La centrale del latte
di
Malroth
genere
etero
In una valle isolata, avvolta da nebbie mattutine e profumi di erba umida, sorgeva la Centrale del Latte: un antico caseificio segreto dove il latte non proveniva da animali, ma dai corpi di donne giovani, volontarie, scelte per la loro straordinaria capacità di produrlo. Era un rituale erotico e sacro allo stesso tempo, un patto di piacere e abbondanza che sfamava intere città senza che nessuno ne conoscesse l’origine vera.
Quel giorno, sei ragazze erano state selezionate. Arrivarono al tramonto, tremanti di eccitazione e desiderio represso. Il Maestro le attendeva nella sala principale: un uomo sulla settantina, alto, muscoloso, con mani callose ma incredibilmente sensibili e uno sguardo che sembrava leggere dentro i loro corpi.
Le ragazze erano:
- Anna, 24 anni, brunetta con seni enormi, pesanti, venati di azzurro, capezzoli larghi e scuri sempre turgidi.
- Sofia, 22 anni, bionda slanciata, mammelle sode e rotonde come meloni, capezzoli rosa piccoli e ipersensibili.
- Giulia, 26 anni, rossa focosa, curve generose, seni che traboccavano da ogni sostegno, latte che colava già solo a guardarla.
- Marta, 20 anni, la più timida, corpo morbido e pallido, seni pieni e cadenti, capezzoli chiari che si indurivano al minimo soffio d’aria.
- Laura, 28 anni, alta e atletica, seni perfetti e sodi, capezzoli sporgenti come bottoni, la più esperta e dominante del gruppo.
- E infine Rebecca, 23 anni, nuova arrivata, pelle olivastra, seni gonfi e simmetrici, capezzoli marrone scuro che gocciolavano già nervosamente.
Il Maestro le fece spogliare lentamente una alla volta, mentre le altre guardavano. L’aria era calda, densa di odore di pelle, sudore e latte che già iniziava a percolare. Le fece inginocchiare in cerchio, poi le condusse verso le postazioni di mungitura: poltrone ginecologiche modificate, con braccioli imbottiti, cinghie di pelle morbida e sostegni che sollevavano e separavano i seni, esponendoli completamente.
Le legò con cura, mani dietro la schiena, gambe divaricate e fissate, torace inarcato in avanti. I seni pendevano pesanti, gonfi fino al limite, le vene pulsanti sotto la pelle tesa. Alcune gocciolavano già spontaneamente, lasciando tracce bianche sulle cosce.
Il rituale iniziò con un massaggio collettivo. Il Maestro camminava tra loro, oliando i seni con un olio caldo alla vaniglia, impastando la carne morbida, pizzicando i capezzoli fino a farli diventare duri come sassi. I gemiti riempirono la sala: bassi, rochi, disperati.
Anna fu la prima a essere munta a mano. Il Maestro prese i suoi seni enormi a due mani, li strizzò dalla base verso i capezzoli con movimenti lenti e potenti. Il latte schizzò fuori in getti forti e ritmici, colpendo il fondo del contenitore d’acciaio con un suono bagnato e ipnotico. Anna urlò di piacere, la testa all’indietro, il corpo che tremava. "Più forte… ti prego, spremimi tutto!" Il Maestro obbedì, torcendo leggermente i capezzoli, tirandoli in avanti fino a deformare i seni. Il latte divenne più denso, quasi panna, mentre Anna veniva violentemente, il ventre che si contraeva, la figa che pulsava senza essere toccata, bagnando la poltrona.
Sofia fu attaccata alla macchina mungitrice doppia. Due coppe trasparenti, calde e umide, si sigillarono sui suoi capezzoli rosa. La pompa iniziò con un pulsare lento, poi sempre più rapido. Sofia ansimava, gli occhi sbarrati, mentre vedeva il suo latte bianco scorrere nei tubi trasparenti. "Lo sento… mi sta succhiando l’anima," gemette. Il Maestro aumentò l’intensità e aggiunse vibrazioni. I seni di Sofia rimbalzavano a ogni aspirazione, i capezzoli si gonfiavano dentro le coppe. Venne due volte di seguito, urlando, le cosce che si stringevano inutilmente, il latte che usciva a fiotti continui.
Giulia pretese di essere munta in modo brutale. Il Maestro usò solo le mani, ma con forza animalesco: afferrò i capezzoli tra pollice e indice, li torse, li tirò in fuori fino a farla gridare. Il latte spruzzava in archi alti, schizzando anche sul suo viso e sul petto. Giulia rideva e piangeva insieme, il corpo scosso da orgasmi multipli. "Sono una vacca… mungimi come una vacca da latte!" Il Maestro le schiaffeggiò leggermente i seni, facendoli oscillare, poi li strizzò senza pietà. Il latte di Giulia era il più abbondante, denso, quasi cremoso, e riempì due contenitori da soli.
Marta, la timida, fu stimolata prima con la lingua. Il Maestro le leccò i capezzoli a lungo, succhiandoli delicatamente, mordicchiandoli fino a farla singhiozzare di piacere. Poi iniziò a mungere con movimenti dolci ma incessanti, come se stesse accarezzando un animale spaventato. Il latte di Marta sgorgava lento ma costante, dolce come miele. Lei venne piano, in silenzio, solo con un lungo sospiro tremando, lacrime di estasi sulle guance.
Laura pretese la macchina al massimo. Le coppe aspirarono con violenza, i seni che si deformavano a ogni ciclo. Il Maestro aggiunse elettrostimolazione leggera sui capezzoli: piccole scosse che la facevano urlare di piacere doloroso. "Fottimi i seni… svuotami completamente!" Il suo latte uscì a pressione, schizzando contro le pareti delle coppe. Venne tre volte, il corpo rigido, i muscoli tesi, la voce spezzata da grida rauche.
Rebecca, la novellina, fu l’ultima. Terrorizzata ed eccitata, tremava mentre il Maestro le attaccava la macchina. I suoi capezzoli scuri furono risucchiati con forza, e il latte uscì immediatamente, caldo e abbondante. Rebecca pianse, poi gemette, poi urlò mentre il piacere la travolgeva. Il Maestro le infilò due dita in bocca per farla succhiare, mentre con l’altra mano le accarezzava il clitoride attraverso le cinghie. Venne in modo esplosivo, il latte che aumentava a ogni contrazione orgasmica.
La mungitura durò ore. La sala era piena dell’odore di latte caldo, sudore femminile, sesso. I contenitori si riempirono fino all’orlo: oltre cinquanta litri di latte denso, cremoso, leggermente dolce, intriso degli ormoni del piacere.
Quando finirono, le ragazze erano esauste, i seni arrossati, i capezzoli gonfi e sensibili, i corpi coperti di latte e sudore. Il Maestro le sciolse una a una, le baciò sulla fronte, le avvolse in coperte calde. Alcune piangevano di felicità, altre ridevano, altre ancora si accarezzavano tra loro, prolungando il piacere.
Il latte fu filtrato, leggermente pastorizzato per conservarne il sapore unico, poi imbottigliato in eleganti bottiglie di vetro con etichetta dorata: “Latte Fresco Biologico di Montagna – Edizione Limitata”.
La mattina dopo, in migliaia di case, quel latte finì sulle tavole della colazione. Versato nei caffè fumanti, sui cereali croccanti, nelle tazze di bambini, nei cappuccini degli uffici. La gente lo beveva commentando estasiata: "Che crema… che sapore ricco, quasi sensuale." Nessuno sapeva che stava assaporando l’essenza intima di sei donne che, solo poche ore prima, avevano urlato di piacere mentre venivano munte come vacche umane.
E ogni sorso era, senza che lo sapessero, un piccolo atto di comunione erotica con Anna, Sofia, Giulia, Marta, Laura e Rebecca.
La Centrale del Latte attendeva già il prossimo ciclo. Il rituale non si fermava mai.
Quel giorno, sei ragazze erano state selezionate. Arrivarono al tramonto, tremanti di eccitazione e desiderio represso. Il Maestro le attendeva nella sala principale: un uomo sulla settantina, alto, muscoloso, con mani callose ma incredibilmente sensibili e uno sguardo che sembrava leggere dentro i loro corpi.
Le ragazze erano:
- Anna, 24 anni, brunetta con seni enormi, pesanti, venati di azzurro, capezzoli larghi e scuri sempre turgidi.
- Sofia, 22 anni, bionda slanciata, mammelle sode e rotonde come meloni, capezzoli rosa piccoli e ipersensibili.
- Giulia, 26 anni, rossa focosa, curve generose, seni che traboccavano da ogni sostegno, latte che colava già solo a guardarla.
- Marta, 20 anni, la più timida, corpo morbido e pallido, seni pieni e cadenti, capezzoli chiari che si indurivano al minimo soffio d’aria.
- Laura, 28 anni, alta e atletica, seni perfetti e sodi, capezzoli sporgenti come bottoni, la più esperta e dominante del gruppo.
- E infine Rebecca, 23 anni, nuova arrivata, pelle olivastra, seni gonfi e simmetrici, capezzoli marrone scuro che gocciolavano già nervosamente.
Il Maestro le fece spogliare lentamente una alla volta, mentre le altre guardavano. L’aria era calda, densa di odore di pelle, sudore e latte che già iniziava a percolare. Le fece inginocchiare in cerchio, poi le condusse verso le postazioni di mungitura: poltrone ginecologiche modificate, con braccioli imbottiti, cinghie di pelle morbida e sostegni che sollevavano e separavano i seni, esponendoli completamente.
Le legò con cura, mani dietro la schiena, gambe divaricate e fissate, torace inarcato in avanti. I seni pendevano pesanti, gonfi fino al limite, le vene pulsanti sotto la pelle tesa. Alcune gocciolavano già spontaneamente, lasciando tracce bianche sulle cosce.
Il rituale iniziò con un massaggio collettivo. Il Maestro camminava tra loro, oliando i seni con un olio caldo alla vaniglia, impastando la carne morbida, pizzicando i capezzoli fino a farli diventare duri come sassi. I gemiti riempirono la sala: bassi, rochi, disperati.
Anna fu la prima a essere munta a mano. Il Maestro prese i suoi seni enormi a due mani, li strizzò dalla base verso i capezzoli con movimenti lenti e potenti. Il latte schizzò fuori in getti forti e ritmici, colpendo il fondo del contenitore d’acciaio con un suono bagnato e ipnotico. Anna urlò di piacere, la testa all’indietro, il corpo che tremava. "Più forte… ti prego, spremimi tutto!" Il Maestro obbedì, torcendo leggermente i capezzoli, tirandoli in avanti fino a deformare i seni. Il latte divenne più denso, quasi panna, mentre Anna veniva violentemente, il ventre che si contraeva, la figa che pulsava senza essere toccata, bagnando la poltrona.
Sofia fu attaccata alla macchina mungitrice doppia. Due coppe trasparenti, calde e umide, si sigillarono sui suoi capezzoli rosa. La pompa iniziò con un pulsare lento, poi sempre più rapido. Sofia ansimava, gli occhi sbarrati, mentre vedeva il suo latte bianco scorrere nei tubi trasparenti. "Lo sento… mi sta succhiando l’anima," gemette. Il Maestro aumentò l’intensità e aggiunse vibrazioni. I seni di Sofia rimbalzavano a ogni aspirazione, i capezzoli si gonfiavano dentro le coppe. Venne due volte di seguito, urlando, le cosce che si stringevano inutilmente, il latte che usciva a fiotti continui.
Giulia pretese di essere munta in modo brutale. Il Maestro usò solo le mani, ma con forza animalesco: afferrò i capezzoli tra pollice e indice, li torse, li tirò in fuori fino a farla gridare. Il latte spruzzava in archi alti, schizzando anche sul suo viso e sul petto. Giulia rideva e piangeva insieme, il corpo scosso da orgasmi multipli. "Sono una vacca… mungimi come una vacca da latte!" Il Maestro le schiaffeggiò leggermente i seni, facendoli oscillare, poi li strizzò senza pietà. Il latte di Giulia era il più abbondante, denso, quasi cremoso, e riempì due contenitori da soli.
Marta, la timida, fu stimolata prima con la lingua. Il Maestro le leccò i capezzoli a lungo, succhiandoli delicatamente, mordicchiandoli fino a farla singhiozzare di piacere. Poi iniziò a mungere con movimenti dolci ma incessanti, come se stesse accarezzando un animale spaventato. Il latte di Marta sgorgava lento ma costante, dolce come miele. Lei venne piano, in silenzio, solo con un lungo sospiro tremando, lacrime di estasi sulle guance.
Laura pretese la macchina al massimo. Le coppe aspirarono con violenza, i seni che si deformavano a ogni ciclo. Il Maestro aggiunse elettrostimolazione leggera sui capezzoli: piccole scosse che la facevano urlare di piacere doloroso. "Fottimi i seni… svuotami completamente!" Il suo latte uscì a pressione, schizzando contro le pareti delle coppe. Venne tre volte, il corpo rigido, i muscoli tesi, la voce spezzata da grida rauche.
Rebecca, la novellina, fu l’ultima. Terrorizzata ed eccitata, tremava mentre il Maestro le attaccava la macchina. I suoi capezzoli scuri furono risucchiati con forza, e il latte uscì immediatamente, caldo e abbondante. Rebecca pianse, poi gemette, poi urlò mentre il piacere la travolgeva. Il Maestro le infilò due dita in bocca per farla succhiare, mentre con l’altra mano le accarezzava il clitoride attraverso le cinghie. Venne in modo esplosivo, il latte che aumentava a ogni contrazione orgasmica.
La mungitura durò ore. La sala era piena dell’odore di latte caldo, sudore femminile, sesso. I contenitori si riempirono fino all’orlo: oltre cinquanta litri di latte denso, cremoso, leggermente dolce, intriso degli ormoni del piacere.
Quando finirono, le ragazze erano esauste, i seni arrossati, i capezzoli gonfi e sensibili, i corpi coperti di latte e sudore. Il Maestro le sciolse una a una, le baciò sulla fronte, le avvolse in coperte calde. Alcune piangevano di felicità, altre ridevano, altre ancora si accarezzavano tra loro, prolungando il piacere.
Il latte fu filtrato, leggermente pastorizzato per conservarne il sapore unico, poi imbottigliato in eleganti bottiglie di vetro con etichetta dorata: “Latte Fresco Biologico di Montagna – Edizione Limitata”.
La mattina dopo, in migliaia di case, quel latte finì sulle tavole della colazione. Versato nei caffè fumanti, sui cereali croccanti, nelle tazze di bambini, nei cappuccini degli uffici. La gente lo beveva commentando estasiata: "Che crema… che sapore ricco, quasi sensuale." Nessuno sapeva che stava assaporando l’essenza intima di sei donne che, solo poche ore prima, avevano urlato di piacere mentre venivano munte come vacche umane.
E ogni sorso era, senza che lo sapessero, un piccolo atto di comunione erotica con Anna, Sofia, Giulia, Marta, Laura e Rebecca.
La Centrale del Latte attendeva già il prossimo ciclo. Il rituale non si fermava mai.
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