Storie di H - 9

di
genere
dominazione

Devo andare vicino a Torino per lavoro e H arriva col Flixbus, passeremo assieme qualche notte.
Sono in ritardo, mi farò aspettare quasi un’ora e avviso H, la cui risposta si fa attendere ma poi arriva:
“Visto che sei in ritardo, non è un problema se arrivi qualche minuto più tardi. Fermati, metti i tuoi vestiti da troia e vieni a prendermi vestita così”
“Ma, padrona, l’altra volta era in aeroporto… ora in pieno centro città…”
“E’ buio, non ti vedranno. Se non fai come ti dico torno indietro”
Capisco di non avere scelta… mi fermo in un’area di servizio, vado in un punto lontano da tutti, prendo nel bagagliaio i vestiti e le scarpe e mi cambio, sperando che la macchina mi protegga da eventuali sguardi curiosi… la fantasia di essere scopata da un gruppo di camionisti ce l’ho, ma il desiderio di passare all’azione mi manca. E poi fa freddo, siamo pochi gradi sopra lo zero e sono qua in perizoma che mi infilo le collant…
Finalmente completo il cambio. Risalgo in macchina, indosso la felpa, sia per riscaldarmi (il corto vestitino rosso con cui ho completato la mia trasformazione, non mi tiene molto caldo) sia per non farmi troppo notare quando sarò fermo ai semafori in città.
Che fatica guidare coi tacchi… le mie decolté tacco 12 sono sexy ma decisamente poco pratiche. Finché sono in autostrada non è un problema ma per arrivare in centro tribolo abbastanza.
Poco prima di arrivare al punto che mi ha mandato H mi tolgo la felpa. H si fa trovare a bordo strada, butta in auto la sua borsa e poi sale. Mi dà un bacio e mi fa i complimenti per aver obbedito agli ordini.
Usciamo dalla città e raggiungiamo il paese in cui ho prenotato. Siamo in un bed and breakfast abbastanza centrale, con parcheggio privato e ho già fatto il check-in online. Le chiavi sono in una cassettina. Ho scelto volutamente un posto discreto e, soprattutto, le camere hanno la testiera del letto in ferro battuto… ottima per le manette!
Non mi aspettavo però di arrivare al bed and breakfast vestito da donna, né che H cogliesse al volo l’occasione per farmi scendere dall’auto vestito (poco vestito) così. Eseguo, con un sacco di paura di essere visto da qualcuno, oltre che per la paura tremo anche per il freddo… saliamo le scale coi nostri trolley. Per me è una buona occasione per riprendere la confidenza nella camminata coi tacchi.
Entriamo in camera. E’ molto grande e la testiera del letto è proprio come nelle foto!
Io e H ci baciamo appassionatamente per un po’ e poi lei mi dice “Ho tre sorprese per te” “Oh, bene! Quali sono?” “La seconda è che mi scappa molto la pipì, la terza la vedrai più tardi… la prima ora la prendo”
Fruga nella borsa e tira fuori un oggetto metallico. Ci metto un attimo a capire di cosa si tratta, ma quando lei alza il mio vestito e lo avvicina al mio cazzo realizzo che si tratta di una gabbia di castità!!
Ci vuole un poco a capire come vada indossato, inoltre il mio cazzo, pregustando la scopata, era già abbastanza duro. Con un po’ di tentativi e un po’ di attesa riusciamo nell’intento. H chiude il lucchetto e mi sorride, mentre nasconde la chiave.
Mi metto sul letto e lei, dopo essersi spogliata completamente, inizia a leccare la gabbietta, stuzzicando così anche il mio cazzo e facendo crescere il mio desiderio di lei. Poi mi sale sopra, strofina la sua figa contro la gabbia… il mio tormento aumenta… infine si infila nella figa la gabbia, dentro la quale il mio cazzo sembra scoppiare. Percepisco solo in parte il contatto con la sua figa, ma è bellissimo lo stesso… anche se non posso approfittarne come vorrei.
“E adesso devo proprio fare la pipì!” Non devo farmelo ripetere… non vedo l’ora di assaporare il suo nettare… Mi sdraio a terra mentre H prende l’imbuto dalla sua borsa. Ha un nuovo imbuto, questo è trasparente “Così puoi vedere quanta pipì hai da bere” Sogghigna lei. Mi mette l’imbuto in bocca, si accuccia su di me e inizia a pisciare. Ne fa tantissima… Quando l’imbuto è quasi pieno si ferma, mi dà il tempo di svuotarlo e ricomincia a pisciare. Lo riempie di nuovo, si ferma, quando l’ho quasi svuotato piscia ancora un po’ … è veramente un sacco di pipì… aveva detto di averla tenuta da parecchie ore… La bevo tutta senza sprecarne neanche un goccio, a parte uno schizzo che lei fa fuori dall’imbuto e mi prende sulla fronte.
Quando l’imbuto è vuoto, H lo toglie dalla mia bocca e mi lascia la figa davanti alle labbra “Pulisci!” L’ordine non ammette repliche e sono ben felice di eseguirlo. Si fa leccare a lungo, anche ben dopo che la sua figa è ripulita.
Decidiamo di uscire per mangiare qualcosa, prima che chiuda tutto. Indosso i vestiti da uomo sopra quelli da donna e, ovviamente, prima di tirarmi su i pantaloni, H mi infila in culo il plug. La gabbietta fa un bel rigonfiamento sotto i pantaloni, cercherò di togliermi la giacca solo all’ultimo, prima di sedermi.
Ci incamminiamo e a un paio di isolati troviamo la pizzeria segnalata da Google Maps. Mangiamo bene, il mio bozzo non attira l’attenzione di nessuno e devo dire che la gabbietta non è neanche fastidiosa. Rientriamo in camera, dove mi rimetto subito “en femme”.
“Ora mi devi leccare per bene, se sarai bravo ti ammanetterò a questo letto”
Mi metto all’opera, mi inginocchio per terra e comincio a leccare quella sua figa bellissima. Vado avanti a lungo, la stuzzico anche infilando un paio di dita e dopo un tempo che sembra eterno H arriva all’orgasmo.
La mia padrona è soddisfatta, ho fatto un buon lavoro e, come promesso, mi ammanetta al letto. Sono sdraiato a pancia in su con le braccia dietro la testa. H gioca un poco col mio cazzo ingabbiato, mi accarezza il corpo, appoggia la testa sulle mie gambe, inguainate nelle calze nere ricamate … e si assopisce. Resto lì un bel po’, vorrei giocare e lei dorme… il tormento è grande ma non oso svegliarla.
Dopo un tempo che sembra eterno si riprende, si siede sopra di me e mi ordina di leccarle il culo. Eseguo con molto piacere. Sono ancora ammanettato quindi H deve tenere le chiappe aperte con le sue mani e mi presenta il suo buchino delizioso… lo lecco con cura, ci giro attorno e cerco di spingere la lingua più dentro che posso. Sto impazzendo di desiderio, vorrei saltarle addosso e scoparla ma manette e gabbietta me lo impediscono, così non mi resta che continuare a leccare cercando di farla felice e traendo piacere dal contatto della mia lingua col suo sfintere.
Quando ne ha avuto a sufficienza si mette lì vicino a me, senza toccarmi e senza che io possa toccarla, e inizia a sgrillettarsi… vedo la sua faccia felice mentre le sue dita stuzzicano il suo clitoride e al tempo stesso le leggo uno sguardo di sfida negli occhi, del tipo “vedi che non ho bisogno di te?”. Il mio cazzo è gonfio oltre misura dentro la gabbietta e non aiuta il fatto che H prenda il cazzo di gomma e cominci a penetrarsi con quello, mentre io impazzisco dal desiderio e devo guardare quello spettacolo senza poter fare nulla… Poi estrae il cazzo dalla sua figa e lo lecca avidamente, senza togliere i suoi occhi dai miei… una scena meravigliosa ma, vissuta da spettatore impossibilitato a muoversi, una vera sofferenza…
Infine H mi libera dalle manette, ma è solo per un momento per farmi cambiare posizione. Ora sono a pecorina, nuovamente ammanettato alla spalliera del letto. Non ci vuole molto a capire cosa sta per succedere e infatti H prende il cazzo di gomma e me lo spinge in culo… all’inizio è gentile, sa che non lo prendo in culo da un po’ e fa entrare il cazzo piano piano, ben cosparso di lubrificante… poi gradualmente aumenta la velocità e, da un certo punto in poi inizia a scoparmi velocissima. Provo un piacere indicibile, mi sento brutalizzato ma sto godendo follemente. Mugolo come una cagna, dal mio cazzo ingabbiato cola sborra in continuazione. Vorrei che smettesse e vorrei che continuasse così tutta la notte.
Poi, quando ormai il mio culo è ben allargato, passa al cazzo più grande. La differenza si sente, mi piace ma mi sento anche veramente pieno quando me lo spinge dentro. Di nuovo accelera il ritmo, urlo, godo, soffro e mi sento sempre più schiavo di H.
Quando H è stanca si ferma “Ora che il tuo culo è proprio rotto posso darti la terza sorpresa”. Detto questo tira fuori dalla borsa un plug nuovo. E’ piuttosto largo, composto da due parti fatte per aprirsi, una volta all’interno del culo, e soprattutto è bucato. “Bagnalo” mi ordina, e io lo lecco mentre lei me lo infila in bocca.
Poi H mi mette il plug in culo: è largo ma sono così sfondato che sembra poca roba. Prende il telefono e si diverte a illuminare l’interno del mio culo per guardarlo; fa qualche foto ravvicinata. Infine mi toglie le manette e mi ordina di andare in bagno. Barcollo, provato dalla lunga inculata, e mi dirigo verso la doccia, seguendo le indicazioni della padrona. Mi fa mettere in una posizione scomodissima, praticamente come se stessi facendo una capriola rovesciata: testa sul fondo, schiena verticale, culo per aria e gambe sopra la testa. H prende l’imbuto, lo infila nell’ampio buco del plug e inizia a pisciarci dentro. L’imbuto si riempie velocemente e sento il caldo liquido insinuarsi nel mio intestino… poco a poco il livello scende e il mio culo si riempie della sua pipì. Poi finalmente toglie imbuto, plug e mi concede di rialzarmi, faccio fatica a muovermi… stare in quella posizione è stato veramente doloroso. Sento la sua pipì che ora esce dal mio culo, incapace di trattenerla. La padrona mi concede un paio di minuti per farmi un bidet.
Mi ripulisco, lo faccio velocemente perché ho ancora voglia di essere sottomesso alla mia padrona. Purtroppo devo togliere le mie adorate calze, si sono bagnate di pipì, anche il perizoma e il reggiseno hanno subito la stessa sorte… mi rimetto i soli tacchi e ritorno subito in camera. H per prima cosa mi mette il plug, quello tradizionale. Mi fa piacere avere di nuovo il culo pieno, dopo una lunga inculata mi sembra sempre che mi manchi qualcosa… H mi dà anche un suo paio di autoreggenti nere a rete, che indosso con gran piacere, dopodiché introduce quello che è il suo programma successivo: “Deve essere stato difficile per te” mi dice “Tutto quel tempo ammanettato, poi nella doccia così scomodo…”.
“Sì padrona, ma l’ho fatto volentieri” le rispondo.
“Ma adesso ci vuole una bella passeggiata per riprendersi”
“Certo padrona, sono pronto. Usciamo”
“No, fa freddo… io non vengo. Vai tu, ti controllo dalla finestra”.
Gli ordini sono semplici: scendo le scale, vado nel parcheggio dalla macchina, saluto la padrona alla finestra e torno su.
H mi concede di mettere la giacca, fuori la temperatura è ormai intorno allo zero e non vuole che prenda troppo freddo. Me la porge e la indosso volentieri. Ormai è notte fonda, non dovrebbe esserci nessuno. Sembra un compito facile.
Scendo le scale, esco dal portone, che lascio socchiuso e arrivo alla macchina. Mi giro verso la finestra dove vedo la padrona al telefono e in quel momento sento suonare il mio nella tasca della giacca. Deve avermelo messo dentro lei…
Rispondo “Sì padrona”
“Gli ordini sono cambiati, se vuoi che ti apra la porta della camera devi andare fino al semaforo, quello prima della pizzeria, togliere la giacca, farti una foto e rientrare”
“Ma…” faccio per dire. Ma è inutile, ha già riattaccato.
Sono le due di notte, ma la strada su cui si affaccia il B&B e che porta al telefono è una delle principali del paese. Non sembra che io abbia alternative comunque.
Mi incammino. Nel silenzio della notte i miei tacchi risuonano sulla strada e sul marciapiede. La camminata coi tacchi è un po’ incerta ma migliora proseguendo. Passa un’auto nell’altra direzione, tengo la testa bassa e mi vergogno da morire. Spero non ci siano problemi, che nessuno si fermi e non succedano cose pericolose.
Il semaforo, che sembrava così vicino prima, andando in pizzeria, ora sembra lontanissimo. Un’altra auto mi sorpassa. E’ una mia impressione o ha rallentato un poco? Non si ferma comunque.
Arrivo al semaforo, mi guardo in giro, non c’è nessuno. Prendo coraggio, estraggo il telefono dalla tasca. Levo la giacca e mi faccio un selfie in cui si veda bene l’incrocio e il fatto che sono vestito da troia.
Mi infilo la giacca velocemente e invio la foto alla padrona, inizio a incamminarmi. Messaggio “Brava salope, puoi tornare”
Ora la strada è in leggera discesa, è più difficile camminare e sbando un poco, non passano più auto, per fortuna, e questo mi tranquillizza. Entro nel parcheggio ma il portone del B&B ora è chiuso!
Mando un messaggio ad H “Padrona, si è chiuso il portone, puoi scendere ad aprirmi per favore?”
Risposta “Lo so, l’ho chiuso io!” e poi il messaggio successivo “Spogliati. Devi restare con scarpe, calze, gabbia e niente altro. Allora ti apro.”
Ora sono davvero preoccupato… Ma non ho scelta… Non posso restare fuori in quelle condizioni…
Mi tolgo la giacca, per la seconda volta in questa mia gita notturna, e mi sfilo anche il vestitino. Fa decisamente freddo ma questa volta so che sto tremando solo per la paura, non mi rendo neanche conto della temperatura. Mi guardo in giro, nessuno in vista, le finestre delle case vicine sono tutte buie. Mando un messaggio ad H “Fatto”.
Dalla porta a vetri la vedo scendere le scale, mi guarda e mi sorride, poi mi apre la porta. Entro subito, lei mi bacia appassionatamente palpandomi il culo (e spingendo bene il plug). Poi risaliamo assieme le scale.
Una volta in camera inizio a tremare per il freddo, H mi fa togliere le scarpe e mettere nel letto, è ora di dormire. Si spoglia e si mette a letto anche lei, abbracciandomi per scaldarmi. Plug, calze e gabbietta restano con me, a ricordarmi l’incredibile notte vissuta.
E’ già chiaro quando mi risveglio… anche H si rigira e si accorge che sono sveglio. La vedo frugare nella borsetta a fianco al letto ed estrarre la chiave del lucchetto. Finalmente mi toglie la gabbietta!
Queste ore senza sesso devono essere state dure anche per lei… Mi libera il cazzo e incomincia a succhiarmelo con uno dei suoi magnifici pompini. Il cazzo mostra di non aver patito la notte in gabbia e si drizza immediatamente. Poi finalmente metto H sotto di me e infilo il cazzo nella sua figa, momento atteso da entrambi e iniziamo a fare l’amore…
Andrò al lavoro molto soddisfatto oggi.

scritto il
2026-04-21
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