Dito in culo
di
Hiripolla
genere
prime esperienze
“Vuoi togliere ste dita dal culo e infilarci il cazzo?”
Erano due anni che aspettavo questo momento. Si, perché dopo qualche mese di sesso con Giusy avevo cominciato a provare ad aprire quel buchetto. Giusy era una mia collega di banca che era la mia amante da c.ca due anni e mezzo.
In effetti era lei che era sposata. Comunque, probabilmente, all'inizio fu vero amore, ma negli ultimi mesi era virato su una storia quasi esclusivamente sessuale.
La sera prima mi aveva chiamato a casa (anni '80) dicendomi che aveva voglia di scoparmi e quindi ci accordammo. Io, mi sarei dato malato e lei avrebbe preso un giorno di permesso con la scusa di una malattia delle figlie.
Ci trovammo quindi, il mattino dopo, nella solita pensioncina in centro dove consumavamo le nostre copule.
Per tornare all'inizio, era già qualche minuto che la cavalcavo alla pecorina in maniera selvaggia, usando i suoi lunghi capelli come briglie di una bellissima cavalla. Ad un certo punto mi inumidii un dito e glielo infilai nel culo. Dopo che si fu abituata, contrariamente al solito, mi chiese di infilarne un altro. La cosa mi mandò ai pazzi e, esaudita la richiesta, si scatenò una bestia in me, mentre sentivo, attraverso la membrana, con le dita il mio membro che andava avanti e indietro nella sua vagina.
Fu a quel punto che lei urlò digrignando i denti di togliere le dita dal culo e di infilarci il cazzo. Sentii come se nel mio cervello ci fosse la pancia dell'Etna. Infilai un preservativo (non si sa mai cosa si può trovare in un intestino) e, senza curarmi troppo di quello che diceva provai ad entrare. Non fu facile, ma alla terza spinta la porta si aprì accogliendo la mia pistola fino in fondo (non è che sia particolarmente dotato). In ogni caso, dopo qualche momento per abituarsi alla presenza, cominciò a sfregarsi morbosamente la clitoride e venirmi incontro con il movimento del bacino.
Ad un certo punto cominciò ad urlare “ cazzo, cazzoooo, cazzooooo!” e venne in una maniera in cui non era mai successo.
Io, dopo qualche secondo a sentire tutte quelle contrazioni, non resistetti e mi lasciai andare ad una copiosa eiaculazione.
Ci lasciammo andare sul letto col cazzo ancora infilato, e ci mettemmo qualche momento a riprenderci.
Passato qualche secondo mi sfilai e mi misi in ginocchio dietro di lei, cercando di rallentare i battiti del cuore. Lei si girò e mi guardò l'uccello inguainato: “Ma quanta roba hai fatto?”. Si avvicinò per vedere da vicino e io ridendo gli domandai:”stai sentendo il profumo del tuo intestino?”. Ridendo si avvicinò fingendo di annusare. E lì scattò la bestia che c'era in me.
Le chiusi le narici con le dita di una mano, costringendola ad aprire la bocca e, aiutandomi con l'altra, glielo infilai in bocca. Poi, trattenendole la testa cominciai ad andare avanti e indietro.
Non ci volle molto tempo. Il pensiero che aveva in bocca qualcosa che era stato nel suo culo mi eccitò al punto che venni quasi subito.
Mi alzai per togliermi il preservativo e lei andò in doccia. Dopo un paio di minuti mi chiamò: si stava masturbando furiosamente.
“ Guardami, guardami, che vengo come una troia! Siiiiiii !”
Fu l'ultimo incontro sessuale con Giusy. La sera stessa mi chiamò a casa e mi disse:” fra di noi è tutto finito, ho capito che è solo una storia di sesso”.
Erano due anni che aspettavo questo momento. Si, perché dopo qualche mese di sesso con Giusy avevo cominciato a provare ad aprire quel buchetto. Giusy era una mia collega di banca che era la mia amante da c.ca due anni e mezzo.
In effetti era lei che era sposata. Comunque, probabilmente, all'inizio fu vero amore, ma negli ultimi mesi era virato su una storia quasi esclusivamente sessuale.
La sera prima mi aveva chiamato a casa (anni '80) dicendomi che aveva voglia di scoparmi e quindi ci accordammo. Io, mi sarei dato malato e lei avrebbe preso un giorno di permesso con la scusa di una malattia delle figlie.
Ci trovammo quindi, il mattino dopo, nella solita pensioncina in centro dove consumavamo le nostre copule.
Per tornare all'inizio, era già qualche minuto che la cavalcavo alla pecorina in maniera selvaggia, usando i suoi lunghi capelli come briglie di una bellissima cavalla. Ad un certo punto mi inumidii un dito e glielo infilai nel culo. Dopo che si fu abituata, contrariamente al solito, mi chiese di infilarne un altro. La cosa mi mandò ai pazzi e, esaudita la richiesta, si scatenò una bestia in me, mentre sentivo, attraverso la membrana, con le dita il mio membro che andava avanti e indietro nella sua vagina.
Fu a quel punto che lei urlò digrignando i denti di togliere le dita dal culo e di infilarci il cazzo. Sentii come se nel mio cervello ci fosse la pancia dell'Etna. Infilai un preservativo (non si sa mai cosa si può trovare in un intestino) e, senza curarmi troppo di quello che diceva provai ad entrare. Non fu facile, ma alla terza spinta la porta si aprì accogliendo la mia pistola fino in fondo (non è che sia particolarmente dotato). In ogni caso, dopo qualche momento per abituarsi alla presenza, cominciò a sfregarsi morbosamente la clitoride e venirmi incontro con il movimento del bacino.
Ad un certo punto cominciò ad urlare “ cazzo, cazzoooo, cazzooooo!” e venne in una maniera in cui non era mai successo.
Io, dopo qualche secondo a sentire tutte quelle contrazioni, non resistetti e mi lasciai andare ad una copiosa eiaculazione.
Ci lasciammo andare sul letto col cazzo ancora infilato, e ci mettemmo qualche momento a riprenderci.
Passato qualche secondo mi sfilai e mi misi in ginocchio dietro di lei, cercando di rallentare i battiti del cuore. Lei si girò e mi guardò l'uccello inguainato: “Ma quanta roba hai fatto?”. Si avvicinò per vedere da vicino e io ridendo gli domandai:”stai sentendo il profumo del tuo intestino?”. Ridendo si avvicinò fingendo di annusare. E lì scattò la bestia che c'era in me.
Le chiusi le narici con le dita di una mano, costringendola ad aprire la bocca e, aiutandomi con l'altra, glielo infilai in bocca. Poi, trattenendole la testa cominciai ad andare avanti e indietro.
Non ci volle molto tempo. Il pensiero che aveva in bocca qualcosa che era stato nel suo culo mi eccitò al punto che venni quasi subito.
Mi alzai per togliermi il preservativo e lei andò in doccia. Dopo un paio di minuti mi chiamò: si stava masturbando furiosamente.
“ Guardami, guardami, che vengo come una troia! Siiiiiii !”
Fu l'ultimo incontro sessuale con Giusy. La sera stessa mi chiamò a casa e mi disse:” fra di noi è tutto finito, ho capito che è solo una storia di sesso”.
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