Galeotto fu il casotto 5

Scritto da , il 2022-08-05, genere gay

Trascorse il resto della mattinata in casa, da solo, in uno stato di prostrazione, riflettendo sugli accadimenti degli ultimi giorni. La vacanza iniziata così bene si era improvvisamente trasformata in un incubo. Anche a causa sua sia ben chiaro, ne era perfettamente cosciente, era stato lui a dare inizio al tutto quella notte in tenda provocando Gianni ma mai avrebbe potuto immaginare i successivi sviluppi, anche se, tutto sommato, se la cosa fosse rimasta circoscritta a lui e Gianni, in fondo l’avrebbe catalogata come un’esperienza forte ma, in un certo qual modo, anche piacevole.
Era l’intromissione da parte di Bea che proprio non riusciva ad accettare. Il pensiero che tra qualche ora avrebbe dovuto farsi inculare davanti a lei lo sconvolgeva. Gli sembrava impossibile che potesse succedere, ma d’altronde non vedeva alcuna via d’uscita. Quell’arpia era capacissima di mettere in atto le sue minacce e anche se sarebbe stata solo la sua parola senza alcuna prova tangibile trovava inaccettabile che i suoi genitori venissero coinvolti in una vicenda che avrebbe assunto, ne era sicuro, toni e risvolti estremamente sordidi. Senza tener conto di Gianni…come si sarebbe comportato se messo alle strette? Avrebbe negato tutto o confermato la versione della sorella?
Niente da fare, per quanto tentasse di trovare una soluzione si rendeva conto che non sarebbe riuscito a sfuggire a quella tremenda umiliazione.
Gianni rientrò all’ora di pranzo, aveva acquistato dei supplì e invitò Marco a servirsi ma questi rifiutò il cibo e andò a sedersi in soggiorno dove, dopo qualche minuto venne raggiunto dal cugino che, con mezzo supplì in mano e la bocca piena del restante biascicò
- Abbiamo un sacco di tempo prima che arrivi Bea, potremmo occuparlo in maniera costruttiva.
Marco, immerso nei suoi pensieri, e non capendo di cosa stesse parlando gli rivolse uno sguardo interrogativo.
- Potresti che ne so, farmi una sega, sì una sega digestiva - e rise sputacchiando chicchi di riso per ogni dove.
Marco lo guardò sbalordito
- Ma sei proprio un animale, ma non riesci a pensare ad altro? Ma che pensi che sono la tua puttana personale, pronta a soddisfare le tue continue voglie?
Sempre ridendo Gianni si sbottonò i pantaloni, tirò fuori il cazzo dicendo
- Ecco, vedo che hai finalmente capito la situazione, sei proprio la mia puttana e farai quello che voglio, ti piaccia o no. Ora mi sdraio sul divano e tu ti accovacci accanto a me e ti dai da fare, non dimenticare che tra qualche ora sarò padrone del tuo culo e la sua integrità dipenderà dal tuo comportamento.
Alle parole fece seguire i fatti andando a sdraiarsi e Marco, ormai rassegnato, lo seguì accovacciandosi al suo fianco, così come gli era stato detto di fare.
- Cosa aspetti, datti da fare. Anzi no, prima abbassati i pantaloni che mentre mi seghi voglio toccarti il culo.
Con un sospiro Marco mise a nudo il suo culo e per permettere al cugino di soddisfare le sue voglie si mise in ginocchio, col culo in direzione di Gianni e la faccia rivolta al suo cazzo.
Cazzo che prese in mano con delicatezza cominciando a far scorrere il prepuzio su e giù così come era abituato a fare quando si sollazzava da solo. Ma la posizione assunta era piuttosto scomoda, dopo un paio di minuti le ginocchia avevano cominciato a dolergli ed allora si alzò, sedendosi sul bordo del divano per consentire a Gianni di continuare a toccargli il culo e, senza che nessuno glielo avesse chiesto, abbassò la testa e cominciò a sbaciucchiare e slinguazzare la cappella per poi prenderla in bocca e cominciare a succhiarla. Gianni, che continuava a tormentargli il culo, pizzicandolo dolorosamente e penetrandolo con un dito, emise un gemito di apprezzamento.
- Sì, dai così, continua, mi stai facendo venire.
Incoraggiato da queste parole Marco intensificò la sua azione facendogli contemporaneamente una sega e stringendo delicatamente le palle del cugino che non resistette oltre ed eiaculò copiosamente.
Questa volta Marco non si tirò indietro e continuò a succhiare, nonostante avesse la bocca piena di liquido dal sapore non proprio gradevole, finchè il cazzo non smise di sussultare e poi corse in bagno a sputare e a farsi una sega, perché incredibilmente la cosa lo aveva eccitato moltissimo.
Ma non riuscì nel suo intento perché fu interrotto dal rumore di una porta che si chiudeva e dalla voce di Bea.
- Ragazzi sono tornata.
Panico. Non sarebbe dovuta tornare così presto. E ora? Chiuso in bagno vide svanire immediatamente la sua erezione e tese le orecchie per cercare di capire cosa stessero dicendosi i suoi cugini. Sentiva le voci, soprattutto quella di Bea, ma non riusciva a distinguere bene le parole, di sicuro stavano discutendo animatamente. Si fece coraggio ed aprì la porta.

continua

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