La sguattera della missione - cap. 4
di
sguatterapersempre
genere
dominazione
Strofinare, sfregare, pulire, servire erano queste le uniche azioni che mi era concesso di fare. La mattina mi dovevo alzare alle 5 di mattina e pulire la chiesa da cima a fondo, sfregando per bene le superfici per renderle splendenti. Poi dovevo correre subito in cucina e preparare la colazione che io stessa dovevo servire ai Padri e al mio ragazzo. Già solo la colazione significava pulire a mano almeno 30 tazze e 30 cucchiai. Dovevo essere svelta a servire gli uomini della missione perché poi loro dovevano andare a fare i loro servizi mentre io completamente da sola dovevo tirare a lucido la cucina per il cuoco, altrimenti erano botte sul culo. Le prime volte, essendo un po’ inesperta mi sfuggivano delle macchie e quindi lo chef mi urlava contro che ero una serva inutile e che dovevo metterci più attenzione mentre con il dito mi indicava il punto sporco e io subito correvo verso quel punto con lo straccio e implorando il suo perdono mentre lui mi batteva sul culo con forza la sua mano facendomi il culo rosso e poi mi dovevo inginocchiare (se già non ero in ginocchio a sfregare lo sporco) dovevo baciare la mano che mi aveva picchiato. Per fortuna con il tempo sono diventata una sguattera molto attenta e precisa, così ogni tanto per ricevere qualche sberlone che mi faceva sentire una serva sottomessa, lasciavo sporco apposta così da prendermi qualche schiaffone. Ogni volta che entrava il cuoco in cucina, già mi eccitavo perché lui è un bel uomo nero bello fisicato, vestito elegante con la sua giacca bianca e il suo cappello da chef mentre io al suo cospetto ero una sguattera vestita di stracci logori e bagnati. Mi mettevo subito in ginocchio e gli dicevo “Buongiorno, Signore e Padrone, la vostra sguattera è qui per ubbidirvi e servirvi” “alzati serva, mettiti subito al lavoro se non vuoi essere già battuta”. “Si padrone, agli ordini”. E iniziavo come un’ossessa a pulire gli strumenti che usava lo chef per cucinare. Com’era eccitante pulire i pentoloni grossi, perché pesavano tantissimo e dovevo fare tutta da sola, alcuni non stavano neanche nel lavabo pertanto li dovevo mettere giù per terra e mettermi in ginocchio per sfregarci dentro, appoggiando così le ginocchia sulla poltiglia di sporco che si creava. Mi sentivo una lurida serva, nata solo per servire il maschio, padrone e mio signore. Quando non ero in cucina al servizio del cuoco, dovevo fare tutte le camere dei Padri e anche questo era un lavoro faticoso perché le lenzuola di tutti quanti li dovevo cambiare ogni 3 giorni, tutti i giorni dovevo passare il pavimento con lo straccio, pulire a fondo tutti i bagni e prendere i vestiti sporchi e mettere sul letto piegati con cura, i vestiti puliti. La pulizia dei vestiti, delle lenzuola, delle tovaglie dovevo farla tutti i pomeriggi che passavo da sola in lavanderia a strofinare i panni nel lavatoio, a stenderli di fuori, a stirare e a piegarli. Solitamente passavo tante ore in lavanderia, senza fermarmi un attimo, se non per asciugarmi il sudore dalla fronte oppure mi interrompevo solo perché un Padre suonava la campana e allora voleva dire che dovevo servirgli il thè o semplicemente portargli l’acqua. Qualsiasi cosa volessero, dovevo corre in cucina, preparare quello che mi hanno ordinato, metterlo su un vassoio e molto velocemente recarmi dove si trovava il Padre. Poi prima di entrate in stanza, dovevo bussare e solo dopo aver avuto il permesso mi dovevo mettere in ginocchio con il vassoio posto in avanti e solo dopo che si erano serviti me ne potevo andare nel mio sgabuzzino a fare la sguattera. Ogni giorno dovevo fare la sguattera, facendo i lavori più umili e faticosi, la serva ubbidendo agli ordini dei Padri e la cameriera durante i pasti. Ogni giorno mi alzavo alle 5 prima di mezzanotte non andavo a dormire perché i lavori pesanti in tutte le stanze lì dovevo fare tutte le mattine correndo velocemente per finire tutto in tempo entro le 11 perché poi dovevo essere al cospetto dello chef e pulire il tutto fino alle 15. Dalle 15 alle 18 facevo la lavandaia e poi ritornavo in cucina e non finivo prima delle 21 perché dovevo pulire anche il pavimento e passare bene i tavoli e le finestre … poi dalle 21 a mezzanotte dovevo pulire le stanze in comune che erano molto grandi e non potevo far passare più di due giorni senza pulirli con amore. Considerando che spesso venivano chiamata da qualche Padre per essere servito e che la sera mi dovevo interrompere per andare a servire il caffè a Padre Alfio e Padron Rocco, a mezzanotte arrivavo morta stanca, capace solo di lasciarmi giù sul materasso e pronta subito la mattina alle 5 a fare la sguattera della missione. Il momento del caffè di Padre Alfio era il momento per me in cui venivo sgridata perché magari non avevo servito a dovere i Padri o avevo mancato loro di rispetto, non facendo l’inchino o non mettendomi in ginocchio quando passavano. Per esempio, se ero in piedi su una sedia perché stavo pulendo i vetri del salone ed entrava un Padre, io dovevo subito scendere dalla sedia, interrompere il mio lavoro e mettermi in ginocchio con la fronte a terra fino a che non usciva dalla stanza. Se invece voleva sostare in quella stanza, mi potevo rimettere al lavoro dopo che lui mi diceva “serva, rimettiti a pulire, sbrigati scansa fatiche!”. Una volta mi ricordo che stavo pulendo il tavolo del refettorio ed è entrato proprio Padre Alfio allora io mi sono messa subito in ginocchio, tenendo lo straccio in mano e appoggiando la fronte a terra e aprendo anche le gambe in modo tale che riuscivo a schiacciarmi più a terra e lui invece che attraversare l o stanzone per andare altrove, si è fermato davanti a me, ha preso una sedia e si è seduto davanti a me con le gambe aperte. Allora a me è venuto naturale alzare lo sguardo per vedere cosa stesse facendo ma appena lo guardai, mi arrivò un man rovescio che mi girò subito la faccia dall’altra parte “chi ti ha dato il permesso di guardarmi sguattera? Devi sempre tenere il capo chino di fronte a me, perché sei una sguattera e una serva e devi mostrare umiltà!” “Vi chiedo perdono, Padre”. “Su forza vai a prendere un cantino e del sapone, voglio che mi pulisci i piedi come Maria Maddalena fece con Gesù!”. Corsi subito a prendere quanto mi aveva ordinato e subito mi gettai ai suoi piedi e mi misi a pulirli con amore e dopo averli baciati glieli asciugai con un panno che avevo legato in vita e che poi misi sulla spalla scoperta. “Torna a sfregare serva e ricordati che il tuo ruolo in questo posto è essere sottomessa a tutti noi, soprattutto a me e al tuo ragazzo che dovrai servire e riverire anche quando siete a casa. Dovrai essere sottomessa a lui, indossare sempre un grembiule che è simbolo del servizio e della sottomissione ed eseguire da sola tutti i lavori domestici. Se ti vuole scopare, ti farai scopare altrimenti starai in astinenza! Se ritiene di doverti picchiare, subirai in silenzio e ringraziandolo per ogni botta che ti dà perché lui si prende cura della tua educazione. Voi donne, dovete essere educate alla sottomissione, ormai siete troppo libere invece bisogna ritornare a com’era una volta dove la donna stava in casa, con addosso il grembiule, con i guanti gialli di gomma per pulire e magliette larghe perché se il vostro uomo vi vuole palpare una tetta deve essere libero di farlo in ogni momento, solo prendendovi e tirando lo scollo della maglietta. Ti è chiaro serva?” “Si padrone, sarò la sguattera sottomessa del mio uomo, lo servirò con il sorriso sulle labbra, con la testa china e sarò sempre affaccendata. Mi alzerò prima di lui e andrò a letto dopo di lui, in modo tale che sono sempre a sua disposizione per servirlo. Lo implorerò di mettere delle videocamere affinché anche quando lui non è in casa, mi vedrà sempre affaccendata nei lavori domestici. Gli darò tanto figli e servirò anche i suoi genitori che saranno i miei padroni … signore” “brava serva … ora rimettiti a pulire scansa fatiche e per il tempo che hai perso a parlare girati che ti do uno bello scapaccione!” “ Grazie Padre!”
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