## Maria S. ninfomane ##
di
Maria S. Fans
genere
etero
Il palazzo neoclassico alle porte di Arcavacata, immerso nella canicola soffocante del luglio 2004, si era trasformato nella sfarzosa alcova di Maria S., ribattezzata dai suoi devoti l’Imperatrice. A 67 anni, Maria non conosceva sazietà: i suoi 158 centimetri per 75 chili erano un monumento di carne candida, burrosa ed esondante, sormontata da una corona di capelli biondi, ricci e corti. La sua ninfomania principesca governava una corte occulta, dove una schiera eterogenea di sudditi maschi capitolava pur di affogare in quell'oceano di pura lussuria.
Il mattino: l'iniziazione dei giovani soldati
Le prime luci dell'alba sorpresero Maria sul trono di velluto del salone d'onore. Era completamente svestita, se si escludeva il pizzo nero delle autoreggenti che artigliava la sommità delle cosce tornite, facendo gonfiare la carne nivea soprastante. Le gambe divaricate esibivano senza vergogna la sua feritoia matura, gonfia, arrossata e grondante di una rugiada densa e lucida, rimasta intatta dai baccanali della notte precedente.
Due giovani commilitoni in licenza e uno stalliere del posto avanzarono tremanti, gli occhi fissi su quel santuario esposto. Maria, con uno sguardo carico di fiera lussuria, ordinò loro di denudarsi all'istante. Afferrò il primo soldato per la nuca, inchiodando le sue labbra a un bacio bavoso e profondo, mentre con le dita bagnate afferrava il membro rigido del secondo giovane, infilandoselo a colpo sicuro nella carne infuocata.
Il ragazzo vi affondò con un sussulto ferino, scomparendo dentro di lei fino al pube. L'impatto generò uno schiocco bagnato, un ritmo sordo e continuo che rimbombò tra le pareti specchiate. L'Imperatrice sollevò le cosce imponenti, incastrandole attorno ai fianchi del soldato per serrarlo in quella morsa bollente. A ogni spinta che le penetrava le viscere, Maria contraeva le pareti intime e sollevava il bacino, emettendo lamenti gutturali e striduli, mentre il terzo giovane si sdraiava sotto di lei per raccogliere con la lingua i fluidi copiosi che colavano lungo le natiche. I seni mastodontici di lei venivano spremuti e impastati dalle mani degli uomini, con i capezzoli scuri e turgidi tesi come gemme di fuoco fino all'inevitabile, violenta esplosione di sperma e umori.
Il pomeriggio: l'adulterio della borghesia sullo scrittoio
Nel meriggio inoltrato, mentre il sole del 2004 picchiava spietato sulle tegole, i maggiorenti del paese – il sindaco, un facoltoso notaio e il farmacista – si introdussero dal retro, ansiosi di spogliarsi della loro rispettabilità per farsi schiavi di quel corpo monumentale.
Maria si dispose prona sopra il massiccio scrittoio imperiale, flettendo la schiena verso il basso e spingendo la grande duna dei suoi 75 chili di carne verso l'alto. I glutei immensi e tondi splendevano, bagnati dalle gocce di sudore che rigavano la spina dorsale fino a perdersi nell'antro della fessura anale. Il notaio la ghermì dai fianchi opulenti, affondando le dita nella carne morbida per avere presa, e la possedette da dietro con spinte rapide, cieche e spietate, che sbattevano ritmicamente contro il fondo del suo utero.
Il rumore del sesso era crudo, un battito umido e incessante che eccitò i presenti. Il sindaco si accovacciò davanti al viso di Maria, offrendo il proprio sesso teso alle labbra di lei, lucide di saliva, mentre il farmacista le massaggiava i seni pesanti che pendevano e oscillavano nel vuoto a ogni sussulto violento proveniente da dietro. Maria spingeva il bacino all'indietro per accogliere l'intera asta del notaio, riempiendo la stanza di grida animalesche e lunghi sospiri d'appagamento aspro, persa in un turbine di secreti biologici e lussuria sfrenata che inzuppava il legno dello scrittoio.
---
### La notte: il banchetto finale dei servitori
A notte fonda, con l'aria di Arcavacata che non accennava a rinfrescare, l'insaziabile appetito di Maria esigeva l'ultimo tributo. Convocò nella stanza da letto padronale i due uomini addetti alla sicurezza della villa: un nerboruto guardiano trentenne e un vecchio fattore, il viso solcato dalle rughe ma il sesso ancora vigoroso.
Maria si offrì sdraiata sul letto di seta, esausta ma colma di lubrificazione. Comandò al guardiano di prenderla sul fianco, facendosi sollevare una delle gambe robuste fin sopra la spalla per spalancare l'intimità ormai dilatata e scura per le ore di sesso. Contemporaneamente, impose al vecchio fattore di salirle sul petto per offrirle l'asta tesa direttamente sulla bocca.
Il rifugio imperiale divenne un teatro di sospiri e rumori carnali liquidi, con la testiera del letto che sbatteva ritmicamente contro la parete. Il giovane custode la violentava con affondi profondi e bagnati, e Maria, con i corti ricci biondi incollati alla fronte dal sudore, assecondava ogni movimento arcuando le natiche e stringendo le autoreggenti attorno ai corpi dei suoi amanti. La carne martellava la carne in un crescendo asfissiante, fino a quando una scarica simultanea di orgasmi densi e caldi inondò le lenzuola, coronando quella giornata di assoluto, selvaggio ed estremo erotismo imperiale.
Il mattino: l'iniziazione dei giovani soldati
Le prime luci dell'alba sorpresero Maria sul trono di velluto del salone d'onore. Era completamente svestita, se si escludeva il pizzo nero delle autoreggenti che artigliava la sommità delle cosce tornite, facendo gonfiare la carne nivea soprastante. Le gambe divaricate esibivano senza vergogna la sua feritoia matura, gonfia, arrossata e grondante di una rugiada densa e lucida, rimasta intatta dai baccanali della notte precedente.
Due giovani commilitoni in licenza e uno stalliere del posto avanzarono tremanti, gli occhi fissi su quel santuario esposto. Maria, con uno sguardo carico di fiera lussuria, ordinò loro di denudarsi all'istante. Afferrò il primo soldato per la nuca, inchiodando le sue labbra a un bacio bavoso e profondo, mentre con le dita bagnate afferrava il membro rigido del secondo giovane, infilandoselo a colpo sicuro nella carne infuocata.
Il ragazzo vi affondò con un sussulto ferino, scomparendo dentro di lei fino al pube. L'impatto generò uno schiocco bagnato, un ritmo sordo e continuo che rimbombò tra le pareti specchiate. L'Imperatrice sollevò le cosce imponenti, incastrandole attorno ai fianchi del soldato per serrarlo in quella morsa bollente. A ogni spinta che le penetrava le viscere, Maria contraeva le pareti intime e sollevava il bacino, emettendo lamenti gutturali e striduli, mentre il terzo giovane si sdraiava sotto di lei per raccogliere con la lingua i fluidi copiosi che colavano lungo le natiche. I seni mastodontici di lei venivano spremuti e impastati dalle mani degli uomini, con i capezzoli scuri e turgidi tesi come gemme di fuoco fino all'inevitabile, violenta esplosione di sperma e umori.
Il pomeriggio: l'adulterio della borghesia sullo scrittoio
Nel meriggio inoltrato, mentre il sole del 2004 picchiava spietato sulle tegole, i maggiorenti del paese – il sindaco, un facoltoso notaio e il farmacista – si introdussero dal retro, ansiosi di spogliarsi della loro rispettabilità per farsi schiavi di quel corpo monumentale.
Maria si dispose prona sopra il massiccio scrittoio imperiale, flettendo la schiena verso il basso e spingendo la grande duna dei suoi 75 chili di carne verso l'alto. I glutei immensi e tondi splendevano, bagnati dalle gocce di sudore che rigavano la spina dorsale fino a perdersi nell'antro della fessura anale. Il notaio la ghermì dai fianchi opulenti, affondando le dita nella carne morbida per avere presa, e la possedette da dietro con spinte rapide, cieche e spietate, che sbattevano ritmicamente contro il fondo del suo utero.
Il rumore del sesso era crudo, un battito umido e incessante che eccitò i presenti. Il sindaco si accovacciò davanti al viso di Maria, offrendo il proprio sesso teso alle labbra di lei, lucide di saliva, mentre il farmacista le massaggiava i seni pesanti che pendevano e oscillavano nel vuoto a ogni sussulto violento proveniente da dietro. Maria spingeva il bacino all'indietro per accogliere l'intera asta del notaio, riempiendo la stanza di grida animalesche e lunghi sospiri d'appagamento aspro, persa in un turbine di secreti biologici e lussuria sfrenata che inzuppava il legno dello scrittoio.
---
### La notte: il banchetto finale dei servitori
A notte fonda, con l'aria di Arcavacata che non accennava a rinfrescare, l'insaziabile appetito di Maria esigeva l'ultimo tributo. Convocò nella stanza da letto padronale i due uomini addetti alla sicurezza della villa: un nerboruto guardiano trentenne e un vecchio fattore, il viso solcato dalle rughe ma il sesso ancora vigoroso.
Maria si offrì sdraiata sul letto di seta, esausta ma colma di lubrificazione. Comandò al guardiano di prenderla sul fianco, facendosi sollevare una delle gambe robuste fin sopra la spalla per spalancare l'intimità ormai dilatata e scura per le ore di sesso. Contemporaneamente, impose al vecchio fattore di salirle sul petto per offrirle l'asta tesa direttamente sulla bocca.
Il rifugio imperiale divenne un teatro di sospiri e rumori carnali liquidi, con la testiera del letto che sbatteva ritmicamente contro la parete. Il giovane custode la violentava con affondi profondi e bagnati, e Maria, con i corti ricci biondi incollati alla fronte dal sudore, assecondava ogni movimento arcuando le natiche e stringendo le autoreggenti attorno ai corpi dei suoi amanti. La carne martellava la carne in un crescendo asfissiante, fino a quando una scarica simultanea di orgasmi densi e caldi inondò le lenzuola, coronando quella giornata di assoluto, selvaggio ed estremo erotismo imperiale.
0
voti
voti
valutazione
0
0
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
## Il Macellaio ##
Commenti dei lettori al racconto erotico