Ospiti inattesi

Scritto da , il 2021-09-30, genere orge

Con mia nonna Teresa ci eravamo trovati una vecchia cascina tranquilla ai piedi delle Alpi dove lei avrebbe trascorso tranquilla la sua pensione e io avrei avuto la dovuta tranquillità che mi serviva per scrivere i miei romanzi.
Il posto era perfetto, a oltre cinque chilometri dalla civiltà su una piccola collina da cui godevamo un panorama stupendo vedendo tutti e senza che nessuno potesse vedere noi.
Questa grande privacy ci consentiva quindi di vivere come meglio ci pareva alla larga dallo sguardo accusatore di tutti e facendo ciò che più ci piaceva…. scopare!
Erano anni che lo facevo con nonno ed era la donna più speciale del mondo. Nessuna puttanella riusciva a farmi godere come lei e ne avevo una vera ossessione. Lei, d’altro canto era così naturalmente troia che lo avrebbe fatto alzare anche a un morto.
Basti dire che una volta colta da una vampata di voglia mi aveva trascinato in un cesso pubblico al super mercato e senza tante parole si era calata la gonna e mi aveva offerto la fica a pecorina che avevo ovviamente gradito.
Io, va anche detto avevo anche il problema che in gergo chiamano ‘mal dell’asino’ che in pratica vuol dire averlo così lungo che te lo puoi mettere in bocca da solo.
Ora parrà strano ma quando le misure sono cosi ‘tante’ i problemi ci sono perchè spesso presentare la mercanzia significa far paura.
Più di una volta avevo trovato delle verginelle che si erano rifiutate di farlo temendo che le sfondassi davvero.
Difficile farsi una ragazza e una famiglia a queste condizioni.
L’unica che non aveva davvero problemi, visto che era già abituata con mio nonno che aveva lo stesso male, era stata proprio la nonna.
Non solo qualche anno prima mi aveva fatto fare la prima sverginandomi per bene ma era davvero disposta a far di tutto, in ogni occasione, in ogni posizione…
In pratica io ero per lei il sostituto di un compagno morto troppo presto e lei per me un luna-park vivente in cui sfogare ogni mia depravazione.
Ormai in casa era sempre nuda e io col cazzo al vento quasi tutto il tempo e anche per questo la solitudine era d’obbligo.
Eravamo in salotto a guardare la tv come ogni sera prima di andare a letto. Siccome non c’era nulla di interessante l’avevo fatta chinare in avanti e mi ero piazzato fra i suoi chiapponi. ‘Piano piano lo sai che dietro devi fare piano’.
‘Si si tranquilla’ dissi io mentre cominciavo ad entrare.
Le piazzai le mani sui fianchi grassocci e presi a pompare lentamente. Tersa provava a guardare la tv ma i suoi gemiti soffocati indicavano che se la stava spassando come sempre.
Accelerai il ritmo e i suoi gemiti aumentarono mentre iniziava a bagnarsi ‘Ummmm’ sussurrava.
Tutto convinto aumentai ancora deciso a farmi la mia sborrata nel suo culo. Tutto andava bene finchè non scattò ‘Porca merda!’.
Mi fermai ‘Che c’è ti ho fatto male?’.
‘Ma no tesoro non sei tu, tu andavi da Dio. E’ sta cazzo di televisione che è saltata guarda’.
In effetti ora lo schermo era blu in assenza di segnale ‘Nonna abbi pazienza col temporale che c’è il segnale salta è normale’.
‘Avevo un film a metà’.
‘Bhe io avevo una sborrata a metà’ dissi facendole notare che avevo ancora tre quarti di cazzo nel suo culo.
‘Ma si va, facciamoci una bella chiavata almeno ci consoliamo’ disse lei e muovendo il culo avanti e indietro mi invitò a fotterla di nuovo e con più forza.
Senza esitare la presi a pecora pompando più forte di prima.
‘Umm si dai ma fammi godere nella fica dai che la nonna ce l’ha rovente’.
‘Maiala che sei bisognerebbe averne due per farti felice’.
‘Magari’ strabuzzò gli occhi lei mentre si godeva la mia cappella gonfia che dalle chiappe si sfilava e le profanava le grandi labbra vaginali.
Non ci volle molto e stava già venendo ululando oscenità ‘Siii sii vengo, sono una troia si!’.
Anche a me non mancava molto.
Un paio di colpi e l’avrei riempita a dovere.
Persi nel nostro amplesso quasi non lo sentimmo e ce ne accorgemmo solo la seconda volta ‘Porca merda nonna è il campanello’.
‘A quest’ora di notte ma chi cazzo è?’.
Con uno scatto veloce glielo sfilai dalla sorca e un rivolo di umori le colò lungo le cosce fin sulle calze. ‘Vai a vedere’ ordinò.
‘E come faccio nonna vado così. Con tre gambe?’.
‘Si si vabbè ho capito. Passami almeno la vestaglia nera prima che mi prendano per una battona’.
Obbedii. In realtà non copriva granchè era solo legata in vita e lo spacco era troppo ampio per non mostrare buone porzioni di gnocca. Lo stesso sopra dove le grandi poppone di mia nonna non potevano certo sparire sotto a quel sottile strato di stoffa. Comunque meglio di niente.
‘Chi cavolo è a quest’ora?’ borbottò la nonna col suo tono più duro.
Tesi l’orecchio per sentire mentre in qualche maniera cercavo di nascondere l’erezione in un paio di pantaloni da ginnastica.
‘Buona sera signora, siamo viaggiatori colti dal temporale e avremmo bisogno di aiuto’.
‘Aiuto con questa pioggia?’ scattò la nonna cercando di essere il più scorbutica possibile.
‘Signora per favore la strada è impraticabile sembra un fiume in piena e c’è il vento che pare un uragano ci faccia entrare’.
Ero finalmente riuscito a infilare i pantaloni anche se avevo una specie di salame lungo la gamba poteva andar bene.
Scansai la nonna e aprii la porta. ‘Non sia mai detto che siamo degli animali, forza entrate che piove a dirotto.
In fretta e furia mi trovai sul pianerottolo un signore cicciottello e pelato sulla cinquantina, una donna bionda di poco più giovane con delle belle gambe che spuntavano sotto alla cortissima gonna blu, due ragazzi sui vent’anni che somigliavano parecchio alla donna e mi davano l’idea di esser mezzi froci, specialmente il più giovane, due ragazze una ben piantata forse con qualche chilo di troppo e con due bocce che pulsavano sotto al vestito insistentemente, l’altra poco più che diciottenne, capelli corti e faccino da troia. Non so perchè ma lo sguardo era quello.
‘Salve sono Alessandro e questa è mia moglie Cristina. Loro sono i nostri figli Robertino, Alex, Sara e Gaia’.
‘Piacere’ dissi senza stringere inutilmente mani.
‘Se avete una camera per la notte, giusto per aspettare che spiova e poi domani togliamo il disturbo’.
‘Siamo mica un albergo’ borbottò la nonna.
‘Dai nonna piove da paura li fuori guarda in che stato sono’.
‘E va bene. Allora almeno mettete qualcosa di asciutto che mi state lavando il corridoio’ obiettò lei.
‘Si signora, ha ragione, mi scusi. Faccio una volata in macchina a prendere le valigie coi cambi’ disse il signor Alessandro.
Ma lo bloccai ‘E vuole davvero andar fuori di nuovo. Lasci stare abbiamo tanti di quei vecchi pigiamo di la che ce n’è per tutti’.
‘Ha ragione caro ti buscherai un malanno’ annuì la signora Cristina facendomi un sorriso.
La nonna sbuffò ‘Venite allora che ci mettiamo questi pigiami su’.
‘Grazie’ disse il padre per tutti.
Lesta la nonna si avvicinò e mi sussurrò all’orecchio ‘Scommetto che vorresti scoparti la signora vero?’.
‘No sbagli nonna vorrei scoparmi anche le figlie’ sussurrai a mia volta.
Mentre tutti in fila seguivano mia nonna la ragazza più giovane mi si avvicinò ‘Io sono Gaia’.
‘Io George’ le dissi.
‘E vivi solo con tua nonna?’.
‘Si, soli soletti’ sorrisi io.
‘Che pena, a 25 anni ancora con la nonna?’.
‘Io le voglio molto bene’.
‘Si capisco’ rise lei mentre io le fissavo le piccole tettine (una seconda) che facevano capolino sotto alla maglietta bagnata.
Arrivati in salotto la nonna prese tre mie vecchi pigiami e li porse ai maschi ‘Forza metteteli’.
I tre la guardavano perplessi.
‘Su che aspettate volete ammalarvi davvero?’.
Il padre annuì ‘Su ragazzi veloci che ci asciughiamo’ e aprì le danze abbassando i pantaloni e togliendo la camicia marcia.
I figli a testa bassa, senza guardare nessuno negli occhi, lo imitarono calando i jeans.
In breve erano tutti in mutande.
‘Sono bagnate anche quelle’ disse secca la nonna con il tono di chi non può essere contraddetto.
I tre ci guardarono un attimo poi il padre, penso per sdrammatizzare, si calò lesto gli slip afferrando il pigiama con la mano libera.
‘Su forza ragazzi che ci buschiamo un malanno’.
Sapevo a cosa mirava la nonna e infatti ci godemmo lo spettacolo dei tre maschi nudi che uno dopo l’altro facevano ciondolare i loro attributi. Nulla di eccezionale a dirla tutta. Il padre e il figlio maggiore avevano dei tarelli di medie dimensioni senza infamia e senza lode e Robertino, il più piccolo era addirittura sotto misura con un robino che pareva un mignolo.
Infilati i pigiami coprirono le loro vergogne.
Sussurrai nell’orecchio alla nonna ‘Tutti e tre assieme non fanno il mio’.
Lei sorrise, condivideva ma era chiaro che quei tre uccelli la ispiravano non poco.
Porse alla moglie una camicia da notte ‘Tenga signora questa è mia. Magari le andrà un po larga’.
‘Fa niente grazie’ disse la matura signora e facendo buon viso a cattivo gioco si spogliò di gonna e camicetta in gran fretta. Sotto aveva un completino nero tre pezzi mutandine, reggiseno, reggicalze con le calze nere coordinate. Davvero un pezzo di fica a dirla tutta, cellulite sui fianchi a parte.
Come nulla fosse calò il reggi mostrando le grosse bocce penzolanti e quindi si sganciò il reggi, calò le calze e si sfilò gli slip.
Tutti facevamo finta i nulla ma è ovvio che mi incollai a fissare la sua fica. Una bella bernarda mediamente pelosa con grosse labbra sporgenti.
Finito lo show si infilò la vestaglia e sparì tutto. Peccato che la camicia da notte di nonna fosse di quelle molto corte e arrivandole a malapena al ginocchio sarebbe bastato che si sedesse per mettere in bella mostra la gattona pelosa.
Diede altre due camicie di quando era giovane alle ragazze che lentamente si spogliarono. La più grande. Sara, fece per tenersi il reggiseno con le mani e mi diede la schiena quando lo tolse. Nonostante ciò le grosse boccione le vidi comunque. Calò i minuscoli slip rosa a tutta birra mostrandomi appena uno scorcio della sua patata depilata ma bastò per gustarla.
Gaia, più strafottente si spoglia calando la minigonna e la camicetta con tutta calma. Sotto non aveva il reggi e mostrava le piccole tettine tranquilla come nulla fosse. Si calò un perizoma blu senza fretta e vidi chiaramente che aveva la fica depilata e un piercing a un labbro della vagina…
Dopo, col culetto sodo in bella vista si tolse le calze autoreggenti nere e solo alla fine, con calma si rivestì.
‘Bhe direi che siamo a posto’ fece il padre un po’ imbarazzato.
‘Adesso devo solo mostrarvi il mio e poi la nonna vi fa annusare la sua così siamo pari’ dissi.
Mi fissarono tutti strabuzzando gli occhi.
Io risi a gran voce subito seguito da mia nonna per dimostrargli che era una battuta. Iniziarono a ridere anche loro…
Ma era una risata falsa e forzata si sentiva benissimo.
Li guidai al piano di sopra dove in effetti avevamo due stanze matrimoniali libere ‘Dovete adattarvi, abbiamo solo questi due letti quindi dovete starci in tre per ognuno mi spiace’.
‘Si figuri, mica potevamo pretendere’ annuì il marito.
‘Maschi in un letto e femmine nell’altro -dissi-oppure uno può venire di la e dormire in mezzo fra me e nonna’ di nuovo risero un po tutti. Di nuovo si stavano sforzando per farlo.
Avevo notato una cosa strana quando si erano spogliati.
Oltre a me, quando la madre aveva messo le bocce al vento anche il figlio più grande le aveva incolato gli occhi addosso. Non solo, inconsciamente si era palpato il cazzo sotto al pigiama, l’avevo visto chiaramente.
Lo stesso era accaduto quando Gaia ci aveva mostrato la patata con orecchino. Stavolta era stato il padre a darsi una carezza al cazzo. Non c’erano dubbi…
‘Bhe se ci mostra dov’è il bagno direi di ritirarci per la notte’ concluse il marito.
‘Non sia mai!’ scattò dal fondo delle scale la nonna.
La fissarono tutti. Soprattutto perchè la cinta della vestaglia si era allentata e ora aveva quasi tute le tette fuori e anche la barba del ficone in bella vista.
‘Vi ho preparato una bella tisana calda anti-influenza. Venite tutti sotto subito.
Il padre, cercando di distogliere lo sguardo dai cocomeri di mia nonna rispose ‘non si disturbi signora, davvero non è il caso. Siamo stanchi e vorremmo solo dormire’.
‘Vi ho già detto che non siete in albergo -scattò lei- vorrete mica offendermi con un rifiuto alla mia ospitalità.
‘Non sia mai’ rispose la madre con un sorriso forzato.
‘La berremo molto volentieri’ aggiunse Robertino.
E così eccoci tutti sul divano e sulle poltrone in salotto a guardarci in faccia con le tazze del beverone di nonna sul tavolo.
Io mi ero messo proprio di fronte alla signora Cristina e non per caso. Per quanto provasse a tenere una postura composta la vestaglia le si alzava da tutte le parti. Bastava poco per vedere la sua bella fica o almeno ad intravvederla. Alex, il figlio più grande, non a caso si era seduto accanto a me. Era quello che alla vista della gnocca di mammina si era toccato il cazzo… Forse non era seduto per caso proprio li. Dall’altra parte si era messa Gaia. La ragazzina con la faccia da troia e il piercing alla fica. Era seduta così vicino da strusciarsi alla mia gamba ogni volta che si muoveva e sotto, accanto alla gamba c’era ben altro… Chissà perchè pensai lo avesse capito.
Bevvero tutti.
‘Molto buona signora Teresa, che tisana è?’ chiese Cristina.
‘Ricetta segreta di famiglia, la davo al mio povero marito quando era un po’ giù’.
Strabuzzai gli occhi. La nonna gli aveva dato ‘il beverone’ una specie di infuso di erbe che faceva personalmente e che aveva effetti diciamo così particolari…
L’ultima volta che me lo aveva dato per farmi passare l’influenza mi era rimasto il cazzo dritto anche dopo che avevo sborrato sei volte…. Avevamo chiavato per quasi nove ore di fila e non mi bastava mai.
Certo ero porco di mio ma ‘il beverone’ aveva di certo delle proprietà stimolanti, diciamo così. Se la nonna li aveva rimpinzati tutti doveva di certo avere intenzioni bellicose.
Il fatto che con la vestaglia ormai quasi spalancata lasciasse trasparire la sua ficona grigia in bella vista ne era la conferma.
Notai, infatti, che il giovane Robertino la guardava con vivo interesse.
Fissai la nonna, lei fissò me e me lo lesse in viso ‘sei proprio una vacca!’.
‘Che ne dite di una partita a carte visto che la Tv non funziona’ propose tirando fuori un mazzo di carte.
‘Umm non sappiamo giocare signora’ scosse la testa il padre.
‘Ovvia su tutti la sanno fare una bella scopata no’ disse la nonna.
‘Scopata?’ scattò la madre.
‘Si la scopa. Si chiama scopa no’ si corresse la nonna.
Tutti risero.
‘Io so giocare a Poker’ disse Alex.
‘Tutti sanno giocare a poker’ annuii io.
‘Però non abbiamo le fiches’ fece notare Robertino.
‘Potremmo fare a strip poker e giocarci i vestiti’ propose Sara e subito arrossì vergognandosi di averlo detto. L’infuso stava facendo effetto.
‘Non è il caso abbiamo quasi tutti un indumento solo al massimo due’ commentai io sdrammatizzando la situazione.
‘Allora sono in vantaggio io che ho anche il bustino e le calze’ ridacchiò nonna Teresa e tanto per dimostrarlo aprì del tutto la vestaglia caso mai qualcuno non avesse visto che era a fica al vento e tette all’aria.
Vidi chiaramente Robertino toccarsi il cazzo e anche il padre, notai, la fissava, sensibilissimo a un bel paio di tettone ben che mature.
‘Potremmo fare a chi perde paga pegno’ propose Alex.
‘E sarebbe?’ chiese la madre.
‘Niente si gioca una mano di poker senza fiches e chi ha la mano più bassa paga pegno e fa una piccola penitenza’.
‘Del tipo?’ chiese curiosa la sorella maggiore.
‘Non so ognuno ne pensa una e se vince la fa fare a quello che perde’ minimizzò Alex.
‘Anche del tipo togliti i vestiti o cose così’ chiese seria Gaia.
‘Volendo…’ fece spallucce Alex.
Si la pozione stava davvero facendo effetto.
‘Dai ragazzi basta scherzare’ si intromise il babbo ma la nonna lo spiazzò ‘O che bello lo voglio proprio provare questo giochetto’.
Nessuno osò replicare.
Giocammo.
Il punto più alto, un full, era di Robertino. Il più basso della nonna.
‘Mi spiace signora ma tocca pagare pegno’ disse il mezzo frocetto.
‘Umm e che avresti in mente’.
Lui la fissò. Aveva quasi due tazze di beverone in corpo… ‘Voglio toccarti le tette!’.
‘Roby ma che modi sono!’ scattò la madre inviperita.
‘Mamma dai è il gioco’ provò a giustificarlo Alex.
‘Si è un bel gioco -annuì la nonna- dai soldo di cacio vieni qui a toccare stà latteria’ e tanto per sottolinearla bene si tolse del tutto la vestaglia restando praticamente nuda.
Il mezzo frocetto si sedette in grembo alla nonna e lei lo prese come fosse un bambino guidandogli la testa fra le sue poppe ‘Dai su, senti ste bombe, assaggiale’.
Robertino che ormai aveva perso ogni controllo le obbedì. Sotto agli occhi increduli di madre, padre e sorelle il ragazzino iniziò a succhaire il tettame di mia nonna avido e arrapato. Lei, che non era da meno gli infilò una mano dritta sotto al pigiama…
Gli aveva preso il cazzo, la faccia di Robertino era inequivocabile.
‘Mentre uno paga pegno facciamo un’altra mano?’ proposi.
Tutti annuirono.
Stavolta vinsi io e Cristina arrivò ultima.
‘Pago pegno?’ chiese lei.
‘Si signora è la regola’.
‘Che debbo fare?’.
‘Senza offesa e con rispetto a suo marito vorrei fare quel che suo figlio fa a mia nonna’.
‘A!’.
‘Le spiace signora….?’.
‘Ma no dai tanto è solo un gioco’.
Mi avvicinai alla poltrona, mi misi accanto a lei e la aiutai a sfilare la vestaglia. Tutti ci fissavano. Suo figlio Alex si toccava con insistenza.
Avventai la bocca su quei grandi capezzoli e succhiai.
‘Ummm’ mugolò la donna senza potersi trattenere.
‘Papà la mamma è una troia’ disse Gaia con un sorriso.
‘Zitta tu troietta con quel piercing sulla fica non puoi dire più nulla’ la sgridò il padre.
‘A ti piace allora il mio orecchino vecchio porcone!’ scattò la ragazza e con un impeto di rabbia spavalda si levò la camicia da notte spalancando le gambe più che poteva.
‘Gaia sembri proprio una di quelle dei film porno!’ scattò sua sorella Sara.
‘Si ma sei tu quella che si mette le zucchine nel culo non io!’ ribattè Gaia.
‘Ti metti le zucchine nel culo?’ scattò il padre basito.
‘Si vecchio porcone. Tu spii la piccola sotto la doccia ma la porca è la grande lo sappiamo tutti’ scattò Alex.
‘Ma come ti permetti!’ protestò il babbo.
‘Andiamo papà lo sappiamo tutti che ti fai le seghe spiando Gaia’.
‘E sappiamo anche che tu ti seghi con le calze di tua madre!’ ridacchiò Sara.
‘Fanculo ma che dite!’.
‘Dice che ti metti le calze di mammina e ti fai i segoni -scattò Gaia- non dire no, ti abbiamo visto.
La madre, divincolandosi appena dal mio abbraccio scattò ‘Allora sei tu che mi smagli le calze brutto stronzo’.
‘E tu ti vesti da troia con le autoreggenti e i tacchi -scattò Alex tutto arrabbiato balzando in piedi- sei tu che ci provochi perchè in fondo sei una puttana’.
‘Alex non puoi chiamare così tua mamma!’ belò il padre.
‘Ma fammi il piacere, se tu fossi un po’ più uomo te la scoperesti come merita. Capito vecchio stronzo! Invece di fare il culo ai maschietti tireresti fuori il cazzo duro con lei… Così….’ si calò il pigiama e ci sventolò davanti la verga tutta dura.
‘Cosa è questa storia di inculare i ragazzini?’ chiese Sara.
‘Papà si incula Robertino, li ho visti io’ accusò Alex mentre si smanazzava il cazzo con vigore e strafottenza.
Mia nonna, che ormai stava segando il piccolo cazzetto a Roberto mentre lui continuava a succhiarle le poppe mollò la presa e scivolò di qualche centimetro ‘Si hai ragione questo ha un culo che pare una caverna’.
‘Sandro ma che cazzo fai? Mi sei diventato culo?’ scattò la moglie.
‘Ma stai zitta tu -ribattè il marito- una sera alla settimana mi dai e ti pare tanto. Mi lascia aframi le seghe a manetta è chiaro che poi mi tira quel che trovo. La colpa è tua Cristina. Tua e della tua fica di ghiaccio’.
Io allungai una mano sulla patonza della donna e gliela solletiocai ‘A me non sembra’.
Con le fiamme negli occhi la donna fissò me e poi il marito ‘A è così che la pensi. Sarei un ghiacciolo! Bene guarda adesso questo ghiacciolo cosa ti combina’ e spavalda prese un lembo della mia tuta e me la calò fino ai piedi.
A quel punto tutti zittirono e mi fissarono l’uccello gigante.
‘No, non ci credo ma è vero?’ scattò Sara.
‘Che trave!’ annuì Gaia leccandosi le labbra.
‘O gaudio’ sussurrò la madre allungando una mano per toccarlo.
‘Hey vorrai mica infilare quel coso dentro a mia moglie!’ scattò il padre.
‘Veramente è lei che vuole infilarsi sopra di me direi..’ dissi.
‘Cristina fermati! E’ tuo marito che te lo ordina. Togli le mani da quel cazzo. Smettila!’.
‘Fottiti’ disse lei e ormai era scivolata con la testa giusto sulla mia cappella…
‘Cristina se ti prendi quel cazzo in bocca giuro che ti scopo le figlie. Giuro che lo faccio!’.
‘Fai il cazzo che vuoi frocio!’ rispose la moglie e a bocca larga si avventò sulla mia cappella turgida.
‘Tu che fai gli dai aria!’ chiese Sara rivolta ad Alex che continuava a segarsi da solo fisando la madre.
‘Che vuoi troia, che te lo piazzi in culo?’ scattò lui.
‘Saresti capace?’.
‘Vuoi una prova troia’.
‘Dai voglio proprio vedere’ rise Sara.
‘E lo vedrai -scattò lui- adesso ti infilo questo zucchino puttana’.
Il padre intanto si era avvicinato a Gaia. ‘Papà che vuoi?’.
‘Su diamo una lezione a tua madre!’.
‘Ma smettila papà…’.
‘Succhiamelo!’ ordinò afferrandole la testa con forza…
Certo una caverna
Eravamo tutti e tre seduti con l’uccello nella bocca delle nostre troie che sbocchinavano con gran foga.
Il padre se lo faceva succhiare da Gaia, Alex da Sara e io dalla matura Cristina. La nonna e il frocetto invece ci precedevano di parecchio. Teresa si era già messa ben bene a gambe larghe e lo stava aiutando a inserirle nella fica il suo piccolo affarino.
Certo una caverna come quella di nonna Teresa era eccessiva per quella sua piccola matita, credo riuscisse appena a farle il solletico.
Nonostante ciò Robertino era così infoiato che pompava a tutto spiano ‘O si, o si, sverginami Teresa, si voglio fottere la fica…’.
La nonna teneva una mano sulle labbra della vulta cercando di tenerla più chiusa in modo che il ragazzo potesse almeno simulare una vera scopata. Intanto con la mano libera gli accarezzava la testa ‘Si dai Robertino, dai fottimi, dai scopatore dai che sei bravissimo’.
Cristina stava soffocando succhiandomi la cappella senza prendere fiato. Con la mano infilata nella fica si sgrillettava a tutto spiano. Sentivo gli ‘squosh squosh’ della vagina marcia di umori. Non ne poteva più. Aveva una voglia di cazzo da impazzire…
Le infilai le mani sotto alle spalle e la issai verso di me come per prenderla in braccio ‘Vieni che ti voglio trapanare’ sussurrai mentre lei mi scavalcava per piazzare il grasso culone sulle mie gambe.
Le poggiai la cappella sulle grandi e sporgenti labbrone vaginali e subito sentii il fremito ‘O si. Eccolo che arriva si… Meraviglia!’.
Spinsi appena appena e la cappella la penetrò un pochino.
‘O si, vengooo’.
‘Stai già venendo porca?’ chiesi.
‘O si. Trapanami tutta che voglio venire come una vacca!’.
La accontentai e spinsi un altro po. ‘Ecco si, ecco, spaccamela, spaccamela…’ mugolava Cristina e pensare che non gliene avevo ancora messo dentro neanche mezzo.
‘Ecco lo vedi quanto è troia tua madre!’
Ma Giada non rispose al paparino visto che aveva la bocca piena del suo uccello peloso.
Lui con un gesto glielo sfilò dalle labbra e lo agitò all’aria durissimo e bello scappellato grazie al pompino della figlia.
‘Forza spalanca la fichetta che rendiamo pan per focaccia alla mamma’ e dicendolo si chinò un pochino verso il basso ventre di Gaia cercando di poggiargli la cappella sulla vagina.
Spinse un pochino mentre la obbligava ad alzare le gambe verso l’alto per fotterla meglio. ‘Aia papà cazzo mi fai male! Sono vergine!’.
‘Vergine un cazzo puttanella, con quel piercing alla fica saresti vergine?’.
‘Papà ignorante il piercing alla vagina è simbolo di lesbismo non lo sapevi!’ scattò la ragazza mentre si contraeva sentendo la cappella del padre che spingeva per entrare.
‘Quindi saresti lesbica? Troia e lesbica’.
‘Si papà, d’altra parte tu sei mezzo ricchione no?’.
‘Ma come ti permetti puttanella. Adesso te la do io la lesbica!’ e scattando spinse infilandole mezzo cazzo nella fica che prese a dilatarsi sanguinando un po’.
‘Aia!’ urlò Gaia.
‘Troia!’ urlò più forte il padre e spinse un ultima volte impalandola completamente.
Intanto sull’altra poltrona Sara era passata alla pecorina e Alex glielo stava per infilare.
‘Piano piano… Mica è quello il buco’ protestò Sara sentendo la cappella del fratello fra le chiappe.
‘Se ci infili gli zucchini ci metto anche il mio porcona!’ rise lui.
‘No dai ti prego… Mettimelo davanti che ho voglia… ‘.
‘Dopo, dopo, prima ti spacco il culo come ti meriti puttana!’ rise lui con aria maligna e pompò infilandone una buona porzione fra le chiappe della sorella.
‘Aia cazzo fai piano!’ protestò lei ma lui le sferrò uno schiaffone sulle chiappe ‘Ti faccio cacare molle per un mese puttana.
C’è da dire che Alex oltre a fottere bene la sorella continuava a guardare con quanta elasticità e troiaggine la madre cavalcasse il mio cazzo…
‘O si, si Teresa stò sborrando’ mormorò il frocetto tutto convinto nella sua prima chiavata.
‘Ecco bravo dai fammi una bella sborrata nella patatona. Dai fammela sentire bella calda’ lo incitava lei.
‘Siii’ ululò di piacere Robertino e con due lunghi colpi di reni si svuotò tutto in fica a mia nonna.
‘Si, dai, si che sborroooooo’ ululò Alessando mentre pompava dentro e fuori a tutta forza slargando la fichetta vergine di Gaia.
‘No papà no che mi metti incinta’ protestò lei.
‘Me ne fregoooooooooo’ grugnì lui e si svuotò i coglioni a tutta forza alla faccia della moglie.
Cristina comunque non era granchè interessata alla performance del marito con la figlia minore. La sua attenzione infatti era tutta per il mio uccello.
Se ogni volta che mugolava ‘Vengoooo’ corrispondeva a un orgasmo ne aveva già fatti almeno sei di fila.
Non che mi dispiacesse, anzi. Farmi cavalcare da quella troia calda mentre le strizzavo e succhiava le grandi tettone era puro piacere.
‘Si ecco la senti puttana!’ gemette Alex attaccato ai fianchi della sorella Sara.
‘Si, vai, vai. Dai sborrami nel culo, dai che mi piaceeeee’ gongolava lei.
Un altro schiaffo sul suo culetto ‘Ti piace vero puttana! Lo sapevo che ti piaceva’.
‘Dai pompa stronzo meno parole e più cazzo’ lo stimolava lei.
‘Si troia, vengo, vengo, vengoooooooo’ ululò Alex inondando il culo della sorella.
Anche io e Cristina intanto ervamo a buon punto. ‘Ummm stò sborrando tesoro’.
Lei prese ad aumentare il ritmo con cui mi cavalcava ‘Si bravo riempimi la fica alla faccia di quel cornuto’.
‘O si cara con vero piacereeeeee’ gemetti io e aperto il tubo la inondai…
Il padre intanto aveva sfilato il cazzo dalla fichetta di Giada e lo mostrava ancora dritto e duro (merito della pozione?). ‘Ecco lo vedete come è puttana vostra madre. Guardate come si fa sborrare in fica dal primo che passa!’.
‘Papà ma anche tu….’ protestò Robertino che si asciugava il cazzettino lordo della sbroda di nonna.
‘Stai zitto tu ricchione che sennò ti inculo!’ scattò il padre.
‘Sai che novità!’ rise l’altro figlio Alex mentre si rilassava dopo aver sborrato in culo a Sara.
‘A è così… Allora mi sa che è il tuo turno’ scattò il padre e prima che Alex potesse dire qualcosa lo aveva già spinto contro il muro e gli stava slargando le chiappe con una mano.
‘No papà cazzo no!’ borbottò Alex.
‘Zitto frocetto, Se ti metti le calze a rete di mamma vedrai che ti piacerà anche l’uccello di papà’.
Spinse un pochino ‘Aia, aia papà mi fai maleeeeee!’.
Ma lui non aveva assolutamente voglia di smettere ‘Tu troietta -disse a Gaia- succhiaglielo che così sente meno il male’.
‘Cosa?’ sbottò Gaia che ancora si stava massaggiando la fichetta indolenzita.
‘Ti ho detto di ciucciarlo ad Alex. Che hai sei sorda oltre che troia?’.
‘Io non ciuccio proprio niente’ scattò la ragazza.
‘Magari ti va di ciucciare il mio’ si intromise Robertino.
Gaia gli rise in faccia ‘E tu quella roba la daresti da ciucciare a una donna. Ma che è uno stuzzicadenti’.
‘Stronza!’ urlò Robertino.
‘Dai su vieni che te lo ciuccia la mamma. Non è mica colpa tua se è un po’ piccolo’ si intromise Cristina mentre dalla vagina le colava tipo un litro di sperma mio.
Si mise in ginocchio davanti al figlio più piccolo e glielo prese in mano ‘Adesso la mamma ti fa un bel pompino!’.
‘Ummmmm’ mugugnò lui felice sentendo la lingua della madre sulla cappella.
Sara, col culo rotto mi guardò, io guardai lei sventolando l’uccello all’aria. Mi avvicinai e le scivolai sopra. ‘Sentiamo se ce l’hai più calda di tua madre’ dissi e le poggia la cappella sulla fica.
‘O si, finalmente uno che sa dove voglio sentire un bel cazzo’ sospirò lei e porgendomi il suo bel tettame in bella vista prese ad agitarsi per farselo entrare nella fica….
Nonna intanto fissava Gaia. ‘Poverina il tuo papà ti ha fatto tanto tanto male alla passerina vero’ disse in tono compassionevole mentre si avvicinava sventolando i grossi tettoni sul volto della ragazza.
‘Me l’ha spaccata quello stronzo’.
‘O si tesoro adesso ti do io una bella medicina…. Una bella leccata e vedrai che ti passa tutto’.
Prese a leccarle la coscia mentre si avvicinava al punto giusto.
‘O signora Teresa mi fa il solletico così…’.
‘Si cara, vedrai quanto te la metto dentro che solletico ti faccio’.
‘Si, si è bellissimo’ mugugnava Gaia e intanto Teresa la tirava sul pavimento per salirle sopra.
Quando fu al punto giusto la nonna si voltò di scatto e in perfetto 69 piazzò la barba del suo ficone sulla bocca della ragazzina. ‘Dai fai quello che faccio io’.
‘O si signora Teresa -annuiva Gaia pervasa di passione- faccio tutto quel che vuole ma lei non smetta. Non smettaaaaaaaaaa’ e le venne in bocca.
Mi impalai Sara con lo stesso vigore con cui le avevo trombato la madre. La ragazza non aveva mai preso una trave come la mia e fu subito chiaro quando prese a bagnarsi come una vacca e a venire come una fontana.
‘Oddio che cazzo, Che cazzoooooo’ belava.
Il padre intanto ci stava prendendo gusto a inculare Alex lo vedevo da quanta forza ci metteva nello slargare le chiappe al ragazzo.
Anche a lui non dispiaceva a giudicare da come se lo segava da solo a tutta forza.
‘Si, si, si ti spacco il culooooo’.
‘Si dai, dai fotti. Dai fotti che godoooo’.
‘Sborro -urlò il padre- ti sborro in culoooooooo’ ululò.
‘Siiii. Anche io. Siiiiii’ latrò Alex mentre il suo uccello spruzzava sperma sul pavimento a tutta forza.
Anche Robertino stava venendo ‘O si mammaaaaaaaa’ gemette contraendo le chiappette mentre Cristina si prodigava a succhiargli l’anima dalle palle.
Se lo sfilò dalla bocca, glielo fece sfregare un po’ sui capezzoli e quindi di gran forza con le mani lo segò a tutto spiano. ‘Vieni Robertino,fai una bella sborratona alla mamma…’.
‘O si mamma, si. Ti sborro in faccia, sulle tette, ovunqueeeee’ ragliò il frocetto e la sua matita iniziò a spruzzare a tutta forza.
Intanto nonna e Giada avevano le bocche colme dei rispettivi orgasmi e le fiche bagnate come due laghi.
‘Guardate che fregne umide approfittatene su!’ dissi io sperando che qualcuno cogliesse l’invito.
Il padre sfilò il cazzo dal culo di Alex e si avvicinò a mia nonna ‘Signora Teresa se vuole farmi l’onore’.
‘Ma che onore e onore. Ficcalo e datti da fare su che aspetti’ sussurrò mia nonna impaziente e a pancia all’aria porse la sua gnocca pelosa al cazzo di Sandro.
Alex si dedicò a Gaia ‘Stai tranquilla farò più piano del papà’.
‘Lo spero bene, non sono mica di gomma’ sospirò lei mentre il fratello le si sdraiava di fianco e le palpava un po’ le tettine lasciando che l’uccello duro trovasse da solo la strada fra le cosce di Gaia.
La signora Cristina sgranò gli occhi stupefatta e mi fissò ‘Ma che fai mi inculi il figlio?’ disse mentre mi ero piazzato alle spalle di Robertino.
‘Perchè non posso essere un po’ bisex anche io. Solo voi della famiglia?’ scattai.
‘Si vabbè ma così me lo spacchi. Quel tuo coso mica ci passa nel culo’.
Robertino non era della stessa idea. ‘Mamma lascialo fare, lascialo. Oddio che trave. Si, dai dai, meglio del papà’ sussurrava e intanto muoveva su e giù le chiappe constatando la consistenza del mio uccello.
‘Mamma mia Robbè ma quanto sei ricchione per da vero’ mormorò la donna rinunciando alla discussione.
Intanto la fica pelata di Sara le si parò davanti ‘Lascialo stare mamma. Ho io una bella cosina per te’.
‘Sara cara….’ sussurrò lei.
‘Mica vorrai continuare a leccarla di nascosto a Gaia e basta. Ci sono anche io mammina’.
‘O tesoro di mamma se solo l’avessi saputo prima!’ scattò la madre e con impetò si tuffò nella sua vagina.
Alex smise per un attimo di fottere Gaia e la fissò ‘Te la lecchi con la mamma? Ve la leccate?’.
‘E’ un ora che vi dico che sono lesbica ma che hai sei sordo’ scattò Gaia.
‘Pensavo dicessi per dire’.
‘E invece facevo per fare. Adesso che fai ti vergogni e ti fermi o ci facciamo sta bella trombata’ lo incitò la sorella.
Alex sorrise e riprese a pompare più di prima.
Sborrammo più o meno tutti assieme. Io in culo a Roberto, Sandro in fica a mia nonna e Alex in bocca a Gaia.
Quanta sbroda si bevvero a vicenda Cristina e la figlia Sara restò un mistero.
Caricati dalla pozione di nonna tutti i nostri cazzoni erano ancora belli carichi e non accennavano a mollare il colpo.
Ci fu un nuovo cambio. Stavolta mi trovai a scopare con Gaia che mentre la impalavo a tutta forza mi confessò che lo aveva desiderato fin da quando mi aveva visto. Se il cazzo di suo padre le aveva spaccato l’utero il mio glielo avrebbe disintegrato. Ma ormai era cosi bagnata che il dolore era solo un lontano ricordo.
Il padre si scopò Sara.
‘Papà piano, fai piano’.
‘Zitta tu che sei più troia di tua sorella. Tranquilla che ti do una bella ripassata alla fica e poi ti sborro in culo. Qualcosa in contrario’.
Lei glielo prese in mano e se lo portò alla vagina ‘Ma ti pare paparino’ e sorridendo si godette la trave di Sandro in ogni buco.
Alex finalmente realizzò il suo sogno e si scopò quella vacca di sua madre. Lei era così bagnata e lui cosi infoiato che le sborrò sia in fica che in culo senza mai smettere di pompare…
Robertino si trovò di nuovo solo con nonna e pensò a un bel bis ma la mia nonnina aveva sempre qualche bella sorpresa e quando estrasse da un cassetto un cazzo a cintura il frocetto capì che le parti stavano per invertirsi.
Non che gli dispiacesse comunque…. Anzi vidi che si segava bene bene mentre la nonna lo inculava con la stessa cura di un maschietto. Sorrideva felice con la lingua fuori, ancheggiava muovendo il culetto sullo straphon… Un frocetto da competizione.
Incuranti delle ore che passavano ci furono dei bis quando mi riscopai Cristina e Sandro si riscopò la figlia Gaia. Un po tutti con tutti iniziammo anche delle belle doppie penetrazioni e così per la prima volta ebbi il piacere di inculare anche la nonna mentre davanti aveva il cazzo di un altro maschio.
La frociaggine collettiva ci colpì un po tutti e finimmo a fare un bel trenino collettivo con Robertino a far da locomotiva e noi dietro uno nel culo dell’altro in allegria. Da un cassetto la nonna aveva fatto apparire anche qualche paia di calze a rete nere autoreggenti e soddisfando le sue voglie Alex le aveva indossate senza indugio, come me del resto.
‘Ciu ciu… Dai che arriva il trenino’ incitavo mentre pompavo nel culo di Alex e lo prendevo da Sandro. ‘Dai dai ragazzi sborriamo tutti assieme’ incitva il padre con che essendo rimasto senza cazzo si era ficcato in culo una bottiglia senza tanti problemi.
Lo spettacolo eccitò le donne perchè dopo un po anche loro si accucciarono una sull’altra leccandosi reciprocamente la fica come una gigantesca pecorina…
L’orologio segnava le 4 del mattino. Stavamo fottendo da qualcosa come sei ore di fila.
L’effetto del beverone di nonna stava sparendo perchè i cazzi di nostri amici cominciavano a perdere vigore dopo ogni schizzo.
Mi tolsi ancora l’ultimo sfizio di leccarla alla madre mentre fottevo le figlie e con un ultima sborrata in fica a Gaia mi dichiarai ‘stanco’ crollando sul divano accanto al padre e ai due figli che riprendevano fiato coi cazzetti ormai ridotti a dei pallidi mozziconi.
‘Ho messo incinta mia figlia temo’ disse Sandro lievemente pentito.
‘Ma dai che dici’ lo consolai io.
‘Le ho sborrato dentro… Due volte’.
‘Bhe anche io ma vedrai che non succede’.
‘Veramente le ho sborrato dentro anche io e anche a Sara se è per questo’ confessò Alex.
‘Sara prende la pillola e anche la mamma vai tranquillo’ lo consolò il padre.
C’era sborra ovunque, maschile e femminile le tre donne avevano la carne viva che traspariva dalla fica. Sei ore di sfregamento continuo non sono mica uno scherzetto. ‘Accidenti che casino!’ mormorò Roberto.
‘Si -ammise il padre. Però è stato stupendo non lo posso negare’ e mi sorrise…
La macchina si allontanò, guardai nonna e lei guardò me.
‘Hai fatto proprio un bel disastro con quel beverone. Mi sa che hai rovinato una famiglia per bene’.
‘Quindi la colpa sarebbe mia?’.
‘Bhe sei tu che li hai attizzati no’.
‘Ma sei stato tu a ficcarlo in tutte le sorche e in tutti i culi che trovavi no?’ rise lei.
‘Si, ho le mie responsabilità certo ma se non gli avessi dato il beverone magari… Sei proprio una vacca nonna’.
Mi fissò seria ‘Sono stata io a far spiare al padre la figlia sotto la doccia? Sono io che mi ficco le zucchine in culo come Sara? Sono io che inculo il figlio mentre la moglie dorme? Sono io che volevo fottermi la madre come Alex?’.
Scossi la testa.
‘Ecco vedi allora. Io in realtà non ho fatto nulla. Non li ho arrapati, non li ho drogati ne costretti a far ciò che non volevano’.
‘Ma gli hai dato una pozione che fa diventare ninfomani però’.
Rise di gusto ‘George nipote caro io non gli ho dato niente dal genere. La pozione, quella che hanno bevuto in realtà fa una cosa sola… Nasconde le bugie e da un pochino di brio in più al pisello’.
Quindi quel che hanno fatto è quel che davvero desideravo di fare e nulla più?’.
Annui e mi sorrise.
‘Nonna sei davvero la regina ti tutte le troie. Sei riuscita a beccarti tre cazzi oltre al mio e a slapparti tutte quelle belle fichette.
Stanotte mi hai davvero consumato il cazzo giuro. Mi sa che per un paio di giorni non mi si alza neanche con un argano.
‘Sei sicuro?’ ammiccò lei maliziosa e con un gesto secco mi spalancò la patta dei pantaloni da cui sgusciò il mio cazzo grosso ma molle.
Si alzò la gonna, mi mostrò la fica e subito ebbi una bella erezione.
‘Incredibile!’
‘Non tanto tesoro della nonna, ti ho messo l’avanzo del beverone nella colazione…’.
‘Che lurida ninfomane che sei. Non ce la fai proprio a stare senza il mio cazzo vero’.
‘Direi di no’ disse lei e incurante che fossimo in mezzo al cortile si arcuò in avanti lasciando cadere la gonna e poggiandosi contro il cancello.
‘Su che aspetti porcone! Forza dai ancora una volta. Fai felice la tua nonna’.
Come potevo dirle di no?

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