Vacanze di Natale 2004 – l'uomo di mia figlia (Ingrid 4)

di
genere
voyeur

Mi chiamo Ingrid Lindström e sono la madre di Lizzy. Ho scoperto questo sito grazie a lei, che a quanto pare ha un'ottima fantasia. Leggendo alcune storie, ho pensato che, essendo in pensione, potrei raccontare un po' delle esperienze che ho vissuto dopo il divorzio. Così eccomi qui, pronta a immergermi nei ricordi, sperando di trovare qualcosa di interessante.
Prima di tutto, so che è importante descrivermi fisicamente, anche se le storie che racconterò spazieranno su un arco di 20 anni, durante i quali il mio corpo è cambiato continuamente. Sicuramente non sono più bella come un tempo, né tanto affascinante quanto mia figlia, sulla quale vi siete concentrati ultimamente. Nonostante ciò, non mi reputo ancora da buttare, e penso che la mia eleganza compensi la bellezza persa. Il mio viso è segnato dall'esperienza, e le rughe lo rendono seducente. I miei capelli biondi, con un po' di aiuto, riflettono ancora la luce del giorno. Gli occhi azzurri, a quanto pare penetranti, non trasmettono certo dolcezza. Nonostante l'età, cerco di mantenere la forma, con delle curve generose e un seno rigoglioso. Non so cos'altro dire, ma fornirò ulteriori dettagli nelle mie storie

Eccomi qua, sono tornata. Scusate l'attesa, sono stata molto occupata. Forse ciò che mi sta succedendo in questo periodo diventerà il mio prossimo racconto, ma non voglio anticipare i tempi.
Oggi vi racconterò due storie che risalgono entrambe al Natale del 2004.
Non ricordo se ve l'ho già detto, scusate la mia memoria, ma io sono svedese. Sono nata nei pressi di Stoccolma e ho vissuto lì fino all'età di 23 anni, quando ho conosciuto un coglione, il mio ex marito. Maurizio, se stai leggendo questo, scusami.
Torniamo a noi. Avendo genitori svedesi, io e la mia famiglia trascorrevamo molto tempo dai miei. Abitavamo nella vecchia stuga di famiglia a Saltsjöbaden, una cittadina nella provincia di Stoccolma. Forse sto dando troppi dettagli, quindi vengo subito al punto.
Quel Natale ci andai da sola con mia figlia, una diciottenne. Era la prima volta che tornavo in Svezia da divorziata e avevo bisogno di staccare. Avevo anche un secondo motivo: volevo allontanare la fidanzata di mia figlia, una donna di trentacinque anni che si approfittava di lei. Ma questo racconto non parla neppure di quella persona.
Lo so, sto perdendo tempo, perché confessare quello che sto per scrivere non è facile. Metto le mani avanti: non parlo di incesto, non l'ho mai fatto e non lo farò mai.
All'epoca, mia figlia era molto diversa da adesso, ovviamente essendo vent'anni più giovane. Era alta circa 170 cm, bionda con i capelli corti che non superavano le spalle. Il suo seno, allora, era di una seconda taglia, perfettamente proporzionato al suo corpo esile. Non è sempre stata così "perfetta"; da ragazza era sovrappeso. Ma la palestra, alla quale si era iscritta già a 15 anni, ha fatto miracoli e l'ha resa bellissima e molto corteggiata.
Durante quelle vacanze rincontrò un vecchio amico di infanzia di mia figlia. Mia figlia ha vissuto con i miei fino ai 10 anni. Ammetto di essere stata una pessima madre; dovevo costruirmi una reputazione e non avevo tempo per lei. Quel ragazzo si chiamava Lucas, ed era due anni più grande di mio figlio. Era un ottimo esempio di vichingo biondo, con un fisico scolpito.
Dopo tutto quel tempo, scoprirono di avere un ottimo feeling e uscivano sempre ogni sera, lasciandomi sola. Ma va bene così, anch'io avevo le mie amiche. Ora arriviamo al punto: quello che successe la notte tra il 26 e il 27 dicembre.
Io e mia figlia non ci vedemmo per tutto il giorno. Lei uscì con i suoi amici e io mi recai verso una famosa spa nelle vicinanze, dove mi soffermai fino alle 22 di sera. Poi tornai a casa, rilassatissima.
Appena varcai la soglia di casa, tutto sembrava silenzioso, finché non sentii qualcosa sbattere provenire dalla stanza in fondo a sinistra, la camera con vista mare di mia figlia.
Mi avvicinai incuriosita e aprii la porta. Lo so, non bisognerebbe spiare la propria figlia, ma da madre ignorante, avevo paura che fosse lesbica. Quello che vidi, però, mi rincuorò l'animo.
Avevo spostato la porta di dieci centimetri, quanto bastava per vedere dentro la stanza. Mia figlia era piegata in avanti sulla scrivania, con il viso che esprimeva emozioni intense: occhi chiusi e labbra mordicchiate in un gesto di piacere.
Accanto a lei, il suo amico sembrava immerso nella stessa intensità. Ogni movimento era come una danza sincronizzata. Le sue mani avvolgevano il collo di lei, trasmettendo insieme protezione e dominio. I muscoli tesi del suo corpo evidenziavano lo sforzo e la passione del momento.
Mi sentii sopraffatta da emozioni contrastanti. La sorpresa si mescolava a una curiosità intensa, mentre un'inaspettata eccitazione iniziava a crescere dentro di me. Non avrei mai pensato di provare qualcosa del genere, e questo mi fece sentire in colpa. Sono davvero una pessima madre? mi chiesi, osservando la scena con occhi spalancati.
Non riuscivo a distogliere lo sguardo; ogni dettaglio si stampava nella mia mente. Il calore della stanza sembrava aumentare, e il battito del mio cuore accelerava. Ero divisa tra il desiderio di chiudere la porta e quello di continuare a guardare, incapace di prendere una decisione.
Quasi non mi accorsi quando il mio vestito si sollevò e la mia mano scivolò lungo le gambe tese. Scostai le mutandine e mi accarezzai quel punto che rende molte donne felici. Mi stavo godendo lo spettacolo, quando lui estrasse il suo arnese dalla passera di mia figlia e venne di getto sulla sua schiena. Fu in quell'istante che mi sembrò di essere stata vista, quindi scappai vergognosamente nella mia camera.
Pensavo che fosse finito tutto lì, ma mi sbagliavo.
Mi rigirai nel letto, ripensando a quella scena e a quel corpo; non nascondo che avrei voluto essere al posto di mia figlia, anche se il suo partner aveva quasi trent'anni meno di me. Quando stavo per addormentarmi e quasi dimenticare la scena a cui avevo assistito, sentii un rumore provenire dalla cucina. Guardai la sveglia sul comodino: erano le tre del mattino. Mi alzai preoccupata, temendo che potesse essere un ladro. In quella zona il tasso di criminalità era molto basso, ma cercai comunque di farmi coraggio e mi alzai. Indossavo una semplice sottoveste nera.
La casa era buia, tranne per una luce proveniente dalla cucina e lo splendore della luna che filtrava attraverso la parete di vetro. La porta della cucina era spalancata; la varcai e vidi il biondo bronzo di Riace, completamente nudo, che si mangiava un panino.
Appena mi vide, mi salutò con un semplice "Hej". Nonostante fosse nudo, trasmetteva un'aura di rilassatezza, sicuramente più di me. Timidamente, alzai la mano in risposta, mentre il mio sguardo si posò sul suo pene. Era più imponente di quanto avessi immaginato. Desideravo ardentemente, ma per vari motivi, non potevo permettermelo.
Alzai gli occhi e lo trovai di fronte a me, così impavido. "Gillade du föreställningen tidigare?" - in pratica, mi chiese se mi era piaciuto lo spettacolo. Improvvisamente, diventai rossa come un pomodoro, quindi mi aveva vista davvero.
Stavo per allontanarmi quando mi trattenne con la mano. "Du vet att jag alltid har gillat henne, till och med mer än hennes dotter. Jag tycker att hon är väldigt sensuell, jag har alltid haft smutsiga tankar om hennes figur." In poche parole, mi confessò il suo interesse per me.
Appena ebbe finito di parlare, il suo pene si eresse, mostrando un'erezione impressionante. La mia parte intima reagì istintivamente, emanando umori come se una diga fosse stata sfondata.
Per un attimo, ci fu silenzio e il tempo sembrò fermarsi.
Deglutii, conscia di ciò che volevo, e in quell'istante mi lasciai andare completamente. Afferrai il suo membro e cominciai a masturbarlo. La sua unica reazione fu un sorriso, seguito dallo schiocco delle labbra sulle mie. Chissà da quanto tempo desiderava tutto questo. Io, d'altra parte, fino a quella sera non ci avevo mai pensato; sembrava troppo piccolo.
La mia mano scorreva lentamente lungo il suo pene mentre ci baciammo appassionatamente. La sua mano si insinuò sotto il mio seno sinistro, sollevandolo. Lo spinse fuori dalla scollatura, mi leccò il capezzolo e quando lo morse, sospirai. "Cosa sto facendo? È solo un ragazzo," furono i miei pensieri, ma le mie azioni non corrisposero a essi.
Dopo avergli succhiato la lingua, lo guardai negli occhi e scesi lungo il suo corpo per raggiungere il mio desiderato obiettivo, e lo presi in bocca senza esitazione. Prima lo leccai lateralmente, poi succhiai la cappella. In quel momento, riflettevo sul fatto che solo poche ore prima quell'organo era stato dentro mia figlia, il che mi eccitò ancora di più.
Mi aiutò a togliermi la sottoveste, lasciandomi nuda. Senza esitazione, accolli il suo membro tra le curve del mio seno e, con un sorriso beffardo, commentai: "Scommetto che mia figlia non avrebbe un seno così generoso e non potrebbe farti una spagnola così soddisfacente." Lui non fece una piega e come risposta mi penetrò tra i seni. Sentivo la sua pelle scivolare tra le mie mani che li stringevano con fermezza, ogni tanto leccandolo.
Con sorpresa, mi afferrò per i capelli e mi sollevò senza esitazione, nonostante il fastidio. Mi prese tra le braccia e mi appoggiò sul freddo marmo dell'isola, aprendomi le gambe con decisione. Intrufolò il viso tra di esse e iniziò un cunnilingus appassionato. La sua lingua si mosse con abilità, esplorando ogni angolo, su e giù, a destra e a sinistra. Inarcai la schiena mentre lui appoggiava le sue grosse mani sul mio seno, iniziai a imprecare, molto probabilmente urlai pure.
Si rialzò, puntò il suo pene verso di me e mi penetrò, se possibile, con ancora più passione di quella usata con mia figlia. Le mie gambe si spalancarono automaticamente e mi sentii come una ragazzina. Il suo pene entrava con disinvoltura, creando dentro di me emozioni travolgenti. Lo baciai.
Era ossessionato dalle mie tettone, non smetteva mai di palparle, leccarle, morderle, e io lo lasciavo fare. Non scopavo così da diversi mesi; ero uscita con vari uomini, ma nessuno mi aveva eccitato come questo ragazzino.
La luna risplendeva dietro di noi, illuminando chiaramente i nostri corpi nell'oscurità. Non eravamo soli: sulla porta c'era una figura snella e bionda, mia figlia. Questa volta era il suo turno di spiarmi, ma ero certa che la sua reazione sarebbe stata diversa dalla mia precedente. Rimaneva lì, con la bocca spalancata, a guardare il suo amico, amante, che scopava con sua madre. Non fiatava, sembrava paralizzata. Io non volevo smettere, volevo godermi il momento e, come una sfida, guardai dritta negli occhi Lizzy. Di tutto questo il ragazzo non si accorse.
Mi avvicinai al suo orecchio e gli sussurrai: "Terous, kom in i mig" - gli dissi di venire dentro di me, sapendo da anni che questa cosa eccita gli uomini. Infatti, il suo ritmo e il suo respiro divennero più intensi. Fu in quel momento che mia figlia si voltò di scatto e sbatté la porta della cucina. Avevo fatto un danno, ma non me ne importava.
Mi prese in braccio e mi sbatté contro il muro. Le mie gambe si avvolsero intorno alla sua vita e le mie braccia intorno al suo collo. La sua bocca leccava i miei capezzoli. Accadde una cosa straordinaria: venni per prima, cosa che mi succedeva raramente. Solo quando sono davvero eccitata. Mentre il mio orgasmo si propagava in tutto il mio corpo e dalla mia passera fuoriusciva ogni genere di liquido, anche lui raggiunse l'orgasmo, riempiendo il mio canale vaginale con il suo sperma; sentii tre forti schizzate.
Crollammo entrambi sul pavimento e lì ci addormentammo. Al mio risveglio scoprii due sorprese: la prima piacevole, la seconda molto meno. Per prima cosa, scoprii che il ragazzo mi aveva coperta amorevolmente con una coperta, probabilmente prima di andare via. La seconda la scoprii solo nel pomeriggio: mia figlia aveva fatto i bagagli e mi lasciò un biglietto in cui diceva che andava alle Maldive con la sua fidanzata. Iniziai a piangere.
Prima la gioia, poi la tristezza. Questa è la vita.
scritto il
2024-05-30
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