Diglielo tu a Maria
di
Maria S. Fans
genere
etero
L'afa di quella notte del 2004 ad Arcavacata si condensò in un'atmosfera quasi liquida, dove l'attrito continuo dei corpi cancellava ogni barlume di pudore e la disperazione cantata da Marras si consumava nel modo più viscerale, spinto ed esplicito possibile. All'interno della stanza, l'erotismo divenne un'ossessione totale, concentrata sulla fisicità prorompente e umida di Maria.
L'implacabile pomeriggio con i diciottenni
Maria giaceva di schiena, completamente nuda sul lenzuolo di lino madido che si incollava alle sue forme generose. I suoi 158 centimetri e i suoi 75 chili erano una distesa di carne caldissima, bianca e fremente. Le calze autoreggenti nere stringevano le cosce opulente, spingendo la carne morbida a strabordare sopra il pizzo e incorniciando il pube sfacciatamente esposto, spalancato e colmo di umori densi e lucidi che colavano lentamente lungo le labbra turgide.
Quando il diciottenne si calò su di lei, Maria gli afferrò i capelli biondi e corti con una mano per avvicinarlo a un bacio feroce, bagnato di saliva, mentre con l'altra gli afferrò il sesso teso e pulsante, guidandoselo con precisione millimetrica contro la propria intimità gonfia e scivolosa.
> "Infilati tutto dentro... fammi sentire quanto scotti, prendimi fino in fondo," ansimò con la voce ridotta a un grugnito rauco, mentre i ricci biondi di lei sfioravano il cuscino inzuppato di sudore.
Il ragazzo sprofondò dentro di lei con un colpo secco e violento. La carne si scontrò con un rumore umido, uno schiocco ritmico, denso e bagnato che riempì la penombra. Maria sollevò le gambe robuste, avvolgendole strette intorno ai fianchi del giovane, incastrandolo dentro il proprio calore soffocante. A ogni affondo profondo, Maria rispondeva sollevando il bacino con forza felina per aumentare l'attrito, emettendo gemiti aspro-acuti, quasi animaleschi, mentre le mani del ragazzo stringevano e spremevano i seni pesanti di lei, i cui capezzoli scuri erano turgidi e tesi al massimo per l'eccitazione.
Il delirio carnale della notte con i mariti
Ma il vero eccesso erotico esplodeva la notte, quando il sesso con i mariti del paese perdeva qualsiasi freno inibitore, trasformandosi in una sottomissione selvaggia e animalesca ai sensi.
Maria si mise carponi al centro del letto, con le ginocchia divaricate al massimo e la schiena completamente inarcata verso il basso, spingendo il bacino verso l'alto. In questa posizione, i suoi glutei da 75 chili si offrivano immensi, tondi e pesanti, bagnati dal sudore che colava in gocce lucide lungo la spina dorsale, bagnando la fessura tra le natiche. L'uomo la afferrò brutalmente per i fianchi larghi, affondando le dita nella carne morbida per trovare aderenza, e la penetrò da dietro con spinte selvagge, cieche e incessanti, che andavano a colpire violentemente il fondo del suo utero.
La stanza si riempì del rumore crudo dei corpi bagnati che si sbattevano l’uno contro l’altro con violenza, un impatto continuo e rumoroso del pube dell'uomo contro le natiche tese di Maria che faceva sobbalzare l'intero materasso e scricchiolare la testiera contro il muro.
I seni pesanti di Maria oscillavano senza sosta a ogni spinta devastante. Lei spingeva il proprio bacino all'indietro a ogni colpo per esasperare l'attrito e la penetrazione profonda, mentre la stanza risuonava delle sue grida sfacciate, gutturali, lunghi lamenti di puro piacere aspro che uscivano dalle finestre accostate. Voltava la testa di lato, con la bocca spalancata per l'affanno, le labbra lucide di bava e i corti ricci biondi scompigliati, completamente posseduta e persa in un delirio di carne, umori e fluidi, mentre la musica di Marras fuori sfumava nel rumore ossessivo del sesso più estremo.
L'implacabile pomeriggio con i diciottenni
Maria giaceva di schiena, completamente nuda sul lenzuolo di lino madido che si incollava alle sue forme generose. I suoi 158 centimetri e i suoi 75 chili erano una distesa di carne caldissima, bianca e fremente. Le calze autoreggenti nere stringevano le cosce opulente, spingendo la carne morbida a strabordare sopra il pizzo e incorniciando il pube sfacciatamente esposto, spalancato e colmo di umori densi e lucidi che colavano lentamente lungo le labbra turgide.
Quando il diciottenne si calò su di lei, Maria gli afferrò i capelli biondi e corti con una mano per avvicinarlo a un bacio feroce, bagnato di saliva, mentre con l'altra gli afferrò il sesso teso e pulsante, guidandoselo con precisione millimetrica contro la propria intimità gonfia e scivolosa.
> "Infilati tutto dentro... fammi sentire quanto scotti, prendimi fino in fondo," ansimò con la voce ridotta a un grugnito rauco, mentre i ricci biondi di lei sfioravano il cuscino inzuppato di sudore.
Il ragazzo sprofondò dentro di lei con un colpo secco e violento. La carne si scontrò con un rumore umido, uno schiocco ritmico, denso e bagnato che riempì la penombra. Maria sollevò le gambe robuste, avvolgendole strette intorno ai fianchi del giovane, incastrandolo dentro il proprio calore soffocante. A ogni affondo profondo, Maria rispondeva sollevando il bacino con forza felina per aumentare l'attrito, emettendo gemiti aspro-acuti, quasi animaleschi, mentre le mani del ragazzo stringevano e spremevano i seni pesanti di lei, i cui capezzoli scuri erano turgidi e tesi al massimo per l'eccitazione.
Il delirio carnale della notte con i mariti
Ma il vero eccesso erotico esplodeva la notte, quando il sesso con i mariti del paese perdeva qualsiasi freno inibitore, trasformandosi in una sottomissione selvaggia e animalesca ai sensi.
Maria si mise carponi al centro del letto, con le ginocchia divaricate al massimo e la schiena completamente inarcata verso il basso, spingendo il bacino verso l'alto. In questa posizione, i suoi glutei da 75 chili si offrivano immensi, tondi e pesanti, bagnati dal sudore che colava in gocce lucide lungo la spina dorsale, bagnando la fessura tra le natiche. L'uomo la afferrò brutalmente per i fianchi larghi, affondando le dita nella carne morbida per trovare aderenza, e la penetrò da dietro con spinte selvagge, cieche e incessanti, che andavano a colpire violentemente il fondo del suo utero.
La stanza si riempì del rumore crudo dei corpi bagnati che si sbattevano l’uno contro l’altro con violenza, un impatto continuo e rumoroso del pube dell'uomo contro le natiche tese di Maria che faceva sobbalzare l'intero materasso e scricchiolare la testiera contro il muro.
I seni pesanti di Maria oscillavano senza sosta a ogni spinta devastante. Lei spingeva il proprio bacino all'indietro a ogni colpo per esasperare l'attrito e la penetrazione profonda, mentre la stanza risuonava delle sue grida sfacciate, gutturali, lunghi lamenti di puro piacere aspro che uscivano dalle finestre accostate. Voltava la testa di lato, con la bocca spalancata per l'affanno, le labbra lucide di bava e i corti ricci biondi scompigliati, completamente posseduta e persa in un delirio di carne, umori e fluidi, mentre la musica di Marras fuori sfumava nel rumore ossessivo del sesso più estremo.
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