Bidello V
di
Bidello
genere
dominazione
Quel lunedì mattina ci avevano avvisato che sarebbe arrivata una ragazza dell’università per parlare ai ragazzi di quinta. Una presentazione orientativa, una di quelle cose che di solito passano senza lasciare traccia. Almeno, così pensavo.
Poi è arrivata lei.
Alessia. Vent’anni, atletica, passo sicuro. L’ho notata subito mentre entrava nell’atrio, non tanto per l’aspetto – che pure colpiva – ma per l’energia che si portava dietro. Sembrava perfettamente a suo agio, come se quello spazio fosse già un po’ suo.
Io ero lì, vicino ai bagni dei maschi, avevo appena finito di pulire. Quando l’ho vista avvicinarsi per chiedere informazioni, i nostri sguardi si sono incrociati. Un attimo di troppo. Uno di quegli istanti in cui non distogli gli occhi subito, e te ne accorgi. E lì ho capito subito che avrei dovuto aggiungerla alla mia collezione, aveva quel non so che sapeva di gattina da letto.
Le ho indicato l’aula magna. Lei ha sorriso, ringraziandomi. Un sorriso vero, non di cortesia. Da quel momento, durante tutta la mattinata, mi è sembrato di incrociarla ovunque: un corridoio, una porta socchiusa, una pausa tra una classe e l’altra. Ogni volta, quello stesso gioco silenzioso di sguardi. Ricambiato. Cercato.
Sapevo che ci sarebbe stato un secondo incontro, due settimane dopo. Più pratico, più diretto. E, lo ammetto, un filo di attesa mi ha accompagnato ogni giorno. Quando Alessia è tornata, l’ho riconosciuta subito. Stavolta sembrava ancora più sicura di sé. Vestita in modo semplice ma studiato, come se volesse farsi notare senza dirlo ad alta voce. E ci riusciva benissimo.
Ci siamo incontrati di nuovo fuori dai bagni, quasi come se fosse scritto. Io stavo uscendo con il carrello delle pulizie, lei stava guardandosi intorno, forse cercandomi. Quando i nostri occhi si sono agganciati, ho sentito il cazzo gonfiarsi. Basta così poco, a volte, chissà se lo avrà notato. Abbiamo scambiato due parole, banali in apparenza. Ma sotto c’era curiosità, aspettativa. E allora, quasi senza pensarci troppo, ho fatto una cosa che non avevo programmato.
Le ho detto che, se le andava, dopo la fine delle lezioni poteva aspettarmi davanti al mio magazzino. Le ho indicato la strada. Per conoscerci meglio, lontano dal rumore delle classi e dai ruoli che avevamo addosso. Lei mi ha guardato un secondo in silenzio. Poi ha annuito, con un sorriso che diceva più di mille parole.
E mentre si allontanava, ho capito che quel secondo incontro non sarebbe stato solo “più pratico” per i ragazzi di quinta. Lo sarebbe stato anche per me.
Arrivata la fine delle lezioni, vado nel mio sgabuzzino e piacevolmente la vedo davanti che mi aspetta. Le chiedo come fosse andata, più per rito che per altro. Lei “Bene” e poi senza perdere tempo le dò un bacio intenso, lei non esita ed accetta a scambiarci le lingue e io rapido faccio scendere la mano sotto la sua gonna sentendo il suo bel culetto sodo. Penso subito che sarà un ottimo bocconcino.
Apro il mio magazzino ed entriamo. Lei si guarda attorno e nota il calendario con le ragazze della scuola scopate, mentre si ambientava io chiudo la porta e sono già nudo con il mio cazzo che svettava. Quando si gira lo vede, fa un apprezzamento per le dimensioni ma non serve che dica altro: si inginocchia e lo prende in bocca con maestria. “Eh brava l’universitaria!” succhiava bene questa troia, ma le faccio capire chi comanda. Metto una mano dietro la sua testa e me la scopo in bocca. Quando è senza fiato mi fermo per poi ricominciare.
La spoglio, le tette sono migliorabili, ma il culetto bello sodo come avevo intuito. Un 7 complessivamente se lo meritava, chissà se scopando migliora. La adagio a gambe aperte sulla cattedra e affondo la faccia, era già un lago. Che troia vogliosa, secondo me il ragazzo non la soddisfava a dovere, ma avrei rimediato. Lecco e lavoro di dita, ne aveva bisogno, lo si sentiva da come si scaldava e gemeva. Muovevo le dita decise e alla ricerca del punto maggiormente sensibile. Eccolo trovato, mi dispiace per lei, insisto finchè non viene in modo indecente. E’ lei a chiedermi discoparla, con la voce spezzata.
La metto a 90° il culo meritava tutto, entro forte nella fighetta e lei apprezza urlando, la scopo forte, poi mi fermo e lentamente puntando alla profondità e di nuovo forte tenendola per la coda come una puledra. Stava per venire di nuovo, ma mi fermo: “Ma perchè, stavo per venire”
Due schiaffi sul culetto: “Lo so” e tiro fuori il cazzo lo punto sul culetto era già bagnatissimo, quasi troppo per farla soffrire, ma andava bene, lo punto e spingo urla e si lamenta che faceva male. Già prima di entrarle ho intuito che non era nuova all’anale e quindi un cazzo così le avrebbe fatto male, ma non troppo. Ridevo e continuavo, i suoi lamenti erano un incentivo, sapevo che le sarebbe piaciuto, bastano due colpi e comincia a gemere e la fighetta bagnarsi. L’avrei fatta venire di cula, la troietta. Mi stupisce quanto velocemente viene di culo.
Ora dovevo godere io, mi sdraio e le dico di farmi vedere che sa fare, si mette sopra e sceglie quasi sorprendentemente il culetto, vede il mio stupore e ride. Alterna figa e culo, con grande maestria. Finiamo, ero al limite lei se ne accorge si inginoccia e succhia bene, massaggiandomi le palle e le riempio la bocca. La tiro su, mi fa vedere che ha ingoiato, la bacio, sapeva ancora della mia sborra e appagato le dico: “Sei stata brava”.
Le spiego le mie tradizioni e lei mi dà il suo intimo volentieri. Ci salutiamo, chissà se ci sarà un seguito…
Poi è arrivata lei.
Alessia. Vent’anni, atletica, passo sicuro. L’ho notata subito mentre entrava nell’atrio, non tanto per l’aspetto – che pure colpiva – ma per l’energia che si portava dietro. Sembrava perfettamente a suo agio, come se quello spazio fosse già un po’ suo.
Io ero lì, vicino ai bagni dei maschi, avevo appena finito di pulire. Quando l’ho vista avvicinarsi per chiedere informazioni, i nostri sguardi si sono incrociati. Un attimo di troppo. Uno di quegli istanti in cui non distogli gli occhi subito, e te ne accorgi. E lì ho capito subito che avrei dovuto aggiungerla alla mia collezione, aveva quel non so che sapeva di gattina da letto.
Le ho indicato l’aula magna. Lei ha sorriso, ringraziandomi. Un sorriso vero, non di cortesia. Da quel momento, durante tutta la mattinata, mi è sembrato di incrociarla ovunque: un corridoio, una porta socchiusa, una pausa tra una classe e l’altra. Ogni volta, quello stesso gioco silenzioso di sguardi. Ricambiato. Cercato.
Sapevo che ci sarebbe stato un secondo incontro, due settimane dopo. Più pratico, più diretto. E, lo ammetto, un filo di attesa mi ha accompagnato ogni giorno. Quando Alessia è tornata, l’ho riconosciuta subito. Stavolta sembrava ancora più sicura di sé. Vestita in modo semplice ma studiato, come se volesse farsi notare senza dirlo ad alta voce. E ci riusciva benissimo.
Ci siamo incontrati di nuovo fuori dai bagni, quasi come se fosse scritto. Io stavo uscendo con il carrello delle pulizie, lei stava guardandosi intorno, forse cercandomi. Quando i nostri occhi si sono agganciati, ho sentito il cazzo gonfiarsi. Basta così poco, a volte, chissà se lo avrà notato. Abbiamo scambiato due parole, banali in apparenza. Ma sotto c’era curiosità, aspettativa. E allora, quasi senza pensarci troppo, ho fatto una cosa che non avevo programmato.
Le ho detto che, se le andava, dopo la fine delle lezioni poteva aspettarmi davanti al mio magazzino. Le ho indicato la strada. Per conoscerci meglio, lontano dal rumore delle classi e dai ruoli che avevamo addosso. Lei mi ha guardato un secondo in silenzio. Poi ha annuito, con un sorriso che diceva più di mille parole.
E mentre si allontanava, ho capito che quel secondo incontro non sarebbe stato solo “più pratico” per i ragazzi di quinta. Lo sarebbe stato anche per me.
Arrivata la fine delle lezioni, vado nel mio sgabuzzino e piacevolmente la vedo davanti che mi aspetta. Le chiedo come fosse andata, più per rito che per altro. Lei “Bene” e poi senza perdere tempo le dò un bacio intenso, lei non esita ed accetta a scambiarci le lingue e io rapido faccio scendere la mano sotto la sua gonna sentendo il suo bel culetto sodo. Penso subito che sarà un ottimo bocconcino.
Apro il mio magazzino ed entriamo. Lei si guarda attorno e nota il calendario con le ragazze della scuola scopate, mentre si ambientava io chiudo la porta e sono già nudo con il mio cazzo che svettava. Quando si gira lo vede, fa un apprezzamento per le dimensioni ma non serve che dica altro: si inginocchia e lo prende in bocca con maestria. “Eh brava l’universitaria!” succhiava bene questa troia, ma le faccio capire chi comanda. Metto una mano dietro la sua testa e me la scopo in bocca. Quando è senza fiato mi fermo per poi ricominciare.
La spoglio, le tette sono migliorabili, ma il culetto bello sodo come avevo intuito. Un 7 complessivamente se lo meritava, chissà se scopando migliora. La adagio a gambe aperte sulla cattedra e affondo la faccia, era già un lago. Che troia vogliosa, secondo me il ragazzo non la soddisfava a dovere, ma avrei rimediato. Lecco e lavoro di dita, ne aveva bisogno, lo si sentiva da come si scaldava e gemeva. Muovevo le dita decise e alla ricerca del punto maggiormente sensibile. Eccolo trovato, mi dispiace per lei, insisto finchè non viene in modo indecente. E’ lei a chiedermi discoparla, con la voce spezzata.
La metto a 90° il culo meritava tutto, entro forte nella fighetta e lei apprezza urlando, la scopo forte, poi mi fermo e lentamente puntando alla profondità e di nuovo forte tenendola per la coda come una puledra. Stava per venire di nuovo, ma mi fermo: “Ma perchè, stavo per venire”
Due schiaffi sul culetto: “Lo so” e tiro fuori il cazzo lo punto sul culetto era già bagnatissimo, quasi troppo per farla soffrire, ma andava bene, lo punto e spingo urla e si lamenta che faceva male. Già prima di entrarle ho intuito che non era nuova all’anale e quindi un cazzo così le avrebbe fatto male, ma non troppo. Ridevo e continuavo, i suoi lamenti erano un incentivo, sapevo che le sarebbe piaciuto, bastano due colpi e comincia a gemere e la fighetta bagnarsi. L’avrei fatta venire di cula, la troietta. Mi stupisce quanto velocemente viene di culo.
Ora dovevo godere io, mi sdraio e le dico di farmi vedere che sa fare, si mette sopra e sceglie quasi sorprendentemente il culetto, vede il mio stupore e ride. Alterna figa e culo, con grande maestria. Finiamo, ero al limite lei se ne accorge si inginoccia e succhia bene, massaggiandomi le palle e le riempio la bocca. La tiro su, mi fa vedere che ha ingoiato, la bacio, sapeva ancora della mia sborra e appagato le dico: “Sei stata brava”.
Le spiego le mie tradizioni e lei mi dà il suo intimo volentieri. Ci salutiamo, chissà se ci sarà un seguito…
2
voti
voti
valutazione
7.5
7.5
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Bidello IV
Commenti dei lettori al racconto erotico