L'educatrice
di
Maria S. Fans
genere
etero
L’aria pesante di quel luglio 2004 ad Arcavacata si era fatta irrespirabile, densa di un’elettricità che scuoteva i nervi e risvegliava i sensi. Nella villa del professor Tommaso, l'atmosfera cambiò radicalmente non appena Maria S. varcò la soglia, ingaggiata per rimettere in riga il giovane Ciccio e i suoi compagni di scorribande, Peppe e Totò.
A 67 anni, Maria possedeva un'autorità carnale indiscussa: i suoi 75 chili distribuiti su 158 centimetri erano un'apoteosi di forme giunoniche, e quel taglio di capelli biondi, ricci e corti le conferiva l'aria di una sovrana assoluta del piacere. Lei non usava i libri; il suo metodo educativo si basava sulla totale e spietata sottomissione dei corpi.
Le "lezioni magistrali" nella penombra del meriggio
Nel cuore del pomeriggio, con le persiane serrate per sbarrare il passo alla calura asfissiante, la mansarda della villa si trasformava in un tempio di pura lussuria. Maria convocava i ragazzi uno per uno, privandoli di ogni spavalderia giovanile.
Si faceva trovare accomodata su un divano di velluto, completamente svestita, fatta eccezione per delle calze autoreggenti di pizzo scuro che solcavano la superficie candida e morbida delle sue cosce generose. La sua intimità matura, esposta senza il minimo pudore, appariva già gonfia, lucida e generosa di umori eccitanti che scivolavano lentamente lungo la pelle.
Il diciottenne di turno avanzava con il fiato mozzo, soggiogato dal contrasto tra i lineamenti severi di quella donna e l'impudica opulenza della sua nudità. Maria lo afferrava con dita salde per la nuca, attirandolo a sé per un bacio famelico e viscido, in cui le lingue si intrecciavano con furia, mentre con l'altra mano guidava l'asta tesa del ragazzo direttamente contro la propria feritoia bagnata.
> "Voglio vedere se sei un uomo o solo un ragazzino... prendimi adesso, senza esitare," mormorava con una voce resa profonda e rauca dal desiderio.
L'impatto era immediato, una penetrazione secca che produceva un rumore umido, uno schiocco ritmico e denso che infrangeva il silenzio della stanza. Maria sollevava le gambe sode, serrandole attorno alla vita del giovane per intrappolarlo nel proprio calore viscerale. A ogni affondo, l'istitutrice rispondeva sollevando i fianchi con forza felina, emettendo gemiti aspro-acuti che tradivano un godimento selvaggio, mentre le mani del ragazzo spremevano i suoi seni opulenti, i cui capezzoli scuri erano turgidi e tesi come punte di spillo.
La notte del Professore: il ribaltamento dei ruoli
Ma il vero capolavoro pedagogico di Maria S. si compiva allo scoccare della mezzanotte, quando il rigoroso professor Tommaso strisciava nella sua camera, abbandonando ogni decoro borghese pur di saziare la propria fame di lei.
Maria lo accoglieva esigendo una sottomissione totale. Si disponeva prona al centro del letto, sollevando il bacino e inarcando la spina dorsale fino al limite. In quella postura, le sue natiche massicce e rotonde si offrivano come una duna di carne caldissima, imperlata di gocce di sudore lucido che ne esaltavano le curve.
Il professore la ghermiva con foga, affondando i palmi nei fianchi larghi per ancorarsi a quel corpo immenso, e cominciava a possederla da dietro con spinte incessanti, profonde e brutali. La camera si riempiva del suono crudo della carne che sbatteva contro la carne, un attrito violento che faceva sussultare il materasso e scricchiolare il legno della testiera contro la parete.
I seni pesanti di Maria oscillavano paurosamente a ogni colpo che le premeva il fondo del ventre. Lei rispondeva spingendo le natiche all'indietro a ogni impatto per lacerare ogni distanza, mentre la stanza risuonava delle sue grida sfacciate, lamenti gutturali e prolungati di puro appagamento erotico che filtravano dalle fessure delle finestre, marchiando a fuoco la notte di Arcavacata.
A 67 anni, Maria possedeva un'autorità carnale indiscussa: i suoi 75 chili distribuiti su 158 centimetri erano un'apoteosi di forme giunoniche, e quel taglio di capelli biondi, ricci e corti le conferiva l'aria di una sovrana assoluta del piacere. Lei non usava i libri; il suo metodo educativo si basava sulla totale e spietata sottomissione dei corpi.
Le "lezioni magistrali" nella penombra del meriggio
Nel cuore del pomeriggio, con le persiane serrate per sbarrare il passo alla calura asfissiante, la mansarda della villa si trasformava in un tempio di pura lussuria. Maria convocava i ragazzi uno per uno, privandoli di ogni spavalderia giovanile.
Si faceva trovare accomodata su un divano di velluto, completamente svestita, fatta eccezione per delle calze autoreggenti di pizzo scuro che solcavano la superficie candida e morbida delle sue cosce generose. La sua intimità matura, esposta senza il minimo pudore, appariva già gonfia, lucida e generosa di umori eccitanti che scivolavano lentamente lungo la pelle.
Il diciottenne di turno avanzava con il fiato mozzo, soggiogato dal contrasto tra i lineamenti severi di quella donna e l'impudica opulenza della sua nudità. Maria lo afferrava con dita salde per la nuca, attirandolo a sé per un bacio famelico e viscido, in cui le lingue si intrecciavano con furia, mentre con l'altra mano guidava l'asta tesa del ragazzo direttamente contro la propria feritoia bagnata.
> "Voglio vedere se sei un uomo o solo un ragazzino... prendimi adesso, senza esitare," mormorava con una voce resa profonda e rauca dal desiderio.
L'impatto era immediato, una penetrazione secca che produceva un rumore umido, uno schiocco ritmico e denso che infrangeva il silenzio della stanza. Maria sollevava le gambe sode, serrandole attorno alla vita del giovane per intrappolarlo nel proprio calore viscerale. A ogni affondo, l'istitutrice rispondeva sollevando i fianchi con forza felina, emettendo gemiti aspro-acuti che tradivano un godimento selvaggio, mentre le mani del ragazzo spremevano i suoi seni opulenti, i cui capezzoli scuri erano turgidi e tesi come punte di spillo.
La notte del Professore: il ribaltamento dei ruoli
Ma il vero capolavoro pedagogico di Maria S. si compiva allo scoccare della mezzanotte, quando il rigoroso professor Tommaso strisciava nella sua camera, abbandonando ogni decoro borghese pur di saziare la propria fame di lei.
Maria lo accoglieva esigendo una sottomissione totale. Si disponeva prona al centro del letto, sollevando il bacino e inarcando la spina dorsale fino al limite. In quella postura, le sue natiche massicce e rotonde si offrivano come una duna di carne caldissima, imperlata di gocce di sudore lucido che ne esaltavano le curve.
Il professore la ghermiva con foga, affondando i palmi nei fianchi larghi per ancorarsi a quel corpo immenso, e cominciava a possederla da dietro con spinte incessanti, profonde e brutali. La camera si riempiva del suono crudo della carne che sbatteva contro la carne, un attrito violento che faceva sussultare il materasso e scricchiolare il legno della testiera contro la parete.
I seni pesanti di Maria oscillavano paurosamente a ogni colpo che le premeva il fondo del ventre. Lei rispondeva spingendo le natiche all'indietro a ogni impatto per lacerare ogni distanza, mentre la stanza risuonava delle sue grida sfacciate, lamenti gutturali e prolungati di puro appagamento erotico che filtravano dalle fessure delle finestre, marchiando a fuoco la notte di Arcavacata.
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