Tettone al mare 2/5

Scritto da , il 2021-09-16, genere incesti

Arrivati a destinazione, mentre Luca stava già fantasticando su cosa sarebbe potuto avvenire quella notte ecco un’altra gradita sorpresa. Appena il tempo di parcheggiare la macchina che già nonna Lina era schizzata fuori di casa per dargli il benvenuto.
Statuaria, massiccia, con la sua nona sul petto che le arrivava quasi all’ombelico. Un fenomeno di tettame tutto da guardare. Certo il caldo era atroce e si sudava parecchio ma mai si sarebbe aspettato che la nonna si presentasse col seno al veno indossando solo un paio di slip neri e le ciabatte. Inutile dire che a Luca stava già venendo duro come il marmo.
Lei si muoveva come se nulla fosse ma quei tettoni all’aria erano una provocazione ad ogni mossa che faceva.
Luca le fissava ammaliato e il suo uccello si gonfiava sempre di più.
Sua madre parve non farci caso ma sua sorella, maliziosa, colse subito al volo l’occasione.
“Ha ragione la nonna fa proprio un gran caldo” e senza esitare si tolse la già minuscola maglietta svelando a sua volta il suo prosperoso seno.
Era ovvio che la troietta lo faceva apposta e Luca era sempre più arrapato col cazzo pronto ad esplodere.
Lina guardò la nipote, si avvicinò e per un attimo le tette delle due parvero toccarsi come se volessero salutarsi.
La vecchia allungò una mano e palpò un seno a Loredana “sono cresciute ancora o sbaglio?”
“Le ho più grosse di mamma” rise la ragazza e a sua volta palpò una tettona alla nonna come nulla fosse.
Luca guardava la scena incantato quando dalla casa uscì anche la pro zia Pina. Anche lei formosa e dotata di una procace ottava misura camminava nuda con i grossi globi al vento. E non erano solo le magnifiche tettone a far perdere la testa al ragazzo. Anche sotto non aveva nulla e la gattona di pelo grigio faceva bella vista fra le sue grosse gambe.
Va bene il caldo ma qui si stava esagerando pensò Luca a cui faceva male il cazzo per quanto pulsava nei jeans.
Si avvicinava a passo lento dondolando le grosse mammelle e ondeggiando l’enorme culone burroso.
Era la prima volta che vedeva la fica di sua zia e mai come allora desiderò tirarselo fuori e piantarglielo in pancia.
“Scusate ragazzi ma vivendo sole con questa calura mediterranea ormai siamo quasi sempre nude. Non ci facciamo nemmeno più caso” disse la donna.
“Per me non ci sono problemi” rise Loredana ondeggiando le poppe.
“Se sono le regole della casa mi adatto” rise Maria e con un rapido gesto si sfilò il già corto vestito restando solo in slip con i globi magnificamente al vento.
“Per te non è un problema vero Luca?” lo provocò Loredana. Lui che ora vedeva le quattro donne una accanto all’altra magnificamente a seno nudo non sapeva più che dire.
Balbettò a mezza voce “no, no nessun problema” e poi corse in camera sua a tutta velocità.
Combattuto fra la timidezza e l’eccitazione si afferrò il cazzo e si sparò una sega in piedi davanti al letto sollazzandosi i testicoli roventi.
Sbirciando dalla finestra notò che riusciva tranquillamente a vedere sua sorella e la pro zia che si erano sdraiate a prendere il sole sulle sdraio.
Ora anche Loredana era senza mutande e i loro corpi nudi integrali erano davvero uno spettacolo.
La cappella gli bruciava, doveva liberarsi la sborra dal cazzo o sentiva che gli sarebbe esploso.
Sentendo il fremito dell’orgasmo trapassargli il corpo aprì l’idrante ‘Aaaaaaaaaa’ ansimò sentendo di avere minimo tre litri di sborra da scaricare.
Più segava e più pareva doverne far uscire.
Lo sperma colava sul pavimento oscenamente e Luca godeva come un porco senza alcuna voglia di fermarsi.
Fu a quel punto, proprio mentre dava gli ultimi colpi che si spalancò la porta.
“Luca!” sbottò nonna Lina.
“Nonna!” strabuzzò gli occhi lui mentre la mano ancora menava ossessivamente il cazzo.
Per l’imbarazzo avrebbe dovuto sentirselo restringere di colpo ma la figura che stava facendo davanti alla nonnina pareva compensata da quelle enormi tette che la vecchia gli sventolava in faccia come nulla fosse.
Incontrollato il suo uccello prese a pulsare verso l’alto e gli tornò immancabilmente duro. Lei, però, non sembrava arrabbiata ma solo curiosa “Oooooo -commentò fissandogli l’attrezzo- sei proprio figlio di tuo padre e nipote di tuo nonno. Tutte travi da competizione in famiglia”.
“Dici…?”
‘Bhe si tuo nonno aveva un bastone che non ti dico e anche tuo padre mica scherza. Tu sei suo figlio mi pare normale che lo abbia ereditato da loro. Un po’ dai geni paterni un po’ dalla nostra famiglia”.
“L’hai già usato con una donna caro?”
Lui in imbarazzo disse “un paio di amiche”.
“Ottimo. Non puoi mica farti solo seghe. Ricordi quante te ne facevi qui al mare?”.
“Ma nonna che dici?”.
“Guarda che cambio io le lenzuola. Conosco l’odore. E poi dormo nella camera qui dietro. Pensi che non sentissi stantuffare il letto.
“Ti fai ancora molte seghe tesoro?”.
“Io… non so… me le faccio quando tira”.
“Lo so caro, sei come il nonno. Sempre duro e sempre bisognoso di svuotarsi. Pensa che mi prendeva anche cinque o sei volte al giorno. Sempre in tiro” rise e si massaggiò i grossi seni come se immaginasse le mani del marito.
Sedette sul letto. “A volte mi sbatteva così tanto che non mi alzavo più dal letto per un giorno o due. Meno male che c’era Pina a darmi una mano”.
“In che senso scusa?”.
Lei sorrise “Si dai hai capito benissimo. A quel montone non sarebbe mai bastata una donna sola. Certo amava me ma aveva comunque dei bisogni”
“Cioè il nonno si scopava anche zia Pina?”
“In un certo senso si può dire che lo avevamo sposato tutte e due. Aveva tanto di quel cazzo che fare l’ingorda mi sarebbe parso egoista farmelo solo io”
Lui la guardò. La vecchia seduta davanti a lui gli teneva le tettone a pochi centimetri dal cazzo che, nonostante avesse appena sborrato gli era già tornato duro a sentire quei discorsi.
“Perché mi dici queste cose nonna?”.
“Volevo vedere come avresti reagito” disse lei e allungò una mano sfiorandogli il cazzo.
“Sai fino a un anno fa eri ancora un ragazzino. Sentivo che ti ammazzavi di seghe e anche se avrei tanto voluto venire in camera tua non potevo. Sentivo che ti torturavi da solo e non potevo farci nulla. Ma ora sei un adulto…” disse mentre la mano gli si chiudeva sul cazzo stringendolo ben bene.
Intanto con la mano libera afferrò l’elastico delle mutande, se le face calare sotto al grosso culone e le aprì.
Luca che già si godeva la lenta sega sbottò “Cazzo nonna che bella ficona”.
“Sapessi come è dolce e calda” disse lei
“Immagino”.
“L’hai mai leccata una fica Luca?”.
“Si a qualche amica si”.
‘O allora sarai un esperto -disse e mollata la presa si sdraiò lungo il letto- dai fammi vedere come sei bravo”.
Luca ancora non ci credeva. Aveva il sangue al cervello, il cazzo di marmo, i coglioni che pulsavano.
Era un sogno che si avverava pensò mentre scivolava fra le gambe della vecchia attratto da quelle grandi labbra circondate di pelo bianco…

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