L'infermiera (dodicesima parte)

Scritto da , il 2021-11-25, genere dominazione

Inutile dire che Marco approfittò appieno del regalo che Tony gli aveva fatto.
Scoprì un lato della sua personalità che gli era sconosciuto.
Si prese la rivincita per tutte le vessazioni che aveva dovuto subire fino a quel momento. Obbligò entrambe le ragazze a prendere una settimana di ferie per poterle avere a sua disposizione in ogni momento e non risparmiò loro nulla.
Le costrinse a fargli il bidet con lingua ogni mattina ed ogni sera prima di andare a letto.
Si scopò Marta in tutte le posizioni e modi possibili costringendo Sonia ad assistere ai loro amplessi ben sapendo quanto quella rosicasse vedendo la sua amata tra le braccia altrui. Vietò ogni contatto fisico tra di loro, fece il pascià facendosi servire e coccolare in ogni maniera e bisogna dire che questa parte fu assolta con piacere dalle due, soprattutto da Marta, ma anche Sonia fu molto remissiva ed ubbidiente.
Meno piacere provarono quando decise di depilar loro il pube e lo fece usando una pinzetta, tirando via i peli uno ad uno, anche quelli posti nelle zone più delicate. Dedicò lo stesso trattamento anche ai loro culi, ma lì trovo poco da depilare ed allora, per compensare, si divertì, per un intero pomeriggio a tenerle a turno col culo a ponte, costringendole a divaricarsi le natiche a vicenda, mentre lui, con un elastico faceva tiro a bersaglio cercando di centrare il buchetto. Che spasso sentirle lanciare un urletto e saltare ogni qualvolta il colpo andava a segno.
Insomma quella settimana fu la più bella della sua vita, ma come tutte le cose belle, terminò in fretta e giunse il giorno fatidico dell’appuntamento con l’amico di Tony.
Quel giorno Marco le risparmiò, anzi le aiutò a prepararsi, a lavarsi e vestirsi per l’occasione.
Quando bussarono fu lui ad andare ad aprire, Marta e Sonia restarono in attesa in soggiorno.
Appena la porta si schiuse un colosso nero entrò spingendolo via. Era davvero imponente, nero come la pece, una grossa testa calva sulla cui fronte faceva bella mostra di sé un tatuaggio tribale. Una brutta cicatrice gli attraversava la guancia sinistra. Indossava una maglia aderente che metteva in risalto un fisico scolpito. Ma se lui era grosso quello che lo seguì era un’autentica montagna. Alto sicuramente più di due metri, dovette abbassarsi per varcare la soglia, largo come un armadio a due ante, era l’essere umano più simile all’incredibile Hulk che Marco avesse mai visto. Anche lui capoccione calvo, fronte bassa, occhi piccoli, sguardo inespressivo, faceva davvero paura. I rapporti tra i due furono subito chiari. Il primo diede un ordine in una lingua sconosciuta e la montagna si accomodò sul divano, che occupò quasi per intero, facendolo scricchiolare.
Marta e Sonia osservavano la scena a bocca aperta.
La prima a riprendersi dalla sorpresa fu Marta.
- Merda, sono negri. Quel bastardo di Tony questo non ce l’aveva detto – e poi, cambiando espressione – mmm…chissà quanto ce l’hanno grosso…se tanto mi dà tanto…
Sonia la guardò schifata
- Ma sei proprio una troia, ma come cazzo fai? A me i negri fanno schifo.
Quello che si era palesato come il capo le guardava cercando di capire cosa stessero dicendo, evidentemente non aveva molta dimestichezza con la lingua italiana
- Tony detto noi scopare, all right? – e indicando Marta – tu, let's go.
Marta lo prese per mano e si avviarono in camera da letto.
Passando davanti a Sonia, che sembrava voler restare ferma al suo posto, il nero la invitò a seguirli
- Anche tu babie, c’mon.
E lo strano trio lasciò il soggiorno per dirigersi in camera.
Marco li seguì a debita distanza e restò fuori dalla camera a spiarli.
Il nero per prima cosa fece spogliare completamente Marta, e la fece roteare su se stessa divorandola con gli occhi. Marta aveva davvero un bel corpo, due tette grandi e sode che sembravano sfidare la forza di gravità, un pancino deliziosamente paffuto che Marco adorava mordicchiare, due gambe da indossatrice ed un culetto piccolo, quasi da ragazzo, sodo e alto, che sporgeva provocante. Proprio un bel bocconcino che il nero volle assaggiare, nel vero senso della parola.
La prese per le ascelle e senza alcuno sforzo apparente la sollevò fino a portare la fica all’altezza della sua bocca e cominciò a lapparla con la sua lingua rosea che creava uno strano contrasto col resto della sua faccia.
A lei non parve vero, si mise a cavalcioni, passando le cosce sulle ampie spalle del nero e, aggrappandosi alla sua testa aderì col pube alla sua bocca.
Doveva saperci fare perché Marta cominciò dapprima a gemere poi, man mano che quello continuava a divorarle, così sembrava, la fica, ad ululare di piacere.
Andarono avanti per una decina di minuti, poi lui la gettò sul letto, dove rimbalzò con la faccia stravolta dal piacere.
Si tolse i pantaloni e le mutande esibendo il più grosso e lungo cazzo che Marta avesse mai visto in vita sua, altro che Rocco.
Una specie di serpente del diametro di una lattina di CocaCola, che gli penzolava davanti sfiorando quasi le ginocchia. Sembrava impossibile che un arnese del genere potesse entrarle dentro senza squartarla. Ma mai sottovalutare la capacità ricettiva di una donna, d’altronde se da lì può passare il corpo di un bambino…
Marta, infoiata come non mai, con la fica grondante, accolse quella proboscide con fatica, ma riuscì a prenderlo quasi per intero e iniziarono una scopata che mise a dura prova la resistenza del letto.
Sonia, in un angolo, li guardava con gli occhi sbarrati, inorridita e rosa dalla gelosia.
Dopo qualche minuto il nero senza interrompere l’azione girò la testa verso di lei dicendo
- Venire qua, lick my ass.
Sonia si rifiutò di credere a ciò che aveva sentito, non era possibile, tutto ma non quello.
Vedendo che non si muoveva, il nero urlò qualcosa in quella lingua sconosciuta. La montagna umana si alzò dal divano con una agilità insospettabile in un essere di quelle dimensioni e, allontanando Marco col solo spostamento d’aria, si presentò nella camera da letto che improvvisamente parve diventare più piccola. Agguantò Sonia per il collo e quasi sollevandola la scaraventò sul letto.
Lo sfregiato, una volta che la ebbe a portata di mano, la agguantò a sua volta e, tenendola per i capelli, le sbattè la faccia contro le sue natiche sudate.
- LICKS!
Sonia, trattenendo un conato, tirò fuori la lingua e iniziò a leccare la superficie di quel culo peloso e puzzolente. Ma non fu sufficiente, lui voleva altro. Aumentò la pressione della mano e lei, per non soffocare, fu costretta a farsi strada tra le natiche fino a raggiungere l’ano. L’odore la stava facendo svenire, capì che la cosa poteva andare per le lunghe e allora prese la decisione che le parve più opportuna. Vincendo la repulsione cominciò a leccare quel buco maleodorante sperando che la sua azione accelerasse il suo orgasmo. Ma lui dimostrava una resistenza fuori dal comune, fu costretta a provarle tutte, arrivò ad inserire per quel che poteva la lingua nell’ano e finalmente raggiunse il suo scopo. Con un grugnito di piacere il nero scaricò il suo orgasmo dentro Marta, che nel frattempo di orgasmi ne aveva avuti talmente tanti da perdere il conto, e allentò la presa su Sonia che potè finalmente staccarsi e prendere fiato guardando Marta che se ne stava distesa a gambe aperte con l’espressione beata di un gattino che è caduto in una tazza piena di crema e un sorriso alla Monna Lisa stampato sul volto. Pensò che tutto fosse finito ma, purtroppo per lei non era così. Scarface aveva altri programmi e, guardandola sorridendo, disse
- Tu brava con lingua, ora fare my friend a blowjob.
Sonia istintivamente si girò verso la montagna umana e vide che aveva tirato il cazzo fuori dai pantaloni. Non era così grosso come quello dell’altro o forse era il contrasto con le cosce enormi a farlo apparire più piccolo. Si trattava comunque di una bella sberla.
Rassegnata gli si inginocchiò davanti e cominciò a spompinarlo cercando di farlo venire in fretta, gli leccò le palle mentre lo masturbava per poi riprenderlo in bocca e succhiarlo. Non ci volle molto, sentendo che si preparava ad eruttare, si tolse il cazzo di bocca, non voleva certo bersi la sua sborra, e cercò di allontanarsi, ma non fu abbastanza svelta. Il primo getto la colpì in piena faccia, inondandola, i successivi le impiastricciarono i capelli. Finito che ebbe di eiaculare pretese che lo riprendesse in bocca a suggere le ultime gocce di piacere e la tenne con la testa ferma e il cazzo che a poco a poco perdeva consistenza nella sua bocca.
Sonia restò immobile, il sapore dello sperma la disgustava, ma non voleva irritare quella bestia.
Passò qualche secondo e nulla succedeva, si stava chiedendo quanto sarebbe durata ancora quella manfrina quando sentì un liquido caldo inondarle la bocca.
No, non era possibile, le stava pisciando in bocca. Le teneva la testa ferma, il cazzo in bocca e pisciava. Dovette bere per non soffocare, quello sembrava non smettere mai, il sapore acre dell’urina le provocò conati di vomito, ma fortunatamente riuscì a contenersi.
Una volta finito la tenne ferma ancora per qualche minuto ad assaporare il gusto del suo piscio e poi finalmente la lasciò libera.
Sonia si alzò in piedi e corse in bagno a sciacquarsi la bocca, mentre l’incredibile Hulk rinfoderava il suo arnese….

DRINNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNNN
Marco aprì un occhio, poi l’altro, sbadigliando allungò un braccio e, superando il corpo di Marta che gli dormiva accanto abbracciata a Sonia, spense la sveglia. Che dormita si era fatto, non dormiva così bene da tanto e… che sogno realistico, che cazzo di sogno. Disteso, stiracchiandosi con le mani dietro la testa, guardava il soffitto e non vedeva l’ora che le due ragazze si svegliassero per raccontarglielo.
- Ma vedi un po’… che cazzo ti vado a sognare.

Fine.

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