di terrore scorre nei suoi occhi che abbassa istintivamente "ecco... mi spiace.. veramente... stavo camminando e c'era davanti a me una signora che imprecava e ad un certo punto ha lanciato il libro. Io mi sono fermata per raccoglierlo e riportarlo, ma non sono piu' riuscita a trovarla. Ecco.. poi... beh ho letto la citazione e ne sono stata attratta.. così ecco.. ho passato la notte a leggerlo. Mi perdoni.. so che è una cosa privata. Sono stata davvero imperdonabile." e continua con un filo di voce: "quando nell'ultima pagina ho visto che aveva lasciato il suo nome e recapito, mi sono sentita in colpa e l'ho cercata.
Ecco mi rincresce davvero sono stata indelicata e per di più sono così tutta impresentabile, spettinata e con i vestiti di ieri sera.. mi scusi. Le lascio il libro.. grazie.." e si volta per allontanarsi dalla porta.
La fermo con una frase decisa.. "eh no, un attimo". Si volta quasi spaventata, il suo volto si dipinge di terrore. Continuo "beh almeno venga dentro che le offro il caffè ". Cerca di rifiutare ma non ammetto repliche. Mentre preparo il caffè scopro che è da poco single ed è stata attratta, nel libro , dall'incalzante susseguirsi di eventi, che solo le partite a scacchi sanno regolare e determinare. E poi ammette con un filo di voce "è raro ormai per me sentirsi travolta". Terminato il caffè la accompagno in terrazzino, al sole, per proseguire la chiacchierata. Lei non se ne rende conto ma la luce forte fa trasparire inequivocabilmente le forme dei suoi seni, liberi, sotto l'abito leggero e scollato. Già prima avevo osservato i movimenti morbidi, ma ora ne vengono esaltati dal raso del vestito esposto alla luce intensa.
Sedendosi lo spacco laterale si apre mostrando gambe e piedi perfettamente curati, e laccati con la medesima tonalità delle mani.
Nei 5 secondi di silenzio che attendono la ripresa del dialogo, sento quegli occhi verdi che si proiettano su di me e con una forza nuova rispetto a tutta la precedente conservazione, mi dice: "non so cosa mi prende. Sono una donna forte e decisa di solito, ma ora qui mi sento perduta, una scolaretta , sarà la stanchezza . Mi scusi davvero". e di nuovo sta per alzarsi. Al che, con un po' di decisione le rispondo, "no, non è stanchezza. Lei ha capito che il potere non è quello che ci danno gli alti. E' quello che ci prendiamo noi stessi. E ora lei sente il mio.
Abbassa lo sguardo.. e tace. Mi avvicino e le chiedo.. "come si chiama?", alzandole lentamente il mento verso di me... La risposta arriva con un filo di voce "Marta". .. poi aggiunge con un tono ancora più basso: Marta signore.
Sorrido, quasi pregustando la lenta dissoluzione delle certezze di Marta.
"Marta Marta... da quanto sogni di perdere il controllo, e non lo dici neanche a te stessa?" Alza gli occhi, quasi come abbagliata dal sole e comincia a balbettare scuse. Continuo con decisione.. "lo so che sei stanca di essere la brava ragazza su cui tutti contano. Altrimenti non avresti raccolto il libro, non lo avresti riportato... tu non puoi fare a meno di essere "per gli altri" vero?" - e annuisce . "ma da quanto sei comunque così smarrita da sentirsti svuotata?
Risponde ancora "da 3 mesi" quasi ipnotizzata continua a fissarmi. Il respiro irregolare e accelerato, ll visto contratto... eppure non riesce a scollarsi.. si sente completamente persa e attratta. Mi avvicino, la guardo allungo la mano accarezzando delicamente il braccio e risalto fino alla spalla, giocando con la spallina. Lei sembra quasi congelata. Le prendo la mano mentre la spallina scenda scoprendo la parte superiore del seno sinistro e le dico : "dai, vieni, entra con me". Ci alziamo e mentre la porto dietro di me di nuovo dentro il locale, vedo dal basso che Claudia ci sta guardando, con la bocca leggermente aperta, come chi assaggia un boccone amaro ed inaspettato. Mi fermo proprio solla soglia, guardo Claudia dritta, mentre lei cerca di nascondersi e dissimulare .
Avanzo verso l'interno, sempre tenendo la mano di Marta appena dietro di me.
Grazie a chi mi ha dato consigli in privato e pubblico. Sono estremamente interessanti e mentre li leggo oriento e apro nuove possibilità al racconto
darkwill@atomicmail.io
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L'indomani mattina presto, come tutte le mattina, mi alzo e spalanco la porta finestra che si affaccia sul giardino comune. Lo sciabordio lento delle onde, e il tepore leggero del sole riempiono la stanza. Mi preparo alla giornata al mare e, uscito dalla doccia, sento un bussare leggero alla porta. Incuriosito , ma anche seccato, metto rapidamente i pantaloncini kaki che erano sulla sedia e apro.
Mi trovo davanti una donna sconosciuta. Un visto regolare ma inteso, leggermente formosa, con lunghi capelli corvini e occhi verdi smeraldo. Mi osserva decisa ma quasi non riesce a parlare. Indossa un abito in raso, scollato dietro la schiena, ma un po' stropicciato e attorno agli occhi le occhiaie segnano il viso appena abbronzato.
"lei è... il sig. Alex?"
Al mio cenno di assenso continua quasi imbarazzata.. "ecco... dovrei restituirle questo".. E mi porge il mio libro, con qualche ammaccatura in più, ma intero. La guardo ancora un po' sorpreso e, dopo un attimo di sconcerto, la ringrazio, ma le chiedo come ne sia venuta in possesso.
Un attimo di terrore scorre nei suoi occhi che abbassa istintivamente "ecco... mi spiace.. veramente... stavo camminando e c'era davanti a me una signora che imprecava e ad un certo punto ha lanciato il libro. Io mi sono fermata per raccoglierlo e riportarlo, ma non sono piu' riuscita a trovarla. Ecco.. poi... beh ho letto la citazione e ne sono stata attratta.. così ecco.. ho passato la notte a leggerlo. Mi perdoni.. so che è una cosa privata. Sono stata davvero imperdonabile." e continua con un filo di voce: "quando nell'ultima pagina ho visto che aveva lasciato il suo nome e recapito, mi sono sentita in colpa e l'ho cercata.
Ecco mi rincresce davvero sono stata indelicata e per di più sono così tutta impresentabile, spettinata e con i vestiti di ieri sera.. mi scusi. Le lascio il libro.. grazie.." e si volta per allontanarsi dalla porta.
La fermo con una frase decisa.. "eh no, un attimo". Si volta quasi spaventata, il suo volto si dipinge di terrore. Continuo "beh almeno venga dentro che le offro il caffè ". Cerca di rifiutare ma non ammetto repliche. Mentre preparo il caffè scopro che è da poco single ed è stata attratta, nel libro , dall'incalzante susseguirsi di eventi, che solo le partite a scacchi sanno regolare e determinare. E poi ammette con un filo di voce "è raro ormai per me sentirsi travolta". Terminato il caffè la accompagno in terrazzino, al sole, per proseguire la chiacchierata. Lei non se ne rende conto ma la luce forte fa trasparire inequivocabilmente le forme dei suoi seni, liberi, sotto l'abito leggero e scollato. Già prima avevo osservato i movimenti morbidi, ma ora ne vengono esaltati dal raso del vestito esposto alla luce intensa.
Sedendosi lo spacco laterale si apre mostrando gambe e piedi perfettamente curati, e laccati con la medesima tonalità delle mani.
Nei 5 secondi di silenzio che attendono la ripresa del dialogo, sento quegli occhi verdi che si proiettano su di me e con una forza nuova rispetto a tutta la precedente conservazione, mi dice: "non so cosa mi prende. Sono una donna forte e decisa di solito, ma ora qui mi sento perduta, una scolaretta , sarà la stanchezza . Mi scusi davvero". e di nuovo sta per alzarsi. Al che, con un po' di decisione le rispondo, "no, non è stanchezza. Lei ha capito che il potere non è quello che ci danno gli alti. E' quello che ci prendiamo noi stessi. E ora lei sente il mio.
Abbassa lo sguardo.. e tace. Mi avvicino e le chiedo.. "come si chiama?", alzandole lentamente il mento verso di me... La risposta arriva con un filo di voce "Marta". .. poi aggiunge con un tono ancora più basso: Marta signore.
Sorrido, quasi pregustando la lenta dissoluzione delle certezze di Marta.
"Marta Marta... da quanto sogni di perdere il controllo, e non lo dici neanche a te stessa?" Alza gli occhi, quasi come abbagliata dal sole e comincia a balbettare scuse. Continuo con decisione.. "lo so che sei stanca di essere la brava ragazza su cui tutti contano. Altrimenti non avresti raccolto il libro, non lo avresti riportato... tu non puoi fare a meno di essere "per gli altri" vero?" - e annuisce . "ma da quanto sei comunque così smarrita da sentirsti svuotata?
Risponde ancora "da 3 mesi" quasi ipnotizzata continua a fissarmi. Il respiro irregolare e accelerato, ll visto contratto... eppure non riesce a scollarsi.. si sente completamente persa e attratta. Mi avvicino, la guardo allungo la mano accarezzando delicamente il braccio e risalto fino alla spalla, giocando con la spallina. Lei sembra quasi congelata. Le prendo la mano mentre la spallina scenda scoprendo la parte superiore del seno sinistro e le dico : "dai, vieni, entra con me". Ci alziamo e mentre la porto dietro di me di nuovo dentro il locale, vedo dal basso che Claudia ci sta guardando, con la bocca leggermente aperta, come chi assaggia un boccone amaro ed inaspettato. Mi fermo proprio solla soglia, guardo Claudia dritta, mentre lei cerca di nascondersi e dissimulare .
Avanzo verso l'interno, sempre tenendo la mano di Marta appena dietro di me.
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