E se è una femmina si chiamerà... censura
di
TiArVanilla
genere
comici
L’unica difficoltà è in quale categoria mettere questo racconto: confessione non troppo, intervista nemmeno… oh, moderatori, ma… una sezione “riflessioni” semplice semplice? No, eh?
Vabbè. Diciamo “confessioni” intese come quelle ipotetiche dei funzionari Rai. Se esistessero. Non i funzionari, intendo proprio le loro confessioni. Del tipo: abbiamo sempre fatto finta di non sapere.
Qualche sera sera ho visto in TV la puntata finale di “Canzonissima”, giusto in tempo perché arrivassero gli Elio e le storie tese a cantare “Servi della gleba”. Niente di particolare, finché un giudice non si lascia sfuggire in maniera indirettamente polemica un “un plauso alla Rai che forse non si rende conto di cosa sta facendo mandando questa canzone in versione integrale”, innescando di botto un surreale botta e risposta con Milly Carlucci che, in un certo senso, lascia sottintendere “speriamo non se ne sia accorto nessuno”. Perché sì, la notizia buttata là è che per anni una canzone che parla di sfacimme, di scope nel culo e di ghiandole mammarie non poteva essere trasmessa in una tv nazionale. Come a dire, sappiamo di cosa parla, però meglio non farlo capire. E come se non bastasse, in pieno 2026 rincara la dose Simona Izzo. Che voglio sperare avesse inscenato la gag con degli autori, anche se dal suo sguardo sembrava pure sincera e sbigottita. In pratica chiedeva a gran voce che gli si spiegasse cosa significa il passaggio “verso il triangolino che ci esalta”. Indignatissima: “è una metafora che mi sfugge…”. Il gelo in studio, mentre lei continua: “o quello o almeno cosa vuol dire popparuolo, vi prego!”.
Ripeto: pieno 2026.
È il bello di vivere in un mondo che a volte (spesso) si sposta dall’altra parte: stamattina mi è capitata, ascoltando la radio, “Futura” di Dalla, e la sensazione è stata la medesima. Sei tu che sei malizioso, diranno i nostri piccoli ascoltatori? No, è proprio che hanno paura. Ci hanno raccontato per anni che è un testo dedicato alla nascita di un bambino, e ok ci può anche stare. Però mai nessuno che abbia trovato il coraggio di dire che parla del CONCEPIMENTO di un bambino. Che chissà, chissà, domani. Appunto: domani, se sarà una femmina si chiamerà pure Futura, ma anche Genoveffa, Giuditta, Gianpaola, perché la canzone in realtà è nel qui ed ora. Un ritmo che cresce, incessante, tant’è che a un certo punto i due quasi si spaventano e vengono interrotti da un rumore:
“No lacrime, non fermarti fino a domani
Sarà stato forse il tuono
Non mi meraviglio
È una notte di fuoco
Dove sono le tue mani?”
Dopodiché ripartono. Ripartono comunque. Che ti sembra quasi di vederli, mentre la canzone aumenta di intensità:
“Ma non fermarti voglio ancora baciarti,
Chiudi i tuoi occhi, non voltarti indietro”
Ed è un treno, un treno che corre. Insomma, perché raccontarsela? Qui ci sono due che stanno scopando, e sempre con più irruenza:
“Di più, muoviti più in fretta, di più, benedetta!
Più su, nel silenzio tra le nuvole, più su”
E altro che fino alla luna. C’è un’escalatiom che fa pensare ad altro, tant’è che dopo un forsennato
“allora su mettendoci di fianco, più su
Guida tu che sono stanco, più su”
il brano di botto rallenta e poi si ferma. Un secondo di silenzio, forse due, e poi i due amanti riprendono fiato piano piano. In pratica, un orgasmo simultaneo in piena regola. E quando la musica riparte, il richiamo è a una lentezza, a un senso di pace dopo la tempesta, una sorta di “post orgasmic chill” in anticipo di dieci anni sugli Skunk Anansie:
“Lento, lento, adesso batte più lento, ciao, come stai?
Il tuo cuore lo sento, i tuoi occhi così belli non li ho visti mai
Ma adesso non voltarti, voglio ancora guardarti
Non girare la testa, dove sono le tue mani?”
Tutto ci lascia suggerire che forse il rumore di prima è stato un temporale che avesse fatto saltare la corrente, e loro erano così presi che hanno preferito continuare a darci dentro:
“Aspettiamo che ritorni la luce
Di sentire una voce
Aspettiamo, senza avere paura, domani”
Ecco perché era “riflessioni” la categoria che suggerivo. “Recensioni musicali” mi sembrava troppo nerd, diciamo. Però, ok, bellissima la scopata di Dalla, ma una parte di un mio neurone è ancora su "Canzonissima': Simona, che cavolo... che vuoi che fosse? Te lo dico io, era la fica!
(e con questa chiusura, meglio mettere il racconto su “Comici”, va’)
Vabbè. Diciamo “confessioni” intese come quelle ipotetiche dei funzionari Rai. Se esistessero. Non i funzionari, intendo proprio le loro confessioni. Del tipo: abbiamo sempre fatto finta di non sapere.
Qualche sera sera ho visto in TV la puntata finale di “Canzonissima”, giusto in tempo perché arrivassero gli Elio e le storie tese a cantare “Servi della gleba”. Niente di particolare, finché un giudice non si lascia sfuggire in maniera indirettamente polemica un “un plauso alla Rai che forse non si rende conto di cosa sta facendo mandando questa canzone in versione integrale”, innescando di botto un surreale botta e risposta con Milly Carlucci che, in un certo senso, lascia sottintendere “speriamo non se ne sia accorto nessuno”. Perché sì, la notizia buttata là è che per anni una canzone che parla di sfacimme, di scope nel culo e di ghiandole mammarie non poteva essere trasmessa in una tv nazionale. Come a dire, sappiamo di cosa parla, però meglio non farlo capire. E come se non bastasse, in pieno 2026 rincara la dose Simona Izzo. Che voglio sperare avesse inscenato la gag con degli autori, anche se dal suo sguardo sembrava pure sincera e sbigottita. In pratica chiedeva a gran voce che gli si spiegasse cosa significa il passaggio “verso il triangolino che ci esalta”. Indignatissima: “è una metafora che mi sfugge…”. Il gelo in studio, mentre lei continua: “o quello o almeno cosa vuol dire popparuolo, vi prego!”.
Ripeto: pieno 2026.
È il bello di vivere in un mondo che a volte (spesso) si sposta dall’altra parte: stamattina mi è capitata, ascoltando la radio, “Futura” di Dalla, e la sensazione è stata la medesima. Sei tu che sei malizioso, diranno i nostri piccoli ascoltatori? No, è proprio che hanno paura. Ci hanno raccontato per anni che è un testo dedicato alla nascita di un bambino, e ok ci può anche stare. Però mai nessuno che abbia trovato il coraggio di dire che parla del CONCEPIMENTO di un bambino. Che chissà, chissà, domani. Appunto: domani, se sarà una femmina si chiamerà pure Futura, ma anche Genoveffa, Giuditta, Gianpaola, perché la canzone in realtà è nel qui ed ora. Un ritmo che cresce, incessante, tant’è che a un certo punto i due quasi si spaventano e vengono interrotti da un rumore:
“No lacrime, non fermarti fino a domani
Sarà stato forse il tuono
Non mi meraviglio
È una notte di fuoco
Dove sono le tue mani?”
Dopodiché ripartono. Ripartono comunque. Che ti sembra quasi di vederli, mentre la canzone aumenta di intensità:
“Ma non fermarti voglio ancora baciarti,
Chiudi i tuoi occhi, non voltarti indietro”
Ed è un treno, un treno che corre. Insomma, perché raccontarsela? Qui ci sono due che stanno scopando, e sempre con più irruenza:
“Di più, muoviti più in fretta, di più, benedetta!
Più su, nel silenzio tra le nuvole, più su”
E altro che fino alla luna. C’è un’escalatiom che fa pensare ad altro, tant’è che dopo un forsennato
“allora su mettendoci di fianco, più su
Guida tu che sono stanco, più su”
il brano di botto rallenta e poi si ferma. Un secondo di silenzio, forse due, e poi i due amanti riprendono fiato piano piano. In pratica, un orgasmo simultaneo in piena regola. E quando la musica riparte, il richiamo è a una lentezza, a un senso di pace dopo la tempesta, una sorta di “post orgasmic chill” in anticipo di dieci anni sugli Skunk Anansie:
“Lento, lento, adesso batte più lento, ciao, come stai?
Il tuo cuore lo sento, i tuoi occhi così belli non li ho visti mai
Ma adesso non voltarti, voglio ancora guardarti
Non girare la testa, dove sono le tue mani?”
Tutto ci lascia suggerire che forse il rumore di prima è stato un temporale che avesse fatto saltare la corrente, e loro erano così presi che hanno preferito continuare a darci dentro:
“Aspettiamo che ritorni la luce
Di sentire una voce
Aspettiamo, senza avere paura, domani”
Ecco perché era “riflessioni” la categoria che suggerivo. “Recensioni musicali” mi sembrava troppo nerd, diciamo. Però, ok, bellissima la scopata di Dalla, ma una parte di un mio neurone è ancora su "Canzonissima': Simona, che cavolo... che vuoi che fosse? Te lo dico io, era la fica!
(e con questa chiusura, meglio mettere il racconto su “Comici”, va’)
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