Fab

di
genere
gay

Sono sposato.
Dirlo a uno sconosciuto su un’app è più facile che dirlo a me stesso allo specchio.

Su Grindr non metto foto del viso. Non cerco avventure, mi ripeto. Cerco solo… aria. Uno spazio dove non devo essere coerente, responsabile, previsto.
Poi compare Fabrizio. Un bel viso amichevole. Non insiste. Non seduce. C’è una calma nel modo in cui scrive che mi disarma più di qualsiasi allusione.

Quando mi invita a casa sua, resto fermo qualche minuto con il telefono in mano. Potrei chiudere tutto lì. Tornare in macchina verso una vita che conosco a memoria.
Invece prendo giro la chiave e mi dirigo verso casa sua.

Sul pianerottolo sento il cuore battere come se avessi vent’anni. Quando apre la porta, mi sorprende la sua normalità. Niente scena, niente giudizio. Solo uno sguardo che sembra dire: “Sei arrivato fin qui. Va bene così.”

Entro. Mi sento ospite e colpevole allo stesso tempo. Parliamo troppo, forse, ma ne ho bisogno. Ogni frase è un modo per restare ancora un po’ prima di fare il salto. Lo studio, ci studiamo.

Dopo una marea di monologhi lo vedo annoiato, lo guardo dritto negli e li dico: scopiamo?!

Il bacio arriva subito. Ed è proprio questa velocità a farmi cedere. Nessuno mi prende, nessuno mi ruba. Scelgo io. Finalmente.

Con lui non devo dimostrare niente. Le mani non chiedono, prendono. Il tempo si scioglie, le difese pure. Per un’ora non sono marito, non sono ruolo, non sono dovere. Sono solo un uomo che sente troppo e che, per una volta, non scappa.

Ci baciamo, ci vogliamo, io voglio domarlo lui vuole esser domato. Le nostre lingue si intrecciano, ci alziamo dal divano nel frattempo ci spogliamo. Siamo nudi in piedi, lo prendo in braccio, sbatto la sua schiena sull’armadio. Abbiamo entrambi i cazzi duri come marmo.

Lo sposto sul letto, poggio le mie labbra sul suo cazzo, gli tiro su le gambe ed inizio a leccarli l’ano per inumidirlo il più possibile. Provo ad infilare un dito, ma è ancora presto, continuo a leccarlo con lui che ansima e poggia la sua mano sulla mia testa. Lo sento più pronto.

Provo ancora con un dito, entra. Provo con il secondo, sembra ben dilatato, provo con il terzo e lo sento godere.
Dal comodino mi passa il preservativo. Metto le sue gambe sulle mie spalle ed inizio a penetrarlo. Prima lentamente poi sempre più veloce. Ansimo, gode, lo guardo, lo bacio rimaniamo nella stessa posizione.

La mia mano poggia sul suo cazzo, decido di farlo venire mentre lo penetro. I suoi piedi si irrigidiscono, sento urla di piacere. La mia mano è ricoperta di sborra ed il suo corpo pure.

Lo guardo, lo ribacio, anche io sono pronto, esco dal suo corpo, tolgo il profilattico. Lui si china, si mette con il volto davanti a me con la lingua fuori e la bocca pronta per ricevere lo sciroppo che da’ la vita.

Godo, il suo volto ricoperto di sperma, lo guardo mi lecca il cazzo bagnato, lo bacio con lingua.

Nel letto, quando tutto si placa, Guardo il soffitto, come faccio a casa. Ma qui il silenzio è rotto da sospiri e da un wow da parte di entrambi. C’è complicità e sorrisini di due adolescenti che hanno appena fatto una marachella. Fabrizio vorrebbe il secondo round, io lo vorrei, ma devo rientrare.

Quando mi rivesto, la realtà torna addosso come un cappotto troppo pesante. Lui non mi chiede se tornerò. Io non prometto.
Prima di uscire mi offre un caffè veloce. Lo guardo lo ringraziazio, siamo entrambi ancora eccitati.

Esco.
Chiudo la porta piano.
Nel corridoio mi fermo un secondo.

So che tornerò alla mia vita.
So anche che, da qualche parte, una parte di me è rimasta lì dentro.

E per la prima volta dopo anni, non so se voglio davvero riprenderla.
scritto il
2026-01-24
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