La sguattera della missione - cap. 2

di
genere
dominazione

Quando sono andata in cucina, il cuoco mi ha subito ordinato di tagliare le carote a quadretti e subito ho risposto “si signore, come comanda!”. Ogni due per te tre mi diceva di fare in fretta, dovevo tagliare le cipolle, spelare le patate, pulire tutti gli utensili che servivano al cuoco, riempire i pentoloni d’acqua e metterli sul fuoco da sola, anche se pesavano tanto. Lui era lì immacolato, che cucinava solamente mentre io ero già una fontana perché dovevo correre come una dannata per servirlo. Appena le pietanze furono pronte mi ha guardato e mi ha detto “guai a te, se domani la cucina è sporca. Se vedo anche solo una macchia che non è stata pulita bene, prendo il mestolo di legno e te lo batto sul culo! Hai capito sguattera?”. “Si signor padrone, come ordinate voi” e nel mentre gli ho fatto un inchino profondo. “Vai a servire serva!”. Mi sono guardata in giro, la cucina era un vero disastro, c’era sporco ovunque e avrei dovuto pulire oltre 80 piatti sia a pranzo, sia a cena perché i Padri ogni volta mangiano antipasto, primo, secondo e dolce. Ho iniziato a impiattare e molto velocemente ho iniziato a servire i commensali che mi guardavano come si guarda carne fresca. Io cercavo di sorridere, essere ossequiosa e cercavo di coprirmi il più possibile ma ogni due per tre ero con una tetta al vento o con una spalla scoperta perché la maglietta oltre che essere logora era molto larga e io sono molto magra. Quando non servivo le pietanze oppure non dovevo versare da bere, mi dovevo mettere in ginocchio da parte alla porta che dava sulla cucina con le mani dietro la nuca e aspettare che Padre Alfio mi dettasse i tempi del servizio. A me questa cosa eccitava molto perché venivo trattata come una donna che non vale nulla ma che è nata solo per servire l’uomo. Non potevo neanche andare in cucina e portarmi avanti con il lavoro, lo dovevo fare dopo come una sguattera che si rispetti che si mette al lavoro solo dopo che i padroni sono andati via. Mi era concesso mangiare gli avanzi ma dovevo farlo in piedi in cucina solo una volta che avevo finito di rassettare tutta la cucina e il refettorio. Ho scoperto che pulire e darsi da fare è bellissimo e nel mio caso è anche eccitante perché già dalla prima sera era completamente fradicia dal tanto pulire, sia la maglietta sia il grembiulone erano intrisi d’acqua e per questo le mie tettone da vacca mi si vedevano anche sotto il tessuto. Pulire il refettorio era faticosissimo perché era molto grande, quindi prima dovevo sparecchiare, poi pulire con cura i tavoli con straccio e detersivo, poi passare tutte le sedie e tirarle su sui tavoli, poi scopare per terra in ginocchio con la parte inferiore della scopa, i bastoni non mi erano concessi perché mi avrebbero permesso di pulire in piedi e solo dopo aver scopato per bene, potevo passare il pavimento con lo straccio. Poi potevo andare in cucina e fare la sguattera, ripulendo con cura tutte le superfici dove ci sono i fornelli, pulire tutti i piatti, stoviglie e bicchieri, anche lì scopare per bene per terra e passare come una cagna in calore il pavimento stando con il busto il più aderente al pavimento. Mentre ero in ginocchio è entrato Padre Alfio che mi ha detto “Brava serva, vedo che le tue ginocchia sono talmente piegate che quasi il busto tocca a terra. Questo è il tuo posto nel mondo in quanto donna, in ginocchio per terra a strofinare il pavimento mentre le tue mammelle sbattono l’una contro l’altra e sono libere da costrizioni come il reggiseno. Vedo che sei fradicia e questo vuol dire che stai lavorando con fatica e con impegno e questo significa che sei una sguattera che ama quello che fa perché ama servire il padrone. Mi raccomando, quando hai finito è tuo compito venire nel mio ufficio e portarmi il caffè a me e al tuo ragazzo e voglio questo atteggiamento umile! Hai capito serva?” “Si Padre Padrone Alfio, mio signore, non posso che ringraziarvi di cuore per avermi dato la possibilità di scoprire la mia indole da sottomessa, da sguattera umile che vive solo per servire Voi signore, che siete un uomo di Dio. Vi servirò sempre con il sorriso e con umiltà perché in quanto donna sono solo degna di stare in ginocchio davanti a Voi signore e baciarvi i piedi!”. “Sbrigati serva parla poco e lavora tanto! Voglio il mio caffè!”. “Come comandate Padrone” e mi sono rimessa come un’ossessa a pulire con entrambe le mani il pavimento. Da quando hanno finito di cenare i Padri ci ho messo tre ore a ripulire la cucina e il refettorio e quindi quando sono andata in ufficio con il caffè mi sono presa uno sberlone da Padre e subito mi sono inginocchiata e ho dovuto baciare con umiltà la mano che mi aveva colpito. Ho capito che il caffè non va servito dopo che ho fatto la sguattera ma appena hanno finito il pasto io subito devo mettere sulla moka e portare al Padre e il mio ragazzo il caffè. “Mi perdoni signore, abbiate pietà ho iniziato solo oggi a farvi da sguattera, signore. Sono mortificata”. Il mio ragazzo ha aggiunto “Serva devi usare la testa nel servirci, secondo te prendiamo il caffè alle 23 di sera e aspettiamo i tuoi comodi? Quello di prima era un tranello e tu ci sei cascata. Svegliati e cerca di servirci al meglio”. “Si amore, hai ragione”. La sberla sul culo mi è arrivata dal mio ragazzo. “Si padrone, avete ragione mio signore.” “Meglio, sguattera.”. Dal giorno dopo inizia a lavorare sul serio e capìì che ero considerata meno di zero nella missione e che ogni giorno dovevo lavorare come un mulo e come una schiava. Per avere delle piccole concessioni tipo shampoo o dentifricio dovevo supplicare Padron Alfio giorni interi finché non mi concedeva la richiesta, senza subire delle umiliazioni.
scritto il
2025-12-31
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