金継ぎ

Scritto da , il 2021-10-07, genere sentimentali

L'ho scritto per te. Non so se lo leggerai. Se lo leggerete. Se non ci sarà la bellezza del fiore sarà sufficiente l'intenzione del seme.

Era lì, sulla mensola. Sembrava al sicuro. Invece, e bastata una disattenzione, un rapido voltarsi e roteare di braccia per colpirlo e farlo cadere. Ora giace ai nostri piedi. I suoi pezzi divisi e sparsi sul pavimento. Ci guardiamo attoniti, impietriti. Lo avevamo cercato, avevamo scelto con cura dove collocarlo. Guardandolo ricordavamo la fatica della ricerca, la gioia della scoperta. La sua presenza era per noi la concretezza di un percorso vissuto.
Forse banale per altri, identico a tanti. Per noi unico.
Addolorati ci pieghiamo a cercarne i pezzi ogni dove. Frughiamo sotto i mobili, negli angoli nascosti di questa stanza. Con le lacrime agli occhi ne recuperiamo le parti, disponendole sul tavolo. Come ricomporlo? Come farlo tornare all'antico splendore?

Non sarà mai più come prima. Il tempo non invertirà la sua marcia restituendocelo nella sua forma antica. Sarà diverso. Non meno bello. Forse anche più prezioso. Il tempo che gli avremo dedicato ne aumenterà il valore, trasformandolo da quell'oggetto identico a tanti a qualcosa di ancora più nostro. Irripetibile.

La polvere d'oro riempie le ferite. Ricerchiamo con cura i margini per ricomporli in una forma. Uno dopo l'altro i pezzi ritrovano la loro collocazione. A volte le ferite sono sottili fili d'oro. Altre sembrano fiumi in piena. Tutte luccicano nella luce che le illumina. Ci vuole tempo. Molto tempo. Ciò che è prezioso non nasce nella fretta. Le mani si incontrano, sfiorandosi nel paziente lavoro. Gli occhi le seguono nel tracciare le vie lucenti e le guidano nella ricomposizione. Finché il lavoro termina, e ritorna intero davanti i nostri occhi commossi.

Seduti vicini lo guardiamo. Ora è in un posto più sicuro, protetto. Sappiamo quanto è fragile e quanta fatica è costata ricomporlo. Le sue ferite ci diranno che il danno c'è stato, e non possiamo cancellarlo. Ma ci diranno anche che da quel danno, che ci pareva irreparabile, qualcosa di nuovo può nascere. Qualcosa di bello.
Ci diranno che “ la bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e di una luce che ne è venuta fuori” (cit)

Trovate i vostri pezzi, ricomponeteli in una nuova forma. Fate di quel fragile vaso il vostro Kintsugi. Aspetteremo di ammirarne la bellezza senza uguali

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