Scopo l'elettricista
di
Nic83
genere
corna
Quel coglione di mio marito Luca questa mattina mi ha lasciato con la fica secca. Avevo voglia di essere sbattuta come una troia, mi sono svegliata carica, l'ho stuzzicato col piede, poi con la bocca l'ho baciato ovunque partendo dal collo, sugli addominali, sui fianchi mentre con la mano lo accarezzavo dolcemente poi lo segavo lentamente. Come ho aumentato il ritmo, non ha resistito ed ha sborrato subito. Pensavo si riprendesse e mi scopasse e invece si è alzato, ha fatto una doccia se ne è andato a lavoro. Me ne sono rimasta a letto tra rabbia, delusione e voglia, mi sono toccata fino a venire, ho goduto si, ma avevo voglia di cazzo. Mi alzo, e sento che il cucina le prese dietro al fornello friggono. Impaurita chiamo un elettricista, gli dico al telefono che se viene con urgenza sarà ben ripagato. Speravo arrivasse in bel ragazzo. Nell'attesa , mi butto sotto la doccia, mi eccito col doccino sparato sul clitoride, ho un altro orgasmo ma sento che non sono ancora soddisfatta. Più ho orgasmi e più mi sento insoddisfatta e poi ho voglia di cazzo. Sto per venire la seconda volta col doccino quando suona il citofono. Ancora bagnata mi asciugo veloce e indosso la vestaglia quella sexy nera corta ed aderente. La mia terza di seno spinge sul tessuto e fa intravedere i capezzoli anche perché sono ancora umida. L'elettricista è in ragazzo di 25 massimo 30 anni, bel fisico. "Buongiorno, sono Manuel l'elettricista", si presenta. "Ciao, io sono Gaia". Gli spiego il problema ma mentre gli parlo sono attratta dai suoi bicipiti, e noto che lui osserva le mie tette. "Fai pure quello che devi fare, intanto preparo i caffè". Mi siedo sulla sedia, cosce accavallate, sento le labbra della fica bagnata che si strofinano tra loro e mi eccito, istintivamente mi tocco un capezzolo. In quel momento Manuel si gira, "tutto ok Gaia?" "Si tutto ok, ho caldo" gli rispondo. Ho mille pensieri sulla testa, mentre si volta per continuare il suo lavoro mi avvicino a lui da dietro per prendere i cucchiaini e lo zucchero, che sono nel cassetto proprio davanti al suo cazzo, infilo la mano e sento letteralmente un palo contro il dorso. Lo guardo, non resisto, gli tocco i bicipiti e poi glieli bacio. Lui posa gli attrezzi, mi prende per i fianchi e mi mette sul tavolo, seduta, apro le cosce, lui si china ed inizia a leccarmi la fica. Quella lingua mi manda il sangue al cervello, il cuore batta all'impazzata, sto venendo ma lui continua a leccare cambiando ritmo e adesso col dito tocca anche il clitoride. In questo preciso istante, vorrei avere un cazzo infilato in bocca da succhiare. Manuel si alza, mi porta col sedere sul bordo del tavolo, tira fuori il cazzo che sarà una ventina di centimetri ma soprattutto è molto largo, lo strofina sul clitoride fradicio e poi me lo infila. Inizia a sbattermi sempre più forte proprio come avrei voluto essere scopata questa mattina dal cornuto di Luca. Sto venendo ancora,ho perso il conto degli orgasmi ormai. Lo sfila, io mi giro, mi metto a pecorina con i gomiti appoggiati sul tavolo, ho tirato fuori le tette e su il vestito, può farmi ciò che vuole in questo momento, può sfondarmi anche io culo. E infatti mi prende le tette in mano, mi stringe i capezzoli e sputa sul buco del culo, poi ci infila due dita mentre mi scopa la fica. Quando sente che il culo è pronto toglie il cazzo dalla fica e me lo infila. Sempre più forte, sento le palle che sbattono sulle chiappe, voglio la sborra, la voglio ovunque, ho degli orgasmi continui, sono completamente fuori di me. Quando sta per sborrare mi giro sul tavolo, cosce aperte "sborrami in fica", ma lui si sta segando e allora decido di aiutarlo con i piedi segandolo. Poi alla fine mi sborra sulla pancia e sulle tette, qualche schizzo arriva anche alla faccia. Passo con le dita sul viso e sulle tette che prontamente portò alla bocca. Poi gli prendo il cazzo in mano, raccolgo la sborra sulla pancia e glielo succhio, lo pulisco tutto. Ha un buon sapore ma per me in quel momento andrebbe bene tutto. Manuel si ricompone, io non ho molto da fare, abbasso la vestaglia. Beviamo il caffè, poi se ne va. "Quanto ti devo? Gli chiedo. "Per questa volta va bene così"...alla prossima
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