Il bidello
di
Bidello
genere
etero
Mario aveva poco più di quarant’anni ed era il bidello di un liceo classico. Era alto, curato, con i capelli scuri sempre in ordine e una barba leggera che gli dava un’aria rassicurante. Aveva quel tipo di fascino tranquillo che non cercava attenzione, ma la riceveva comunque: un sorriso gentile, una voce calma, lo sguardo attento di chi osserva senza giudicare.
Da almeno sei anni ero diventato un’istituzione. Non per chissà quale mistero, era risaputo da tutti, ma anche comunemente accettato. Tra le tante tradizioni non scritte che mi riguardavano, ce n’era una che tutti conoscevano: il regalo per il diciottesimo compleanno. Regalavo sempre la stessa cosa, il più bel regalo che una ragazza appena maggiorenne può apprezzare: una bella montata da un bel cazzo grosso. Anche se alla figa giovane non si dice mai di no, non le scopavo tutte, solo quelle che reputavo interessanti sia per rendermi più desiderabile agli occhi di quelle cagnette sia perchè altrimenti non riusciva a soddisfare tutte essendo una scuola bella grande e mediamente ce ne erano più di un centinaio all’anno di neomaggiorenni. Ormai mi ero abituato a quelle belle fighette calde e strette, e non mancavano nemmeno le vergini: riuscivo a mantenere una prestazione di circa mezz’ora, ma non sempre è così o è stato così. A fine prestazione, la fortunata doveva regalarmi il suo intimo (mutandine e reggiseno) come ricordo e ci attaccavo la foto dell’annuario come ricordo. Normalmente era sempre una botta e via… Solo a quelle 3/4 ragazze veramente fighe o cagne proponevo qualche bis, e loro erano entusiaste perchè era motivo di vanto!
All’inizio dell’anno, come sempre, appendevo un calendario nella stanzetta dei bidelli. Poi, con naturalezza, passavo nelle classi e dicevo:
«Se quest’anno fate diciott’anni, segnatevi pure. Così non mi dimentico di farvi gli auguri.» Non c’era obbligo, né pressione. Era solo un gesto gentile. Alcune ragazze, più timide, arrossivano e abbassavano lo sguardo, senza trovare il coraggio di avvicinarsi. In quei casi, spesso, erano le amiche a intervenire ridendo:
«Mario, segniamo noi anche per lei, tanto lo sappiamo il giorno.»
«Oh brave ragazze, si si lei! Non può mancare alla mia collezione come anche voi non vedo l’ora di farvi gli auguri» e qualche risatina.
Il giorno del compleanno, il regalo arrivava sempre. Lo sgabuzzino di Mario nel sottotetto accoglieva tutte, loro alla fine delle 6 ore andavano da lui. Ma prima si truccavano e sistemavano per essere nella loro versione migliore, c’era chi anche si cambiava proprio per l’occasione. Non importava che fosse fidanzata, ci andava comunque e anche il ragazzo ne era orgoglioso se la valutavo degna del mio regalo.
Quel giorno Annachiara compiva diciotto anni. Era una ragazza dai capelli castani e ricci, che le incorniciavano il viso in modo un po’ disordinato ma naturale. Aveva lineamenti dolci, uno sguardo attento, e un fisico atletico, frutto di anni di sport più che di vanità. Era molto carina, ma non se ne rendeva conto: tendeva a stare un passo indietro, a parlare poco, a lasciare spazio agli altri.
Non era la tipa per farlo, per cui non aveva scritto il suo nome sul calendario e per timidezza e per giudizio altrui. L’idea di andare da Mario a farsi prenotare, le sembrava eccessivo.
Le sue due amiche, invece, non ebbero dubbi. Anche loro avevano compiuto gli anni nei mesi precedenti e avevano già ricevuto il regalo di Mario. Non se l’erano dimenticato: quella scopata fantastica! Il suo cazzo enorme e quanto durava… avrebbero pagato per un bis, ma ovviamente non ne erano all’altezza. Anche l'amica non era la tipa che mi sarei scopato tutte le notti, ma nemmeno l'avrei rifiutata. Tornare a casa senza intimo poi era squallidamente eccitante…me lo dicevano in molte, per non dire che Annachiara era ancora vergine, sarebbe stato ancora un regalo migliore.
Così, al cambio dell’ora, furono loro ad avvicinarsi
«Mario, Mario! Oggi è il compleanno di Annachiara» mi dissero. «Lei non l’ha segnato.»
«Direi, male, se non malissimo! - ridevo - Fatemi ricordare chi è» non mi ricordavo però chi fosse.
Una delle due mi mostra la foto.
«Oh sì lei, non posso non aggiungerla, facciamo che al fine delle lezione vi fate accompagnare in bagno da lei e io vengo a prendere la timidina - una delle due mi dice che è ancora vergine, e io già fantasticavo su come stapparla - e allora non può andarsene via!»
Alla fine delle lezioni, Annachiara era ancora con le sue due amiche quando, quasi per una semplice coincidenza, si ritrovarono a dover andare in bagno, lì poco dopo arrivo. Lascio il carrello degli attrezzi accanto alla porta, l’odore leggero di detergente nell’aria. Entro e le riconobbi subito. Quando vidi Annachiara, la mia preda, sorrisi.
«Ah, allora mi dicono che oggi è il tuo compleanno», dissi con tono tranquillo, come se sottintendessi una cosa normalissima.
Lei si fermò di colpo, sorpresa e con il cuore che inizia ad accelerare. Non pensava che l’avrebbe incontrato così, né che lui lo sapesse davvero. Il viso le si colorò all’istante di rosso, e per un momento non trovò le parole.
«S-sì…» riuscì a dire piano.
Le amiche si scambiarono uno sguardo rapido, poi una di loro intervenne:
«Dai, Annachiara, lo sai che Mario ha sempre il regalo pronto per le neo maggiorenni»
«Sì, davvero», aggiunse l’altra. «È un peccato non andarci. Te lo ricorderai, soprattutto tu che sei ancora vergine, mi sarei fatta sverginare volentieri da lui!»
C’era un po’ di pressione quasi affettuosa, quella tipica di chi vuole spronarti a non tirarti indietro. Mi avvicino e una la mano esperta le tocco la tetta «Sei molto carina - le amiche fanno un urletto di assenso - sarebbe molto piacevole aggiungerti alla mia collezione, puoi chiedere alle tue amiche come scopo» Annachiara si sentiva combattuta: una parte di lei avrebbe voluto ringraziare e scappare via, l’altra era curiosa, lusingata, emozionata. Io sono come un serpente, e quella sua esitazione mi ha permesso di avvolgere una spira attorno a lei, e difficilmente sarebbe scappata…
Notando il suo imbarazzo, aggiunsi toccandola tra le gambe:
«Guarda, nessun obbligo. Se vuoi, nel magazzino ti do il tuo regalo, altrimenti nessun problema» Annachiara respirò a fondo, poi annuì lentamente. «Va bene… vengo.»
Fin troppo facile, aggiunsi: «Ve la restituisco fra un’oretta aperta e senza intimo - e rivolgendomi a lei - andiamo!»
Le amiche sorrisero soddisfatte, ma non dissero altro. La lasciarono andare con me. Arrivati al mio magazzino, feci entrare la ragazza e chiusi la porta dietro di sé, ormai l’avevo avvolta con tutte le mie spire e me la sarei scartata piacevolmente. Sulla destra era appeso un calendario: c’era una ragazza che cavalcava un cazzo allo smorzacandela ed Annachiara pensava di averla riconosciuta, vedendola con sguardo fisso le dissi: «Lì c’è la miglior scopata del mese: la cagna che mi fa godere di più la invito a casa per un bis e ci faccio una foto per il calendario. Ti piacerebbe anche te essere su quel calendario?»
Lei arrossisce.
Senza perdere tempo le mette una mano tra le gambe e la bacio, lei si lascia trasportare dal mio tocco esperto e sicuro, si stava già bagnando la zoccolina. Ha delle belle labbra morbide che mi bacio volentieri, con tono provocatorio le chiedo «Hai voglia che ti svergini?»
Lei mugugna qualcosa: «Non so se sono pronta»
«Così mi fai impazzire! Adoro quando fate le timidine, è molto più divertente, sai come gemerai quando ti apro la fessa? Oh senti come sei bagnata… - mi appoggio a lei - lo senti il mio cazzo duro che ti punta? Dimmi dove lo vuoi». Non che mi mancasse la figa, ma una fighetta giovane è pur sempre una fighetta giovane e oltrettutto vergine, non potevo non eccitarmi e la voglia di scopare c’è sempre.
Lei imbarazzata arrossisce e io ridendo: «Adoro quando fate così! Dai dimmi dove lo vuoi»
Lei timidamente mi dice: “Voglio che mi scopi - e siccome le faccio un cenno di continuare e sembra si lasci andare - voglio che mi svergini, che mi vieni dentro, che ti prenda il mio intimo per la tua collezione e…” lo dice tutto d’un fiato, probabilmente non aveva il coraggio di ammettere tutto quello, pur sempre non era venuta nel mio sgabuzzino per caso.
«Mi piace questo falso coraggio! Ora ti spoglio» e comincio a toglierle i vestiti e a mia sorpresa noto che indossava un bel perizoma, glielo faccio notare ed arrossisce di nuovo, lo adoro! Per me era carne da monta: l’ennesima puttanella da provare e loro lo sapevano. Nuda era meglio di come me l’aspettassi: seno non grosso ma bello sodo e il culetto bello definito.
Gli dico di spogliarmi e lei lo fa, ma quando vede il cazzo: «E’ enorme!! »
«Fra pochissimo ti sfonderà la fagiana, quanto ti eccita l’idea?» le chiedo
«Molto» dice timida, ma con una nota di sicurezza
Mi stava balenando in testa una idea: «Allora devi dimostrarmelo! ti sverginerò come una puttanella»
La metto a 90, si appoggia al banco che c’è davanti e le chiedo: «Sai come si svergnina una puttanella?»
«No»
Le appoggio il cazzo e con un colpo deciso, facendo forza per farmi largo tra la sua fighetta e dilaniandole l’imene «Così troietta!» e lei gemeva. La scopavo forte senza ritegno era da tanto che non dovevo perdere tempo con i preliminari, vista la sua poca esperienza, anche una scopata così superficiale senza badare alle sue esigenze l’avrebbe soddisfatta a dovere. Non riusciva a stare ferma, lei gemeva e ansimava: «Ti piace il regalo di compleanno?»
«Oh sì troppo, non sai com’è bello avere un cazzo dentro di me!»
«Fammi vedere quanto ti piace» mi metto sdraiato a terra e lei capisce che deve posizionarsi sopra, si appoggia e si lascia cadere. Il piacere ricomincia e si scopa di nuovo…
La prendo per le gambe e tenendola fissa la prendo in braccio, sempre impalata su di me, la metto sul banco e ricomicio a scoparla forte. Vedevo il suo viso contorcersi dal piacere, le sue tettine un’ottima presa è divertimento puro. Gli ultimi colpi, esco piano e dentro forte e profondo. Ne bastano quattro ed esplodo dentro di lei. La faccio inginocchiare e pulire per bene il mio cazzo, non si oppone nemmeno per questo. «Buon compleanno tesoruccio!»
«Grazie, spero mi vorrai scopare ancora» interessante come desiderio, in tante me lo chiedevano, ma come al solito rispondo: «Lo sai il patto, una volta sola»
Mi fa degli occhiucci dolci e quasi conquistato le dico: «Se mi vuoi ancora fatti usare da un po’ di ragazzi e diventa più troia e magari pagandomi e dandomi il tuo culetto vergine ci potrei fare un pensierino.» Tenta di protestare, ma la mia è una sentenza, sono irremovibile!
Da almeno sei anni ero diventato un’istituzione. Non per chissà quale mistero, era risaputo da tutti, ma anche comunemente accettato. Tra le tante tradizioni non scritte che mi riguardavano, ce n’era una che tutti conoscevano: il regalo per il diciottesimo compleanno. Regalavo sempre la stessa cosa, il più bel regalo che una ragazza appena maggiorenne può apprezzare: una bella montata da un bel cazzo grosso. Anche se alla figa giovane non si dice mai di no, non le scopavo tutte, solo quelle che reputavo interessanti sia per rendermi più desiderabile agli occhi di quelle cagnette sia perchè altrimenti non riusciva a soddisfare tutte essendo una scuola bella grande e mediamente ce ne erano più di un centinaio all’anno di neomaggiorenni. Ormai mi ero abituato a quelle belle fighette calde e strette, e non mancavano nemmeno le vergini: riuscivo a mantenere una prestazione di circa mezz’ora, ma non sempre è così o è stato così. A fine prestazione, la fortunata doveva regalarmi il suo intimo (mutandine e reggiseno) come ricordo e ci attaccavo la foto dell’annuario come ricordo. Normalmente era sempre una botta e via… Solo a quelle 3/4 ragazze veramente fighe o cagne proponevo qualche bis, e loro erano entusiaste perchè era motivo di vanto!
All’inizio dell’anno, come sempre, appendevo un calendario nella stanzetta dei bidelli. Poi, con naturalezza, passavo nelle classi e dicevo:
«Se quest’anno fate diciott’anni, segnatevi pure. Così non mi dimentico di farvi gli auguri.» Non c’era obbligo, né pressione. Era solo un gesto gentile. Alcune ragazze, più timide, arrossivano e abbassavano lo sguardo, senza trovare il coraggio di avvicinarsi. In quei casi, spesso, erano le amiche a intervenire ridendo:
«Mario, segniamo noi anche per lei, tanto lo sappiamo il giorno.»
«Oh brave ragazze, si si lei! Non può mancare alla mia collezione come anche voi non vedo l’ora di farvi gli auguri» e qualche risatina.
Il giorno del compleanno, il regalo arrivava sempre. Lo sgabuzzino di Mario nel sottotetto accoglieva tutte, loro alla fine delle 6 ore andavano da lui. Ma prima si truccavano e sistemavano per essere nella loro versione migliore, c’era chi anche si cambiava proprio per l’occasione. Non importava che fosse fidanzata, ci andava comunque e anche il ragazzo ne era orgoglioso se la valutavo degna del mio regalo.
Quel giorno Annachiara compiva diciotto anni. Era una ragazza dai capelli castani e ricci, che le incorniciavano il viso in modo un po’ disordinato ma naturale. Aveva lineamenti dolci, uno sguardo attento, e un fisico atletico, frutto di anni di sport più che di vanità. Era molto carina, ma non se ne rendeva conto: tendeva a stare un passo indietro, a parlare poco, a lasciare spazio agli altri.
Non era la tipa per farlo, per cui non aveva scritto il suo nome sul calendario e per timidezza e per giudizio altrui. L’idea di andare da Mario a farsi prenotare, le sembrava eccessivo.
Le sue due amiche, invece, non ebbero dubbi. Anche loro avevano compiuto gli anni nei mesi precedenti e avevano già ricevuto il regalo di Mario. Non se l’erano dimenticato: quella scopata fantastica! Il suo cazzo enorme e quanto durava… avrebbero pagato per un bis, ma ovviamente non ne erano all’altezza. Anche l'amica non era la tipa che mi sarei scopato tutte le notti, ma nemmeno l'avrei rifiutata. Tornare a casa senza intimo poi era squallidamente eccitante…me lo dicevano in molte, per non dire che Annachiara era ancora vergine, sarebbe stato ancora un regalo migliore.
Così, al cambio dell’ora, furono loro ad avvicinarsi
«Mario, Mario! Oggi è il compleanno di Annachiara» mi dissero. «Lei non l’ha segnato.»
«Direi, male, se non malissimo! - ridevo - Fatemi ricordare chi è» non mi ricordavo però chi fosse.
Una delle due mi mostra la foto.
«Oh sì lei, non posso non aggiungerla, facciamo che al fine delle lezione vi fate accompagnare in bagno da lei e io vengo a prendere la timidina - una delle due mi dice che è ancora vergine, e io già fantasticavo su come stapparla - e allora non può andarsene via!»
Alla fine delle lezioni, Annachiara era ancora con le sue due amiche quando, quasi per una semplice coincidenza, si ritrovarono a dover andare in bagno, lì poco dopo arrivo. Lascio il carrello degli attrezzi accanto alla porta, l’odore leggero di detergente nell’aria. Entro e le riconobbi subito. Quando vidi Annachiara, la mia preda, sorrisi.
«Ah, allora mi dicono che oggi è il tuo compleanno», dissi con tono tranquillo, come se sottintendessi una cosa normalissima.
Lei si fermò di colpo, sorpresa e con il cuore che inizia ad accelerare. Non pensava che l’avrebbe incontrato così, né che lui lo sapesse davvero. Il viso le si colorò all’istante di rosso, e per un momento non trovò le parole.
«S-sì…» riuscì a dire piano.
Le amiche si scambiarono uno sguardo rapido, poi una di loro intervenne:
«Dai, Annachiara, lo sai che Mario ha sempre il regalo pronto per le neo maggiorenni»
«Sì, davvero», aggiunse l’altra. «È un peccato non andarci. Te lo ricorderai, soprattutto tu che sei ancora vergine, mi sarei fatta sverginare volentieri da lui!»
C’era un po’ di pressione quasi affettuosa, quella tipica di chi vuole spronarti a non tirarti indietro. Mi avvicino e una la mano esperta le tocco la tetta «Sei molto carina - le amiche fanno un urletto di assenso - sarebbe molto piacevole aggiungerti alla mia collezione, puoi chiedere alle tue amiche come scopo» Annachiara si sentiva combattuta: una parte di lei avrebbe voluto ringraziare e scappare via, l’altra era curiosa, lusingata, emozionata. Io sono come un serpente, e quella sua esitazione mi ha permesso di avvolgere una spira attorno a lei, e difficilmente sarebbe scappata…
Notando il suo imbarazzo, aggiunsi toccandola tra le gambe:
«Guarda, nessun obbligo. Se vuoi, nel magazzino ti do il tuo regalo, altrimenti nessun problema» Annachiara respirò a fondo, poi annuì lentamente. «Va bene… vengo.»
Fin troppo facile, aggiunsi: «Ve la restituisco fra un’oretta aperta e senza intimo - e rivolgendomi a lei - andiamo!»
Le amiche sorrisero soddisfatte, ma non dissero altro. La lasciarono andare con me. Arrivati al mio magazzino, feci entrare la ragazza e chiusi la porta dietro di sé, ormai l’avevo avvolta con tutte le mie spire e me la sarei scartata piacevolmente. Sulla destra era appeso un calendario: c’era una ragazza che cavalcava un cazzo allo smorzacandela ed Annachiara pensava di averla riconosciuta, vedendola con sguardo fisso le dissi: «Lì c’è la miglior scopata del mese: la cagna che mi fa godere di più la invito a casa per un bis e ci faccio una foto per il calendario. Ti piacerebbe anche te essere su quel calendario?»
Lei arrossisce.
Senza perdere tempo le mette una mano tra le gambe e la bacio, lei si lascia trasportare dal mio tocco esperto e sicuro, si stava già bagnando la zoccolina. Ha delle belle labbra morbide che mi bacio volentieri, con tono provocatorio le chiedo «Hai voglia che ti svergini?»
Lei mugugna qualcosa: «Non so se sono pronta»
«Così mi fai impazzire! Adoro quando fate le timidine, è molto più divertente, sai come gemerai quando ti apro la fessa? Oh senti come sei bagnata… - mi appoggio a lei - lo senti il mio cazzo duro che ti punta? Dimmi dove lo vuoi». Non che mi mancasse la figa, ma una fighetta giovane è pur sempre una fighetta giovane e oltrettutto vergine, non potevo non eccitarmi e la voglia di scopare c’è sempre.
Lei imbarazzata arrossisce e io ridendo: «Adoro quando fate così! Dai dimmi dove lo vuoi»
Lei timidamente mi dice: “Voglio che mi scopi - e siccome le faccio un cenno di continuare e sembra si lasci andare - voglio che mi svergini, che mi vieni dentro, che ti prenda il mio intimo per la tua collezione e…” lo dice tutto d’un fiato, probabilmente non aveva il coraggio di ammettere tutto quello, pur sempre non era venuta nel mio sgabuzzino per caso.
«Mi piace questo falso coraggio! Ora ti spoglio» e comincio a toglierle i vestiti e a mia sorpresa noto che indossava un bel perizoma, glielo faccio notare ed arrossisce di nuovo, lo adoro! Per me era carne da monta: l’ennesima puttanella da provare e loro lo sapevano. Nuda era meglio di come me l’aspettassi: seno non grosso ma bello sodo e il culetto bello definito.
Gli dico di spogliarmi e lei lo fa, ma quando vede il cazzo: «E’ enorme!! »
«Fra pochissimo ti sfonderà la fagiana, quanto ti eccita l’idea?» le chiedo
«Molto» dice timida, ma con una nota di sicurezza
Mi stava balenando in testa una idea: «Allora devi dimostrarmelo! ti sverginerò come una puttanella»
La metto a 90, si appoggia al banco che c’è davanti e le chiedo: «Sai come si svergnina una puttanella?»
«No»
Le appoggio il cazzo e con un colpo deciso, facendo forza per farmi largo tra la sua fighetta e dilaniandole l’imene «Così troietta!» e lei gemeva. La scopavo forte senza ritegno era da tanto che non dovevo perdere tempo con i preliminari, vista la sua poca esperienza, anche una scopata così superficiale senza badare alle sue esigenze l’avrebbe soddisfatta a dovere. Non riusciva a stare ferma, lei gemeva e ansimava: «Ti piace il regalo di compleanno?»
«Oh sì troppo, non sai com’è bello avere un cazzo dentro di me!»
«Fammi vedere quanto ti piace» mi metto sdraiato a terra e lei capisce che deve posizionarsi sopra, si appoggia e si lascia cadere. Il piacere ricomincia e si scopa di nuovo…
La prendo per le gambe e tenendola fissa la prendo in braccio, sempre impalata su di me, la metto sul banco e ricomicio a scoparla forte. Vedevo il suo viso contorcersi dal piacere, le sue tettine un’ottima presa è divertimento puro. Gli ultimi colpi, esco piano e dentro forte e profondo. Ne bastano quattro ed esplodo dentro di lei. La faccio inginocchiare e pulire per bene il mio cazzo, non si oppone nemmeno per questo. «Buon compleanno tesoruccio!»
«Grazie, spero mi vorrai scopare ancora» interessante come desiderio, in tante me lo chiedevano, ma come al solito rispondo: «Lo sai il patto, una volta sola»
Mi fa degli occhiucci dolci e quasi conquistato le dico: «Se mi vuoi ancora fatti usare da un po’ di ragazzi e diventa più troia e magari pagandomi e dandomi il tuo culetto vergine ci potrei fare un pensierino.» Tenta di protestare, ma la mia è una sentenza, sono irremovibile!
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