Astrid, una trans dominante Terzo capitolo di tre.
di
Valerio sissy
genere
trans
Trascorsero due settimane. Avevo fatto alcuni video e numerose foto per Astrid, che poi postavo sul suo profilo che sembrava crescere sempre di più. I commenti erano entusiasti, e capivo come mai lei mi aveva confessato che avrebbe potuto avere tutti gli schiavi che voleva. Ma io non ce la facevo più a fare quel lavoro. O meglio, non ce la facevo più a vederla e… a bramarla. Sì, ormai non avevo più dubbi.
Quella sera non era previsto nulla. C’era materiale a sufficienza per diversi giorni, e avevo deciso di tornare a fare il lavoro che facevo. Avrei rinunciato a diversi soldi che mi facevano comodo, ma avrei smesso di vederla. Era l’unica soluzione che avevo trovato. Telefonai ad Astrid che mi rispose piuttosto sorpresa.
“Ciao, Livio, come mai? Oggi non abbiamo in programma nulla.”
“Io…dovrei parlarle, Signora.” Avevo continuato a darle del “lei” e a chiamarla “Signora”, riconoscendole quella superiorità di cui faceva sfoggio. Non solo nei video, ma anche nella vita privata.
“E cosa dovresti dirmi? Tra poco devo andare a una festa.”
“Ecco… se mi aspetta, fra dieci minuti sono su da lei.”
La sentii sospirare. “Va bene, ti aspetto, ma cerca di fare in fretta.”
Non me lo feci ripetere. Chiusi il mio negozietto e mi affrettai ad arrivare sotto casa sua. Salii le scale di corsa e bussai al suo splendido attico. Sentivo i suoi tacchi che si avvicinavano alla porta e socchiusi gli occhi pensando al look di quella sera. Cosa avrebbe indossato? A parte la prima volta, quando aveva usato un look informale e casual, aveva sempre fatto sfoggio di abiti adatti al suo ruolo di dominatrice. Sempre in latex, ad esempio. Tute, pantaloni e abiti aderentissimi, che modellavano il suo corpo straordinario.
Quando mi aprì la porta, rimasi a bocca aperta per l’ennesima volta. Era perfetta. Indossava un abito cortissimo che copriva a malapena le sue parti intime e stivali alti al ginocchio. L’abito era nero in lamé, e la faceva brillare come se fosse una visione divina. E forse lo era.
Mi accolse son il suo solito sorriso intriso di sicurezza.
“Vieni, Livio”, mi disse spostandosi per farmi entrare.
“Buonasera, Signora. Mi scuso per averla disturbata prima di uscire, ma le devo dire una cosa importante”, le risposi, entrando nella sua abitazione.
“Andiamo in salone”, proseguì camminando verso la stanza. La sua camminata era sensuale, e non potevo non osservarla e ammirarla. Non era una donna biologica, ma era meravigliosa.
Mi fece segno di sedersi mentre lei si accese una sigaretta, per poi mettersi seduta anche lei accavallando le sue lunghissime gambe. Era assurdo pensare che in mezzo a quelle gambe ci fosse un cazzo gigantesco, un cazzo che faceva sognare tutti i suoi sottomessi.
“Allora, Livio, cosa mi devi dire di tanto importante?”
Deglutii nervosamente. “Io… mi licenzio, Signora. Non posso più proseguire questo lavoro. Mi dispiace, ma non ce la faccio.”
Il sorriso era scomparso sul suo volto. “E perché? Cosa ti ha fatto cambiare idea?” mi chiese, la voce che si era fatta più dolce, quasi suadente, malgrado l’espressione seria del suo meraviglioso volto truccato alla perfezione.
“Non so… Io, credo che questo lavoro non faccia per me.”
“Sicuro che dipenda dal lavoro?”
“Io…Sì, Signora. Non ci sono altri motivi.”
Si alzò. Il sorriso era riapparso sul suo viso. “Alzati, Livio”, mi ordinò, la voce però sempre dolcissima. Quando dava ordini ai suoi schiavi la sua voce era autoritaria e decisa, con me usava invece quel tono appena accennato. Andai di fronte a lei. La differenza di altezza era assurda. Le arrivavo a malapena ai seni. Si avvicinò ulteriormente e io invece indietreggiai, quasi incapace di stare a pochi centimetri da lei, di sentire il suo profumo afrodisiaco. Lei fece un nuovo passo avanti.
“Non stai dicendo la verità, Livio. Vuoi andartene perché ti sei innamorato di me.”
Pensai che il cuore si stesse fermando. Sì, mi ero innamorato di lei e se ne era accorta.
“Io…Non è come lei crede.” Continuavo a darle del “lei” perché dentro di me sentivo che quella splendida creatura meritasse il mio assoluto rispetto.
Astrid emanò una risata cristallina. “Ma davvero? Me ne sono accorta subito che ti eri innamorato di me. Sapevo che stavi lottando dentro di te. Amare, desiderare una ragazza trans dominante per te era inconcepibile. Non è così, Livio?”
Era così, e lei aveva capito tutto, ma non potevo ammetterlo. Mi voltai e feci per andarmene.
“E’ meglio che me ne vada.”
Astrid però mi afferrò il braccio e mi fece voltare. Ero di nuovo di fronte a lei.
“Quindi, se adesso provassi a baciarti, tu non accetteresti? Ti rifiuteresti di baciare una ragazza come me? Giusto?”
Ero ormai nel pallone. Baciarla? Lo avevo desiderato fin dalla prima volta che l’avevo vista. Le sue labbra dipinte di rosso erano quanto di più sensuale avessi mai visto, e quando lei si chinò per mettere quelle labbra sulle mie, mi abbandonai completamente. La sua lingua entrò nella mia bocca e le mie braccia si avvinghiarono al suo collo. I baci proseguivano, sempre più belli ed eccitanti, mentre la sua mano scivolò sul mio cazzo che non era mai stato così dritto.
“Me ne fa venire”, le dissi. Erano bastati solo dei baci per farmi perdere completamente il controllo.
Lei scoppiò a ridere. “Non puoi resistermi, Livio. Nessuno può farlo. Sono troppo bella. E la tua eccitazione è al parossismo perché sai benissimo che uno come te non è al mio livello, Non è così?”
Annuii. “Sì, Signora, non sono al suo livello. Nessun uomo potrebbe esserlo.”
“Mi fa piacere che tu ti renda conto della tua inferiorità. Nonostante questo, ti trovo adorabile, e ho deciso che tu diventerai il mio ragazzo. Ma io non voglio solo un fidanzatino. Io sono dominante, lo sono sempre stata, e voglio un ragazzo che sia anche il mio schiavo. E so che lo vuoi anche tu. Inginocchiati e baciami i piedi in segno di sottomissione, e ti accetterò.”
Essere il ragazzo di Astrid? Essere il suo schiavo? Era assurdo, eppure mi accorsi che non avevo mai desiderato altro nella mia vita. Non mi feci ripetere l’ordine. Ormai la mia volontà era annullata del tutto. Mi inginocchiai ai suoi piedi e glieli baciai. O meglio, baciai quegli stivali dal tacco smisurato.
“Io… mi sottometto alla sua volontà, Padrona. Ha ragione, mi sono innamorato di lei appena l’ho vista. E la sua dominazione mi ha affascinato subito.”
“Adesso alzati, tesoro.”
Lo feci e tornai di fronte a lei. Riprese a baciarmi e mi mise le mani sulle sue tette. Erano durissime e il mio cazzo stava per esplodere. Mi prese la mano e mi portò nella sua camera. Mi fece spogliare del tutto. E si mise sopra di me. Ci baciammo ancora, poi la sua bocca scese sul mio cazzo. Era meraviglioso. Bastarono pochi secondi e sborrai in modo portentoso dentro la sua bocca. Lei mi leccò il cazzo con passione e desiderio. Poi si tolse quel meraviglioso abito. Il suo cazzo era già eretto. Era quasi il doppio del mio.
Afferrò la mia nuca e avvicinò il mio volto al suo membro enorme. Era la prima volta per me, eppure scoprii subito che era meraviglioso. Mettermelo tutto in bocca era impossibile. Era troppo grosso! Ma glielo leccavo con amore e con passione. Dopo pochi secondi sentii che stava per arrivare e mi feci sborrare in bocca. Sussultò diverse volte, emettendo una quantità incredibile di sperma. Poi ci baciammo di nuovo, a lungo, con una passione incredibile.
“Diventerai il mio schiavo, Livio, ma sarai anche il mio fidanzato. E continuerai a fare video e foto per me. E’ un ordine, e so che obbedirai.”
“Sì, Padrona, le obbedirò”, le risposi in estasi.
“Non avevo dubbi. Ora faccio diventare di nuovo duro quel tuo cazzo dolcissimo e mi scoperai. Poi proverò a scoparti io. Non posso fartelo entrare tutto nel tuo culetto vergine, e ci arriveremo un po’ per volta.”
Non ci mise molto a farmelo venire di nuovo dritto. Mi ordinò di accenderle una sigaretta, mi fece mettere in ginocchio con il portacenere in mano, si rimise il rossetto che era un po’ scemato per i numerosi baci, e iniziò a baciarmi sul collo per poi farlo di nuovo in bocca. Ogni tanto la osservavo, quel suo volto meraviglioso, ed ero già pronto con il mio cazzo dritto. Aveva ragione, non potevo resisterle. Mi fece mettere un profilattico e poi si fece inculare. Malgrado fossi io quello attivo, era lei a dominare, a gestire quella meravigliosa inculata. Quella volta ci misi diversi minuti, mentre lei sospirava vogliosa. Alla fine esplosi in modo meraviglioso.
Ci sdraiammo nudi sul letto e io mi avvicinai a lei. Volevo sentire il suo corpo accanto al mio, toccarle ogni tanto quei seni rigogliosi. Era stato di gran lunga il sesso più bello della mia vita, e ormai non avevo più dubbi. Amavo Astrid alla follia.
Poi mi girai verso di lei. “Padrona, e la sua uscita? Non aveva un appuntamento?”
“Scoppiò a ridere. Sì, con delle amiche. Ma avevo già telefonato per disdirlo. Avevo capito quello che volevi, e avevo deciso di farti diventare il mio dolce fidanzato e il mio devoto schiavo. Avevo capito che ti eri innamorato di me, e che questa sera saresti stato mio.”
“Sono davvero suo, Padrona?”
“Sì, sei di mia proprietà. Non come un oggetto, ma come un dolce maschietto pronto a fare tutto ciò che voglio. E scoprirai la felicità di appartenere a una dea come me.”
“Cosa dovrò fare, Padrona?”
“Dovrai servirmi come una regina. Sarà quello il tuo compito. E so che lo farai con amore e passione.”
“E…i suoi due schiavi?”
Mi guardò e il suo sguardo divenne improvvisamente duro. “Io sono la padrona, e posso avere tutti gli schiavi che voglio. Marco e Paolo rimarranno ai miei ordini. Deciderò io cosa fare con loro. Tu devi stare zitto e obbedire.”
Chinai la testa. “Sì, Padrona, come vuole lei.” Non potevo dirle che ero tremendamente geloso. Una ragazza come lei era però libera di fare ciò che voleva. Mi ero innamorato di lei anche per quelle sue caratteristiche. Il mio compito sarebbe stato di adorarla e servirla.
Era trascorso un mese ed ero sempre più felice con la mia padrona meravigliosa. Io ormai vivevo per lei. Avevo abbandonato il mio lavoro e mi ero trasferito a casa sua. Mi occupavo di tutto. Pulivo il suo meraviglioso attico, le portavo la colazione a letto, preparavo il pranzo e la cena e mi occupavo del suo profilo che aveva sempre più fans. Almeno un paio di volte a settimana mi portava a cena fuori ed ero invidiato da tutti per stare accanto a una dea del genere. Ero diventato quindi il suo schiavo, ma ero anche il suo ragazzo. Non c’era giorno che non leccavo quel cazzo maestoso e non c’era giorno che non me lo metteva nel culo facendomi godere come una troia in calore. Non era stato semplice, considerando le dimensioni enormi del suo membro, ma alla fine ero riuscito a prenderlo tutto, per il piacere di entrambi. Ogni tanto diventava anche passiva, ma devo dire che il piacere maggiore per entrambi era quando lei era attiva. In quella situazione mi sentivo davvero uno schiavo. I suoi schiavi erano rimasti, e faceva sesso anche con loro, sempre in modo attivo, ma non potevo dire nulla, malgrado fossi gelosissimo di quella situazione. Ma lei era la padrona e poteva fare ciò che voleva, mentre io ero il suo umile schiavo che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di rimanere con lei.
Quella sera però non le dovevo preparare la cena. Aveva deciso di festeggiare il nostro primo mese portandomi a cena fuori. Io ero già pronto e aspettavo che lei finisse di vestirsi e truccarsi. Poi, quando la vidi, come al solito rimasi abbagliato dalla sua visione. Il vestito che aveva indossato era rosso fuoco, cortissimo e aderente. Aveva le spalline fini e il suo décolleté prosperoso era coperto appena. I suoi lunghi capelli le scendevano sulle spalle, e il suo viso meraviglioso era abbellito da un rossetto rosso che delineava perfettamente le sue labbra. Mi inginocchiai subito al suo cospetto.
“Padrona, è bellissima”, le dissi.”
Lei sorrise. “Lo so. E oggi sei molto carino pure tu. Andiamo a cena e poi, al ritorno, ho voglia di assaggiare il tuo culetto. Sei pronto, tesoro?”
“Sempre pronto, per lei, Padrona. La amo immensamente.”
Mi baciò sulla bocca. “Lo so. E anche io ti amo. Ma sono e rimarrò la tua padrona.”
Mi prese la mano e ci dirigemmo verso l’uscita. Era la prima volta che mi diceva di amarmi, e scoprii che ero felicissimo. Essere amato da un essere straordinario come la mia padrona era straordinario. Montammo sulla sua macchina per dirigerci verso il ristorante dove, ancora una volta, sarei stato invidiato da tutti. Era meraviglioso essere il fidanzato di una ragazza così stupenda. Non era una donna biologica, ma era mille volte più bella. E l’amavo ogni giorno di più. Il mio culo era di sua proprietà, e il suo cazzo meraviglioso, simbolo della sua superiorità, mi riempiva la bocca più volte al giorno. Non mi mancava niente. Tutto quello di cui avevo bisogno era Astrid.
FINE
Quella sera non era previsto nulla. C’era materiale a sufficienza per diversi giorni, e avevo deciso di tornare a fare il lavoro che facevo. Avrei rinunciato a diversi soldi che mi facevano comodo, ma avrei smesso di vederla. Era l’unica soluzione che avevo trovato. Telefonai ad Astrid che mi rispose piuttosto sorpresa.
“Ciao, Livio, come mai? Oggi non abbiamo in programma nulla.”
“Io…dovrei parlarle, Signora.” Avevo continuato a darle del “lei” e a chiamarla “Signora”, riconoscendole quella superiorità di cui faceva sfoggio. Non solo nei video, ma anche nella vita privata.
“E cosa dovresti dirmi? Tra poco devo andare a una festa.”
“Ecco… se mi aspetta, fra dieci minuti sono su da lei.”
La sentii sospirare. “Va bene, ti aspetto, ma cerca di fare in fretta.”
Non me lo feci ripetere. Chiusi il mio negozietto e mi affrettai ad arrivare sotto casa sua. Salii le scale di corsa e bussai al suo splendido attico. Sentivo i suoi tacchi che si avvicinavano alla porta e socchiusi gli occhi pensando al look di quella sera. Cosa avrebbe indossato? A parte la prima volta, quando aveva usato un look informale e casual, aveva sempre fatto sfoggio di abiti adatti al suo ruolo di dominatrice. Sempre in latex, ad esempio. Tute, pantaloni e abiti aderentissimi, che modellavano il suo corpo straordinario.
Quando mi aprì la porta, rimasi a bocca aperta per l’ennesima volta. Era perfetta. Indossava un abito cortissimo che copriva a malapena le sue parti intime e stivali alti al ginocchio. L’abito era nero in lamé, e la faceva brillare come se fosse una visione divina. E forse lo era.
Mi accolse son il suo solito sorriso intriso di sicurezza.
“Vieni, Livio”, mi disse spostandosi per farmi entrare.
“Buonasera, Signora. Mi scuso per averla disturbata prima di uscire, ma le devo dire una cosa importante”, le risposi, entrando nella sua abitazione.
“Andiamo in salone”, proseguì camminando verso la stanza. La sua camminata era sensuale, e non potevo non osservarla e ammirarla. Non era una donna biologica, ma era meravigliosa.
Mi fece segno di sedersi mentre lei si accese una sigaretta, per poi mettersi seduta anche lei accavallando le sue lunghissime gambe. Era assurdo pensare che in mezzo a quelle gambe ci fosse un cazzo gigantesco, un cazzo che faceva sognare tutti i suoi sottomessi.
“Allora, Livio, cosa mi devi dire di tanto importante?”
Deglutii nervosamente. “Io… mi licenzio, Signora. Non posso più proseguire questo lavoro. Mi dispiace, ma non ce la faccio.”
Il sorriso era scomparso sul suo volto. “E perché? Cosa ti ha fatto cambiare idea?” mi chiese, la voce che si era fatta più dolce, quasi suadente, malgrado l’espressione seria del suo meraviglioso volto truccato alla perfezione.
“Non so… Io, credo che questo lavoro non faccia per me.”
“Sicuro che dipenda dal lavoro?”
“Io…Sì, Signora. Non ci sono altri motivi.”
Si alzò. Il sorriso era riapparso sul suo viso. “Alzati, Livio”, mi ordinò, la voce però sempre dolcissima. Quando dava ordini ai suoi schiavi la sua voce era autoritaria e decisa, con me usava invece quel tono appena accennato. Andai di fronte a lei. La differenza di altezza era assurda. Le arrivavo a malapena ai seni. Si avvicinò ulteriormente e io invece indietreggiai, quasi incapace di stare a pochi centimetri da lei, di sentire il suo profumo afrodisiaco. Lei fece un nuovo passo avanti.
“Non stai dicendo la verità, Livio. Vuoi andartene perché ti sei innamorato di me.”
Pensai che il cuore si stesse fermando. Sì, mi ero innamorato di lei e se ne era accorta.
“Io…Non è come lei crede.” Continuavo a darle del “lei” perché dentro di me sentivo che quella splendida creatura meritasse il mio assoluto rispetto.
Astrid emanò una risata cristallina. “Ma davvero? Me ne sono accorta subito che ti eri innamorato di me. Sapevo che stavi lottando dentro di te. Amare, desiderare una ragazza trans dominante per te era inconcepibile. Non è così, Livio?”
Era così, e lei aveva capito tutto, ma non potevo ammetterlo. Mi voltai e feci per andarmene.
“E’ meglio che me ne vada.”
Astrid però mi afferrò il braccio e mi fece voltare. Ero di nuovo di fronte a lei.
“Quindi, se adesso provassi a baciarti, tu non accetteresti? Ti rifiuteresti di baciare una ragazza come me? Giusto?”
Ero ormai nel pallone. Baciarla? Lo avevo desiderato fin dalla prima volta che l’avevo vista. Le sue labbra dipinte di rosso erano quanto di più sensuale avessi mai visto, e quando lei si chinò per mettere quelle labbra sulle mie, mi abbandonai completamente. La sua lingua entrò nella mia bocca e le mie braccia si avvinghiarono al suo collo. I baci proseguivano, sempre più belli ed eccitanti, mentre la sua mano scivolò sul mio cazzo che non era mai stato così dritto.
“Me ne fa venire”, le dissi. Erano bastati solo dei baci per farmi perdere completamente il controllo.
Lei scoppiò a ridere. “Non puoi resistermi, Livio. Nessuno può farlo. Sono troppo bella. E la tua eccitazione è al parossismo perché sai benissimo che uno come te non è al mio livello, Non è così?”
Annuii. “Sì, Signora, non sono al suo livello. Nessun uomo potrebbe esserlo.”
“Mi fa piacere che tu ti renda conto della tua inferiorità. Nonostante questo, ti trovo adorabile, e ho deciso che tu diventerai il mio ragazzo. Ma io non voglio solo un fidanzatino. Io sono dominante, lo sono sempre stata, e voglio un ragazzo che sia anche il mio schiavo. E so che lo vuoi anche tu. Inginocchiati e baciami i piedi in segno di sottomissione, e ti accetterò.”
Essere il ragazzo di Astrid? Essere il suo schiavo? Era assurdo, eppure mi accorsi che non avevo mai desiderato altro nella mia vita. Non mi feci ripetere l’ordine. Ormai la mia volontà era annullata del tutto. Mi inginocchiai ai suoi piedi e glieli baciai. O meglio, baciai quegli stivali dal tacco smisurato.
“Io… mi sottometto alla sua volontà, Padrona. Ha ragione, mi sono innamorato di lei appena l’ho vista. E la sua dominazione mi ha affascinato subito.”
“Adesso alzati, tesoro.”
Lo feci e tornai di fronte a lei. Riprese a baciarmi e mi mise le mani sulle sue tette. Erano durissime e il mio cazzo stava per esplodere. Mi prese la mano e mi portò nella sua camera. Mi fece spogliare del tutto. E si mise sopra di me. Ci baciammo ancora, poi la sua bocca scese sul mio cazzo. Era meraviglioso. Bastarono pochi secondi e sborrai in modo portentoso dentro la sua bocca. Lei mi leccò il cazzo con passione e desiderio. Poi si tolse quel meraviglioso abito. Il suo cazzo era già eretto. Era quasi il doppio del mio.
Afferrò la mia nuca e avvicinò il mio volto al suo membro enorme. Era la prima volta per me, eppure scoprii subito che era meraviglioso. Mettermelo tutto in bocca era impossibile. Era troppo grosso! Ma glielo leccavo con amore e con passione. Dopo pochi secondi sentii che stava per arrivare e mi feci sborrare in bocca. Sussultò diverse volte, emettendo una quantità incredibile di sperma. Poi ci baciammo di nuovo, a lungo, con una passione incredibile.
“Diventerai il mio schiavo, Livio, ma sarai anche il mio fidanzato. E continuerai a fare video e foto per me. E’ un ordine, e so che obbedirai.”
“Sì, Padrona, le obbedirò”, le risposi in estasi.
“Non avevo dubbi. Ora faccio diventare di nuovo duro quel tuo cazzo dolcissimo e mi scoperai. Poi proverò a scoparti io. Non posso fartelo entrare tutto nel tuo culetto vergine, e ci arriveremo un po’ per volta.”
Non ci mise molto a farmelo venire di nuovo dritto. Mi ordinò di accenderle una sigaretta, mi fece mettere in ginocchio con il portacenere in mano, si rimise il rossetto che era un po’ scemato per i numerosi baci, e iniziò a baciarmi sul collo per poi farlo di nuovo in bocca. Ogni tanto la osservavo, quel suo volto meraviglioso, ed ero già pronto con il mio cazzo dritto. Aveva ragione, non potevo resisterle. Mi fece mettere un profilattico e poi si fece inculare. Malgrado fossi io quello attivo, era lei a dominare, a gestire quella meravigliosa inculata. Quella volta ci misi diversi minuti, mentre lei sospirava vogliosa. Alla fine esplosi in modo meraviglioso.
Ci sdraiammo nudi sul letto e io mi avvicinai a lei. Volevo sentire il suo corpo accanto al mio, toccarle ogni tanto quei seni rigogliosi. Era stato di gran lunga il sesso più bello della mia vita, e ormai non avevo più dubbi. Amavo Astrid alla follia.
Poi mi girai verso di lei. “Padrona, e la sua uscita? Non aveva un appuntamento?”
“Scoppiò a ridere. Sì, con delle amiche. Ma avevo già telefonato per disdirlo. Avevo capito quello che volevi, e avevo deciso di farti diventare il mio dolce fidanzato e il mio devoto schiavo. Avevo capito che ti eri innamorato di me, e che questa sera saresti stato mio.”
“Sono davvero suo, Padrona?”
“Sì, sei di mia proprietà. Non come un oggetto, ma come un dolce maschietto pronto a fare tutto ciò che voglio. E scoprirai la felicità di appartenere a una dea come me.”
“Cosa dovrò fare, Padrona?”
“Dovrai servirmi come una regina. Sarà quello il tuo compito. E so che lo farai con amore e passione.”
“E…i suoi due schiavi?”
Mi guardò e il suo sguardo divenne improvvisamente duro. “Io sono la padrona, e posso avere tutti gli schiavi che voglio. Marco e Paolo rimarranno ai miei ordini. Deciderò io cosa fare con loro. Tu devi stare zitto e obbedire.”
Chinai la testa. “Sì, Padrona, come vuole lei.” Non potevo dirle che ero tremendamente geloso. Una ragazza come lei era però libera di fare ciò che voleva. Mi ero innamorato di lei anche per quelle sue caratteristiche. Il mio compito sarebbe stato di adorarla e servirla.
Era trascorso un mese ed ero sempre più felice con la mia padrona meravigliosa. Io ormai vivevo per lei. Avevo abbandonato il mio lavoro e mi ero trasferito a casa sua. Mi occupavo di tutto. Pulivo il suo meraviglioso attico, le portavo la colazione a letto, preparavo il pranzo e la cena e mi occupavo del suo profilo che aveva sempre più fans. Almeno un paio di volte a settimana mi portava a cena fuori ed ero invidiato da tutti per stare accanto a una dea del genere. Ero diventato quindi il suo schiavo, ma ero anche il suo ragazzo. Non c’era giorno che non leccavo quel cazzo maestoso e non c’era giorno che non me lo metteva nel culo facendomi godere come una troia in calore. Non era stato semplice, considerando le dimensioni enormi del suo membro, ma alla fine ero riuscito a prenderlo tutto, per il piacere di entrambi. Ogni tanto diventava anche passiva, ma devo dire che il piacere maggiore per entrambi era quando lei era attiva. In quella situazione mi sentivo davvero uno schiavo. I suoi schiavi erano rimasti, e faceva sesso anche con loro, sempre in modo attivo, ma non potevo dire nulla, malgrado fossi gelosissimo di quella situazione. Ma lei era la padrona e poteva fare ciò che voleva, mentre io ero il suo umile schiavo che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di rimanere con lei.
Quella sera però non le dovevo preparare la cena. Aveva deciso di festeggiare il nostro primo mese portandomi a cena fuori. Io ero già pronto e aspettavo che lei finisse di vestirsi e truccarsi. Poi, quando la vidi, come al solito rimasi abbagliato dalla sua visione. Il vestito che aveva indossato era rosso fuoco, cortissimo e aderente. Aveva le spalline fini e il suo décolleté prosperoso era coperto appena. I suoi lunghi capelli le scendevano sulle spalle, e il suo viso meraviglioso era abbellito da un rossetto rosso che delineava perfettamente le sue labbra. Mi inginocchiai subito al suo cospetto.
“Padrona, è bellissima”, le dissi.”
Lei sorrise. “Lo so. E oggi sei molto carino pure tu. Andiamo a cena e poi, al ritorno, ho voglia di assaggiare il tuo culetto. Sei pronto, tesoro?”
“Sempre pronto, per lei, Padrona. La amo immensamente.”
Mi baciò sulla bocca. “Lo so. E anche io ti amo. Ma sono e rimarrò la tua padrona.”
Mi prese la mano e ci dirigemmo verso l’uscita. Era la prima volta che mi diceva di amarmi, e scoprii che ero felicissimo. Essere amato da un essere straordinario come la mia padrona era straordinario. Montammo sulla sua macchina per dirigerci verso il ristorante dove, ancora una volta, sarei stato invidiato da tutti. Era meraviglioso essere il fidanzato di una ragazza così stupenda. Non era una donna biologica, ma era mille volte più bella. E l’amavo ogni giorno di più. Il mio culo era di sua proprietà, e il suo cazzo meraviglioso, simbolo della sua superiorità, mi riempiva la bocca più volte al giorno. Non mi mancava niente. Tutto quello di cui avevo bisogno era Astrid.
FINE
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