Valentina,un weekend da puttana 1° parte
di
Simmy Monè
genere
trio
C'è stato un periodo in cui mia moglie lavorava in una trattoria. Si divideva tra i tavoli e i fornelli, faceva un po' di tutto. Tra il viavai continuo dei clienti, spiccava il signor Mario. Era un pensionato sui settant'anni, un uomo alto, magro e distinto, che ormai faceva parte dell'arredamento. Arrivava ogni mattina verso le dieci per il suo solito bianchino e restava lì fino al pomeriggio.Giorno dopo giorno, tra lui e mia moglie era nata una bella sintonia e una forte confidenza. Tornando a casa, mia moglie mi raccontava le confidenze del signor Mario, ma anche un vizio che l'uomo aveva preso. Con il passare del tempo, infatti, non perdeva occasione per allungare le mani. Ogni volta che la vedeva passare e poteva farlo, le mollava una bella pacca sulle chiappe. Mia moglie ci rideva sopra, buttandola sul gioco. Per non farlo rimanere male cercava di smorzare i toni, ma intanto gli ripeteva di stare al suo posto. Lui chiedeva scusa con modi gentili, ma non se ne fregava affatto. Quelle pacche si trasformarono in palpate continue e il gioco si fece più pesante: quando lei gli versava il vino, lui ne approfittava per strizzarle il seno.Mia moglie ormai non protestava più. Tra loro si era creato un legame e una complicità sempre più forti. La riempiva continuamente di complimenti e le faceva ogni tipo di proposta, senza mai usare mezzi termini. Le diceva chiaramente che, se avesse avuto qualche anno in meno, se la sarebbe scopata volentieri. E mentre le pronunciava quelle parole, le teneva la chiappa ben stretta nel palmo della mano.
C'è da dire che lei ci metteva del suo, vestendo sempre in modo provocante anche dietro ai tavoli. Passava da jeans attillatissimi a minigonne molto corte. Le sue camicie erano rigorosamente sbottonate sul petto, oppure indossava canottiere talmente scollate che l'abbondanza del suo seno era praticamente sotto gli occhi di chiunque. Non rinunciava mai ai tacchi alti. Non era l'abbigliamento adatto per correre tra i tavoli di una trattoria, ma a lei piaceva così. Ha sempre amato attirare l'attenzione e sentire gli sguardi maschili addosso; essere desiderata dagli altri uomini faceva da sempre parte delle sue fantasie più erotiche.I giorni passavano e Mario osava sempre di più. Quella mattina l'avevo accompagnata io al lavoro e avevo deciso di fermarmi un po' di più: volevo assolutamente conoscere questo signor Mario. Mi fece un'ottima impressione ed era impossibile non trovarlo simpatico. Quel legame che aveva con mia moglie non mi faceva ingelosire, anzi mi accendeva. Per tutto il tempo non fece altro che parlarmi di lei e di quanto gli piacesse.Poi iniziarono i lavori nel locale. A inizio giornata mia moglie era sola a preparare la sala e a pulire i servizi. Si trovava proprio nel bagno, un posto piccolo e angusto, leggermente piegata col busto in avanti. Lui le si portò dietro mentre lei era ancora china. La minigonna quella mattina era cortissima: bastava quel leggero inchino per far spuntare gran parte del sedere, coperto appena dal filo di uno striminzito perizoma.Mario non ci pensò due volte: con una mossa rapida le tirò su la minigonna, mettendo del tutto a nudo il suo culo prima di afferrarlo a piene mani. Mia moglie non si mosse. Si appoggiò con le mani al bordo del lavandino e restò immobile, lasciando che lui la toccasse e la palpasse a suo piacimento. L'uomo continuò a toccarla ininterrottamente sul sedere, facendo poi scivolare la mano tra le sue cosce. In quel momento mi avvicinai al bagno anch'io, facendole chiaramente capire con la mia presenza che la cosa non mi dispiaceva affatto e che ero del tutto favorevole a condividerla. Mario cominciò a spingere la mano tra le sue cosce, strofinando e premendo con forza direttamente sulla sua fica. Bastarono pochi secondi di quel contatto perché lei si bagnasse completamente sotto le sue dita.Con un dito l'uomo le spostò la stoffa delle mutandine, scoprendo completamente la sua figa.«Bella rasata!» sussurrò. Le passò due dita, poi affondò dritto fino in fondo.Mia moglie mollò un gemito secco, molto più forte: «Oh sì! Mario, spingi... più in fondo».L'uomo non aspettò un secondo e spinse le sue grosse dita ancora più dentro. Proprio in quel momento, l'arrivo improvviso dell'auto della titolare ci raggelò. Valentina si buttò giù la gonna in preda alla fretta, senza nemmeno rimettersi a posto le mutandine.Mario si portò la mano alla bocca e si succhiò le dita. Poi, tirando fuori il portafoglio dai pantaloni, andò dritto al punto: «Questo fine settimana sono nella mia casa a Elva. Ti voglio vedere tutta nuda, Valentina. E ti pago».Mia moglie si girò a fissarmi. Restò immobile, con il fiato corto, aspettando che fossi io a parlare o a farle un cenno per dirle cosa fare.L'uomo la vide esitare e la strinse da vicino: «Inutile che fai la santarellina adesso. Hai la faccia da angelo, ma sei una gran puttana. Dimmi la cifra».Lei divenne rossa in viso.
«Niente timidezze ora» la incalzò lui, «prima, con due dita dentro la figa, non eri così silenziosa».Visto che lei era alle strette, decisi di prendere in mano la situazione.«Cinquecento!» dico io.Faccio una piccola pausa, mentre Valentina e Mario mi guardano un po' sorpresi.«Per cinquecento euro fa tutto ciò che vuoi», aggiungo io.Valentina mi guardò stupita, incredula. L'avevo venduta come si farebbe con una puttana, ma allo stesso tempo questa cosa la eccitava molto, lo potevo vedere chiaramente dal suo volto e dai suoi occhi.Mario si voltò verso di me. Mi guardò fisso, con una serietà assoluta. Avevo sparato alto apposta, sicuro del suo rifiuto; in fondo era un semplice pensionato senza altri soldi.L'uomo aprì il portafoglio senza battere ciglio: «Ci sto».«Prenditi questi per adesso», disse Mario, spingendo i soldi nella scollatura, dritti contro la pelle del seno. «Il resto arriva dopo, ma prima ti voglio vedere senza niente addosso.» Le bloccò il viso con una mano, guardandola fissa: «Non vedo l'ora di spaccarti in due».
Il sabato mattina partimmo prestissimo, all'alba, per raggiungere Elva. È un piccolissimo borgo alpino della Val Maira, in provincia di Cuneo, uno dei comuni più alti della valle e tra i più isolati del Piemonte. Ci si arriva attraverso una strada di montagna spettacolare, tutta una serie di curve e tornanti stretti.Arrivammo davanti alla sua abitazione, una piccola casa isolata, fatta quasi totalmente in pietra e circondata dal verde di prati e alberi. Mario ci accolse subito a braccia aperte, fermo davanti al cancelletto.Ci fece sistemare e ci mostrò la casa, lasciando a noi la camera matrimoniale, che tra l'altro era l'unica stanza da letto disponibile. Lui si sarebbe arrangiato sul divano. L'ambiente era piuttosto spartano, c'era solo lo stretto necessario; dopotutto era un posto che usava raramente, giusto per ospitare qualche nipote o altri parenti. Mario era un uomo pratico, abituato a stare da solo e a sbrigarsela da sé. Ci fece trovare una colazione bell'e pronta, preparata interamente di sua mano: caffè, latte caldo e una crostata di mele appena sfornata.Mentre facevamo colazione tutti insieme, ci raccontò che aveva sistemato la casa interamente da solo; ogni mobile era stato costruito dalle sue mani con legno di recupero. Appena poteva, lasciava Varese per venire lì a sistemare l'abitazione, a curare il verde e a pulire la piscina.«Dovete vedere che bella la piscina!» ci disse con orgoglio, spiegando che era un modello interrato, grande circa otto metri per quattro e profonda un metro e mezzo.«Se lo sapevo, portavo il costume!» disse Valentina, sorridendo.Mario ricambiò il sorriso, ma il suo sguardo cambiò subito.«Non ti serve il costume...» rispose lui, appoggiando sul tavolo il resto dei soldi che ci doveva. «Tu passerai tutto il weekend nuda. E la maggior parte delle volte starai con le cosce aperte.»Prese un respiro, guardando prima i soldi e poi mia moglie.«Io ho pagato. Ora tu togliti i vestiti.»Mia moglie guardò i soldi sul tavolo, poi guardò me.«Proprio come una puttana...» borbottò lei.Si alzò in piedi e iniziò a sfilarsi il vestito estivo, un abito leggero a fiori, corto e scollato, che scivolò via lungo il suo corpo in un attimo. Lo lasciò cadere a terra, rimanendo solo con un completino intimo nero in pizzo. La parte sotto era un perizoma talmente striminzito che il filo dietro spariva completamente tra le chiappe, mentre il reggiseno era totalmente trasparente, tanto da lasciare intravedere gran parte del suo seno nudo.
«Così vado bene?» chiese lei, guardando Mario.Mario si alzò dalla sedia e la guardò dalla testa ai piedi, prendendosi tutto il tempo.«Wow... Sei bellissima... Vali tutti i cinquecento euro che ho speso!»Disse l'uomo, allungando le mani per dare prima qualche palpatina al sedere e poi al seno.«Hai due tette belle grosse! Mi piacciono!»Mia moglie sorrise. Quei complimenti le piacevano e anche quelle palpate, sotto sotto, non le dispiacevano affatto.«Con questo completino sei da impazzire...» riprese lui, guardandola fisso, «...ma adesso te lo devi togliere. Voglio vederti senza niente».Lei non se lo fece ripetere due volte. Portò le mani dietro la schiena, sganciò il reggiseno e lo appoggiò sul tavolo.«Via anche le mutandine», ordinò Mario.Lei obbedì all'istante, sfilò il perizoma e lo lasciò lì di fianco.«Brava... Sei proprio una bella troietta, lo sai?» disse lui, divorandola con gli occhi.La studiò centimetro per centimetro, fermandosi sui capezzoli che le erano diventati durissimi e sulla fica completamente rasata. Era già bagnata, lucida: il segno chiarissimo che tutta quella situazione la stava facendo eccitare da morire.«Sì... sono la tua troietta», disse lei, con una voce sensuale e maliziosa.Mario restò un attimo in silenzio, incantato da quella confessione, poi un ghigno gli si stampò in faccia. Quella totale sottomissione di mia moglie, unita alla vicinanza del suo corpo completamente nudo e bagnato, stava portando l'eccitazione nella stanza a livelli altissimi.
L'uomo iniziò a toccarla un po' ovunque, facendo scivolare le mani sulla sua pelle con carezze leggere, per poi stringere con più vigore le sue chiappe piene e i suoi seni abbondanti.«Apri le cosce», le ordinò a voce bassa.Lei obbedì all'istante. Mario le spinse la mano in mezzo alle gambe e la fissò dritta negli occhi: «Sei già tutta bagnata, zoccola!»A quelle parole Valentina arrossì visibilmente e iniziò a mordersi le labbra, sopraffatta dall'eccitazione. Poi, spalancò la bocca in un forte gemito di piacere quando sentì il dito grosso di lui spingere con decisione, penetrandola e affondando fino in fondo, dentro il calore della sua fica bagnata.Restando dentro di lei con il dito, l'uomo voltò la testa e mi guardò fisso per qualche secondo con un ghigno: «Senti come gode la tua mogliettina!»
Io uscii per primo. Tutta quella situazione mi aveva messo addosso una carica pazzesca, impossibile da nascondere: avevo il cazzo talmente duro che mi stava esplodendo dentro i jeans, e avevo un bisogno disperato di accendermi una sigaretta. Subito dopo mi raggiunsero loro. Mentre fumavo, guardavo Mario che teneva mia moglie per mano. Camminava nuda sull'erba mentre lui le mostrava il prato e gli alberi che aveva piantato; lei avanzava senza niente addosso, sculettando in modo vistoso, con il sole della mattina che le illuminava la pelle chiara in una maniera incredibile.Poco più in là, seminascosta tra gli alberi, c'era la casa dei vicini. Anche lì viveva un uomo anziano che aveva scelto di stare da solo. Se ne stava affacciato sul balcone che dava proprio sul nostro prato, con la Gazzetta dello Sport tra le mani. A un certo punto si bloccò, abbassò il giornale e, paralizzato da quello che si era trovato davanti agli occhi, sgranò lo sguardo per l'incredulità.Valentina, d'istinto, cercò di coprirsi il corpo con le braccia come meglio poteva. Mario invece salutò tranquillamente il suo vicino: «Ciao Giovanni!»Poi si voltò verso di lei e le scostò le braccia con decisione: «Che cazzo fai? Non ti ho mica pagato per coprirti!»«Ma c'è...» tentò di dire lei, bloccandosi.«Tu fai quello che ti dico io,» la troncò lui, «per questo weekend sei la mia puttana».
Mario diede uno strappo a Valentina. La trascinò proprio sotto il balcone di Giovanni, in un punto aperto dove non c'erano piante a coprirla.«Guarda che bella, Giovanni!» disse ad alta voce, esibendola senza alcun filtro.Si piazzò alle sus spalle, afferrò i suoi seni abbondanti e le pizzicò forte i capezzoli. Valentina cacciò un piccolo gemito e socchiuse gli occhi. Tutta la vergogna di essere nuda davanti a quel vecchio sconosciuto sparì all'istante, cancellata dall'eccitazione.Dal balcone, Giovanni si sporse in avanti e si sistemò gli occhiali sul naso per non perdersi un dettaglio.«Ti sei portato a casa una gran bella figa!» gridò il vecchio.Il tono viscido e complice della sua voce chiarì subito le cose: quei due anziani la sapevano lunga e si capiva benissimo che non erano affatto nuovi a quel genere di giochi.
Mario si voltò verso di me, cercandomi con gli occhi: «A te non dispiace, vero, se il mio amico Giovanni si unisce a noi?»«No, affatto!» risposi io d'istinto, con la voce rotta da un'eccitazione così violenta che era ormai impossibile da nascondere.«E a te? A te va bene?» sussurrò lui subito dopo all'orecchio di Valentina, mentre faceva scivolare la mano ruvida tra le sue cosce, andando a stringerle con forza la fica.A quel contatto mia moglie si lasciò trasportare completamente; reclinò la testa all'indietro, appoggiandosi sulla sua spalla e abbandonandosi al suo controllo. «Sì... va bene...» disse con un filo di voce soffocato, carico di un godimento incontrollabile, mentre le dita di lui continuavano a tormentarla, passando su e giù senza sosta lungo tutta la sua fessura.«Sei già tutta fradicia!» continuò lui, sentendo quanto stesse godendo.
Dal balcone, Giovanni diede un'ultima occhiata, accartocciò in fretta il giornale e rientrò in casa. Mario allora prese Valentina per mano e la guidò verso la piscina, circondata da grandi blocchi di pietra. Lì davanti a noi si spogliò del tutto. Si tolse anche le mutande, mostrando un membro dalle misure abbastanza impegnative; sfiorava abbondantemente i suoi venti centimetri. Rimanemmo sorpresi: per avere settant'anni aveva un corpo pazzesco, sodo, scuro di pelle e con pochissime rughe. Mostrava un fisico migliore di tanti trentenni, asciugato da una vita di lavori manuali e pesanti. Dopotutto, Valentina mi aveva già detto che lui passava spesso i fine settimana a ballare; era un uomo ancora incredibilmente attivo.
Valentina fissò quel cazzo già in piena erezione, osservandolo con immenso piacere, come se non vedesse l'ora di averlo dentro di sé. Dal canto mio, non volevo certo restare indietro: desideravo partecipare in tutto e per tutto a quell'avventura. Mi spogliai a mia volta in pochi secondi, liberandomi di ogni indumento e mostrando la mia erezione senza la minima vergogna.
«Toccalo! Prendilo in mano!» ordinò Mario a Valentina.Lei obbedì all'istante, stringendo le dita attorno al suo cazzo teso.«Ho settant'anni, ragazza mia... ma ce l'ho ancora bello duro!» si vantò lui, guardandola mentre Valentina cominciava a fargli una sega con ritmo regolare.
«Sei proprio brava, si vede che ci sai fare», disse Mario. Le afferrò i seni abbondanti, mentre lei continuava a muovere la mano con un ritmo costante. A quel punto mi accostai a mia moglie, stringendole le chiappe tra le mani; lei non perse un attimo e allungò l'altra mano per iniziare a segare anche me.
«Due cazzi tutti per te!» esclamò Mario, guardandola muovere le mani. «Sei proprio una gran porca!»Subito dopo le strofinò il pollice sulla bocca. Valentina perse ogni freno: lo leccò piano, poi lo prese del tutto in bocca, iniziando a succhiarlo con foga come se stesse stringendo tra le labbra il cazzo dell'uomo
Mario riprese a toccarla in mezzo alle cosce. Il suo movimento sulla fica divenne subito veloce, pieno di un'intensità pazzesca. Valentina si abbandonò del tutto a quel piacere, godendo in totale libertà: teneva la bocca aperta per riprendere fiato e gli occhi socchiusi, travolta dal ritmo continuo di quel tocco che la stava facendo impazzire.
In quel momento, fissando mia moglie, capii fino in fondo quanto fosse la mia complice assoluta e, al tempo stesso, una grandissima puttana. Quella certezza non mi dispiaceva affatto, anzi, mi faceva impazzire di piacere. Sentii che la amavo ancora di più proprio per quel suo lato così libero e spudorato, che la rendeva unica ai miei occhi.
Mario intensificò ancora il movimento della mano, che divenne sempre più energico, e lei iniziò a sbrodolare di piacere, colando dalla fica giù per tutte le cosce. Trascinata da quel ritmo, Valentina aumentò a sua volta il movimento delle sue mani, segandoci con una foga ancora più intensa, mentre i suoi gemiti si trasformavano in piccoli urli di totale godimento, sempre più forti.
Mario le tolse la mano da mezzo alle gambe. «Sei proprio vogliosa...» disse, poi le infilò in bocca le due dita ancora inzuppate dei liquidi di Valentina, costringendola a succhiarle. Lei le accolse famelica, muovendo le labbra con una golosità pazzesca e tenendo gli occhi spalancati e fissi su di lui, come a voler dimostrare quanto le piacesse quel sapore. «Si vede che sei una gran golosona. Se fai la brava e ti comporti bene, dopo ti faccio ciucciare questo bel cazzo», aggiunse lui, stringendosi il cazzo tra le mani un attimo prima di entrare in acqua direttamente con un tuffo, mostrando un'agilità abbastanza invidiabile.
Bloccai il viso di mia moglie e la baciai sulla bocca con una foga pazzesca, spingendo la mia lingua a fondo nella sua. Fu un bacio profondo, un fiume in piena di puro godimento in cui le nostre bocche si divoravano, mentre le mie mani correvano impazzite sul suo corpo, strizzandole prima i seni e poi affondando nelle chiappe piene per tirarmela ancora più addosso.
Percepivo tutta la sua eccitazione, tutta la sua voglia dirompente di essere scopata.
Ci lasciammo scivolare in acqua anche noi, immersi in quel fresco pulito che profumava leggermente di cloro. Valentina si posizionò proprio in mezzo a noi due, baciandosi con foga con Mario, mentre le nostre mani la toccavano praticamente ovunque. Mario le aveva infilato due dita in mezzo alla figa, muovendole dentro e fuori con gran frenesia. Io le strizzavo i seni e le chiappe, baciandola sul collo e sulla schiena, alternando nella sua bocca la mia lingua a quella di Mario.
Quasi dal nulla riapparve Giovanni. Era un uomo di statura media, alto poco meno di un metro e settanta, con una corporatura tarchiata. Si era infilato un paio di bermuda da bagno un po' datati e una canottiera bianca, che lasciava intravedere una pelle ormai flaccida. In testa, invece, mostrava una calvizie decisamente avanzata.
Mario alzò la mano per richiamare la sua attenzione. Giovanni si bloccò a un passo dall'acqua, divorando Valentina con lo sguardo.«Che bela vaca!» disse il vecchio, pronunciando quella frase con un marcato accento piemontese
Giovanni restò a fissare il corpo di mia moglie, che si intravedeva del tutto sotto la superficie trasparente dell'acqua.
«Forza, da brava! Esci dall'acqua e vai a salutare il mio amico!» le impose Mario. Era un ordine chiarissimo: pretendeva che lei si esibisse sul bordo per farsi guardare e studiare da Giovanni da cima a fondo, sbattendogli in faccia tutto il suo corpo nudo.
Mia moglie guardò prima Mario e poi me, quasi a voler prendere tempo prima di muoversi. Le accarezzai i capelli bagnati, ma la spronai subito: «Muoviti, obbedisci!» le dissi con una voce più secca e diretta. A quel punto lei non esitò più: si arrampicò sulla scaletta per uscire dalla piscina, facendo sobbalzare vistosamente i suoi seni.
Si trovò davanti a Giovanni, che la guardò con attenzione da cima a fondo.«Porca Madona, ma che bele tete... costa sì a l'é proprio na gran bela tòja!» disse il vecchio, lasciando uscire quelle parole con il suo forte accento piemontese.
L'uomo, senza alcun tipo di vergogna, allungò subito le mani dando una forte palpata al seno di Valentina. Lei restò immobile, non accennò nessuna reazione, lasciando che l'uomo la toccasse come meglio credesse. Giovanni afferrò un suo capezzolo con le due dita e lo tirò abbastanza forte, a tal punto da farle emettere un leggero gemito tra piacere e dolore.«Na vaca parèj a l'é pronta për la mongiura!» disse l'uomo.
«Giovanni, guarda che Valentina è una gran troia! C'ha una voglia di cazzo che non finisce mai!» rincarò Mario.
«Vero, tesoro?» la incalzò lui, cercando di stuzzicare a tutti i costi una reazione o una risposta da parte di mia moglie.
Mia moglie girò gli occhi verso Mario e i due si scambiarono un sorrisetto d'intesa. Subito dopo tornò a fissare Giovanni, mentre la mano ruvida del vecchio continuava ad accarezzarle la fica in mezzo alle gambe. Sotto quel tocco ruvido le labbra della sua fica si spalancarono da sole, visibilmente lucide e gonfie di calore.«Sì! Ho sempre voglia di cazzo!» rispose lei con tono malizioso, mettendo in chiaro tutta la sua disponibilità a restare al gioco, pronta a soddisfare anche i desideri di Giovanni.
Il sole era ormai alto e il caldo cominciava a farsi sentire sul serio. Tra l'afa e tutta quell'eccitazione ci venne una gran sete, e Mario se ne accorse subito. Uscì dalla piscina arrampicandosi sulle rocce con l'agilità di un ventenne, muovendosi completamente nudo e con il cazzo duro in bella mostra, senza farsi alcun problema.«Vado a prendere qualcosa da bere», buttò lì prima di muoversi.Mario si allontanò a passo svelto verso casa. Giovanni, rimasto solo con lei, continuò a palpeggiare Valentina a piene mani. Intanto, dentro i suoi bermuda, iniziava a vedersi un piccolo ma vistoso gonfiore, che l'anziano si toccava spesso con la mano libera
Nel giro di pochi minuti Mario fu di ritorno con le bevande. Lasciai la vasca ed uscii pure io, spinto da una forte sete. Lui stappò le birre ghiacciate e ce le allungò. Alzammo i bicchieri per un brindisi di gruppo, ma mentre bevevamo, nessuno di noi staccò gli occhi dal corpo di mia moglie.
Ci riparammo sotto il gazebo naturale del giardino, un angolo isolato dove i rami robusti e le foglie della vite canadese si arrampicavano così fitti da formare un vero soffitto vegetale. Mario si accomodò su una sdraio a bordo prato. Senza alcuna esitazione, si afferrò il cazzo con le mani, stringendolo forte.«Ehi, Valentina... prendilo in bocca!» comandò l'uomo, mantenendo la voce ferma e decisa.Mia moglie obbedì all'istante senza la minima esitazione: si calò immediatamente sulle ginocchia, direttamente sull'erba. Strinse le dita attorno a quel cazzo teso, lo mosse su e giù un paio di volte con un ritmo rapido e, subito dopo, lo prese tutto in bocca, affondando con le labbra fino in fondo.
Sotto l'ombra del gazebo, io e Giovanni reggevamo le birre con una mano e ci segavamo i cazzi con l'altra. Restavamo immobili a goderci la scena di mia moglie che mandava giù quel pompino intenso, mentre Mario le afferrava i seni a piene mani e le tormentava i capezzoli.«Sei una brava pompinara!» mormorò l'uomo, con la voce soffocata dal piacere e dall'estasi.
L'uomo le appoggiò la mano sulla testa, spingendola sempre più a fondo e costringendola ad aumentare l'impeto con cui gli prendeva il cazzo in bocca.
«Simone, devo proprio ammetterlo... tua moglie ha una bocca pazzesca, è una puttana nata!» disse l'uomo dall'alto della sdraio.
Mario le strinse i capelli e le sollevò il viso. Valentina era tutta sbavata, aveva il respiro corto e lo sguardo di chi non ne aveva mai abbastanza. Si morse il labbro inferiore.«Non ti basta ancora?» domandò lui con un sorriso ironico.«No! Ne voglio ancora!» ribatté lei, confermando quanto bramasse quel cazzo dentro di sé.L'uomo le premette di nuovo la testa verso il basso, indirizzandola sul suo membro che lei afferrò famelica con le labbra. Non avevo mai visto mia moglie ridotta in quel modo.
Continuò quel ritmo serrato senza sosta per diversi minuti, esaurendo Mario. Ma lei era del tutto insaziabile. Si staccò da lui e si concentrò su di me: mi afferrò la base dell'asta con dita salde, mentre i nostri sguardi si incastravano. Affondò con le labbra calde, stringendo la presa per accentuare la sensazione. Il contrasto tra la sua bocca umida e l'aria fresca della stanza mi fece inarcare la schiena, e quel brivido mi spinse oltre il limite in pochi istanti.Senza perdere un secondo, si girò subito verso Giovanni, che la aspettava con il fiatone e le mani bagnate di sudore. Lo accolse tra le labbra con la stessa foga, muovendo la testa avanti e indietro con un'ingordigia pazzesca. Giovanni le afferrò i capelli per assecondare il movimento, mentre lei stringeva le palpebre e accelerava il ritmo, guidata dai suoi gemiti strozzati. Ci portò all'orgasmo uno alla volta. Ingoiò ogni singola goccia del nostro seme, assaporando quel flusso caldo e ripulendo la pelle con tocchi lenti e sapienti della lingua.
Sotto il fresco delle piante l'eccitazione lasciò il posto a una apparentemente calma.
L'uomo le passò la mano tra i capelli mentre lei restava ferma in ginocchio sull'erba. Valentina sollevò lo sguardo verso di lui, senza alcuna vergogna.«Brava puttana!... Ma questo è solo l'inizio», sentenziò Mario guardandola dall'alto in basso.«Sono tua... puoi fare di me ciò che vuoi», ribatté mia moglie, confermando la sua totale sottomissione.
C'è da dire che lei ci metteva del suo, vestendo sempre in modo provocante anche dietro ai tavoli. Passava da jeans attillatissimi a minigonne molto corte. Le sue camicie erano rigorosamente sbottonate sul petto, oppure indossava canottiere talmente scollate che l'abbondanza del suo seno era praticamente sotto gli occhi di chiunque. Non rinunciava mai ai tacchi alti. Non era l'abbigliamento adatto per correre tra i tavoli di una trattoria, ma a lei piaceva così. Ha sempre amato attirare l'attenzione e sentire gli sguardi maschili addosso; essere desiderata dagli altri uomini faceva da sempre parte delle sue fantasie più erotiche.I giorni passavano e Mario osava sempre di più. Quella mattina l'avevo accompagnata io al lavoro e avevo deciso di fermarmi un po' di più: volevo assolutamente conoscere questo signor Mario. Mi fece un'ottima impressione ed era impossibile non trovarlo simpatico. Quel legame che aveva con mia moglie non mi faceva ingelosire, anzi mi accendeva. Per tutto il tempo non fece altro che parlarmi di lei e di quanto gli piacesse.Poi iniziarono i lavori nel locale. A inizio giornata mia moglie era sola a preparare la sala e a pulire i servizi. Si trovava proprio nel bagno, un posto piccolo e angusto, leggermente piegata col busto in avanti. Lui le si portò dietro mentre lei era ancora china. La minigonna quella mattina era cortissima: bastava quel leggero inchino per far spuntare gran parte del sedere, coperto appena dal filo di uno striminzito perizoma.Mario non ci pensò due volte: con una mossa rapida le tirò su la minigonna, mettendo del tutto a nudo il suo culo prima di afferrarlo a piene mani. Mia moglie non si mosse. Si appoggiò con le mani al bordo del lavandino e restò immobile, lasciando che lui la toccasse e la palpasse a suo piacimento. L'uomo continuò a toccarla ininterrottamente sul sedere, facendo poi scivolare la mano tra le sue cosce. In quel momento mi avvicinai al bagno anch'io, facendole chiaramente capire con la mia presenza che la cosa non mi dispiaceva affatto e che ero del tutto favorevole a condividerla. Mario cominciò a spingere la mano tra le sue cosce, strofinando e premendo con forza direttamente sulla sua fica. Bastarono pochi secondi di quel contatto perché lei si bagnasse completamente sotto le sue dita.Con un dito l'uomo le spostò la stoffa delle mutandine, scoprendo completamente la sua figa.«Bella rasata!» sussurrò. Le passò due dita, poi affondò dritto fino in fondo.Mia moglie mollò un gemito secco, molto più forte: «Oh sì! Mario, spingi... più in fondo».L'uomo non aspettò un secondo e spinse le sue grosse dita ancora più dentro. Proprio in quel momento, l'arrivo improvviso dell'auto della titolare ci raggelò. Valentina si buttò giù la gonna in preda alla fretta, senza nemmeno rimettersi a posto le mutandine.Mario si portò la mano alla bocca e si succhiò le dita. Poi, tirando fuori il portafoglio dai pantaloni, andò dritto al punto: «Questo fine settimana sono nella mia casa a Elva. Ti voglio vedere tutta nuda, Valentina. E ti pago».Mia moglie si girò a fissarmi. Restò immobile, con il fiato corto, aspettando che fossi io a parlare o a farle un cenno per dirle cosa fare.L'uomo la vide esitare e la strinse da vicino: «Inutile che fai la santarellina adesso. Hai la faccia da angelo, ma sei una gran puttana. Dimmi la cifra».Lei divenne rossa in viso.
«Niente timidezze ora» la incalzò lui, «prima, con due dita dentro la figa, non eri così silenziosa».Visto che lei era alle strette, decisi di prendere in mano la situazione.«Cinquecento!» dico io.Faccio una piccola pausa, mentre Valentina e Mario mi guardano un po' sorpresi.«Per cinquecento euro fa tutto ciò che vuoi», aggiungo io.Valentina mi guardò stupita, incredula. L'avevo venduta come si farebbe con una puttana, ma allo stesso tempo questa cosa la eccitava molto, lo potevo vedere chiaramente dal suo volto e dai suoi occhi.Mario si voltò verso di me. Mi guardò fisso, con una serietà assoluta. Avevo sparato alto apposta, sicuro del suo rifiuto; in fondo era un semplice pensionato senza altri soldi.L'uomo aprì il portafoglio senza battere ciglio: «Ci sto».«Prenditi questi per adesso», disse Mario, spingendo i soldi nella scollatura, dritti contro la pelle del seno. «Il resto arriva dopo, ma prima ti voglio vedere senza niente addosso.» Le bloccò il viso con una mano, guardandola fissa: «Non vedo l'ora di spaccarti in due».
Il sabato mattina partimmo prestissimo, all'alba, per raggiungere Elva. È un piccolissimo borgo alpino della Val Maira, in provincia di Cuneo, uno dei comuni più alti della valle e tra i più isolati del Piemonte. Ci si arriva attraverso una strada di montagna spettacolare, tutta una serie di curve e tornanti stretti.Arrivammo davanti alla sua abitazione, una piccola casa isolata, fatta quasi totalmente in pietra e circondata dal verde di prati e alberi. Mario ci accolse subito a braccia aperte, fermo davanti al cancelletto.Ci fece sistemare e ci mostrò la casa, lasciando a noi la camera matrimoniale, che tra l'altro era l'unica stanza da letto disponibile. Lui si sarebbe arrangiato sul divano. L'ambiente era piuttosto spartano, c'era solo lo stretto necessario; dopotutto era un posto che usava raramente, giusto per ospitare qualche nipote o altri parenti. Mario era un uomo pratico, abituato a stare da solo e a sbrigarsela da sé. Ci fece trovare una colazione bell'e pronta, preparata interamente di sua mano: caffè, latte caldo e una crostata di mele appena sfornata.Mentre facevamo colazione tutti insieme, ci raccontò che aveva sistemato la casa interamente da solo; ogni mobile era stato costruito dalle sue mani con legno di recupero. Appena poteva, lasciava Varese per venire lì a sistemare l'abitazione, a curare il verde e a pulire la piscina.«Dovete vedere che bella la piscina!» ci disse con orgoglio, spiegando che era un modello interrato, grande circa otto metri per quattro e profonda un metro e mezzo.«Se lo sapevo, portavo il costume!» disse Valentina, sorridendo.Mario ricambiò il sorriso, ma il suo sguardo cambiò subito.«Non ti serve il costume...» rispose lui, appoggiando sul tavolo il resto dei soldi che ci doveva. «Tu passerai tutto il weekend nuda. E la maggior parte delle volte starai con le cosce aperte.»Prese un respiro, guardando prima i soldi e poi mia moglie.«Io ho pagato. Ora tu togliti i vestiti.»Mia moglie guardò i soldi sul tavolo, poi guardò me.«Proprio come una puttana...» borbottò lei.Si alzò in piedi e iniziò a sfilarsi il vestito estivo, un abito leggero a fiori, corto e scollato, che scivolò via lungo il suo corpo in un attimo. Lo lasciò cadere a terra, rimanendo solo con un completino intimo nero in pizzo. La parte sotto era un perizoma talmente striminzito che il filo dietro spariva completamente tra le chiappe, mentre il reggiseno era totalmente trasparente, tanto da lasciare intravedere gran parte del suo seno nudo.
«Così vado bene?» chiese lei, guardando Mario.Mario si alzò dalla sedia e la guardò dalla testa ai piedi, prendendosi tutto il tempo.«Wow... Sei bellissima... Vali tutti i cinquecento euro che ho speso!»Disse l'uomo, allungando le mani per dare prima qualche palpatina al sedere e poi al seno.«Hai due tette belle grosse! Mi piacciono!»Mia moglie sorrise. Quei complimenti le piacevano e anche quelle palpate, sotto sotto, non le dispiacevano affatto.«Con questo completino sei da impazzire...» riprese lui, guardandola fisso, «...ma adesso te lo devi togliere. Voglio vederti senza niente».Lei non se lo fece ripetere due volte. Portò le mani dietro la schiena, sganciò il reggiseno e lo appoggiò sul tavolo.«Via anche le mutandine», ordinò Mario.Lei obbedì all'istante, sfilò il perizoma e lo lasciò lì di fianco.«Brava... Sei proprio una bella troietta, lo sai?» disse lui, divorandola con gli occhi.La studiò centimetro per centimetro, fermandosi sui capezzoli che le erano diventati durissimi e sulla fica completamente rasata. Era già bagnata, lucida: il segno chiarissimo che tutta quella situazione la stava facendo eccitare da morire.«Sì... sono la tua troietta», disse lei, con una voce sensuale e maliziosa.Mario restò un attimo in silenzio, incantato da quella confessione, poi un ghigno gli si stampò in faccia. Quella totale sottomissione di mia moglie, unita alla vicinanza del suo corpo completamente nudo e bagnato, stava portando l'eccitazione nella stanza a livelli altissimi.
L'uomo iniziò a toccarla un po' ovunque, facendo scivolare le mani sulla sua pelle con carezze leggere, per poi stringere con più vigore le sue chiappe piene e i suoi seni abbondanti.«Apri le cosce», le ordinò a voce bassa.Lei obbedì all'istante. Mario le spinse la mano in mezzo alle gambe e la fissò dritta negli occhi: «Sei già tutta bagnata, zoccola!»A quelle parole Valentina arrossì visibilmente e iniziò a mordersi le labbra, sopraffatta dall'eccitazione. Poi, spalancò la bocca in un forte gemito di piacere quando sentì il dito grosso di lui spingere con decisione, penetrandola e affondando fino in fondo, dentro il calore della sua fica bagnata.Restando dentro di lei con il dito, l'uomo voltò la testa e mi guardò fisso per qualche secondo con un ghigno: «Senti come gode la tua mogliettina!»
Io uscii per primo. Tutta quella situazione mi aveva messo addosso una carica pazzesca, impossibile da nascondere: avevo il cazzo talmente duro che mi stava esplodendo dentro i jeans, e avevo un bisogno disperato di accendermi una sigaretta. Subito dopo mi raggiunsero loro. Mentre fumavo, guardavo Mario che teneva mia moglie per mano. Camminava nuda sull'erba mentre lui le mostrava il prato e gli alberi che aveva piantato; lei avanzava senza niente addosso, sculettando in modo vistoso, con il sole della mattina che le illuminava la pelle chiara in una maniera incredibile.Poco più in là, seminascosta tra gli alberi, c'era la casa dei vicini. Anche lì viveva un uomo anziano che aveva scelto di stare da solo. Se ne stava affacciato sul balcone che dava proprio sul nostro prato, con la Gazzetta dello Sport tra le mani. A un certo punto si bloccò, abbassò il giornale e, paralizzato da quello che si era trovato davanti agli occhi, sgranò lo sguardo per l'incredulità.Valentina, d'istinto, cercò di coprirsi il corpo con le braccia come meglio poteva. Mario invece salutò tranquillamente il suo vicino: «Ciao Giovanni!»Poi si voltò verso di lei e le scostò le braccia con decisione: «Che cazzo fai? Non ti ho mica pagato per coprirti!»«Ma c'è...» tentò di dire lei, bloccandosi.«Tu fai quello che ti dico io,» la troncò lui, «per questo weekend sei la mia puttana».
Mario diede uno strappo a Valentina. La trascinò proprio sotto il balcone di Giovanni, in un punto aperto dove non c'erano piante a coprirla.«Guarda che bella, Giovanni!» disse ad alta voce, esibendola senza alcun filtro.Si piazzò alle sus spalle, afferrò i suoi seni abbondanti e le pizzicò forte i capezzoli. Valentina cacciò un piccolo gemito e socchiuse gli occhi. Tutta la vergogna di essere nuda davanti a quel vecchio sconosciuto sparì all'istante, cancellata dall'eccitazione.Dal balcone, Giovanni si sporse in avanti e si sistemò gli occhiali sul naso per non perdersi un dettaglio.«Ti sei portato a casa una gran bella figa!» gridò il vecchio.Il tono viscido e complice della sua voce chiarì subito le cose: quei due anziani la sapevano lunga e si capiva benissimo che non erano affatto nuovi a quel genere di giochi.
Mario si voltò verso di me, cercandomi con gli occhi: «A te non dispiace, vero, se il mio amico Giovanni si unisce a noi?»«No, affatto!» risposi io d'istinto, con la voce rotta da un'eccitazione così violenta che era ormai impossibile da nascondere.«E a te? A te va bene?» sussurrò lui subito dopo all'orecchio di Valentina, mentre faceva scivolare la mano ruvida tra le sue cosce, andando a stringerle con forza la fica.A quel contatto mia moglie si lasciò trasportare completamente; reclinò la testa all'indietro, appoggiandosi sulla sua spalla e abbandonandosi al suo controllo. «Sì... va bene...» disse con un filo di voce soffocato, carico di un godimento incontrollabile, mentre le dita di lui continuavano a tormentarla, passando su e giù senza sosta lungo tutta la sua fessura.«Sei già tutta fradicia!» continuò lui, sentendo quanto stesse godendo.
Dal balcone, Giovanni diede un'ultima occhiata, accartocciò in fretta il giornale e rientrò in casa. Mario allora prese Valentina per mano e la guidò verso la piscina, circondata da grandi blocchi di pietra. Lì davanti a noi si spogliò del tutto. Si tolse anche le mutande, mostrando un membro dalle misure abbastanza impegnative; sfiorava abbondantemente i suoi venti centimetri. Rimanemmo sorpresi: per avere settant'anni aveva un corpo pazzesco, sodo, scuro di pelle e con pochissime rughe. Mostrava un fisico migliore di tanti trentenni, asciugato da una vita di lavori manuali e pesanti. Dopotutto, Valentina mi aveva già detto che lui passava spesso i fine settimana a ballare; era un uomo ancora incredibilmente attivo.
Valentina fissò quel cazzo già in piena erezione, osservandolo con immenso piacere, come se non vedesse l'ora di averlo dentro di sé. Dal canto mio, non volevo certo restare indietro: desideravo partecipare in tutto e per tutto a quell'avventura. Mi spogliai a mia volta in pochi secondi, liberandomi di ogni indumento e mostrando la mia erezione senza la minima vergogna.
«Toccalo! Prendilo in mano!» ordinò Mario a Valentina.Lei obbedì all'istante, stringendo le dita attorno al suo cazzo teso.«Ho settant'anni, ragazza mia... ma ce l'ho ancora bello duro!» si vantò lui, guardandola mentre Valentina cominciava a fargli una sega con ritmo regolare.
«Sei proprio brava, si vede che ci sai fare», disse Mario. Le afferrò i seni abbondanti, mentre lei continuava a muovere la mano con un ritmo costante. A quel punto mi accostai a mia moglie, stringendole le chiappe tra le mani; lei non perse un attimo e allungò l'altra mano per iniziare a segare anche me.
«Due cazzi tutti per te!» esclamò Mario, guardandola muovere le mani. «Sei proprio una gran porca!»Subito dopo le strofinò il pollice sulla bocca. Valentina perse ogni freno: lo leccò piano, poi lo prese del tutto in bocca, iniziando a succhiarlo con foga come se stesse stringendo tra le labbra il cazzo dell'uomo
Mario riprese a toccarla in mezzo alle cosce. Il suo movimento sulla fica divenne subito veloce, pieno di un'intensità pazzesca. Valentina si abbandonò del tutto a quel piacere, godendo in totale libertà: teneva la bocca aperta per riprendere fiato e gli occhi socchiusi, travolta dal ritmo continuo di quel tocco che la stava facendo impazzire.
In quel momento, fissando mia moglie, capii fino in fondo quanto fosse la mia complice assoluta e, al tempo stesso, una grandissima puttana. Quella certezza non mi dispiaceva affatto, anzi, mi faceva impazzire di piacere. Sentii che la amavo ancora di più proprio per quel suo lato così libero e spudorato, che la rendeva unica ai miei occhi.
Mario intensificò ancora il movimento della mano, che divenne sempre più energico, e lei iniziò a sbrodolare di piacere, colando dalla fica giù per tutte le cosce. Trascinata da quel ritmo, Valentina aumentò a sua volta il movimento delle sue mani, segandoci con una foga ancora più intensa, mentre i suoi gemiti si trasformavano in piccoli urli di totale godimento, sempre più forti.
Mario le tolse la mano da mezzo alle gambe. «Sei proprio vogliosa...» disse, poi le infilò in bocca le due dita ancora inzuppate dei liquidi di Valentina, costringendola a succhiarle. Lei le accolse famelica, muovendo le labbra con una golosità pazzesca e tenendo gli occhi spalancati e fissi su di lui, come a voler dimostrare quanto le piacesse quel sapore. «Si vede che sei una gran golosona. Se fai la brava e ti comporti bene, dopo ti faccio ciucciare questo bel cazzo», aggiunse lui, stringendosi il cazzo tra le mani un attimo prima di entrare in acqua direttamente con un tuffo, mostrando un'agilità abbastanza invidiabile.
Bloccai il viso di mia moglie e la baciai sulla bocca con una foga pazzesca, spingendo la mia lingua a fondo nella sua. Fu un bacio profondo, un fiume in piena di puro godimento in cui le nostre bocche si divoravano, mentre le mie mani correvano impazzite sul suo corpo, strizzandole prima i seni e poi affondando nelle chiappe piene per tirarmela ancora più addosso.
Percepivo tutta la sua eccitazione, tutta la sua voglia dirompente di essere scopata.
Ci lasciammo scivolare in acqua anche noi, immersi in quel fresco pulito che profumava leggermente di cloro. Valentina si posizionò proprio in mezzo a noi due, baciandosi con foga con Mario, mentre le nostre mani la toccavano praticamente ovunque. Mario le aveva infilato due dita in mezzo alla figa, muovendole dentro e fuori con gran frenesia. Io le strizzavo i seni e le chiappe, baciandola sul collo e sulla schiena, alternando nella sua bocca la mia lingua a quella di Mario.
Quasi dal nulla riapparve Giovanni. Era un uomo di statura media, alto poco meno di un metro e settanta, con una corporatura tarchiata. Si era infilato un paio di bermuda da bagno un po' datati e una canottiera bianca, che lasciava intravedere una pelle ormai flaccida. In testa, invece, mostrava una calvizie decisamente avanzata.
Mario alzò la mano per richiamare la sua attenzione. Giovanni si bloccò a un passo dall'acqua, divorando Valentina con lo sguardo.«Che bela vaca!» disse il vecchio, pronunciando quella frase con un marcato accento piemontese
Giovanni restò a fissare il corpo di mia moglie, che si intravedeva del tutto sotto la superficie trasparente dell'acqua.
«Forza, da brava! Esci dall'acqua e vai a salutare il mio amico!» le impose Mario. Era un ordine chiarissimo: pretendeva che lei si esibisse sul bordo per farsi guardare e studiare da Giovanni da cima a fondo, sbattendogli in faccia tutto il suo corpo nudo.
Mia moglie guardò prima Mario e poi me, quasi a voler prendere tempo prima di muoversi. Le accarezzai i capelli bagnati, ma la spronai subito: «Muoviti, obbedisci!» le dissi con una voce più secca e diretta. A quel punto lei non esitò più: si arrampicò sulla scaletta per uscire dalla piscina, facendo sobbalzare vistosamente i suoi seni.
Si trovò davanti a Giovanni, che la guardò con attenzione da cima a fondo.«Porca Madona, ma che bele tete... costa sì a l'é proprio na gran bela tòja!» disse il vecchio, lasciando uscire quelle parole con il suo forte accento piemontese.
L'uomo, senza alcun tipo di vergogna, allungò subito le mani dando una forte palpata al seno di Valentina. Lei restò immobile, non accennò nessuna reazione, lasciando che l'uomo la toccasse come meglio credesse. Giovanni afferrò un suo capezzolo con le due dita e lo tirò abbastanza forte, a tal punto da farle emettere un leggero gemito tra piacere e dolore.«Na vaca parèj a l'é pronta për la mongiura!» disse l'uomo.
«Giovanni, guarda che Valentina è una gran troia! C'ha una voglia di cazzo che non finisce mai!» rincarò Mario.
«Vero, tesoro?» la incalzò lui, cercando di stuzzicare a tutti i costi una reazione o una risposta da parte di mia moglie.
Mia moglie girò gli occhi verso Mario e i due si scambiarono un sorrisetto d'intesa. Subito dopo tornò a fissare Giovanni, mentre la mano ruvida del vecchio continuava ad accarezzarle la fica in mezzo alle gambe. Sotto quel tocco ruvido le labbra della sua fica si spalancarono da sole, visibilmente lucide e gonfie di calore.«Sì! Ho sempre voglia di cazzo!» rispose lei con tono malizioso, mettendo in chiaro tutta la sua disponibilità a restare al gioco, pronta a soddisfare anche i desideri di Giovanni.
Il sole era ormai alto e il caldo cominciava a farsi sentire sul serio. Tra l'afa e tutta quell'eccitazione ci venne una gran sete, e Mario se ne accorse subito. Uscì dalla piscina arrampicandosi sulle rocce con l'agilità di un ventenne, muovendosi completamente nudo e con il cazzo duro in bella mostra, senza farsi alcun problema.«Vado a prendere qualcosa da bere», buttò lì prima di muoversi.Mario si allontanò a passo svelto verso casa. Giovanni, rimasto solo con lei, continuò a palpeggiare Valentina a piene mani. Intanto, dentro i suoi bermuda, iniziava a vedersi un piccolo ma vistoso gonfiore, che l'anziano si toccava spesso con la mano libera
Nel giro di pochi minuti Mario fu di ritorno con le bevande. Lasciai la vasca ed uscii pure io, spinto da una forte sete. Lui stappò le birre ghiacciate e ce le allungò. Alzammo i bicchieri per un brindisi di gruppo, ma mentre bevevamo, nessuno di noi staccò gli occhi dal corpo di mia moglie.
Ci riparammo sotto il gazebo naturale del giardino, un angolo isolato dove i rami robusti e le foglie della vite canadese si arrampicavano così fitti da formare un vero soffitto vegetale. Mario si accomodò su una sdraio a bordo prato. Senza alcuna esitazione, si afferrò il cazzo con le mani, stringendolo forte.«Ehi, Valentina... prendilo in bocca!» comandò l'uomo, mantenendo la voce ferma e decisa.Mia moglie obbedì all'istante senza la minima esitazione: si calò immediatamente sulle ginocchia, direttamente sull'erba. Strinse le dita attorno a quel cazzo teso, lo mosse su e giù un paio di volte con un ritmo rapido e, subito dopo, lo prese tutto in bocca, affondando con le labbra fino in fondo.
Sotto l'ombra del gazebo, io e Giovanni reggevamo le birre con una mano e ci segavamo i cazzi con l'altra. Restavamo immobili a goderci la scena di mia moglie che mandava giù quel pompino intenso, mentre Mario le afferrava i seni a piene mani e le tormentava i capezzoli.«Sei una brava pompinara!» mormorò l'uomo, con la voce soffocata dal piacere e dall'estasi.
L'uomo le appoggiò la mano sulla testa, spingendola sempre più a fondo e costringendola ad aumentare l'impeto con cui gli prendeva il cazzo in bocca.
«Simone, devo proprio ammetterlo... tua moglie ha una bocca pazzesca, è una puttana nata!» disse l'uomo dall'alto della sdraio.
Mario le strinse i capelli e le sollevò il viso. Valentina era tutta sbavata, aveva il respiro corto e lo sguardo di chi non ne aveva mai abbastanza. Si morse il labbro inferiore.«Non ti basta ancora?» domandò lui con un sorriso ironico.«No! Ne voglio ancora!» ribatté lei, confermando quanto bramasse quel cazzo dentro di sé.L'uomo le premette di nuovo la testa verso il basso, indirizzandola sul suo membro che lei afferrò famelica con le labbra. Non avevo mai visto mia moglie ridotta in quel modo.
Continuò quel ritmo serrato senza sosta per diversi minuti, esaurendo Mario. Ma lei era del tutto insaziabile. Si staccò da lui e si concentrò su di me: mi afferrò la base dell'asta con dita salde, mentre i nostri sguardi si incastravano. Affondò con le labbra calde, stringendo la presa per accentuare la sensazione. Il contrasto tra la sua bocca umida e l'aria fresca della stanza mi fece inarcare la schiena, e quel brivido mi spinse oltre il limite in pochi istanti.Senza perdere un secondo, si girò subito verso Giovanni, che la aspettava con il fiatone e le mani bagnate di sudore. Lo accolse tra le labbra con la stessa foga, muovendo la testa avanti e indietro con un'ingordigia pazzesca. Giovanni le afferrò i capelli per assecondare il movimento, mentre lei stringeva le palpebre e accelerava il ritmo, guidata dai suoi gemiti strozzati. Ci portò all'orgasmo uno alla volta. Ingoiò ogni singola goccia del nostro seme, assaporando quel flusso caldo e ripulendo la pelle con tocchi lenti e sapienti della lingua.
Sotto il fresco delle piante l'eccitazione lasciò il posto a una apparentemente calma.
L'uomo le passò la mano tra i capelli mentre lei restava ferma in ginocchio sull'erba. Valentina sollevò lo sguardo verso di lui, senza alcuna vergogna.«Brava puttana!... Ma questo è solo l'inizio», sentenziò Mario guardandola dall'alto in basso.«Sono tua... puoi fare di me ciò che vuoi», ribatté mia moglie, confermando la sua totale sottomissione.
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