Questo sono io

di
genere
confessioni

(Questo racconto potrebbe contenere tracce di ironia e di Franco Califano, e non è adatto... ai minori!)

Tempo fa, su uno dei miei primi racconti, qualcuna commentò un qualcosa del tipo: bello, ma ci vedo tanta rabbia. Una delle tante situazioni, insomma, dove ti chiedi se sei tu che hai difficoltà a scrivere o gli altri che guardano chissà dove.

Però io ci credo, ci ho sempre creduto a quella storia delle energie impalpabili, quelle del “se anche eviti con cura ogni parola negativa, quando sei il primo ad avere confusione su te stesso, a chi legge arriva lo stesso”. Ci sta. O meglio, ci stava. Ci stava quando attiravo a me tutte le varie gatte morte che si divertivano a farsi sfiorare e poi ghostare (all’epoca manco si diceva cosi, sono della scuola che le chiama ancora “profumiere,”, va bè). Se dai l’impressione di piangere per lei dei mesi in ottomila voli pindarici, è plausibile che lei ci provi, a volersi divertire con te. Poi, in maniera semplice, si cresce e si fa i conti con il (poco) tempo da perdere. E nella vita vera ci sono le amicizie, le persone importanti, i progetti e tutto un calendario così pieno che, fosse anche solo per una questione di stretto minutaggio, fa si che a una profumiera dedichi un attimo. Giusto un istante, giusto quella misura di tempo codificata dalla comunità scientifica internazionale tra il “guarda ‘sta stronza quanto se la tira” e il “ok, chi è la prossima?”. E mica è cinismo o segnale di assuefazione a un mondo che ormai ragiona in swipe a destra o sinistra: è anche sana autostima. Il mio tempo è prezioso, io sono prezioso, perché dovrei darti la soddisfazione di farti credere che faccio “sniff sniff” per te di fronte a Netflix in pigiama con a fianco una mega confezione di gelato?

Negli anni ho imparato a chiamarlo orgoglio, o a dirmi che in maniera molto più banale ancora devo incrociare la persona che mi prenda di testa e mi fa decidere di aver voglia di investirci. Poi, quando è arrivata la grande rete, il magma social e non di internet dove ognuno se vuole può essere chi gli pare, ho convenuto alla fine che si, in fondo per me il corteggiamento è anche una rottura di coglioni immane. E quando mi sono ritrovato iscritto in una messaggeria hard, ho detto: oh, qui ci siamo. Qui mica è Tinder, mica devo fingere di avere degli interessi per poi magari, bypassando profili falsi, finire con una con cui devo fingere ancora. Portare la macchina a lavare (ed era ora), dire cose giuste al momento giusto, che poi lo sappiamo che tutto il resto è noia.
Qui ci sei solo tu con te stesso senza filtri.
Alla fine, solo qualcosa che solletica il tuo ego. Avere un profilo dove scrivere racconti, usare la mia chiave, la mia personale idea di seduzione. Postare delle foto a uccello dritto, senza troppi giri di parole, dire pane al pane (e pene al pene). Poter essere ironico e scherzare su ciò che amo di più al mondo, e allo stesso tempo urlare al medesimo mondo: cazzo, sì, io sono questo, io sono così! Farsi guardare e guardare a mia volta. Dire che non c’è niente di male in un sano rapporto virtuale (che poi può pure sforare nel reale, nessuno tiene mai le porte troppo chiuse), purché da entrambe le parti ci sia rispetto e voglia di avere un obiettivo comune. Hai altre fantasie? Ti piace il sesso a tre, i frustini e uno che esce dall’armadio all’ultimo secondo? Bene, sono felice per te, but is not my cup of tea.

C. è arrivata così, in zona Cesarini, commentando un racconto (ripubblicato anche qua) in cui ironizzavo proprio su questo, dicendo tra le righe e nemmeno di più di tanto quanto mi stiano sul cazzo quelli che dicono che farsi le foto del cazzo non serva a un cazzo. Perché lo fanno tutti, è banale, è squallido, le donne cercano altro… ma vi fate, per restare in tema, i cazzi vostri? E mentre già pensavo di disiscrivermi, che tanto era solo un esperimento, C. mi contatta appena in tempo perché potessi essere smentito. E scoprire che essere in sintonia e, come dice lei stessa, “trovare sensuale l’ironia” è possibile.

“E pensi, il gioco è fatto, è tutto a posto”.

Sì d’accordo ma poi. Ma poi c’è uno scambio. Un suo video su Telegram che lì per lì va nella direzione giusta, un “neanche immagini quanto solo io sia brava a toccarmi nei punti giusti”.

Si d’accordo ma poi. Ma poi c’è il silenzio improvviso, e io ho poca voglia di inseguire, di mettermi per l’ennesima volta nella parte di quello che scrive “ehy, che fine hai fatto?”. Che già alla seconda volta che lo dici o solo lo pensi, è già ritornata a fare interferenza proprio lei, quell’energia da sfigato che a 47 anni, ad essere onesto, pensavo di aver mandato via da tempo.

Si d’accordo ma poi. Ma poi ritorna un video all’improvviso, dopo settimane che neanche le scrivevo più. Un lungo primo piano a gambe aperte e uno stuzzichio di clitoride sentito e e continuo. Certo, nel racconto avevo specificato che i primi piani alle lunghe un po’ mi frenano, a favore delle figure intere più inclini a mostrarmi un eccitazione a 360 gradi, con gli occhi, la bocca, la lingua, le mani che parlano all’unisono. E poi, è sempre una testimonianza di un momento passato, manca la parte della diretta, una videochiamata dove tu sei con me in quel momento. Però è un buon modo per riattivare una bella erezione, lo riconosco. Vorrei masturbarmi e farle vedere come ho apprezzato, però ho difficoltà a filmarmi. Potrei, ma anche no, ho chiesto di più e merito di più, se volevo una fredda fica qualunque mettevo su X-Hamster.

Sì d’accordo ma poi. Ma poi un breve messaggio con una foto mia, un giusto compromesso come per dire “ripartiamo da qui” ammiccando.

Sì d’accordo ma poi. Ma poi no, giuro che la rabbia no, se no si ritorna a quello che dicevamo all’inizio, e io ormai sono per il vivi e lascia vivere. Basterebbe un “sono impegnata con i miei figli”, una cazzata qualunque, chessò, anche un “no grazie”. Però a un altro silenzio e a un ghosting da una persona pure più grande di me, gnapossofà. Che io, in fondo, quando sono al casello di Carisio, voglio ridere. Peccato: tutto il resto è noia. Tutto il resto è un urlo seccato in gola perché quel “sì, cazzo, io sono questo” riparta da dove si era interrotto. Con qualcun’altra che a logica prenderà il posto di C., o meglio, che si meriterà di prenderlo. Come a dire, se decido di masturbarmi proprio pensando a te, ho già detto molto, e mica è scontato. La mia sborra la do solo a chi penso ne valga la pena. E poco male se finisco per essere quello che magari è un disastro per un primo appuntamento, che se deve portarti a cena e corteggiarti a tavola nemmeno sa da che parte iniziare. Se manifesto interesse nei tuoi confronti (parlo in generale, mai solo di C. o di chiunque altro nel dettaglio abbia sfiorato le mie fantasie per un momento fugace), sono l’ultimo dei romantici e sono il primo che si fionda a leccarti avidamente la passera. Così, brutale, animale, come dovrebbe essere il sesso secondo me. “La parte dei bacini e dei ti amo la saltiamo e facciamo saltare i bulloni a questo divano”, diceva quello.
A proposito, l’ho già sintetizzato che per me il corteggiamento è un’enorme rottura di coglioni? L’ho già detto “cazzo, sì, questo sono io”? Così, a scanso di equivo-C.
scritto il
2026-04-26
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