Weekend III^parte

di
genere
saffico

Il silenzio che seguì fu profondo, rotto solo dal respiro pesante dei ragazzi, ormai scivolati in quell'apatia beata che segue la tempesta. Ma tra me e Laura non c'era traccia di sonnolenza. Eravamo ancora sdraiate l'una di fianco all'altra, i seni che si sfioravano a ogni respiro, la pelle lucida di sudore. I ragazzi erano diventati improvvisamente uno sfondo sfocato, presenze distanti in una stanza che ora sembrava contenere solo noi due. Allungai una mano, lasciando che le punte delle dita accarezzassero la curva della sua spalla, scivolando lungo la clavicola. Laura non si scansò. Al contrario, i suoi occhi cercarono i miei nell'oscurità, carichi di una domanda muta. Il sapore del piacere dei ragazzi era ancora impresso sulle nostre labbra, ma quando le mie dita le sfiorarono il mento, capii che stavamo per superare un confine da cui non saremmo più tornate indietro.
Le nostre bocche si cercarono di nuovo. Le labbra carnose di Laura si fusero con le mie in un bacio appassionato, le nostre lingue intrecciate a riscoprire una complicità tutta nuova. Iniziammo ad accarezzarci con urgenza, mentre il bacio si faceva sempre più profondo ed esigente. Le mie dita cercarono i suoi capezzoli, già turgidi e sensibili, mentre le sue mani scivolarono lungo la mia schiena per fermarsi sui miei glutei, stringendoli, vogliosi delle sue carezze. Il vortice della passione ci stava travolgendo un'altra volta.
Spostai le mani lungo i suoi fianchi morbidi, scendendo in mezzo alle sue gambe: la sua intimità era già calda e bagnata di piacere. Intanto, la bocca di Laura si serrò sui miei capezzoli, succhiandoli e mordendoli, provocandomi brividi in bilico tra un leggero dolore e un godimento intenso. Spinsi le mie dita dentro di lei, prima una, poi due, poi tre, a un ritmo regolare che strappò i primi gemiti a entrambe, facendoli rimbombare nella stanza.
Sentimmo il bisogno di isolarci. Ci alzammo per spostarci in camera da letto: doveva essere un momento solo nostro, Jacob e i ragazzi dovevano restarne fuori.
Lì, Laura si stese sul letto, abbandonandosi sui cuscini. Mi sdraiai al suo fianco e ripartii dalla sua bocca con un bacio profondo, per poi scendere con la lingua lungo l'orecchio e il collo. Le mie mani precedevano le labbra, accarezzandole il seno e i capezzoli turgidi, mentre proseguivo quel viaggio lento che sapevo sarebbe terminato nel punto di massimo piacere. Quando arrivai in mezzo alle sue cosce, le gambe di Laura si aprirono spontaneamente. La mia lingua assaporò finalmente il gusto dolce del suo sesso.
Il lavoro sapiente della lingua, aiutato dal movimento delle dita, la fece ansimare in modo sempre più intenso. Laura mi strinse la testa tra le mani, schiacciandomi e trattenendomi contro di lei, incapace di frenare l'eccitazione. Il mio viso era ormai bagnato del suo umore. Non volevo smettere; aumentai il ritmo, muovendo la lingua con foga, guidandola dritta verso l'apice, che arrivò puntuale con una scossa violenta che le fece inarcare la schiena.
Non volevo perderne nemmeno una goccia. Restai lì, a gustare ogni istante del suo sapore sulla mia faccia, cullata dal ritmo affannoso del suo respiro.
Quel ritmo mi fece perdere per un attimo il contatto con la realtà, tanto che non mi accorsi subito che Laura si era allontanata dal letto. Ritornò dopo pochi istanti e mi si avvicinò, premendo il viso contro il mio orecchio.
«Ora è il tuo turno. Lasciati guidare», sussurrò con voce calda.
Mi fece alzare dal letto e, tenendomi per mano, mi condusse contro la parete della stanza. Rimasi in piedi, con la schiena appoggiata al muro e le braccia sollevate. Lei si portò di fronte a me, incollando il suo corpo caldo al mio; le sue mani partirono dai miei fianchi e risalirono fino al seno, che cominciò a massaggiare con decisione, premendo dalle attaccature fino ai capezzoli. Era un movimento intenso, quasi una mungitura che mi fece sussultare. I miei capezzoli, già turgidi, venivano schiacciati e tormentati tra le sue dita esperte.
Sentivo ogni centimetro della sua pelle contro la mia, e lo sfregamento dei suoi seni mi procurava brividi continui. Non pronunciava una sola parola: nella stanza risuonava solo il rumore dei nostri respiri, sempre più corti e affannosi. Lentamente, le sue mani scesero sulla mia pancia, scivolando poi giù, in mezzo alle gambe, dove le sue dita iniziarono una stimolazione lenta e mirata del mio clitoride, ormai gonfio e sensibilissimo.
Senza interrompere quel tocco, mi guidò di nuovo verso il letto, spingendomi a mettermi a quattro zampe al centro del materasso. Laura si posizionò subito dietro di me, afferrandomi i fianchi per stabilizzare il mio corpo, e riprese a tormentare la mia intimità ormai completamente bagnata. Le sue dita entravano dentro di me con un ritmo regolare e profondo, mentre la sua lingua scendeva più in basso, stimolandomi analmente con baci umidi e caldi che mi fecero inarcare la schiena in un gemito incontrollabile.
Quella doppia stimolazione, così profonda e spietata, mi spinse rapidamente oltre il limite. Ero completamente alla sua mercé, bloccata in quella posizione, incapace di vedere i suoi movimenti ma sferzata da ogni singolo tocco. Sentivo i muscoli delle mie cosce iniziare a tremare, mentre i gemiti mi sfuggivano dalla gola senza che potessi controllarli.
Laura percepì la mia resa. Un attimo prima che il piacere mi travolgesse del tutto, mi afferrò saldamente per i fianchi, piantando le dita nella carne per costringermi a inarcare ancora di più il bacino verso di lei.
«Prendila tutta», mi sussurrò contro la pelle della schiena, con un filo di voce calda.
Fu l'innesco definitivo. La sua mano spinse ed entro’ definitivamente in me.
L'orgasmo esplose violento, una scossa elettrica che mi fece irrigidire ogni muscolo. Non potevo muovermi, non potevo scappare; potevo solo subire le ondate di piacere che mi squassavano dall'interno, mentre la mano di Laura continuava a muoversi implacabile dentro di me anche durante le contrazioni, prolungando il godimento fino a renderlo quasi doloroso, insostenibile. Quando finalmente la tempesta si placò, le mie forze cedettero di colpo. Le braccia mi abbandonarono e crollai in avanti sul materasso, con la faccia affondata tra i cuscini, sfinita e vibrante. Laura non mi lasciò andare: si sfilò lentamente e si lasciò cadere sopra di me, schiacciandomi dolcemente con tutto il peso del suo corpo nudo. Sentivo il suo corpo nudo, il suo petto bagnato di sudore premere contro la mia schiena e il suo respiro affannoso, caldo, che mi accarezzava la nuca. Restammo così per lunghi minuti, intrappolate in quel calore, mentre il silenzio della camera sigillava un segreto che, lo sapevamo entrambe, avrebbe cambiato ogni cosa.



scritto il
2026-06-25
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