Alla corte del Duca - capitolo 4
di
Davesun71
genere
dominazione
Elena si svegliò di soprassalto, completamente sudata. L’incubo che aveva appena avuto la aveva riportata indietro, a quando i suoi genitori l’avevano venduta a quell’uomo viscido, e si era svegliata urlando e scalciando nel vuoto per impedire che lui la caricasse su quel maledetto carro. Ci mise qualche secondo a capire dov’era: un debolissimo fascio di luce attraversava le scanalature degli scuri che ricoprivano la finestra, rendendo la stanza semibuia. In un attimo ricordò quello che era successo la sera prima, e la chiazza di sangue rappreso che vedeva vicino a lei testimoniava il fatto che tutto era accaduto realmente, e non nella sua fantasia; si voltò per controllare la presenza del Duca di fianco a lei, ma vide che su quel grande letto era rimasta sola. Chiuse gli occhi, e cominciò a rivivere nella sua mente gli avvenimenti della notte appena trascorsa: si rivide spaventata a morte per quello che era successo, inginocchiata sul letto, i suoi occhi sgranati a fissare le striature rosse sulle guance del Duca provocate dalla sua amica.
Lui le si avvicinò, il pene ormai molle che gli pendeva tra le gambe, lo sguardo duro e fiero che inceneriva, gli occhi neri incollati a quelli verdi di lei.
-Cosa c’è? Hai intenzione di graffiarmi anche tu? Hai paura?
Le disse il Duca sedendosi sul grande a letto di fianco a lei, e costringendola così a creargli posto raccogliendo a se le ginocchia
-Si, tanta!!
Rispose scuotendo la testa e con gli occhi spalancati la ragazza
-Non preoccuparti, mica ti mangio!
Le rispose sorridendo lui, che lentamente sentiva svanire la rabbia dentro di sé per la ribellione di Giulia. Vedeva inoltre la grande tensione che attanagliava la giovane donna davanti a lui, e capì che avrebbe dovuto aspettare se voleva anche solo pensare di poter darle piacere. Così impugnò per la seconda volta in quella notte la corda di fianco al letto, e la tirò due volte con energia, sotto gli occhi stupiti di Elena. In un attimo si materializzarono i due servitori di prima, sempre pronti ad esaudire i desideri del Duca
-Hai fame? Sete? Ti andrebbe di mangiare qualche cosa?
-Si, se va a Lei, Signore…
Rispose timidamente la ragazza, che nel frattempo aveva afferrato velocemente il lenzuolo e coperto il suo seno nudo dalla vista dei servitori
-Benissimo! Allora avete sentito! Portatemi un altro pezzo di quel meraviglioso arrosto che ho mangiato stasera a cena, e ovviamente una brocca del mio vino migliore!
Non appena sentite queste parole, i due uomini fecero un inchino, e come erano entrati velocemente uscirono, chiudendo la pesante porta dietro di loro.
Il Duca cominciò a parlare con Elena, chiedendole della sua vita precedente, di cosa le piaceva e cosa no. Inizialmente alla ragazza sembrava un interrogatorio ed era timorosa di dire qualcosa che potesse dispiacergli, poi lentamente capì che non c’era malizia nella domande di lui, ma solo curiosità, per cui cominciò lentamente a rilassarsi e a rispondere alle domande con una certa dovizia di particolari, come se stesse parlando ad un amico. Riuscì persino ad aprire qualche volta la bocca evidenziando il suo sorriso, un sorriso di quelli veri, fatti anche con gli occhi, che si strizzavano meravigliosamente facendo da contraltare al movimento delle sue labbra. Lui, vedendo lei ridere, sorrideva di rimando, anche lui di un sorriso vero, come raramente gli capitava ormai di fare. Incredibile a dirsi, si stava divertendo per davvero!
Un bussare alla porta fece presagire che i servitori avevano fatto il loro dovere, e che le pietanze erano pronte per essere servite. Il Duca rimise la sua vestaglia e si alzò dal letto, lasciando lei li da sola, sempre coperta con il lenzuolo.
-Mettete pure qui sullo scrittoio, grazie!
Disse, riordinando le tante carte che in quel momento lo occupavano, mentre i servitori restavano in paziente attesa, impeccabili nelle loro uniformi, uno che con le mani tese sosteneva il vassoio dell’arrosto, da cui proveniva un profumo eccezionale, e l’altro con un vassoio identico, con sopra ben disposte la brocca di vino e due bicchieri.
Mangiarono e bevvero con gusto, e il vino fresco ingerito in abbondanza annebbiò leggermente i sensi di Elena, rilassandola.
Alla fine lui la prese per mano e la accompagnò sul grande letto. Le labbra si incollarono a quelle di lei, in un bacio appassionato e coinvolgente, mentre le mani di lui correvano dappertutto ad accarezzare quel giovane corpo nudo, le dolci collinette delle mammelle con in capezzolo rosa proteso all’inverosimile preda delle sue labbra e della sua lingua, e i fremiti a percorrere il corpo della ragazza. Un dito impertinente cominciò a solleticarle il clitoride che sfrontato spuntava, teso, tra le grandi labbra imperlate di rugiada.
Quando la fece distendere supina e le allargò le gambe, la paura le fece nuovamente capolino in testa, annullando parzialmente gli effetti dell’eccitazione precedente e dell’alcool. Lui le sorrise, mentre con la mano indirizzava il suo membro verso la piccola apertura di lei, strofinandoglielo sopra.
-Tranquilla, ora resta tranquilla…
Le disse il Duca
-Fa un pochino di male all’inizio, ma finisce quasi subito….
Nel frattempo il membro cominciò a spingere, nel tentativo di forzare l’imene di lei ancora intatto.
-Baciami!
Le disse lui, e nel mentre le loro lingue si attorcigliavano, lui spinse dentro di lei in maniera decisa.
La bocca di Elena si spalancò immediatamente in un gemito di dolore, e gli occhi si sgranarono. Lui le era entrato dentro con la forza di un maglio, e lentamente iniziava a muoversi, regalandole tutta una serie di nuove sensazioni.
Le aveva detto la verità: il dolore era stato questione di poco tempo, e adesso lei aveva richiuso gli occhi, abbandonandosi a ciò che sentiva di piacevole provenire dalla sua vulva. Le spinte avevano cominciato a essere più profonde e veloci, e il ritmo che teneva era costante. Il Duca si drizzò, prese le sue gambe e se le appoggiò sulle spalle, poi appoggiò le sue braccia muscolose ai lati della testa di lei, che aveva riaperto gli occhi e lo guardava. In questo modo il sedere della ragazza si alzò dalla coperta, e il Duca spinse ancora il suo membro bene a fondo di quella giovane vagina, facendoglielo sentire tutto quanto dentro, bene in fondo, lacerando ciò che ancora rimaneva di intatto del suo povero imene, e la vide per un attimo serrare i denti tra di loro, in una espressione di dolore. Quindi lo sfilò per farlo uscire quasi tutto, per poi riaffondare repentinamente in quelle carni umide e bollenti.
Elena si sentiva colare liquido sulle cosce e sul sedere: era sangue mischiato al suo piacere, che adesso provava intensamente, e sentiva la sua pancia contrarsi. Un gemito più prolungato unito a ciò che sentiva provenire dalla vagina di Elena, fece capire al Duca che lei aveva avuto un orgasmo; anche lui non riuscì a resistere, e cominciò a eruttare sperma dentro quella fica così stretta ed accogliente.
Lei sentiva, per la prima volta nella sua vita, il travaso di sperma al suo interno riempirla di calore, mentre lui spingeva, se possibile, ancora più in profondità il membro con colpi di reni potentissimi.
Sudati e ansanti, si guardarono negli occhi ancora, poi lui la baciò a lungo, carezzandole i capelli e arrotolandone le ciocche, mentre lei, con gesti istintivi, carezzava la schiena glabra e muscolosa di lui, che continuava a sovrastarla, mentre lentamente sentiva il cazzo dentro di lei perdere consistenza. Dopo che lui si fu tolto, rapidamente la stanchezza, aiutata anche dai fumi del vino bevuto in precedenza, li colse, e si addormentarono vicini.
Elena riaprì gli occhi, sorridendo per ciò che aveva sentito rivivendo nei suoi ricordi quella notte. Quindi si alzò e andò a recuperare la lunga camicia da notte della sera prima, e delicatamente la indossò. Nonostante il profumo di sapone e pulito che proveniva dall’indumento, lei non poteva fare a meno di sentire dentro le sue narici l’odore di lui e di sesso che emanava la sua pelle.
-Ho bisogno di darmi una pulita!
Pensò mentre cercava silenziosamente di aprire la porta della stanza, indecisa se ripercorrere da sola a ritroso il percorso fatto insieme a Giulia la sera prima, oppure se aspettare che qualcuno, magari Margherita, la venisse a prendere li.
La testa della ragazza fece capolino al fuori della porta, e i suoi occhi percorsero tutto il corridoio in cerca di qualche segno di presenza, ma non notando nessuno. La sua vescica inoltre le stava dicendo che aveva bisogno di svuotarsi, anche con urgenza, per cui prese il coraggio a due mani e cominciò ad avventurarsi nel corridoio con passi lenti e felpati, come se fosse una ladra.
Ne aveva percorso circa metà quando dal pianerottolo che dava sulla scala passò una figura conosciuta: lei agitò la mano per cercare di richiamarne l’attenzione, e non appena la ebbe notata, velocemente Margherita la raggiunse.
-Stavo venendo a prenderti!
Le disse la donna in un sussurro
-Fai piano, che la Duchessa dorme ancora nella sua stanza!
Elena assentì con la testa, e mentre percorrevano con la massima delicatezza possibile il corridoio e quindi la scala che le avrebbe riportate ai piani inferiori, il loro completo e ossequioso silenzio fu rotto da un urlo agghiacciante.
Lui le si avvicinò, il pene ormai molle che gli pendeva tra le gambe, lo sguardo duro e fiero che inceneriva, gli occhi neri incollati a quelli verdi di lei.
-Cosa c’è? Hai intenzione di graffiarmi anche tu? Hai paura?
Le disse il Duca sedendosi sul grande a letto di fianco a lei, e costringendola così a creargli posto raccogliendo a se le ginocchia
-Si, tanta!!
Rispose scuotendo la testa e con gli occhi spalancati la ragazza
-Non preoccuparti, mica ti mangio!
Le rispose sorridendo lui, che lentamente sentiva svanire la rabbia dentro di sé per la ribellione di Giulia. Vedeva inoltre la grande tensione che attanagliava la giovane donna davanti a lui, e capì che avrebbe dovuto aspettare se voleva anche solo pensare di poter darle piacere. Così impugnò per la seconda volta in quella notte la corda di fianco al letto, e la tirò due volte con energia, sotto gli occhi stupiti di Elena. In un attimo si materializzarono i due servitori di prima, sempre pronti ad esaudire i desideri del Duca
-Hai fame? Sete? Ti andrebbe di mangiare qualche cosa?
-Si, se va a Lei, Signore…
Rispose timidamente la ragazza, che nel frattempo aveva afferrato velocemente il lenzuolo e coperto il suo seno nudo dalla vista dei servitori
-Benissimo! Allora avete sentito! Portatemi un altro pezzo di quel meraviglioso arrosto che ho mangiato stasera a cena, e ovviamente una brocca del mio vino migliore!
Non appena sentite queste parole, i due uomini fecero un inchino, e come erano entrati velocemente uscirono, chiudendo la pesante porta dietro di loro.
Il Duca cominciò a parlare con Elena, chiedendole della sua vita precedente, di cosa le piaceva e cosa no. Inizialmente alla ragazza sembrava un interrogatorio ed era timorosa di dire qualcosa che potesse dispiacergli, poi lentamente capì che non c’era malizia nella domande di lui, ma solo curiosità, per cui cominciò lentamente a rilassarsi e a rispondere alle domande con una certa dovizia di particolari, come se stesse parlando ad un amico. Riuscì persino ad aprire qualche volta la bocca evidenziando il suo sorriso, un sorriso di quelli veri, fatti anche con gli occhi, che si strizzavano meravigliosamente facendo da contraltare al movimento delle sue labbra. Lui, vedendo lei ridere, sorrideva di rimando, anche lui di un sorriso vero, come raramente gli capitava ormai di fare. Incredibile a dirsi, si stava divertendo per davvero!
Un bussare alla porta fece presagire che i servitori avevano fatto il loro dovere, e che le pietanze erano pronte per essere servite. Il Duca rimise la sua vestaglia e si alzò dal letto, lasciando lei li da sola, sempre coperta con il lenzuolo.
-Mettete pure qui sullo scrittoio, grazie!
Disse, riordinando le tante carte che in quel momento lo occupavano, mentre i servitori restavano in paziente attesa, impeccabili nelle loro uniformi, uno che con le mani tese sosteneva il vassoio dell’arrosto, da cui proveniva un profumo eccezionale, e l’altro con un vassoio identico, con sopra ben disposte la brocca di vino e due bicchieri.
Mangiarono e bevvero con gusto, e il vino fresco ingerito in abbondanza annebbiò leggermente i sensi di Elena, rilassandola.
Alla fine lui la prese per mano e la accompagnò sul grande letto. Le labbra si incollarono a quelle di lei, in un bacio appassionato e coinvolgente, mentre le mani di lui correvano dappertutto ad accarezzare quel giovane corpo nudo, le dolci collinette delle mammelle con in capezzolo rosa proteso all’inverosimile preda delle sue labbra e della sua lingua, e i fremiti a percorrere il corpo della ragazza. Un dito impertinente cominciò a solleticarle il clitoride che sfrontato spuntava, teso, tra le grandi labbra imperlate di rugiada.
Quando la fece distendere supina e le allargò le gambe, la paura le fece nuovamente capolino in testa, annullando parzialmente gli effetti dell’eccitazione precedente e dell’alcool. Lui le sorrise, mentre con la mano indirizzava il suo membro verso la piccola apertura di lei, strofinandoglielo sopra.
-Tranquilla, ora resta tranquilla…
Le disse il Duca
-Fa un pochino di male all’inizio, ma finisce quasi subito….
Nel frattempo il membro cominciò a spingere, nel tentativo di forzare l’imene di lei ancora intatto.
-Baciami!
Le disse lui, e nel mentre le loro lingue si attorcigliavano, lui spinse dentro di lei in maniera decisa.
La bocca di Elena si spalancò immediatamente in un gemito di dolore, e gli occhi si sgranarono. Lui le era entrato dentro con la forza di un maglio, e lentamente iniziava a muoversi, regalandole tutta una serie di nuove sensazioni.
Le aveva detto la verità: il dolore era stato questione di poco tempo, e adesso lei aveva richiuso gli occhi, abbandonandosi a ciò che sentiva di piacevole provenire dalla sua vulva. Le spinte avevano cominciato a essere più profonde e veloci, e il ritmo che teneva era costante. Il Duca si drizzò, prese le sue gambe e se le appoggiò sulle spalle, poi appoggiò le sue braccia muscolose ai lati della testa di lei, che aveva riaperto gli occhi e lo guardava. In questo modo il sedere della ragazza si alzò dalla coperta, e il Duca spinse ancora il suo membro bene a fondo di quella giovane vagina, facendoglielo sentire tutto quanto dentro, bene in fondo, lacerando ciò che ancora rimaneva di intatto del suo povero imene, e la vide per un attimo serrare i denti tra di loro, in una espressione di dolore. Quindi lo sfilò per farlo uscire quasi tutto, per poi riaffondare repentinamente in quelle carni umide e bollenti.
Elena si sentiva colare liquido sulle cosce e sul sedere: era sangue mischiato al suo piacere, che adesso provava intensamente, e sentiva la sua pancia contrarsi. Un gemito più prolungato unito a ciò che sentiva provenire dalla vagina di Elena, fece capire al Duca che lei aveva avuto un orgasmo; anche lui non riuscì a resistere, e cominciò a eruttare sperma dentro quella fica così stretta ed accogliente.
Lei sentiva, per la prima volta nella sua vita, il travaso di sperma al suo interno riempirla di calore, mentre lui spingeva, se possibile, ancora più in profondità il membro con colpi di reni potentissimi.
Sudati e ansanti, si guardarono negli occhi ancora, poi lui la baciò a lungo, carezzandole i capelli e arrotolandone le ciocche, mentre lei, con gesti istintivi, carezzava la schiena glabra e muscolosa di lui, che continuava a sovrastarla, mentre lentamente sentiva il cazzo dentro di lei perdere consistenza. Dopo che lui si fu tolto, rapidamente la stanchezza, aiutata anche dai fumi del vino bevuto in precedenza, li colse, e si addormentarono vicini.
Elena riaprì gli occhi, sorridendo per ciò che aveva sentito rivivendo nei suoi ricordi quella notte. Quindi si alzò e andò a recuperare la lunga camicia da notte della sera prima, e delicatamente la indossò. Nonostante il profumo di sapone e pulito che proveniva dall’indumento, lei non poteva fare a meno di sentire dentro le sue narici l’odore di lui e di sesso che emanava la sua pelle.
-Ho bisogno di darmi una pulita!
Pensò mentre cercava silenziosamente di aprire la porta della stanza, indecisa se ripercorrere da sola a ritroso il percorso fatto insieme a Giulia la sera prima, oppure se aspettare che qualcuno, magari Margherita, la venisse a prendere li.
La testa della ragazza fece capolino al fuori della porta, e i suoi occhi percorsero tutto il corridoio in cerca di qualche segno di presenza, ma non notando nessuno. La sua vescica inoltre le stava dicendo che aveva bisogno di svuotarsi, anche con urgenza, per cui prese il coraggio a due mani e cominciò ad avventurarsi nel corridoio con passi lenti e felpati, come se fosse una ladra.
Ne aveva percorso circa metà quando dal pianerottolo che dava sulla scala passò una figura conosciuta: lei agitò la mano per cercare di richiamarne l’attenzione, e non appena la ebbe notata, velocemente Margherita la raggiunse.
-Stavo venendo a prenderti!
Le disse la donna in un sussurro
-Fai piano, che la Duchessa dorme ancora nella sua stanza!
Elena assentì con la testa, e mentre percorrevano con la massima delicatezza possibile il corridoio e quindi la scala che le avrebbe riportate ai piani inferiori, il loro completo e ossequioso silenzio fu rotto da un urlo agghiacciante.
2
voti
voti
valutazione
8.5
8.5
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Alla corte del Duca - capitolo 3
Commenti dei lettori al racconto erotico