Valentina,un weekend da puttana 2° parte

di
genere
trio

Il sole caldo entrava dalle finestre e tagliava la stanza con lame di luce. Sul tavolo c'era un bel piatto di carne saporita, accompagnato da un'insalata di patate lesse e cornetti. Era tutta verdura fresca, appena raccolta dal piccolo orto che Mario curava con le sue mani dietro casa.Mangiavamo con appetito, ma l'attenzione di tutti era rapita da un altro d'ettaglio. Valentina sedeva a tavola completamente nuda, proprio come le aveva imposto il vecchio prima di metterci a sedere. Tra un boccone e l'altro, io e gli altri non riuscivamo a staccarle gli occhi di dosso. Osservavamo le sue forme esposte alla luce del giorno, mentre la pelle nuda contrastava con il legno grezzo della sedia. Il clima nella stanza si faceva sempre più caldo, carico di sguardi e di una tensione silenziosa.

A rendere l'atmosfera ancora più viva era l'entusiasmo di Giovanni. Aveva portato in tavola il suo vino bianco fatto in casa, un liquore forte e dal sapore decisamente intenso. Giovanni ne andava fiero. Continuava a versarlo nei nostri bicchieri, spiegandomi con orgoglio i segreti della sua uva e della fermentazione a ogni brindisi.Valentina di solito non era abituata a bere. Durante i pasti si fermava sempre a metà bicchiere, per paura che l'alcol le desse subito alla testa. Quel giorno, però, le cose andarono diversamente. L'euforia del momento e il gioco degli sguardi la spinsero ad andare molto oltre il suo limite. Tra una chiacchiera e un brindisi, sul tavolo si accumularono in fretta quattro bottiglie vuote. Quando Giovanni stappò la quinta con un gran sorriso, mia moglie era ormai visibilmente eccitata e disinibita per via dell'alcol. Rideva, si muoveva sulla sedia senza badare alla sua nudità e assecondava ogni nostra occhiata.Finito il pasto, prima ancora di muoverci da lì, l'atmosfera si fece d'un tratto d'acciaio. Mario si alzò in piedi, massiccio e deciso. Fece un passo verso Valentina e la sovrastò con lo sguardo.«In piedi! Appoggia le mani al tavolo», le ordinò con un filo di voce che metteva i brividi.

Mia moglie sussultò leggermente. Sollevò gli occhi, prima incrociando quelli del vecchio, poi cercando subito i miei in cerca di una guida. Con un solo, fermo cenno del capo le feci capire che doveva ubbidire immediatamente, senza esitazione.Valentina non se lo fece ripetere. Si alzò dalla sedia, si voltò di spalle e piantò i palmi sulla superficie di legno del tavolo, curvando la schiena. Mario non perse un solo secondo. Si sfilò i pantaloncini liberando il sesso rigido. Prima di colpire, si portò due dita alla bocca, le ciucciò per bagnarle per bene di saliva e le passò con decisione lungo la fessura della sua fica.Subito dopo, allungò le mani in avanti e le afferrò saldamente le braccia. Stringendola per le braccia e tirandola con forza all'indietro verso di sé, creò una leva perfetta: quel blocco gli permetteva di scaricare sul sedere di lei il doppio della forza e di essere ancora più brutale nell'impatto. Con un colpo diretto, secco e spietato, le affondò il membro dritto dentro.Iniziò a possederla così, lì davanti a noi, mentre io e Giovanni eravamo ancora seduti con i calici in mano, a sorseggiare quel bianco così forte. Le spinte dell'uomo erano rabbiose, rapide e cariche di una violenza primordiale che faceva tremare la struttura del tavolo. Valentina fu travolta da un piacere smisurato, quasi doloroso per quanto era forte; spalancò la bocca in un muto grido di ninfomania, mentre il suo seno morbido sobbalzava di qua e di là, seguendo il ritmo frenetico di quegli urti violenti. Il contrasto tra noi che bevevamo in silenzio e quella carneficina di passione riempiva la stanza di un'elettricità pazzesca.Dopo quella prima, violenta vampa di foga, Valentina cercò un po' di pace per rinfrescarsi e riprendere fiato. Uscì in giardino e andò a sistemarsi su un'amaca all'ombra delle fronde. Lì, completamente nuda e cullata dalla brezza leggera, si abbandonò al totale relax; si infilò le cuffie nelle orecchie e chiuse gli occhi, dondolandosi piano per placare i bollori della pelle.In casa, intanto, la tavola era ancora tutta apparecchiata, con i piatti che mostravano qualche avanzo del pranzo qua e là. Noi tre eravamo rimasti seduti a goderci la quiete dopo la tempesta. Continuavamo a ridere, a scherzare e a parlare un po' di tutto, mentre il vino di Giovanni continuava a scendere nei calici senza sosta. Mario, rilassato e con lo sguardo sornione, iniziò a parlare proprio di Valentina. Raccontò di quando andavano insieme in trattoria e di come amasse palparla sotto gli occhi di tutti, descrivendo con malizia come lei, da brava troia, si fosse sempre lasciata fare tutto senza mai opporsi.

Mentre parlava, il vecchio tese il braccio verso un cassetto e ne tirò fuori una scatoletta di Toscanelli. Ce li offrì con un gesto generoso, spiegando orgoglioso che erano un regalo di suo figlio, che glieli aveva portati direttamente da Santo Domingo. Accendemmo i sigari e, tra una boccata di fumo e un sorso di bianco, Mario continuò il suo discorso su mia moglie. Mi guardò dritto negli occhi e mi disse che lui non era affatto l'unico ad averla avuta. Cominciò a raccontare di un ragazzo che lavorava in un gruppo di muratori bergamaschi; giravano voci molto precise sul fatto che quel tipo se l'era scopata per bene dentro i gabinetti della trattoria. Quella rivelazione non mi colse affatto di sorpresa, né mi diede fastidio. Anzi, non mi sorprese per nulla, perché in realtà sapevo già tutto di quella storia, fin nei minimi e più torbidi dettagli.A quel punto, il mix micidiale di alcol, fumo pesante e caldo iniziò a presentare il conto. Il vino bianco fatto in casa cominciò a fare pesantemente effetto su di noi. Giovanni, con gli occhi semichiusi, si stava quasi per addormentare sulla sedia. A essere sincero, anche su di me era scesa una sonnolenza profonda e irresistibile. Rimanemmo in quella specie di torpore intorpidito per parecchio tempo: senza che ce ne accorgessimo minimamente, erano volate via oltre due ore.Il silenzio venne rotto da Mario. Spense il suo mozzicone strofinandolo con decisione, fece una breve pausa e si alzò in piedi di scatto.«La puttana si è riposata abbastanza», disse con tono fermo, sovrastandoci. «È il momento che faccia il suo dovere».Senza aggiungere altro, uscì di casa e andò da lei sotto gli alberi, dove Valentina si dondolava ancora ignara con la musica nelle orecchie. Pochi minuti dopo, li vedemmo rientrare insieme in casa, camminando mano nella mano. La vista di mia moglie nuda, guidata dal vecchio, ci diede una scossa immediata: di colpo ci svegliammo di nuovo anche noi, la sonnolenza svanita in un secondo, rimpiazzata da una nuova ondata di eccitazione. I due puntarono dritti verso le scale del piano di sopra.

Io e Giovanni ci calammo subito dietro di loro. Valentina saliva i gradini davanti a noi scuotendo il culo con una malizia pazzesca, tutta nuda, provocandoci a ogni passo. Era uno spettacolo da far girare la testa: da una parte il vecchio le affondava le dita nella chiappa destra, stringendole forte il sedere nel palmo, dall'altra Giovanni non ce la fece più. Allungò la mano e le mollò uno schiaffo secco e sonoro sull'altra natica, facendola sussultare.Quella pacca improvvisa fece sobbalzare mia moglie, che si girò appena di spalle per guardarci in faccia con un sorriso complice e una gran voglia di farsi fottere.Entrammo tutti quanti in camera. La stanza era rustica e spartana, con il soffitto pieno di travi di legno a vista e un vecchio parquet tutto consumato dal calpestio. C'erano quattro mobili in croce e decisamente vecchi, mentre in alto le pale del soffitto giravano pigramente per muovere quell'aria calda e pesante.Appena dentro, il vecchio non perse tempo. Si tirò giù tutto mostrando il cazzo già dritto e gonfio, duro come il marmo. Senza dire una parola, afferrò Valentina per le braccia e la scaraventò di peso sul letto. Lei franò sul materasso con un tonfo secco, mentre la struttura di legno della rete cigolò sotto il colpo.«Muoviti, cagna. Spalanca queste cosce!», le ringhiò contro con una voce gelida che non ammetteva repliche.Mia moglie non fiatò e ubbidì all'istante, allargando le gambe al massimo sul lenzuolo. Subito dopo, Mario girò la testa di scatto verso di noi. Ci piantò gli occhi addosso con un tono di sfida pesante: «E voi due che cazzo fate lì impalati? Volete starvene lì a guardarmi o vi muovete a sfonderla pure voi?»Prima ancora di muovermi, buttai l'occhio su mia moglie. Valentina era lì sul letto con le gambe spalancate e, senza perdere un secondo, aveva iniziato a smanettarsi la fica in modo furioso, sfregandosi con rabbia nel suo stesso umore. Quel g'esto porco e sfacciato fece schizzare l'eccitazione alle stelle: vederla ridotta così, impazzita dal desiderio e pronta a tutto, mandò fuori di testa sia me che Giovanni. Il sangue ci andò subito dritto al cervello.

Non ci pensai due volte: mi sganciai i pantaloni, li buttai a terra e saltai sul letto col cazzo già dritto e gonfio. Giovanni fece un passo indietro, restando lì impalato a pochi palmi da noi a godersi la scena con gli occhi fuori dalle orbite. Mario intanto si buttò a pesce in mezzo alle cosce di mia moglie, piantandole la bocca dritta sulla fica.«Che bella fica», ringhiò col fiato corto, «guarda quanto è bagnata!»

Subito dopo, Mario iniziò a leccargliela di brutto. Le afferrò le cosce e le spalancò per aria per tenersela comoda, mentre lei, con la faccia tutta rossa, continuava a toccarsi furiosamente sulla clitoride senza fermarsi un secondo. Io mi spinsi sopra di lei, le piantai il cazzo dritto in bocca fino in fondo e le afferrai le tette a piene mani, palpandogliele con forza. Valentina tirò fuori dei gemiti profondi da sotto la mia spinta, con la gola completamente intasata dal mio membro. Tra un affondo e l'altro, riuscì a staccarsi un attimo per urlare: «Sì... cazzo... mi stai facendo impazzire, leccamela tutta!».

Andammo avanti con quel ritmo per un bel pezzo, senza mollare il colpo un solo secondo. Il vecchio continuò a ripulirle la fica millimetro per millimetro, godendosi ogni brivido di mia moglie. Per farla cedere del tutto e farle perdere la testa, Mario iniziò a cacciarle dentro due dita alla volta, per poi passare a tre, spingendo a fondo con forza. Quel movimento la fece godere sempre di più, fino a farla venire violentemente sul lenzuolo.

Liberando lo spazio con un movimento rapido, Mario si scansò di lato. Il suo respiro era pesante. Guardò l'amico e lo incitò con voce rauca: «Forza, Giovanni, muoviti a venire a leccare questa cagna».Il vicino non se lo fece ripetere due volte. Gli occhi gli brillavano nel buio della stanza. Si avventò sul letto con foga e si buttò a capofitto in mezzo alle sue gambe spalancate. Valentina era ancora tutta scossa, con i muscoli tesi per via delle dita del vecchio che l'avevano tormentata fino a un attimo prima. Aveva la fica completamente bagnata, lucida di umori e aperta al massimo.Giovanni ci piantò la bocca sopra senza fare complimenti, guidato da un istinto selvaggio. Iniziò a lavorarla di brutto, con foga. Infilò la lingua profonda nella fessura umida con colpi rozzi, rapidi e decisi, bagnandola dappertutto. Nel frattempo, con le mani grandi e ruvide le teneva ben tese le labbra turgide per aderire al meglio alla sua pelle. A quel contatto così rude, mia moglie inarcò bruscamente la schiena sul materasso, staccandola dalle lenzuola stropicciate. Gli afferrò la testa con le dita piantate nei capelli, spingendosela ancora più contro. Era completamente sopraffatta da quel cambio improvviso di passo, travolta da un'ondata di piacere ancora più violenta.«Oh Madonna... come lecca bene!» sussurrò Valentina tra i gemiti continui, mentre la testa le girava, «sto godendo da morire!»Le sue parole vennero interrotte bruscamente. Ci volle un attimo e Mario, muovendosi d'anticipo, le piantò di nuovo il cazzo dritto in faccia, sfiorandole le labbra con la punta calda.«Stai zitta e succhia sto cazzo!», le ordinò visibilmente eccitato, forzandola a prenderlo in bocca con una foga pazzesca che non ammetteva repliche.Valentina strinse gli occhi e assecondò il ritmo imposto. Mentre il vecchio le tormentava le tette con le dita, stringendo i capezzoli duri, io non riuscivo più a trattenermi. Le passavo le mani dappertutto sul corpo caldo, segandomi con un'immensa, incontrollabile eccitazione davanti a quella scena.

«L'ho capito dal primo istante che ti ho vista. Ti si leggeva in faccia che eri una gran troia», esclamò Mario, colpendola con due sberletti leggeri sulle guance.A quel punto Valentina accelerò subito il ritmo con la bocca, spompinando con maggior frenesia. Mario le sollevò il mento, interrompendo il pompino per costringerla a guardarlo dritto negli occhi.«Dillo a tuo marito che razza di troia sei!» la provocò, per vedere fino a dove si sarebbe spinta.

Valentina non si sottrasse affatto a quel gioco psicologico. «Sì, sono una troia! Una grande troia!» rispose lei senza esitare.L'uomo non tese ad aspettare: le riempì di nuovo la bocca, spingendo così a fondo da procurarle quasi dei conati. Vedere mia moglie in quel modo e sentirla parlare così, mentre accettava quel ruolo davanti a tutti, mi mandava in un'estasi totale. Un brivido fortissimo mi attraversò la schiena, alimentando un'eccitazione pazzesca che non riuscivo più a contenere.Da uomo esperto qual era, Mario lesse all'istante la mia reazione. Ne aveva viste troppe in vita sua perché potessi nascondergli quanto fossi eccitato.«Ti piace quando la maltratto un po', di' la verità...» mi provocò con un sorriso sghembo.«Sì», replicai di colpo, sputando fuori quello che provavo senza filtri.«Vuoi che spinga ancora di più? Tanto a lei non dispiace, adora essere trattata come una cagna», mi disse Mario, per poi rivolgersi a Valentina mentre la forzava a staccarsi dal suo membro: «Vero? Di' la verità, ti piace se ti tratto come una cagna?»«Sì... mi piace quando lo fai!» ansimò lei, sfruttando quel secondo per riprendere fiato, prima di rimettersi a succhiare quel cazzo senza tregua.

La fica continuava a inzupparsi del tutto a ogni affondo. Mario ci spingeva dentro con colpi continui e pesanti, sbattendole il bacino contro il sedere con un rumore sordo e regolare. Lei assecondava ogni spinta senza opporre la minima resistenza, spingendo le chiappe all'indietro per accogliere tutto il cazzo del vecchio. Valentina era totalmente coinvolta da quella orgia: l'idea di essere la puttana di Mario l'eccitava a dismisura. Aveva accettato quel ruolo con una bramosia selvaggia, sottomettendosi con godimento a ogni pretesa dei due vecchi.La sua bocca subiva colpi profondi e irruenti a ripetizione. Giovanni le teneva la testa ferma per i capelli, forzando la gola a ogni spinta, un ritmo brutale che la lasciava senza fiato e le faceva colare la saliva dagli angoli delle labbra. Mario, dietro di lei, non perdeva occasione per marcare il territorio: mentre continuava a sfondarla nella fica, le mollava delle secche sculacciate sulle chiappe. I palmi delle sue mani sbattevano forti sulla pelle, che ormai era diventata completamente rossa, stimolando Valentina a stringere i muscoli e a dare ancora di più.Ero lì accanto al letto, immobile a guardare quella doppia penetrazione. Percepivo ogni minima reazione di mia moglie. Sentivo i suoi mugugni soffocati dal cazzo di Giovanni, i gemiti di puro piacere che le uscivano dalla gola a ogni colpo che Mario le sbatteva da dietro, mentre io mi segavo furiosamente. Con le mani le palpavo e le strizzavo le tette, afferrandole la carne turgida che oscillava vistosamente sotto le spinte accanite dei due uomini. L'intensità con cui se la stavano fottendo era impressionante. Quei due anziani non mostravano un solo istante di sosta, entravano e uscivano dai suoi buchi con una foga incredibile, e Valentina subiva quel trattamento con una fame disperata, felice di essere usata in quel modo.All'improvviso, Giovanni arrivò al limite. Spingendo il cazzo fino in fondo alla gola, arrivò al culmine con un grugnito e le riempì la bocca di sperma caldo, spruzzandoglielo direttamente contro il palato. Valentina non si tirò indietro. Mandò giù tutto con colpi decisi della gola, costretta a ingoiare fino all'ultima goccia sotto il suo sguardo compiaciuto. Non ci fu nemmeno il tempo per ripulirsi o riprendere fiato. Giovanni si sfilò e subito dopo io presi il posto del vicino davanti al suo viso. Sfogai tutta la mia eccitazione accumulata infilandoglielo dritto in bocca, affondando tra le sue labbra ancora sporche, senza darle un solo attimo di respiro.

Dietro di lei, Mario sembrava inarrestabile. Nonostante l'età manteneva un ritmo incessante, continuando a colpire duro senza mostrare la minima fatica. All'improvviso, smise di martellarle la fica, le afferrò i fianchi ancora più stretti e urlò con voce rauca: «Adesso ti inculo!».Glielo piantò dritto nel culo con una spinta secca, violenta e profonda, mandandolo tutto dentro fino in fondo in un colpo solo. A Valentina mancò il respiro per la fiammata di dolore che le squarciò l'ano, ma un istante dopo quel dolore si trasformò in una scarica di piacere violenta che la travolse completamente.«Porca puttana, Mario... sì! Sfondami... sfondami tutta!» cacciò fuori mia moglie con un urlo roco e disperato, in preda a un godimento selvaggio. Si staccò per un soffio dal mio cazzo, stringendo i pugni nelle lenzuola mentre cercava disperatamente di riprendere aria.Dopo aver assestato una serie infinita di colpi duri e profondi nel culo, Mario si sfilò di colpo e mi cedette il posto dietro. Si avventò subito sulla bocca di Valentina mentre io, senza lasciarle un attimo di tregua, iniziai a incularla a mia volta. Valentina era esausta, il suo corpo non riusciva più a stare dietro a quel martellamento infernale. Ma Mario, avvertendo quel cedimento, le bloccò fermamente la testa e le ringhiò contro: «Non abbiamo ancora finito, puttana!».Le mollai due pacche secche sul sedere, per poi stringerle ancora più forte i fianchi e infliggerle delle spinte più intense, affondando tutto nel suo culo. «Prendilo in culo!», le dissi io.«Sì! Inculami... inculami più forte!» urlò lei con un filo di voce strozzato dal fiatone, per poi fiondarsi di nuovo, con una fame disperata, sul cazzo di Mario che le riempiva la bocca.La reazione di mia moglie mi spinse oltre ogni limite: vederla così, completamente travolta da una passione selvaggia e senza sosta, mi lasciò sbalordito ed eccitato come mai prima d'ora. Mario tese ogni muscolo del corpo, emettendo un grugnito animale prima di sborrarle in gola con scariche violente, inondandole tutta la bocca. Quasi in simultanea, venni anch'io: persi completamente il controllo e le svuotai dentro il culo tutta la sborra accumulata, spingendo fino in fondo mentre le ultime ondate calde e profonde la riempivano senza lasciarle scampo.

Stravolta, crollò a faccia in giù sul letto. Lo sperma denso le fuoriusciva lentamente dall'ano, colandole sulle chiappe arrossate, mentre altre gocce bianche le scivolavano ancora dagli angoli della bocca sul cuscino. L'avevamo riempita così tanto che i suoi buchi non riuscivano a trattenere tutto; le scariche erano state talmente abbondanti da straripare fuori. Il suo corpo giaceva immobile, completamente sottomesso alla stanchezza estrema. Il respiro era un affanno continuo, un ansimare pesante e spezzato che riempiva il silenzio della stanza. Sotto di lei, il materasso era ridotto a un groviglio di lenzuola bagnate e stropicciate, inzuppate dai fluidi di quel pomeriggio e dai ripetuti orgasmi che l'avevano travolta fino a sfinirla.«Ho sete...» bisbigliò appena, con un filo di voce roca e sfinita.«Non ti è bastata tutta la sborra che ti abbiamo fatto bere, puttana?» le ringhiò contro Mario dall'alto, umiliandola ancora con un sorriso di scherno.

Lei non replicò, incapace di emettere persino un suono. Aveva la gola del tutto arsa, impastata dal sapore forte della sborra che aveva ingoiato a ripetizione.Mentre noi tre uscimmo sotto la veranda in legno a fumare, Valentina trovò la forza di muoversi. Eravamo usciti all'aperto ancora del tutto nudi, lasciando che l’aria fresca del tardo pomeriggio ci asciugasse la pelle. Mentre io e Giovanni avevamo ormai il cazzo moscio e spossato, Mario sembrava ancora del tutto in vita: il suo cazzo era rimasto ancora piuttosto rigido, a testimonianza di una forza incredibile. Poco dopo, sentimmo l’eco dell’acqua della doccia iniziare a scorrere dall'interno della casa.Sotto il getto fresco, mia moglie cercava disperatamente di lavare via i segni di quel pomeriggio selvaggio. Le sue mani, ancora deboli per la fatica, passarono il sapone sul corpo stanco, massaggiando la pelle che bruciava sotto l'acqua. La schiuma bianca scivolava lenta sulle chiappe paonazze per le sculacciate di Mario e si mischiava ai fluidi densi che ancora le colavano lungo l'interno delle cosce.L'acqua fresca le dava un sollievo immenso, calmando il calore della carne. Con gesti lenti e metodici, si massaggiava i seni rigidi e ancora dolenti per le strette del vecchio. Poi passò le dita tra le gambe e dietro, dove il getto portava via gli ultimi resti appiccicosi di sborra, ripulendo l'ano e la fica che continuavano a pulsare a vuoto, rimasti ancora spalancati e turgidi. Ogni minimo movimento della spugna e delle mani le ricordava, con una fitta profonda, la violenza brutale delle spinte che aveva subito fino a un attimo prima.

Fuori, seduti all'ombra della struttura in legno, il fumo delle nostre sigarette si muoveva lento nell'aria. Mario diede un tiro profondo, guardò me e Giovanni con un sorriso soddisfatto e disse a voce bassa: «Quella si farebbe spaccare dalla mattina alla sera. Più cazzi le sbatti dentro e più ne vuole».Mario commentò sorridendo: «E noi gli daremo tutti i cazzi che vuole! Giusto, Simone?». Poi diede un altro tiro profondo dalla sigaretta e continuò: «Quando tornerete a casa sarà completamente sfondata!».La stanchezza sopraggiunse su Giovanni, che ci salutò e si congedò. Lo osservammo allontanarsi a passi lenti lungo il sentiero del giardino, visibilmente appagato e sinito dalla fatica di quel pomeriggio. Rimanemmo in silenzio a guardarlo mentre attraversava il muretto di confine e rientrava nella sua proprietà, finché non sparì oltre la porta di casa.A quel punto, ruotai la testa verso il vecchio. «Programmi per stasera, Mario?», chiesi io.

Fuori, seduti all'ombra della struttura in legno, il fumo delle nostre sigarette si muoveva lento nell'aria. Mario diede un tiro profondo, guardò me e Giovanni con un sorriso soddisfatto e disse a voce bassa: «Quella si farebbe spaccare dalla mattina alla sera. Più cazzi le sbatti dentro e più ne vuole».Mario commentò sorridendo: «E noi gli daremo tutti i cazzi che vuole! Giusto, Simone?». Poi diede un altro tiro profondo dalla sigaretta e continuò: «Quando tornerete a casa sarà completamente sfondata!».La stanchezza sopraggiunse su Giovanni, che ci salutò e si congedò. Lo osservammo allontanarsi a passi lenti lungo il sentiero del giardino, visibilmente appagato e sinito dalla fatica di quel pomeriggio. Rimanemmo in silenzio a guardarlo mentre attraversava il muretto di confine e rientrava nella sua proprietà, finché non sparì oltre la porta di casa.A quel punto, ruotai la testa verso il vecchio. «Programmi per stasera, Mario?», chiesi io.

«Andiamo a mangiare in una trattoria qui vicino», esordì Mario. Si fermò un istante, lasciando scivolare un sorrisetto malizioso prima di riprendere con voce più bassa: «Non è un ristorante stellato... ma per quello che dobbiamo fare stasera, andrà fin troppo bene». Fece un altro cenno con la testa, stringendo gli occhi: «Ci sarà anche un mio amico con noi».Era chiaro che avesse un'idea ben precisa. Il suo sguardo fisso e quel tono mi fecero capire subito che sotto c'era qualcos'altro, che non si trattava di una semplice cena.«Un amico?», chiesi di colpo, cercando di decifrare le sue vere intenzioni e capire chi fosse questa persona.Mario non rispose subito. Si portò la sigaretta alle labbra e fece un tiro molto profondo, tenendo gli occhi piantati nei miei mentre la brace si illuminava. Espirò il fumo lentamente, poi tagliò corto: «Simone... tua moglie è qui per fare la puttana». Si bloccò per qualche secondo, lasciando pesare quelle parole nell'aria, e concluse: «Ed è quello che farà anche stasera».Non ero sicuro che mia moglie potesse resistere a un altro momento come quello del pomeriggio, anche se il solo pensiero mi eccitava nuovamente. Mi venivano i dubbi sul fatto che potesse farcela fisicamente dopo tutto quel martellamento, ma l'insistenza di Mario e la sua totale convinzione non lasciavano spazio a repliche. Del resto, lui l'aveva pagata e quindi ci faceva quello che voleva. Né io né lei avremmo potuto ribattere o replicare in alcun modo; potevamo solo sottostare a ogni sua pretesa e continuare il weekend seguendo le sue regole. Quella certezza assoluta spazzò via ogni mia preoccupazione, facendomi desiderare solo di vederla di nuovo in mano a un altro.
scritto il
2026-06-20
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