Solo con lei

di
genere
tradimenti

Luca seguì comparve a bordo piscina.
Come la Signora aveva intuito, si era cambiato: indossava una t-shirt aderente e un paio di ampi pantaloni corti sportivi. Quando fu a poca distanza, lei sollevò gli occhiali da sole ed esordì: «Ah, eccoti. Ti aspettavo per pranzo. Dove eri sparito?»
«Non ho fame. Ho preferito sistemare le cose. Volevo ancora ringraziarti per la tua generosità.»
Appoggiò gli occhiali su un tavolino.
«Non devi, non lo sto facendo solo per te.»
Luca si sedette al suo fianco con aria interrogativa. C’era qualcosa di diverso nel suo sguardo: determinazione per fare qualcosa. Le labbra erano deliziosamente socchiuse e scoprivano gli incisivi perfetti e bianchissimi, aggiungendo sensualità. Non divette attendere molto per capire cosa avesse in mente per lui. Si alzò, e con un movimento morbido sfilò lo slip, lasciandolo cadere a terra. Poi lo raccolse e glie lo porse. Quando Luca lo prese in mano, tornò a sedersi.
«Sembra ci sia intesa tra di noi»
Disse guardando lo slip umido di umori. Luca trattenne il desiderio di annusarli, e si limitò a tenerli in mano come un ebete. La Signora non aveva bisogno di fare richieste: in quel momento sapevano entrambi cosa volessero. I suoi sguardi e i cenni lo guidavano quasi come fosse ipnotizzato. Forse era quello che lei chiamava “intesa”. Lo osservò con aria severa, poi il suo sguardo ostentò sui pantaloni. Poi mosse la testa lentamente, disegnando una traiettoria diagonale. Non aveva messo a caso dei pantaloni così leggeri, era una provocazione necessaria, e lei, ancora una volta, l’aveva anticipato. La padrona di casa non perdeva tempo, e lo stesso doveva fare lui, per salire su un treno che sembrava già in partenza. Abbassò lentamente l’elastico che cingeva il bordo superiore, scoprendo la punta del membro in piena erezione.
La Signora lo guardò, cercando di soffocare il calore che sentiva crescere in modo incontrollato dentro di lei. Beatrice non sbagliava, era un ragazzo che andava conosciuto, chissà perché lo aveva lasciato andare. Allargò le gambe, premendo la punta dei piedi sul pavimento, e alzò la gonna fino al ginocchio, tenendo le mani sulle cosce, in modo provocatorio. Si morse le labbra e poi annuì mentre le inumidiva con la lingua.
«Toglili. Togli tutto.» L’altro si guardò in giro, Adriana rispose al suo pensiero: «Siamo soli.»
Lentamente sì alzò. Era la prima volta che faceva uno strip davanti a una donna, di solito accadeva il contrario. Ma niente di quello che stava accadendo con la Signora si poteva ritenere “convenzionale”, era una costatazione a cui si sarebbe dovuto abituare, se voleva rimanere nelle sue grazie. Tolse tutto e si lasciò guardare, proprio come aveva fatto lei alcune settimane prima. Poi lanciò la palla dall’altra parte del campo.
«Tocca a te.»
La voleva, e il perizoma che teneva ancora in mano, era la prova che il desiderio era reciproco. Come risposta, Adriana aprì un paio di bottoni sul petto, scoprendo gran parte del seno libero, sotto il vestito. I capezzoli macchiavano il tessuto, avrebbe voluto vederli di nuovo, come pure il ciuffo di pelo rosso che sovrastava il monte di venere. Ma lei non glielo permise, non in quel momento: doveva accontentarsi di quello che gli veniva offerto, che, comunque, superava di gran lunga le aspettative che aveva nutrito solo poche ore prima, quando aveva varcato il cancello con una scusa banale.
«Toccati.»
Luca chiuse il membro nel pugno di una mano e ritrasse il prepuzio, poi si fermò.
«Non voglio …»
L’altra sollevò la gonna di qualche altro centimetro. Era certo che, se si fosse abbassato, avrebbe potuto godere della visione che tanto agognava, ma non lo fece, per stare al suo gioco.
Iniziò a segarsi, lentamente, senza distogliere lo sguardo dalla Signora. Lei assisteva alla scena, immobile e bella come una dea scolpita nel marmo. In realtà, sotto quell’apparente immobilità, Adriana stava bruciando di desiderio. Sperava che il ragazzo non vedesse le unghie delle mani piantate nella carne, o le gambe tese allo spasmo per trattenere la voglia di stringerle. Avrebbe voluto essere violata da quella punta bagnata che s’ingrossava e si restringeva in armonia col movimento della mano, quasi stesse respirando. Aveva visto altre volte un uomo che si procurava piacere da solo, e lo aveva trovato ridicolo, quasi primitivo. Quella scena, invece, la eccitava da morire. All’inizio aveva pensato che fosse la maniera migliore per dare sfogo alla sua voglia, si rese subito conto che, invece, la stava facendo crescere a dismisura. Trattenne il desiderio di alzare la gonna di più per far vedere le labbra fradice, aperte a lui, perché avrebbe significato la capitolazione, la perdita della dignità a causa di un ragazzino che conosceva appena. Nonostante questo, voleva sentire ancora il gusto del piacere maschile, quel liquido vischioso che tante volte aveva ricevuto come riconoscimento per la sua sensualità. Socchiuse la bocca e subito l’altro si avvicinò, accontentandola.
Pochi minuti dopo i due erano seduti uno di fianco all’altra, in silenzio. Luca, madido di sudore, era rinsavito dal momento di libidine, e non sapeva che significato dare a quell’episodio. La Signora, dopo aver deglutito il seme del ragazzo, con apparente senso di rassegnata sufficienza, si era ricomposta. Erano lontani dal trambusto della città, i rumori della natura si intrecciavano al loro respiro, in una sinfonia di pace.
Luca non si vergognava, anche se era la prima volta che faceva una cosa simile alla presenza di qualcun altro. Era ancora nudo, e non sapeva se rivestirsi o rimanere così. Poi gli venne un’idea. Si alzò e le tese una mano.
«Facciamo un bagno?»
Lei lo guardò, sprezzante.
«Troppo tardi, fa freddo.»
«La piscina è riscaldata, no?»
«Vai tu, io entro.»
Luca la prese in braccio, con un movimento così deciso e improvviso che le tolse il fiato. Subito dopo gridò, scandalizzata: «Mettimi giù!»
E cercò invano di divincolarsi.
«No.»
Le sorrise, riuscendo a stento a trattenere la tentazione di baciarla. Poi si avviò verso la scala di metallo.
A mano a mano che scendeva, immergendosi sempre più nell’acqua, i suoi tentativi di reagire si fecero sempre più deboli. Quando, poi, il suo corpo fu completamente sott’acqua, si liberò del vestito, poi si appoggiò a una parete della piscina, imbronciata.
«Dovrei cacciarti per quello che hai fatto.»
Lui rimase a distanza. «O forse dovresti ringraziarmi.»
Subito dopo fece un paio di vasche a stile libero.
Adriana rimase ferma a guardarlo, ancora scossa per l’iniziativa che l’aveva presa in contropiede. Non riusciva a smettere di tremare, e per calmarsi decise di seguire l’esempio del suo ospite. Quando si fermò, diversi minuti dopo, si sentiva più tranquilla. Luca era già uscito e la stava aspettando. tenendo un accappatoio per lei.
«Grazie.» Disse mentre lo infilava, aiutata dal ragazzo. Poi aggiunse, seria e risoluta: «Ma se lo rifai, ti caccio all’istante.»
Lui sorrise. Era riuscito a creare una piccola crepa nella corazza di quella donna, scorgendo cosa si celava sotto. E ne era rimasto estasiato.

Rientrarono in casa all’imbrunire, dedicandosi ognuno a proprie letture. Lo stare insieme nella stessa stanza, vestiti solo con un accappatoio, dava a Luca una piacevole sensazione di intimità. Anche se la conosceva appena, con lei si sentiva a proprio agio, disinvolto.
Cenarono seduti sugli sgabelli del piano bar, mangiando quello che trovarono in frigorifero. Lui riempì i silenzi parlando, ancora una volta, di sé stesso: le sue speranze, i suoi sogni. La Signora, come in precedenza, lo ascoltò per tutto il tempo senza fiatare.
Quando esaurì gli argomenti, rimasero a guardarsi in silenzio per diversi minuti. Alla fine, lei sussurrò: «Rispetto a quello che è successo prima …»
Lui appoggiò dolcemente un indice di traverso sulle sue labbra carnose, per invitarla a non aggiungere altro.
«Non c’è niente da dire, è successo, e ne sono felice. Tu?»
Lo guardò con aria severa, i suoi occhi verdi si rabbuiarono, assumendo il colore di un profondo lago montano, e subito allontanò il dito. Poi riprese a mangiare.
Non capì se quella reazione fosse stata indotta dal suo gesto, piuttosto che dalla risposta. Preferì imitarla e non aggiungere altro, per non peggiorare la situazione.
Quando finirono era ormai buio, e loro erano ancora vestiti con gli accappatoi. Adriana si alzò.
«Meglio che fai una doccia qui, e ti rivesti, prima di andare.»
Non obiettò.
«Va bene.»
La Signora lo accompagnò al bagno che lui conosceva bene: quello di Beatrice. Prima di lasciarlo, disse:
«Che impegni hai per domani?»
«Lavoro. Tutto il giorno.» poi si ricordò del suo nuovo incarico. «Ma se devi fare delle commissioni, ti posso accompagnare.»
«No, domani non ho programmi.» Fece un passo avanti. «Allora buonanotte. A domani.»
«Buonanotte.»
Tolse l’accappatoio e rimase diverso tempo seduto sul water, a pensare a quello che era accaduto e, soprattutto, a cosa sarebbe successo nei giorni avvenire.
Alla fine, si infilò nel box, felice che Adriana lo avesse voluto nella villa. Il vapore dell’acqua invase ben presto il bagno, impedendogli di vedere oltre l’anta di vetro. Ad un certo punto gli parve di sentire un rumore di tacchi. Chiuse immediatamente l’acqua e aprì la porta.
«Adriana, sei tu?»
Si guardò in giro, ma non la vide, quindi, prese un asciugamano e uscì dalla stanza, e per un attimo scorse un’ombra con addosso un paio di mules rosse. La seguì, arrivando, infine, davanti alla sua camera. Lo stava evidentemente provocando, forse per metterlo alla prova, e capire se fosse un ospite rispettoso. In ogni caso lo eccitava quel gioco che lo vedeva nella veste del predatore che inseguiva la preda nella sua tana, e decise di azzardare, proprio come aveva fatto poco prima in piscina.
La stanza della Signora era ampia e arredata con mobili classici. Diversamente dalla volta precedente in cui vi entrò, era illuminata con alcune candele. Il movimento d’aria indotto dal sistema di condizionamento muoveva le fiamme, producendo un balletto di ombre che rendeva l’atmosfera cupa e misteriosa. Fece un passo ed entrò. Un letto a baldacchino di ferro battuto capeggiava al centro. Adriana lo aspettava davanti al letto, era di profilo, i capelli raccolti in una coda. Indossava la stessa vestaglia trasparente che aveva visto stesa sul letto, quella notte. Addosso a lei sembrava ancora più bella, esaltava l’intimo nero molto sexy. Come Luca aveva intuito dal rumore di passi di prima, indossava ancora le mules con tacco. Fece un paio di passi verso di lei. I piedi bagnati lasciavano delle orme sul parquet, quasi a tracciare un percorso che gli appariva a senso unico, e che finiva su quel corpo magnifico e disponibile. Un flacone di lubrificante e alcuni preservativi appoggiati su un mobiletto alla sua destra, attirarono la sua attenzione, togliendogli il respiro. Stava accadendo tutto troppo in fretta, al punto che sentiva le vertigini. Sfilò l’asciugamano, attirando l’attenzione della Signora. Si mordeva il labbro inferiore in modo inequivocabile, manifestando la stessa emozione che stava pervadendo anche lui. Prese il preservativo e lo scartò con impazienza. Quando afferrò il lubrificante, la Signora sussurrò: «Fai presto.»
Quelle stesse labbra che avevano assaggiato poco prima il suo seme, si muovevano appena mentre parlava, tradendo il turbamento insopportabile che la seviziava. Un rossetto scuro, intonato con la lingerie, ne esaltava la sensuale forma a cuore.
Le comparve un timido sorriso, mentre con lo sguardo malizioso si soffermava ancora un istante dentro gli occhi di Luca, poi si girò, appoggiò le mani a un palo del baldacchino e allontanò i piedi puntando i tacchi sul pavimento, in attesa che il ragazzo facesse la prossima mossa.
Luca si preparò per l’amplesso. Le mani gli tremavano per l’emozione. Era una situazione di una carica erotica che aveva difficoltà a contenere: erano soli in una villa da sogno, la madre bellissima della sua ex ragazza si stava concedendo a lui, un ragazzo più giovane di più di un quarto di secolo. Non era la prima volta che faceva sesso con una donna matura, ma questa volta la posta era altissima: stava per diventare l’amante della moglie del suo capo. In quel momento non gli importava, avrebbe dato qualsiasi cosa per dare sollievo al desiderio carnale travolgente che provava nei confronti della ex modella.
Si avvicinò a lei, sollevò la vestaglia e divaricò le natiche. Lei ebbe un sussulto: non riceveva attenzioni di quel tipo da molto tempo e si sentì avvampare, non riuscì a trattenere un profondo sospiro.
La Signora aveva deciso di indossare un perizoma che gli aveva regalato un suo amante, molti anni fa. Era un capo che copriva solo il sesso, le due strisce sottili di pizzo divergevano poi attraversando le natiche in diagonale. Una chiara indicazione su come voleva essere presa dal suo giovane partner di quella notte. Sentiva il bisogno di scuotere l’animalità dell’ex ragazzo di sua figlia, per sedare il proprio bisogno di sentirsi posseduta, violata. Lui l’aveva presa in braccio, costringendola a fare una cosa che non voleva. Eppure, le era piaciuto, e aveva accresciuto il desiderio di Luca ancor più dell’approccio che c’era stato poco prima. Il piacere sessuale di Adriana passava per la mente molto più che per il corpo, per questo, quando lui iniziò a cospargere con un dito il liquido viscido e freddo tra le sue natiche, ebbe un guizzo, ma subito dopo si nutrì delle emozioni che scaturivano dai tocchi del ragazzo, ingenui e furtivi, impazienti. Strinse i denti e attese. Quando poi lo sentì, emise un urlo e inarcò la schiena, offrendosi come pasto al suo predatore. E lui non ebbe alcuna esitazione. Si sentì diventare, poco alla volta, una parte di lui, lo scopo della sua concitazione, il riflesso dei suoi affondi sempre più sublimi e dolorosi. Il baldacchino divenne l’unico baluardo a tenerla ancorata a terra. Le gambe le cedevano, non era più abituata a ricevere un uomo, soprattutto così giovane e focoso.
Quando, infine, lui capitolò, Adriana era esausta. Le girava la testa, sorreggendosi con le mani si sedette sul letto, cercando di mantenere il contegno che era d’obbligo, riprese fiato e poi disse: «Adesso vai.»
Appena l’altro uscì dalla stanza, si stese, mise una mano tra le cosce e le serrò, nel tentativo di arrestare il desiderio che, come la marea, continuava a bussare alla porta, sempre più impetuoso, chiedendo soddisfazione. Lei si dimenò per opporsi, maledicendo la sua natura. Si era illusa che l’età ormai matura avesse spazzato via il bisogno di sesso, ma lui era tornato, più intenso di sempre. E tutto a causa del ragazzo. Era stata avventata a invitarlo a stare in casa sua, ma non immaginava che le cose sarebbero precipitate in quel modo, e così rapidamente. No, non poteva ricadere in quel baratro senza fine, doveva resistere alla tentazione e attendere che il fuoco che sentiva ardere tra le gambe si spegnesse. Non poteva soddisfare il corpo, perché così avrebbe legittimato un atto inconsulto, alimentando un’illusione che non aveva futuro, perché contro natura. Sperò che almeno lui, adesso che aveva soddisfatto la sua voglia, sarebbe rinsavito, aiutandola a impedire quello che in quel momento le sembrò inevitabile.
scritto il
2026-01-02
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