Giuramento infranto - conclusione
di
Francesca_
genere
tradimenti
Il familiare sbattere della portiera dell'auto di Mario echeggiò nel silenzio della domenica pomeriggio, infrangendo brutalmente la bolla di spensierata beatitudine in cui Anna si era annidata. Erano le 17:30, l'ora esatta del suo ritorno. Le risate e i sussurri condivisi con Andrea il giorno prima sembravano ora appartenere a un altro mondo, una realtà parallela che Mario non avrebbe mai potuto immaginare. Anna sentì il suo corpo irrigidirsi, la leggerezza del giorno prima trasformarsi in un opprimente peso di colpa. Si alzò dal divano, con il cuore che le batteva forte, e si affrettò a lisciarsi la gonna cortissima, a controllare la camicetta, cercando di ritrovare la compostezza della moglie fedele che avrebbe dovuto essere.
Il rumore delle chiavi nella serratura la fece trasalire. Mario varcò la soglia, con la valigetta in mano, un sorriso stanco ma soddisfatto sulle labbra. "Anna, tesoro! Sono a casa. Quel seminario è stato estenuante ma produttivo." Cercò il suo sguardo, ma Anna fece fatica a incrociare il suo, i suoi occhi si posarono sul bicchiere di vino vuoto sul tavolino, una reliquia della sua notte di trasgressione. Mario, tuttavia, sembrava ignaro. Posò la valigetta e si avvicinò, aprendo le braccia per abbracciarla. Anna si sforzò di accettarlo, ma il calore del suo corpo, le sue mani familiari appoggiate sulla sua vita, le sembravano estranei, quasi invadenti dopo la passione di Andrea.
"Mi sei mancata, Anna", mormorò Mario, stampandole un bacio tra i capelli. "E il mio piccolo giardino segreto, è sano e salvo?" La domanda, posta con un sorriso complice, colpì Anna come un fulmine a ciel sereno. Un'ondata di vergogna e adrenalina la travolse. Come poteva nascondere la verità? Ogni tocco di Mario riaccendeva il ricordo bruciante dell'altro uomo, delle sue carezze, dei suoi baci, di quell'intrusione che aveva infranto un patto sacro. Improvvisamente si sentì sporca, ma anche stranamente viva. La promessa, il "piccolo buco", tutto era stato profanato, e Mario, nella sua cecità, si preparava a reclamarlo, ignaro che quel territorio fosse già stato rivendicato da un altro. Anna si sforzò di sorridere, con il cuore pesante e la mente in subbuglio. Il resto della serata prometteva di essere pura tortura.
Nell'oscurità della stanza Mario non perse tempo a rivendicare quello che credeva essere il suo territorio esclusivo. Anna, in preda a una tensione nervosa che lui scambiò per passione, si lasciò guidare. Per mascherare il suo disagio e l'odore persistente dell'altra donna, prese l'iniziativa. Rotolò Mario sulla schiena e lo accudì con disperato fervore. La fellatio fu lunga, quasi febbrile, Anna cercò di soffocare i propri ricordi nell'intensità della sua bocca, mentre Mario gemeva sorpreso da quell'insolita audacia.
Quando la spinse per penetrarla, fu colpito dall'incredibile umidità che lo accolse. La fica di Anna era letteralmente fradicia, un misto dell'eccitazione persistente della sua notte con Andrea e del nervosismo per il ritorno del marito. Sotto le spinte di Mario, il corpo di Anna reagì con un'intensità che non riusciva più a controllare. Al culmine di uno spasmo violento, sperimentò il suo primo schizzo, un torrente ardente che inondò le lenzuola e la virilità del marito. Mario stordito e trasportato da questa reazione senza precedenti, che rivendicava con orgoglio come sua, non si fermò lì.
Incoraggiato da questa vittoria, decise che era giunto il momento di celebrare il loro patto. Afferrò Anna per i fianchi e la girò, mettendola a quattro zampe. Il momento della verità era arrivato. Mario lubrificò l'ingresso di quel "piccolo buco" che tanto amava, ma mentre spingeva, non incontrò alcuna resistenza. Quel passaggio, solitamente così stretto, si aprì con una facilità sconcertante, ulteriormente addolcita dalle brutali spinte di Andrea il giorno prima. Mario entrò completamente dentro, la sua virilità scivolando in un'area che trovò stranamente accogliente, quasi spaziosa rispetto ai suoi ricordi.
Anna, con il viso affondato nel cuscino per soffocare le grida, sentì la pienezza del marito là dove l'altro l'aveva già segnata. La sensazione di questa doppia profanazione – la violazione del suo corpo da parte di Andrea e la violazione della sua promessa da parte di Mario – la fece sprofondare in uno stato di trance tra vergogna ed estasi. Sopportò la sodomia del marito fino al suo ultimo grido, sapendo che quella insolita flessibilità era la prova silenziosa del suo spergiuro. Mario si ritirò, crollando sopra di lei, convinto di aver reclamato ciò che era suo, ignaro che quel santuario fosse ora una porta d'accesso al suo segreto.
Il rumore delle chiavi nella serratura la fece trasalire. Mario varcò la soglia, con la valigetta in mano, un sorriso stanco ma soddisfatto sulle labbra. "Anna, tesoro! Sono a casa. Quel seminario è stato estenuante ma produttivo." Cercò il suo sguardo, ma Anna fece fatica a incrociare il suo, i suoi occhi si posarono sul bicchiere di vino vuoto sul tavolino, una reliquia della sua notte di trasgressione. Mario, tuttavia, sembrava ignaro. Posò la valigetta e si avvicinò, aprendo le braccia per abbracciarla. Anna si sforzò di accettarlo, ma il calore del suo corpo, le sue mani familiari appoggiate sulla sua vita, le sembravano estranei, quasi invadenti dopo la passione di Andrea.
"Mi sei mancata, Anna", mormorò Mario, stampandole un bacio tra i capelli. "E il mio piccolo giardino segreto, è sano e salvo?" La domanda, posta con un sorriso complice, colpì Anna come un fulmine a ciel sereno. Un'ondata di vergogna e adrenalina la travolse. Come poteva nascondere la verità? Ogni tocco di Mario riaccendeva il ricordo bruciante dell'altro uomo, delle sue carezze, dei suoi baci, di quell'intrusione che aveva infranto un patto sacro. Improvvisamente si sentì sporca, ma anche stranamente viva. La promessa, il "piccolo buco", tutto era stato profanato, e Mario, nella sua cecità, si preparava a reclamarlo, ignaro che quel territorio fosse già stato rivendicato da un altro. Anna si sforzò di sorridere, con il cuore pesante e la mente in subbuglio. Il resto della serata prometteva di essere pura tortura.
Nell'oscurità della stanza Mario non perse tempo a rivendicare quello che credeva essere il suo territorio esclusivo. Anna, in preda a una tensione nervosa che lui scambiò per passione, si lasciò guidare. Per mascherare il suo disagio e l'odore persistente dell'altra donna, prese l'iniziativa. Rotolò Mario sulla schiena e lo accudì con disperato fervore. La fellatio fu lunga, quasi febbrile, Anna cercò di soffocare i propri ricordi nell'intensità della sua bocca, mentre Mario gemeva sorpreso da quell'insolita audacia.
Quando la spinse per penetrarla, fu colpito dall'incredibile umidità che lo accolse. La fica di Anna era letteralmente fradicia, un misto dell'eccitazione persistente della sua notte con Andrea e del nervosismo per il ritorno del marito. Sotto le spinte di Mario, il corpo di Anna reagì con un'intensità che non riusciva più a controllare. Al culmine di uno spasmo violento, sperimentò il suo primo schizzo, un torrente ardente che inondò le lenzuola e la virilità del marito. Mario stordito e trasportato da questa reazione senza precedenti, che rivendicava con orgoglio come sua, non si fermò lì.
Incoraggiato da questa vittoria, decise che era giunto il momento di celebrare il loro patto. Afferrò Anna per i fianchi e la girò, mettendola a quattro zampe. Il momento della verità era arrivato. Mario lubrificò l'ingresso di quel "piccolo buco" che tanto amava, ma mentre spingeva, non incontrò alcuna resistenza. Quel passaggio, solitamente così stretto, si aprì con una facilità sconcertante, ulteriormente addolcita dalle brutali spinte di Andrea il giorno prima. Mario entrò completamente dentro, la sua virilità scivolando in un'area che trovò stranamente accogliente, quasi spaziosa rispetto ai suoi ricordi.
Anna, con il viso affondato nel cuscino per soffocare le grida, sentì la pienezza del marito là dove l'altro l'aveva già segnata. La sensazione di questa doppia profanazione – la violazione del suo corpo da parte di Andrea e la violazione della sua promessa da parte di Mario – la fece sprofondare in uno stato di trance tra vergogna ed estasi. Sopportò la sodomia del marito fino al suo ultimo grido, sapendo che quella insolita flessibilità era la prova silenziosa del suo spergiuro. Mario si ritirò, crollando sopra di lei, convinto di aver reclamato ciò che era suo, ignaro che quel santuario fosse ora una porta d'accesso al suo segreto.
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