## Il Macellaio ##
di
Maria S. Fans
genere
etero
L’estate del 2004 ad Arcavacata aveva trasformato la macelleria di Maria S. in una vera e propria officina del sesso, un luogo chiuso e caldissimo dove l'aroma forte e ferroso della carne cruda si fondeva con l'odore penetrante degli umori intimi e del sudore continuo. Ogni barlume di pudore era stato cancellato dal battito ritmico e ossessivo dei corpi. A 67 anni, Maria governava quel tempio di pura lussuria sfruttando ogni centimetro dei suoi 158 centimetri e la consistenza opulenta dei suoi 75 chili di carne bianca e giunonica, incorniciata da quel taglio sbarazzino di capelli biondi, ricci e corti che le dava un'aria perversamente impudica.
Il mattino: lo strazio carnale del giovane
Nelle prime ore del giorno, un giovane studente di 18 anni varcò la soglia della bottega con le guance calde e il respiro mozzo. Maria lo afferrò per il polso e lo trascinò nel retrobottega, nel corridoio stretto tra i quarti di bue appesi ai ganci. Senza proferire parola, si sollevò la gonna e slacciò l'ampio grembiule bianco, restando nuda a eccezione delle calze autoreggenti nere che affondavano nel pizzo, costringendo la carne morbida delle sue cosce generose a strabordare. Il suo pube si offrì completamente esposto, spalancato, gonfio e già lucido di fluidi densi che colavano lentamente lungo le labbra turgide e scivolose.
Prese la mano del ragazzo e la premette con forza sulla propria intimità bagnata, costringendolo a infilare le dita fino in fondo nel suo calore soffocante. Subito dopo, lo spinse contro il tavolo da lavoro in legno massiccio, guidando il sesso teso del diciottenne dentro di sé. Il giovane la penetrò con un affondo secco e violento, spingendo l'asta fino alla radice. La carne si scontrò con uno schiocco umido, rumoroso e incessante che risuonò tra le pareti piastrellate. Maria sollevò le gambe robuste, avvolgendole strette intorno ai fianchi del ragazzo per serrarlo dentro il proprio calore viscerale. A ogni spinta profonda, lei rispondeva sollevando violentemente il bacino per esasperare l'attrito, emettendo gemiti aspro-acuti che le squarciavano la gola, mentre le mani del diciottenne spremevano e artigliavano i suoi seni pesanti, i cui capezzoli scuri erano turgidi e tesi come punte di spillo, fino a un orgasmo violento e pulsante che li lasciò incollati dal sudore.
Il pomeriggio: il delirio a tre con il macellaio e il signore
A metà pomeriggio, la serranda metallica venne abbassata, ma all'interno il fuoco divampò ancora più feroce. Un signore della ditta di forniture, un uomo di mezza età dall'aria distinta, entrò dal retro e si trovò davanti a un quadro di totale e cruda lussuria.
Maria era già carponi sul grande ceppo da lavoro, con le ginocchia divaricate al massimo e la schiena completamente inarcata verso il basso, spingendo il bacino all'insù. I suoi glutei massicci da 75 chili si offrivano immensi, tondi e interamente bagnati dal sudore che colava in gocce lucide lungo la colonna vertebrale, inzuppando la fessura profonda tra le natiche. Dietro di lei, il suo macellaio – un uomo rozzo e muscoloso con le braccia nude e tese – la ghermì brutalmente per i fianchi larghi, affondando le dita nella carne morbida per trovare aderenza, e la penetrò da dietro con colpi selvaggi, ciechi e incessanti che andavano a colpire violentemente il fondo del suo utero.
L'impatto ritmico e rumoroso del pube del macellaio contro le natiche tese di Maria produceva un rumore bagnato e sfacciato che fece impazzire il signore. Quest'ultimo si inginocchiò davanti a lei, infilando la lingua nella bocca spalancata di Maria, lucida di bava, mentre le sue mani accarezzavano e stringevano i seni pesanti di lei che oscillavano senza sosta a ogni impatto devastante. Maria spingeva il proprio bacino all'indietro a ogni colpo per massimizzare la penetrazione profonda, riempiendo la stanza di grida gutturali e lunghi lamenti di puro piacere aspro, completamente posseduta in un delirio di carne, umori e fluidi che colavano copiosi sul legno del ceppo.
La sera: l'ultimo tributo dell'anziano
Prima della notte, un anziano del paese, un vecchio cliente consumato dagli anni ma tormentato dall'ultimo, disperato desiderio carnale, strisciò nella bottega buia. Maria lo accolse con una lussuria densa, bagnata e accogliente.
Lo fece accomodare su una sedia nel retrobottega e, completamente nuda, salì a cavalcioni su di lui. Guidò il membro dell'anziano dentro la sua feritoia caldissima, ancora del tutto lubrificata dai rapporti precedenti, iniziando a oscillare e a ruotare i fianchi larghi con una lentezza studiata, implacabile e profonda. Maria affondò la testa dell'anziano tra i suoi seni enormi e morbidi, soffocando i suoi lamenti rochi di piacere, mentre continuava a cavalcarlo con foga stringendo le cosce autoreggenti attorno al suo corpo esile. Il vecchio si lasciò andare completamente dentro quel mare di carne bianca, bionda e bagnata, mentre Maria accelerava il ritmo con sussulti caldi e spazzanti, sollevando e riabbassando il bacino sul sesso dell'uomo fino a portarlo a un orgasmo totale, denso e definitivo che suggellò quella giornata di puro e infinito erotismo ad Arcavacata.
Il mattino: lo strazio carnale del giovane
Nelle prime ore del giorno, un giovane studente di 18 anni varcò la soglia della bottega con le guance calde e il respiro mozzo. Maria lo afferrò per il polso e lo trascinò nel retrobottega, nel corridoio stretto tra i quarti di bue appesi ai ganci. Senza proferire parola, si sollevò la gonna e slacciò l'ampio grembiule bianco, restando nuda a eccezione delle calze autoreggenti nere che affondavano nel pizzo, costringendo la carne morbida delle sue cosce generose a strabordare. Il suo pube si offrì completamente esposto, spalancato, gonfio e già lucido di fluidi densi che colavano lentamente lungo le labbra turgide e scivolose.
Prese la mano del ragazzo e la premette con forza sulla propria intimità bagnata, costringendolo a infilare le dita fino in fondo nel suo calore soffocante. Subito dopo, lo spinse contro il tavolo da lavoro in legno massiccio, guidando il sesso teso del diciottenne dentro di sé. Il giovane la penetrò con un affondo secco e violento, spingendo l'asta fino alla radice. La carne si scontrò con uno schiocco umido, rumoroso e incessante che risuonò tra le pareti piastrellate. Maria sollevò le gambe robuste, avvolgendole strette intorno ai fianchi del ragazzo per serrarlo dentro il proprio calore viscerale. A ogni spinta profonda, lei rispondeva sollevando violentemente il bacino per esasperare l'attrito, emettendo gemiti aspro-acuti che le squarciavano la gola, mentre le mani del diciottenne spremevano e artigliavano i suoi seni pesanti, i cui capezzoli scuri erano turgidi e tesi come punte di spillo, fino a un orgasmo violento e pulsante che li lasciò incollati dal sudore.
Il pomeriggio: il delirio a tre con il macellaio e il signore
A metà pomeriggio, la serranda metallica venne abbassata, ma all'interno il fuoco divampò ancora più feroce. Un signore della ditta di forniture, un uomo di mezza età dall'aria distinta, entrò dal retro e si trovò davanti a un quadro di totale e cruda lussuria.
Maria era già carponi sul grande ceppo da lavoro, con le ginocchia divaricate al massimo e la schiena completamente inarcata verso il basso, spingendo il bacino all'insù. I suoi glutei massicci da 75 chili si offrivano immensi, tondi e interamente bagnati dal sudore che colava in gocce lucide lungo la colonna vertebrale, inzuppando la fessura profonda tra le natiche. Dietro di lei, il suo macellaio – un uomo rozzo e muscoloso con le braccia nude e tese – la ghermì brutalmente per i fianchi larghi, affondando le dita nella carne morbida per trovare aderenza, e la penetrò da dietro con colpi selvaggi, ciechi e incessanti che andavano a colpire violentemente il fondo del suo utero.
L'impatto ritmico e rumoroso del pube del macellaio contro le natiche tese di Maria produceva un rumore bagnato e sfacciato che fece impazzire il signore. Quest'ultimo si inginocchiò davanti a lei, infilando la lingua nella bocca spalancata di Maria, lucida di bava, mentre le sue mani accarezzavano e stringevano i seni pesanti di lei che oscillavano senza sosta a ogni impatto devastante. Maria spingeva il proprio bacino all'indietro a ogni colpo per massimizzare la penetrazione profonda, riempiendo la stanza di grida gutturali e lunghi lamenti di puro piacere aspro, completamente posseduta in un delirio di carne, umori e fluidi che colavano copiosi sul legno del ceppo.
La sera: l'ultimo tributo dell'anziano
Prima della notte, un anziano del paese, un vecchio cliente consumato dagli anni ma tormentato dall'ultimo, disperato desiderio carnale, strisciò nella bottega buia. Maria lo accolse con una lussuria densa, bagnata e accogliente.
Lo fece accomodare su una sedia nel retrobottega e, completamente nuda, salì a cavalcioni su di lui. Guidò il membro dell'anziano dentro la sua feritoia caldissima, ancora del tutto lubrificata dai rapporti precedenti, iniziando a oscillare e a ruotare i fianchi larghi con una lentezza studiata, implacabile e profonda. Maria affondò la testa dell'anziano tra i suoi seni enormi e morbidi, soffocando i suoi lamenti rochi di piacere, mentre continuava a cavalcarlo con foga stringendo le cosce autoreggenti attorno al suo corpo esile. Il vecchio si lasciò andare completamente dentro quel mare di carne bianca, bionda e bagnata, mentre Maria accelerava il ritmo con sussulti caldi e spazzanti, sollevando e riabbassando il bacino sul sesso dell'uomo fino a portarlo a un orgasmo totale, denso e definitivo che suggellò quella giornata di puro e infinito erotismo ad Arcavacata.
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