L'ispezione intima
di
Malroth
genere
prime esperienze
Era una tradizione che durava da anni nella loro casa, un rituale privato che Laura, la madre, aveva iniziato quando le figlie erano ancora bambine. "Per controllare che siate pulite e sane," diceva sempre con voce ferma, ma nei suoi occhi c'era un lampo di possesso che nessuna delle tre osava mettere in discussione. Ora che avevano 18, 20 e 22 anni, l'ispezione mensile continuava, un'abitudine intima e umiliante che le teneva legate a lei in un modo perverso e irresistibile.
Quella sera, nel bagno grande della casa, Laura aveva allineato le tre figlie nude dalla vita in giù, in piedi davanti allo specchio. Sofia, la più piccola di 18 anni, bionda e snella con una fighetta perfettamente liscia come quella di una bambina; Giulia, 20 anni, castana con curve morbide e una vulva depilata impeccabile; e Martina, la maggiore di 22 anni, bruna e formosa, con seni prosperosi e un corpo da donna adulta.
«Gambe aperte, ragazze,» ordinò Laura, seduta su uno sgabello con i guanti in lattice e una torcia in mano. «Iniziamo dalla più piccola.»
Sofia arrossì ma obbedì, divaricando le cosce. Laura le aprì le labbra intime con dita esperte, ispezionando ogni piega. «Brava la mia piccolina, sempre liscia e pulita. La tua fighetta è perfetta, rosa e profumata.» Sofia gemette piano quando la madre sfiorò il clitoride, un tocco "clinico" che durava sempre un po' troppo.
Poi Giulia. «Apri di più, tesoro.» Laura infilò un dito dentro, controllando l'interno. «Ottima, niente peli, niente sporco. La tua farfallina è sempre pronta per mamma, liscia come seta.» Giulia chiuse gli occhi, il respiro accelerato, sapendo che quelle ispezioni finivano sempre con un piacere proibito.
Infine Martina. Laura le divaricò le cosce con più forza, esponendo la vulva.
E vide i peli. Una leggera peluria nera ricresciuta sul monte di Venere, sulle grandi labbra, persino qualche pelo ribelle vicino al clitoride.
Il viso di Laura si contorse in furia. «Che cazzo è questo, Martina? Ti avevo detto di tenere la fighetta sempre liscia come le tue sorelle!» La voce rimbombò nel bagno. Le sorelle minori impallidirono, Sofia e Giulia che si coprivano istintivamente con le mani.
Laura schiaffeggiò forte la vulva della figlia maggiore. Martina sobbalzò con un grido. «Ti ho detto mille volte: la figa deve essere sempre liscia come quella di una bambina! E tu osi presentarti con ‘sta passera pelosa da troia adulta?!»
Martina balbettò: «Mamma… mi dispiace… non volevo…»
«Non volevo un cazzo!» Laura la afferrò per i capelli e la trascinò al centro del bagno, obbligandola a sedersi sul bordo della vasca con le gambe spalancate, la figa pelosa esposta in maniera oscena. «Ora ti depilo io, puttana disobbediente. Davanti alle tue sorelline. Così impari cosa significa umiliarsi.»
Laura prese la crema depilatoria e la lametta dal mobiletto. Iniziò con rabbia, spalmando la crema calda sulla peluria di Martina. «Guarda questa passera da donna adulta… pelosa come una puttana di strada. Le tue sorelle hanno la fighetta liscia come bambine, e tu osi far ricrescere i peli?» Le dita di Laura sfregavano la crema sulle labbra intime, penetrando accidentalmente – o no – tra le pieghe, facendo gemere Martina di vergogna e piacere.
Sofia e Giulia erano costrette a stare in piedi, gambe aperte, a un metro di distanza, occhi fissi sulla scena. Martina singhiozzava, le lacrime che le colavano sul seno nudo. «Mamma… ti prego… non davanti a loro…»
«Zitta, troia.» Laura iniziò a rasare, la lametta che scivolava lenta sul monte di Venere, rimuovendo ogni pelo. «Senti come ti raso la figa come una bambina cattiva? Le tue sorelle stanno guardando quanto sei umiliata.» Sofia e Giulia arrossirono, ma non distolsero lo sguardo, le loro fighette che si bagnavano involontariamente alla scena.
Ogni passata era accompagnata da un commento umiliante. «Guarda qui, un pelo vicino al buco… sembri una scimmia, Martina. Le tue sorelle hanno la fighetta da bambine perfette, e tu sei qui, spalancata come una puttana da quattro soldi.» Rasò il monte di Venere, poi aprì le grandi labbra con due dita e rasò l’interno, sfiorando di proposito il clitoride a ogni passaggio. Martina tremava, bagnata contro la sua volontà, il respiro rotto dai singhiozzi.
«Guarda come goccioli, puttana. Ti eccita essere depilata davanti alle sorelline?» Un ultimo passaggio sulla piega tra coscia e figa, e Martina era liscia, rosa, esposta come una vergine.
Laura infilò due dita dentro senza preavviso. «Controllo finale. Ora sì che è decente. Ma per la tua disobbedienza, stasera dormirai con la figa scoperta.»
Martina crollò in lacrime, coprendosi il viso. Sofia e Giulia, terrorizzate e stranamente eccitate, guardavano la sorella maggiore distrutta.
Poi Laura si voltò verso Sofia e Giulia. «E voi due, ricordatevelo. Se mai osate far ricrescere anche un pelo, vi depilo così, una davanti all'altra, fino a farvi piangere di vergogna.»
Le tre figlie annuirono, umiliate e eccitate, sapendo che quel rituale le avrebbe legate per sempre alla madre, in un ciclo di ispezioni, punizioni e piacere proibito.
Quella sera, nel bagno grande della casa, Laura aveva allineato le tre figlie nude dalla vita in giù, in piedi davanti allo specchio. Sofia, la più piccola di 18 anni, bionda e snella con una fighetta perfettamente liscia come quella di una bambina; Giulia, 20 anni, castana con curve morbide e una vulva depilata impeccabile; e Martina, la maggiore di 22 anni, bruna e formosa, con seni prosperosi e un corpo da donna adulta.
«Gambe aperte, ragazze,» ordinò Laura, seduta su uno sgabello con i guanti in lattice e una torcia in mano. «Iniziamo dalla più piccola.»
Sofia arrossì ma obbedì, divaricando le cosce. Laura le aprì le labbra intime con dita esperte, ispezionando ogni piega. «Brava la mia piccolina, sempre liscia e pulita. La tua fighetta è perfetta, rosa e profumata.» Sofia gemette piano quando la madre sfiorò il clitoride, un tocco "clinico" che durava sempre un po' troppo.
Poi Giulia. «Apri di più, tesoro.» Laura infilò un dito dentro, controllando l'interno. «Ottima, niente peli, niente sporco. La tua farfallina è sempre pronta per mamma, liscia come seta.» Giulia chiuse gli occhi, il respiro accelerato, sapendo che quelle ispezioni finivano sempre con un piacere proibito.
Infine Martina. Laura le divaricò le cosce con più forza, esponendo la vulva.
E vide i peli. Una leggera peluria nera ricresciuta sul monte di Venere, sulle grandi labbra, persino qualche pelo ribelle vicino al clitoride.
Il viso di Laura si contorse in furia. «Che cazzo è questo, Martina? Ti avevo detto di tenere la fighetta sempre liscia come le tue sorelle!» La voce rimbombò nel bagno. Le sorelle minori impallidirono, Sofia e Giulia che si coprivano istintivamente con le mani.
Laura schiaffeggiò forte la vulva della figlia maggiore. Martina sobbalzò con un grido. «Ti ho detto mille volte: la figa deve essere sempre liscia come quella di una bambina! E tu osi presentarti con ‘sta passera pelosa da troia adulta?!»
Martina balbettò: «Mamma… mi dispiace… non volevo…»
«Non volevo un cazzo!» Laura la afferrò per i capelli e la trascinò al centro del bagno, obbligandola a sedersi sul bordo della vasca con le gambe spalancate, la figa pelosa esposta in maniera oscena. «Ora ti depilo io, puttana disobbediente. Davanti alle tue sorelline. Così impari cosa significa umiliarsi.»
Laura prese la crema depilatoria e la lametta dal mobiletto. Iniziò con rabbia, spalmando la crema calda sulla peluria di Martina. «Guarda questa passera da donna adulta… pelosa come una puttana di strada. Le tue sorelle hanno la fighetta liscia come bambine, e tu osi far ricrescere i peli?» Le dita di Laura sfregavano la crema sulle labbra intime, penetrando accidentalmente – o no – tra le pieghe, facendo gemere Martina di vergogna e piacere.
Sofia e Giulia erano costrette a stare in piedi, gambe aperte, a un metro di distanza, occhi fissi sulla scena. Martina singhiozzava, le lacrime che le colavano sul seno nudo. «Mamma… ti prego… non davanti a loro…»
«Zitta, troia.» Laura iniziò a rasare, la lametta che scivolava lenta sul monte di Venere, rimuovendo ogni pelo. «Senti come ti raso la figa come una bambina cattiva? Le tue sorelle stanno guardando quanto sei umiliata.» Sofia e Giulia arrossirono, ma non distolsero lo sguardo, le loro fighette che si bagnavano involontariamente alla scena.
Ogni passata era accompagnata da un commento umiliante. «Guarda qui, un pelo vicino al buco… sembri una scimmia, Martina. Le tue sorelle hanno la fighetta da bambine perfette, e tu sei qui, spalancata come una puttana da quattro soldi.» Rasò il monte di Venere, poi aprì le grandi labbra con due dita e rasò l’interno, sfiorando di proposito il clitoride a ogni passaggio. Martina tremava, bagnata contro la sua volontà, il respiro rotto dai singhiozzi.
«Guarda come goccioli, puttana. Ti eccita essere depilata davanti alle sorelline?» Un ultimo passaggio sulla piega tra coscia e figa, e Martina era liscia, rosa, esposta come una vergine.
Laura infilò due dita dentro senza preavviso. «Controllo finale. Ora sì che è decente. Ma per la tua disobbedienza, stasera dormirai con la figa scoperta.»
Martina crollò in lacrime, coprendosi il viso. Sofia e Giulia, terrorizzate e stranamente eccitate, guardavano la sorella maggiore distrutta.
Poi Laura si voltò verso Sofia e Giulia. «E voi due, ricordatevelo. Se mai osate far ricrescere anche un pelo, vi depilo così, una davanti all'altra, fino a farvi piangere di vergogna.»
Le tre figlie annuirono, umiliate e eccitate, sapendo che quel rituale le avrebbe legate per sempre alla madre, in un ciclo di ispezioni, punizioni e piacere proibito.
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