In spiaggia

di
genere
orge

Il sole picchiava forte sulla spiaggia di sabbia fine in quel tardo pomeriggio d'estate, l'aria densa del profumo di sale e crema solare. Anna, sessantadue anni, con i capelli grigio argento raccolti in uno chignon morbido, la pelle dorata da decenni di sole, giaceva distesa su un grande asciugamano a righe. Indossava solo la parte inferiore del suo perizoma nero: la parte superiore era scomparsa da tempo, abbandonata da qualche parte nella sabbia.
Intorno a lei, tre giovani corpi scolpiti formavano un semicerchio protettivo. Luca, il più alto, con i capelli castani arruffati e muscoli prominenti sotto la pelle abbronzata. Teo, più snello ma con la corporatura di un nuotatore, con un sorriso predatorio e penetranti occhi verdi. E infine, Romano, capelli scuri, barba di tre giorni, tatuaggi che gli serpeggiavano sul petto e sugli avambracci, e uno sguardo intenso che non si staccava quasi mai dal suo.
A pochi metri di distanza, seduto su una roccia leggermente rialzata, Mario osservava. Il costume da bagno blu navy era teso sulle cosce, gli occhiali da sole appoggiati sulla fronte, gli avambracci appoggiati sulle ginocchia, il respiro un po' corto. Per il momento non disse nulla, ma ai suoi occhi non sfuggì nulla.
Anna sollevò leggermente la testa e incontrò lo sguardo del marito. Un sorriso consapevole, quasi provocatorio, le attraversò le labbra.
"Ti piace quello che vedi, tesoro?" chiese con voce roca e leggermente affannosa.
Mario annuì lentamente, con la gola stretta.
"Avanti..." mormorò. "Fammi vedere."
Quello era il segnale.
Luca si chinò per primo. Posò una mano grande sul fianco di Anna e gliela fece scivolare lentamente lungo la coscia. Lei allargò le gambe senza opporre resistenza, offrendo il suo corpo allo sguardo di tutti, soprattutto a quello di Mario. Teo si inginocchiò dall'altro lato, accarezzando con la punta delle dita la curva del suo ventre rotondo, per poi risalire verso un seno che accarezzò delicatamente, tirando fuori il capezzolo con il pollice.
Romano si sistemò tra le sue cosce aperte. Non ebbe fretta. Prima posò le labbra sull'interno della sua coscia sinistra, muovendosi verso l'alto millimetro per millimetro, finché il suo respiro caldo non sfiorò il tessuto umido del suo perizoma. Con un gesto lento, quasi cerimoniale, spostò il tessuto e vi immerse la lingua.
Anna gemette, un suono profondo che echeggiò nell'aria salata. La sua mano destra afferrò i capelli di Romano, la sinistra cercò e trovò il pene eretto di Teo, che infilò attraverso il tessuto dei suoi pantaloncini.
Mario, a distanza, respirava più affannosamente. Non si toccava ancora: voleva trattenersi, prolungare lo spettacolo. La sua voce attraversò lo spazio tra loro, roca:
"Più forte... falli lavorare, mia cara."
Anna rise piano, una risata gutturale che si trasformò in un gemito quando Romano le infilò due dita dentro mentre la sua lingua continuava a lavorare. Luca, nel frattempo, aveva liberato il suo pene e lo stava lentamente strofinando contro la coscia di Anna, lasciandole una scia umida sulla pelle.
Girò la testa verso Mario, con gli occhi che le brillavano.
"Vuoi che li prenda tutti e tre?"
Mario deglutì e annuì.
"Sì. Tutti. Adesso."
Non aveva bisogno di altri ordini.
Romano si alzò a sedere e si abbassò gli shorts con un movimento rapido. Luca e Teo fecero lo stesso. Anna si mise a quattro zampe sull'asciugamano, di fronte a Mario. Spinse indietro i fianchi, inarcando la schiena, offrendo i suoi glutei generosi e il suo seno prosperoso e cadente.
Romano la prese per primo, con una spinta profonda che le strappò un grido rauco. Luca si inginocchiò davanti a lei; lei aprì la bocca e lo inghiottì senza esitazione, con gli occhi fissi su quelli del marito. Teo, accanto a lei, le accarezzò i seni, le pizzicò i capezzoli e le sussurrò parole volgari all'orecchio.
Mario, finalmente, si infilò una mano negli shorts. Si accarezzò lentamente, al ritmo dei movimenti di Romano, mentre lo penetrava senza ritegno. I suoni – pelle che schioccava, gemiti soffocati, respiro affannoso – si mescolavano al rumore delle onde.
Anna sollevò la bocca per un attimo, ansimando, mentre un sottile rivolo di saliva collegava le sue labbra al glande di Luca.
"Guarda attentamente, Mario... guarda tua moglie mentre viene fatta a pezzi..."
Prese di nuovo Luca in bocca, ancora più avidamente.
I tre uomini si alternarono, cambiando posizione in un silenzioso accordo. A un certo punto, si ritrovò impalata su Romano, seduto con la schiena contro la roccia, mentre Teo la prendeva da dietro e Luca le offriva il suo cazzo da succhiare. Mario vide tutto: le mani che le stringevano i fianchi, i muscoli che si contraevano, le gocce di sudore che le luccicavano sulla pelle, il piacere che le deformava il viso.
Quando venne per la prima volta, fu violento: un lungo grido animalesco che spaventò una coppia in lontananza. Le sue cosce tremavano, il suo stomaco si contraeva, quasi crollò addosso a Romano.
Ma non si fermarono.
Mario, con voce rotta, mormorò:
"Di nuovo... falli venire dentro di te... tutti e tre..."
Anna, esausta ma insaziabile, annuì.
Uno dopo l'altro, cedettero. Romano per primo, in profondità dentro di lei, gemendo contro il suo collo. Poi Teo, che si ritirò all'ultimo momento per dipingerle la schiena e le natiche con lunghi spruzzi bianchi. Infine, Luca, che tenne in bocca fino all'ultima goccia, inghiottendo con un sorriso provocante mentre guardava Mario dritto negli occhi.
Il silenzio ricadde, rotto solo dalle onde e dai loro respiri affannosi.
Anna si alzò lentamente, nuda, coperta di sudore, sabbia e sperma. Camminò verso Mario, a piedi nudi sulla sabbia calda, e si fermò proprio davanti a lui.
Si sporse e gli diede un bacio salato sulle labbra.
"Adesso tocca a te pulirmi, tesoro..."
Mario sorrise, con gli occhi che brillavano dietro gli occhiali.
La strinse a sé e per un attimo la spiaggia appartenne solo a loro due.
scritto il
2026-03-11
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