Le sculacciate di nonno Pino

di
genere
prime esperienze

Nonno Pino aveva settantadue anni, ma era ancora un uomo solido, con mani callose da una vita di lavoro nei campi e una schiena dritta che incuteva rispetto. Viveva in una vecchia casa di campagna, con un grande giardino e un orto che curava con maniacale precisione. Sua nipote Sofia, appena compiuti diciotto anni, era andata a passare l'estate da lui, come faceva ogni anno da quando era piccola. Ma quest'anno Sofia non era più la bambina obbediente di un tempo.

Sofia era diventata una ragazzina ribelle: passava le giornate attaccata al telefono, rispondeva male, lasciava la sua stanza in un disordine infernale e, soprattutto, disobbediva apertamente. Rubacchiava sigarette dal pacchetto che nonno Pino teneva nascosto nel cassetto della cucina, usciva di nascosto la sera per incontrare amici in paese, e una volta era persino tornata a casa ubriaca fradicia dopo una festa, barcollando e ridendo come una sciocca. Nonno Pino l'aveva avvertita più volte: "Sofia, se continui così, ti punirò come ai vecchi tempi. Alla maniera di una volta, quando le ragazzine cattive finivano a pancia in giù sulle ginocchia del nonno."

Sofia rideva, pensava fosse uno scherzo. "Nonno, siamo nel 2026, non nel Medioevo!" diceva, roteando gli occhi. Ma nonno Pino era serio. Aveva cresciuto così i suoi figli, e non vedeva motivo di cambiare ora.

Una sera d'agosto, la goccia che fece traboccare il vaso. Sofia era uscita di nuovo senza permesso, era tornata alle due di notte puzzando di alcol e fumo, e aveva lasciato la porta del giardino aperta, facendo scappare le galline che nonno Pino aveva rincorso per mezz'ora al buio. Il mattino dopo, mentre Sofia dormiva ancora con i postumi della sbornia, nonno Pino entrò in camera sua senza bussare.

"Sveglia, signorina!" tuonò, tirando via le coperte. Sofia, in shorts corti e maglietta larga, si strofinò gli occhi confusa. "Nonno, che cavolo..."

"Alzati. Ora." La voce di nonno Pino non ammetteva repliche. La prese per un braccio e la portò in salotto, dove c'era la vecchia poltrona di legno che usava per leggere il giornale. Si sedette, e con un gesto deciso la fece sdraiare sulle sue ginocchia, a pancia in giù.

"Nonno! Ma che fai? Lasciami!" strillò Sofia, dimenandosi.

"Ti ho avvertito, Sofia. Le ragazzine birichine come te, che rubano, mentono, disobbediscono e si ubriacano, meritano una lezione vecchia maniera. Una bella sculacciata sul sedere nudo, come si faceva una volta."

Sofia arrossì violentemente. "No, dai, nonno, ho diciotto anni! È imbarazzante!"

"Appunto per questo ti ricorderai la lezione." Con calma, nonno Pino le abbassò gli shorts e le mutandine fino alle ginocchia, esponendo il suo sedere giovane e pallido. Sofia scalciava, mortificata, ma lui la tenne ferma con un braccio sulla schiena.

La prima sculacciata arrivò forte e secca, un palmo aperto che schioccò sulla natica destra. "Ahi!" gridò Sofia, sorpresa dal dolore. Ne seguirono altre, ritmiche e decise: sinistra, destra, al centro. Nonno Pino non ci andava piano: ogni colpo era un tonfo sonoro, che faceva arrossire la pelle e strappava un gemito alla nipote.

"Questa per le sigarette rubate!" *Smack!*

"Questa per le uscite notturne!" *Smack! Smack!*

"Questa per l'alcol!" *Smack!*

"E queste per il disordine e le bugie!" Una raffica veloce, che fece lacrimare Sofia.

Il sedere della ragazza passò dal pallido al rosa, poi al rosso vivo. Si dimenava, piagnucolava, prometteva di comportarsi meglio, ma nonno Pino continuò fino a quando non fu soddisfatto: una ventina di sculacciate buone, che lasciarono il fondoschiena di Sofia bollente e pulsante.

Alla fine la lasciò alzare. Sofia si tirò su shorts e mutandine con le lacrime agli occhi, strofinandosi il sedere dolorante. "Mi dispiace, nonno... non lo farò più..."

Nonno Pino la abbracciò forte. "Brava la mia ragazza. Ora vai a sistemare la tua stanza e a dare da mangiare alle galline. E stasera a letto presto."

Sofia annuì, umiliata ma in fondo sollevata. Da quel giorno, l'estate proseguì più tranquilla. Ogni tanto, quando faceva la birichina, nonno Pino le lanciava un'occhiata severa e si dava una pacca sulla coscia, e Sofia arrossiva ricordando il bruciore. Ma in fondo, quelle "sculacciate di nonno Pino" le avevano insegnato una lezione che nessuna ramanzina moderna avrebbe mai potuto dare.

E forse, in cuor suo, Sofia sapeva che un po' se l'era meritato.
scritto il
2026-01-05
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