Il centauro della domenica

di
genere
gay

IL CENTAURO DELLA DOMENICA
Il signor Giacomo, che viveva da solo, qualche volta lo aiutavo in caso o sbrigavo per lui piccole commissioni.
-Sei un bravo ragazzo, mi piaci proprio.
Sempre, quando faceva un commento su di me, terminava con quel fatidico: Mi piaci proprio.
Ci aggiungo che da pivello quanto ero a me veniva da rispondergli: E tu piaci a me. Era un bel uomo, forte e sano, un adulto tutto di un pezzo. Qualche volta gli sbirciavo la patta. Ne aveva tanta.
Si da il caso che possedesse una moto da figo, che era in cima alla lista dei miei desideri.
Entrammo in confidenza e qualche volta mi rivolgeva anche domande piuttosto indiscrete e sibilline. Del tipo: Ce ne hai di erezioni?
E poi: In questo momento ce l’hai quieto o mosso?
Oppure: Peletti ne hai tanti?
Mi scansavo e lui lasciava perdere il discorso.
Un giorno gli arrivai in casa che usciva dalla doccia. Era nudo.
-Ti fa specie?
-No no.
Ma intanto ingoiavo salive.
-Fra uomini può succedere che ci si vede così.
La cosa strana è che non mostrava nessuna fretta di rivestirsi. Ancora più strano che ce l’aveva duro.
-Il tuo è così?
-Un po’ meno.
-Ti piace.
-Sì.
-Vuoi toccarlo?
-Behh.
-Fallo su.
Glielo presi in mano. Che emozione!
-Mai fatti cattivi pensieri su di me?
-Qualcuno?
-Se ti spogli anche tu e ti comporti bene, domenica ti presto la moto tutto il giorno.
-Davvero?
-Sì. Te la meriti, sei troppo un bel ragazzo.
Quella volta disse “bello” e non il solito “bravo”.
Mi spogliai in un attimo. Mi mangiava con gli occhi.
-Che bel sedere che porti in giro. Girati meglio, piegati.
Allungò la mano e lo palpò.
Mi dissi: Un giro in moto val bene una palpatina (e forse qualcosa di più).
Mi stava pizzicando il buchetto. Ero imbarazzato.
-Hai mai fatto sesso?
A domanda risposi: Mai.
-Lo sai che si comincia sempre fra maschi?
Una teoria come un’altra.
-Mi lasci fare?
-Sì.
Rispondevo a monosillabi, di più non mi veniva.
-Piegati un po’ di più.
-Così?
-Si, bravo.
-Ora lascia fare a me.
Mi ingroppa (Oh noo), me lo struscia (che bel birillo), sento che lo punta e forza un po’ (Ahiii), ce l’ho dentro (che sensazione!), dentro e fuori (gli gemo), sempre più veloce (com’è tosto), una specie di sprint finale (che succede?) e mi ritrovo tutto bagnato.
Ansimo io, ansima lui.
-Visto? È stato semplice. Ti sei lasciato andare bene.
La sua bocca cercò la mia e mi trascinò in bacio. Ero a dir poco sconvolto.
-Facciamoci un goccetto qui sul divano.
Non pensavo a niente. Navigavo nel vuoto. Mi massaggiava le palline e il cazzetto. Mi tormentava i capezzoli. Parlava solo lui.
-Abbiamo rotto il ghiaccio. Ora sei un po’ mio.
Mi accarezzava, mi teneva abbracciato, mi faceva stringere quel suo cazzo sempre in tiro, che ci giocassi.
-È tardi, rivestiti dai, torna dai tuoi.
Fu di parola. La domenica dopo la moto fu mia. Che sgommate!
-La vuoi ancora?
-Urca.
Giorni feriali sempre da lui a imparare ogni genere di porcate sempre più spinte, e lasciarmi...usare. Ogni domenica un figurone con i miei amici.
-Ma è tua?
-No, del mio vicino.
-E te la presta?
-Sempre.
Giorgio: Si vede che ti vuole proprio un gran bene.
In coro: Ce lo fai conoscere?
-Glielo chiedo.
E fu così che, ora come ora, la moto ce la guadagniamo in tanti (quasi troppi), col bel risulttato che ce la dobbiamo poi disputare a carte.
scritto il
2026-06-17
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