Il cuckolding estremo BNWO 2

di
genere
corna

Tornando in camera la mia ragazza mi disse.....Mia madre mi aveva detto che eri un cornuto servile ...ma da quello che vedo sei anche passivo con i veri maschi....Bene....Bene..tesoro una bella sorpresa.....ridendo
Dovevamo uscire a cena sul mare ma uscita dalla doccia mentre si preparava mi disse....Ho deciso che ceniamo in albergo ...ti va bene CORNUTO _
Balbettai eccitato e servile.......Si amore come vuoi tu.
La vidi uscire dal bagno profumata, capelli sciolti truccata con un rossetto rosso fuoco e un vestito lungo con la schiena scoperta e una v sul davanti che lasciava vedere la metà delle mammelle senza reggiseno che si spostavano o ogni suo movimento, con un tacco 12 rosso laccato.
La sala da pranzo dell’albergo era illuminata da luci calde e soffuse. I bicchieri brillavano. IO sedevo di fronte a lei, osservandola mentre sorrideva, ignara — o forse no — di quanto quella serata avrebbe preso una piega diversa.
Poi arrivò lui.
Il proprietario dell’hotel. Elegante, sicuro, con quell’aria di chi è abituato a ottenere ciò che vuole senza doverlo chiedere due volte. Si fermò al nostro tavolo con un sorriso appena accennato, lo sguardo che scivolava su di lei con calma, come se la stesse già studiando.
“Buonasera... Avete deciso di cenare in albergo.....Molto bene...ghignando.”
Lei rispose con cortesia, ma c’era qualcosa nel tono… una lieve esitazione, o forse curiosità. Lui non se ne andò subito. Fece una battuta, poi un’altra. Lentamente, la conversazione si spostò sempre più su di lei, lasciandomi ai margini.
IO ridevo, annuivo, ma iniziavo a percepire quella sensazione sottile: essere invisibile, inutile servile.
Il proprietario si sedette senza chiedere davvero il permesso. Era naturale, come se il posto gli appartenesse — e in effetti era così. Ma non era solo il ristorante. Era l’aria stessa attorno al tavolo che sembrava piegarsi alla sua presenza.
“Pensate di sposarvi ? domando’ secco …..”
Lei abbassò lo sguardo per un attimo, poi lo rialzò. Non si tirò indietro….behhh se fa il bravo …guardandomi con sadismo…..
Tentai di intervenire nella conversazione, cercando di riportare equilibrio, ma lui mi interruppe con una gentilezza che suonava come un comando.
“Lascia parlare lei…..nessuno ti ha chiesto niente.”
Fu lì che qualcosa cambiò davvero.
Lei mi disse…..allora ? parla quando ti viene concesso …non a sproposito amore….
Scusa amore…balbettai fra l umiliato e l eccitato
Lei iniziò a rispondere, prima timidamente, poi sempre più coinvolta. Lui guidava la conversazione, la portava dove voleva, facendola ridere, arrossire, esitare. Ogni tanto le sfiorava la mano, la spalla il viso — un gesto breve, ma deciso.
E io… restavo lì.
Testimone.
A un certo punto, lui si rivolse a me per la prima volta in modo diretto. Non con ostilità, ma con una calma che pesava più di qualsiasi aggressione.
“Devi essere orgoglioso.”
Non era una domanda.
Io annuii, ma la voce non mi uscì.
Lei non mi guardava più.
Quando lui si alzò, fece un semplice cenno verso di lei. Non un ordine esplicito. Non ce n’era bisogno.
Lei esitò un secondo.
Poi si alzò.
E io capii che, in quel momento, avevo perso qualcosa — o forse non l’avevo mai avuto davvero - il controllo della mia fidanzata.
Girandosi verso di me mi disse…aspettaci in piedi vicino al tavolo…
Come uno zerbino scattai in piedi osservandoli allontanarsi con lui con la mano appoggiata sul culo della mia fidanzata che sculettava come una vacca..
Rimasto solo al tavolo, con il bicchiere ancora mezzo pieno, sentivo il peso di quella verità: non ero più al centro della sua attenzione. E forse, nel profondo, non lo ero mai stato.
Quando tornarono, non era più la stessa serata.
Lei camminava mezzo passo dietro di lui.
Non accanto.
Non davanti.
Dietro.
E fu quello a spezzarti davvero.
Il proprietario si fermò vicino al tavolo, osservandoti ancora in piedi, esattamente dove mi aveva lasciato. Un sorriso lento gli attraversò il volto.
“Bene. Non si è mosso.”
Lei non parlò. Rimase lì, le mani lungo i fianchi, lo sguardo basso. Ma non era sottomissione forzata....non l avevo mai vista così.
Era scelta.
“Puoi sederti,” disse lui.
IO lo faci subito, troppo velocemente. La sedia strisciò di nuovo, goffa. Lui lo notò.
“Guarda come ha fretta di obbedire,” disse piano, rivolto a lei.
Lei sollevò lo sguardo verso di ME. Questa volta non lo distolse subito.
Mi stava osservando.
Valutando, pesando ...capendo perfettamente la mia natura.
Come se ti vedesse per quello che eri diventato in pochi minuti.
“Fa quasi tenerezza il tuo futuro maritino …e scoppio a ridere,” aggiunse lui.
Quelle parole mi entrarono sotto pelle.
Lui si sedette. Lei rimase in piedi per un secondo.
Poi lo guardò.
Aspettando.
Un cenno appena percettibile di comando.
Solo allora si sedette… ma non accanto a me.
Accanto a lui.
Il mio posto non esisteva più.
Il cameriere arrivò per sparecchiare, ma il proprietario lo fermò con un gesto minimo.
“Lascia.”
Poi guardò me e disse con voce spietata….guardandomi sevoro
“Ci pensa lui.”
Non era una richiesta.
Le mie mani si mossero automaticamente. Piatti, posate, bicchieri. Ogni gesto era osservato dal figlio al bar, dal cameriere che rideva......e dai pochi commensali solo uomini..... Sentivo il loro silenzio addosso, più pesante di qualsiasi parola.
A un certo punto, mentre raccoglievo un bicchiere, la sentii parlare.
“Non l’ho mai visto così…..scattante...... disse il mio amore.”
La sua voce era diversa. Più bassa. Più… distante.
Il padrone dell’ albergo afferrandole il viso fra le mani…..disse…..“Perché nessuno gli aveva mai mostrato il suo VERO posto,” rispose lui.
mi fermai un secondo eccitato paralizzato a vedere le loro bocche cosi vicine,,,,,,,.
“Continua,” disse LUI senza alzare la voce.
E io continui come il più sottomesso dei servitori.
Quando finii, restai lì, in piedi, con le mani vuote.
Inutile.
“Adesso vieni qui,” disse lui, indicando uno spazio accanto al tavolo.
Esitai.
Solo un attimo.
Fu abbastanza.
“Vuoi che lo ripeta....?” alzando la voce e attirando l attenzione dei pochi presenti in sala..
“No,” scusi...balbettai abbassando gli occhi.
Mi avvicinai a lui.
“Più vicino.”
Obbedii.
Lui si sporse leggermente verso di lei TOCCANDOGLI LE LABBRA CON LE SUE, senza smettere di guardarti.
“Vedi? Non serve alzare la voce.”
Lei annuì piano,,,, sorridendo.
Poi, lentamente, incrociò di nuovo il mio sguardo.
Questa volta c’era qualcosa in più.
Non solo distanza.
Non solo curiosità.
Ma una forma sottile di superiorità.
E quello fu il colpo più profondo.
Perché non era più lui contro di te.
Eravamo diventati loro.
E io… qualcosa di esterno a servirli.
“Digli grazie,” disse lui.
Il silenzio si fece assoluto.
Sentivo il cuore battere nelle orecchie.
“Grazie… per cosa?” riuscii a dire.
Un errore.
Lui sorrise appena.
“Per averci fatto passare una bella serata.”
Lei non disse nulla.
Aspettava.
io deglutii eccitato e umiliato.
“Grazie,”.
“Più convinto imbranato inutile.”
“Grazie amore per avermi fatto passare una serata meravigliosa.”
Il proprietario annuì lentamente e ficcò con violenza la lingua entro la bocca della mia ragazza che la accolse spalancando la bocca come la piu servile delle troie.
“Meglio.”
Poi si alzò.
Lei lo seguì immediatamente.
Nessuna esitazione, ormai.
Prima di andarsene, però, lui si fermò accanto a me.
“Domani mattina,” passa al bar e fatti dare la colazione per due e passa a portarcela in camera..... la numero 45 al tuo stesso piano....
Un breve silenzio.
“Vediamo se sei utile anche per qualcos’altro.”
E se ne andò.
Lei lo seguì senza voltarsi, ma alzo la mano destra facendomi prima il segno delle corna e poi il dito medio.
Alle 2 di mattino mi stavo continuamente masturbando e non riuscivo a dormire , mi alzai uscii dalla camera e cercai la stanza numero 45 ma non ci misi molto a capire quale era.....avvicinandomi sentii benissimo le urla della mia ragazza che gli diceva di non fermarsi...che era la sua puttana il suo sborratoio....e lui che la insultava in un italiano piu fluido delle normali conversazioni.....vacca bianche succhiacazzi.....ti insegnerò a servire un vero uomo ......siiiiiiii ti sborro in fica lurida troiaaaaaaaa...sentivo lo sbattere dei suoi colpi....
Senti lei urlare......siiiiii riempimi la fica della tua sborraaaa.....padroneeeeee
quando disse questo infilai la mano nei pantaloni e inizia a segarmi come il peggiore dei cornuti davanti a quella porta chiusa dove lui prendeva totalmente possesso del mio amore e io mi sborrai nei pantaloni tremando come la nullita che ero - PER DONNE CHE AMANO QUESTA FILOSOFIA DI VITA E VORREBBERLO VIVERLA IN UNA RELAZIONE STABILE -- globalismoestremo@gmail.com
scritto il
2026-04-03
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