Il colloquio di lavoro

di
genere
gay

Sto cercando lavoro attivamente, ed è finalmente arrivata una proposta.
Un'azienda grandina e leader nel settore metalmeccanico, arriva la proposta ed arriva il giorno del colloquio.

Entro nell’edificio con qualche minuto di anticipo. Felpa scura, mani in tasca, quella sensazione addosso che non sai se stai andando a giocarti un futuro o solo a perdere un’ora del tuo tempo.

Riccardo mi accoglie alla reception. Quarant’anni portati benissimo, barba curata, postura rilassata di chi è abituato a stare dall’altra parte del tavolo. Indossa un maglioncino rosso, semplice, che gli sta addosso con una naturalezza disarmante.

- Piacere Riccardo!

La stretta di mano è ferma. Il sorriso sincero.
Troppo sincero per essere solo professionale.

Entriamo in una sala riunioni appartata, vetri opachi, luce calda. Si siede di fronte a me, apre il curriculum, inizia a fare domande. Lavoro, esperienze, aspettative. Io rispondo, ma qualcosa mi distrae. Il modo in cui mi guarda. Come se stesse cercando di ricordare qualcosa.

A un certo punto si ferma. Inclina leggermente la testa.

- Scusa la domanda, ma ci siamo gia' visti?

Lo guardo. E in quel momento il flash arriva anche a me. Un’immagine rapida: una foto, una chat, qualche messaggio scambiato senza mai concretizzare. Grinder.
E all’improvviso è ovvio. Un uomo così non lo dimentichi.

Sorrido piano.
- credo di sì, ma non per motivi lavorativi...

Per un secondo resta immobile. Poi i suoi occhi si accendono.
- Aspetta...
Sorride. - ora ho capito!

Ci guardiamo come due adolescenti colti sul fatto. Un silenzio breve, carico. Poi lui ridacchia, scuotendo la testa.

- Beh, che dire in quella chat c'erano motivi più interessanti...

lo dice abbassando lo sguardo sul mio cazzo

- decisamente!, rispondo, facendo un mezzo occhiolino. - e dal vivo sono meglio!

Il suo sorriso si allarga.
- E vorresti approfondire quei motivi? Anche adesso, sono le 18 e a parte noi non c'è nessuno.

Ride piano.

Lo guardo.

Si alza, prende un foglio.
- Vieni qui un attimo ti devo far firmare il consenso alla privacy.

Mi avvicino al tavolo per firmare. Lui resta in piedi accanto a me, troppo vicino per essere comodo. Quando allungo la mano verso la penna, sento la sua spostarsi sulla mia gamba. Non stringe. Non scivola. Resta.
È un contatto che non chiede scusa e non ha fretta di andarsene.

Alzo lo sguardo. Lui mi sta guardando già da prima.

- Qui, dice piano, indicando spostando la mia mano sul suo fallo.
La voce è più bassa di prima.

Il gesto è lento, come se stessi prendendo tempo apposta. Lo sfioro, è enorme. La sua mano è sempre lì. Il pollice si muove appena, una pressione minima, sufficiente a farmi capire che lo sta facendo di proposito.

Non dico niente. Gli sfioro il cazzo con le dita. Non si sposta. Anzi, inclina appena il busto verso di me. Sento il calore del suo corpo, il tessuto del maglioncino sotto il palmo quando la mia mano sale, si ferma, poi decide di restare anche lei.

Il respiro ci cambia insieme.
Il suo diventa più lento. Il mio più corto.

- Stai tranquillo, dice piano, ma non è un consiglio.
È una frase detta per sentire cosa mi farà addosso.

Mi avvicino ancora. Le ginocchia quasi si toccano. La sua mano lascia la mia gamba solo per risalire, fermarsi alla schiena, aperta, sicura. Mi guida di mezzo passo verso di lui, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Il primo bacio non arriva subito. Prima c’è quella frazione di secondo in cui siamo troppo vicini per fingere e troppo lontani per essere soddisfatti.
Poi succede.

È un bacio breve, controllato, come se stesse ancora misurando quanto può spingersi oltre senza rovinare niente. Quando si stacca non si allontana davvero. Resta lì, fronte contro fronte, la mano ancora sulla mia schiena.

- Forse... mormora, e si interrompe.
Sorride appena. - Forse questo colloquio sta andando in una direzione diversa..

Lo guardo, prendo in mano il suo cazzo ancora nei pantaloni. Sorridendo dico:
- Sicuramente una direzione bella dritta

Il suo sorriso si allarga. La mano stringe un po’ di più.
La porta è chiusa. La sala è silenziosa. E per un momento il tempo sembra essersi fermato esattamente dove doveva.

Riccardo mi prende la testa, io mi faccio coinvolgere, mi accompagna verso il suo enorme cazzo. Lo tiro fuori dalla cerniera ed inizio a pomparlo. E' grande, lungo e grosso.

Riccardo ansima, mi piace sentirlo, si piega leggeremente indietro, tira indietro la sedia per lasciare spazio ai miei movimenti.

La sua mano inizia a premere sulla mia nuca sempre più, non respiro, è enorme.

Gode, mi piace sentirlo eccitato.

Ad un tratto mi passa i fazzoletti, mi libera la testa mi bacia.

Lo sego, viene.

Mi guarda mi bacia, mi slaccia la zip dei pantaloni, inizia a segarmi, prima lentamente poi sempre più veloce. prende i fazzoletti. Esplodo.

Ci guardiamo, ridacchiamo.
Arriva un altro bacio.
Un bacio che dice non è una prova, è una scelta.

Si stacca per primo.

- Ora ti riaccompagno, dice con un mezzo sorriso. - Ma sarei felice di rivederti

Lo guardo, ancora vicino.
- questo dipende da te, rispondo, facendogli l’occhiolino.



scritto il
2026-01-27
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