Il mio primo tradimento- parte 3

Scritto da , il 2021-09-08, genere etero

Il mio primo tradimento- parte 3

Allenarsi a scopare con Davide per soddisfare il mio Bull

Dopo che lo facemmo per la prima volta nella sua garconniere, Edoardo non mi scrisse più.
Il corso di yoga era sospeso per i mesi estivi. Ero disperata. Non sapevo più che fare.
Ero certa che, non avendo più un appuntamento fisso durante la settimana, si sarebbe fatto vivo lui. E invece niente. Dopo qualche giorno, iniziò a mancarmi da morire il sapore agrodolce del suo sperma. Ma nulla. Nonostante mi masturbassi quasi ogni giorno sul divano, pensando al suo cazzo marmoreo, lui non mi scrisse.
Passo una settimana. La mia mente iniziò ad affollarsi di dubbi.
“E se non gli piacessi?”. Ma mi risposi praticamente subito “Impossibile. Va matto per i miei piedi. Gli diventa duro ogni volta che li osserva”.
Allora altri pensieri s’insinuarono nella mia testa. “E se fosse colpa della ragazza? Quella mora tettona?”. Ma anche in quel caso trovai subito una risposta “No, non può essere questo il motivo. Quando ti fidanzi con uno stronzo del genere sai che ti tradirà. E poi, diamine, chi cavolo si comprerebbe una mansarda al Quartaccio se non un semi-maniaco per usarla come garconniere per innocenti troiette come la sottoscritta?”.
E rimaneva quindi in auge la terza ipotesi, per la più devastante. Avevo fatto schifo a letto la prima volta. Eh già, con un duro come lui, mi ero comportata davvero come una fregnamoscia.
Più passava il tempo, più ci rimuginavo sopra. “Un maschio alpha del genere, perderebbe mai tempo con una che non ha neanche voglia di succhiargli il cazzo?”. In effetti la prima volta che mi portò in quella campagna deserta inorridii al solo pensiero.
Ma già dalla seconda volta in poi, cambia totalmente opinione. Un cazzo del genere, così grande, così duro non va sprecato. Un cazzo così non è per tutte.
Le fregnemosce si meritano il piccolo cazzetto del mio Piero. Un pisello come quello di Edoardo è degno solamente delle migliori fiche della capitale.
E difatti dalla seconda volta in poi, non ha neanche più avuto bisogno di chiedermelo.
Ogni volta era sempre lo stesso copione, un appassionante pompino, arte in cui di volta in volta miglioravo fino all’eccellenza, seguito dall immancabile ingoio.
Ora capisco cosa intendeva mia cugina Sara quando mi parlava di quanto le piacesse trangugiare sborra. Ed io che la consideravo solamente una lurida troia! Se mi vedesse ora… a piagnucolare perchè il mio Bull, il mio toro da monta, non mi scrive più.
Si, più ci pensavo, più il mio errore risultava lampante.
La figura di merda che feci nella sua garconniere era colossale.
Lui, abituato alle migliori sciaquette di Roma, cosa si ritrova a dover scopare? Un'autentica verginella. Eh già, il sangue che mi è uscito quando me lo ha messo dentro. Le mie smorfie di dolore. E poi ero immobile come un tronco. Quando sono andata sopra di lui, peggio me sento. Una vera disfatta. Ho recuperato solo un pò quando mi ha scopato da prona, come una cagna, sborrandomi sulla schiena. Forse la mia battuta è stata l’unica cosa salvabile di quella orrenda performance.
Dovevo assolutamente rifarmi. Ma in che modo? Andando un giorno a mare ad Ostia, ebbi d’improvviso la mia illuminazione. Vedendo le grandi fighe in perizoma sculettare sul bagnasciuga, capii perché Edoardo non mi si filava.
Si stava evidentemente limonando tutte le fighette del litorale.
Decisi quindi di fare altrettanto. O più che altro, anzi a dir la verità proprio questo, a darmi da fare nell’auspicabile caso in cui lui mi avesse concesso una nuova chance.
Dovevo diventare un abile scopatrice.
Non con Piero ovviamente. Quando andavamo a mare assieme, lo vedevo come sbavava dietro il culo delle altre e gli si gonfiava quel piccolo vermiciattolo che aveva fra le gambe.
Un piccolo bozzettino in un davvero piccolo uomo. Io volevo altro.
La risposta venne da sola, tramite facebook.
Davide era un tipo che mi veniva dietro fin dal primo anno in cui eravamo entrambi matricole all’università. Prima di conoscere Piero. Non me lo sono mai filato più di tanto, poichè ce l’aveva scritto in faccia che desiderava una sola cosa da me, ossia trombarmi.
Ed io, ingenua, all’epoca credevo nel vero amore.
Nonostante tutti quegli anni non aveva mai smesso di scrivermi, ed io di continuare a filarmelo anche senza mai andare oltre la semplice amicizia.
Ma quell’estate avevo bisogno di andare oltre. Se Edoardo era davvero un autentico stronzo rubacuori, Davide era una sua pallida imitazione. Non aveva tutto il suo carisma, ma nel suo piccolo ci sapeva fare. M’invitò come ogni anno a casa sua a Pescara, dato che sapeva fin dalla prima volta che ci eravamo conosciuti quanto io amassi il mare.
Anche quella volta mi scrisse come sempre su facebook, come faceva ogni estate.
-Ciao Giulietta, cosa fai?- ma stavolta trovò di fronte una Giulia completamente diversa.
-Ciao Davide, niente… sono annoiata… lavoro come sempre… avrei proprio bisogno di un pò di mare…- gli risposi. Gli servii un assist meraviglioso, che ovviamente lui non si lasciò sfuggire.
-Che ne dici di venire a trovarmi qualche giorno a Pescara?-
Penso che quando gli risposi -Ok, quando?- lui si sborrò nelle mutande leggendi il suo cellulare.
-Anche domani se vuoi!-
-Va bene, prenoto il biglietto dell’autobus…-.
E così feci. Non potevo permettermi un viaggio tanto lungo, solamente di telepass avrei speso quanto guadagnavo in una giornata nello studio del mio avarissimo compagno, cui però la stavo davvero facendo pagare cara.
Prenotato il biglietto, iniziai a prepararmi la valigia per rimanere un paio di notti da lui.
Davide era un ragazzo moro, con fisico atletico, con dei lineamenti vagamenti alla Kevin Bacon. Anche lui era un single incallito, e devo dire che pur di scopare andava a letto davvero con chiunque.
Ero davvero indecisa su come vestirmi. Non so perchè, ma sono convinta che tutti quella che s’invaghiscono di me lo fanno per i miei piedi.
Anche Piero in fondo lo è. La cosa che lo eccita di più è leccarmeli. Cavolo quanto vorrebbe che gli praticassi un footjob, ma con un vermiciattolo del genere è davvero impossibile.
Non riesco nemmeno a incastrarlo fra i miei piedini fatati.
Fatto sta, che per prepararmi al meglio alla mia trasferta Adriatica, decisi si comprarmi un nuovo paio di zeppe ed un vestitino girofica.
Gli autobus sono ormai i veri mezzi sposta poveri. Quando entrai dentro, vidi tutti gli extracomunitari slavi girarsi verso di me mentre sculettavo verso i posti in fondo.
Durante il viaggio però, la mia parte più razionale prese il sopravvento.
Non avevo mai fatto niente di ciò. E se Edoardo era il mio primo tradimento, la mia prima vera scopata da oltre dieci anni, Matteo era la seconda.
Ma oramai non avevo più scelta.
Una volta arrivata a destinazione, lo trovai ad accogliermi. Quando mi vide per poco non gli caddero gli occhi dalle orbite. Sicuramente non mi ricordava così fica.
O perlomeno tanto troia. E le foto che caricavo su facebook erano tutto, fuorchè che seducenti. Io invece davanti a me vidi il solito uomo medio, scopabile, certo non era un autentico sfigato come Piero, ma neanche lo stronzo con cui avevo avuto l’imprinting, ossia quel gran testa di cazzo, con un enorme pene di 23 centimetri di Edoardo.
Avrei dato tutti i miei risparmi per sapere chi si stava trombando in quel momento.
Giuro che se avessi avuto una memoria migliore, sarei stata a piantonarlo in perfetto stile stalker davanti la sua garconniere per vedere chi si stava portando a letto.
Chissà se qualche sua ex non l’abbia fatto con me. Si, faccio davvero dei lunghi voli pindarici con la mia fervida immaginazione.
Ciò che però era certo è che ero lì, a Pescara, ospite per due notti da Davide, che aveva davvero una gran voglia di trombarmi, dove ero andata con l’intenzione di rinfrescarmi un pò come si scopa. Ed inoltre in qualche modo dovevo pur sdebitarmi di tanta accoglienza.
Mi sentii davvero la sua zoccoletta. Insistetti per andare subito in spiaggia, dato che già sapevo come sarebbe finita quando saremmo andati a casa sua.
Raga non potete capire quanto mi sbavava dietro! Ed io non facevo altro che stuzzicarlo, mettendogli i miei piedi smaltati di rosa con tanto di anellino e cavigliera sotto gli occhi!
Ed inoltre ad ogni occasione buona strusciavo il mio fondoschiena e le mie tette contro di lui.
Ed ogni volta sentivo il suo cazzo marmoreo pronto ad accogliermi.
Mi feci offrire di tutto e di più. Frittura di pesce ad un carissimo stabilimento sul mare.
Ombrellone con sdraio XXL in prima fila. Di pomeriggio gelatino, una corona rinfrescante ed ovviamente verso le sette un'Ape in spiaggia con lo spritz.
Il povero Davide stava finendo tutti i suoi soldi per me.
Ma quando ad ora di cena andammo a casa sua lo ripagai nel migliore dei modi possibile…
Per me quella scopata più che piacevole fu assai didattica.
Non volevo succhiargli il suo cazzo normodotato, non aveva alcun senso per me che oramai ero un'esperta ed in più amavo la taglia XXL. Ed in fondo, ogni donna beve solo la sborra dell’uomo che ama.
Così mi divertii con lui che mi praticò prima del piacevole cunnilingus e poi lasciai che da vero feticista mi leccasse davvero ogni millimetro dei miei piedi.
Mi bagnai anch’io e presa dal desiderio di un bel cazzo gli dissi di montarmi alla missionaria.
La mia fica oramai era stata già divaricata dall’enorme pene di Edoardo, ma anche quello di Davide mi dava una piacevole sensazione. Solamente quel microbo di Piero mi era indifferente.
Ciò che imparai davvero a fare durante quelle scopate lì a Pescara fu cavalcare il pisello di un uomo. Mi misi sopra di lui, e ben allenata e senza paura iniziai a cercare inizialmente la posizione che mi desse più piacere e poi a trovarne una che soddisfasse anche lui.
Scopammo davvero tanto in quei pochi giorni. Divenni davvero una brava cavalla.
Una mattina, appena svegli, mi misi sopra di lui, e penso di esser stata così tanto brava da averlo fatto venire dopo neanche un minuto, in appena pochi secondi.
Avevo previdentemente iniziato ad assumere la pillola da qualche giorno.
Non volevo che un uomo dovesse interrompere il suo piacere solamente per non rischiare di farmi rimanere incinta. E così imparai che della morbida sborra calda oltre che in bocca è piacevole sentirla anche in fica.
Davide ci provò più volte, ma l’idea di farmi inculare non mi attraeva per niente, nonostante i racconti di mia cugina Sara. “Giulia fidati, se provi il culo poi non puoi più farne a meno..”.
Eh già, mia cugina, con cui condivido parte del mio patrimonio genetico è davvero una grande troia. Ma di lei vi racconterò poi…
Durante quell’estate andai quasi ogni week-end a trovare il mio scopamico Davide.
Ma ogni volta che scopavo con lui, nonostante il mio corpo si concedesse alla sua esaltata virilità, la mia mente si eccitava pensando al mio unico vero amore Edoardo.
Immaginavo che quel cazzo fosse il suo, e mi bagnavo all’idea di mostrargli come ero diventata brava anche a scopare. Morivo dalla voglia di cavalcare il suo pene fuori misura.
Ma nonostante ciò, l’estate terminò senza che lui si facesse di nuovo vivo.
A dire la verità la mia estate non fu affatto deludente, anzi, non vedevo così tanto sesso e mare dall’ultimo anno di liceo, ma senza il pisello del mio stronzo del cuore ero triste.
Riniziarono le lezioni di yoga, e diedi l’addio, o meglio l’arrivederci al mio trombamico Davide. Con mio grande rammarico, non c’era di Edoardo al corso.
Eravamo solo noi, le solite vecchie fregne mosce con qualche vecchia rugosa, almeno fino a quando...

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