Il focolare

Scritto da , il 2020-10-21, genere saffico

Mia mi sta aspettando da mezz’ora.
Ho fatto tardi, ho flirtato con la proprietaria del vivaio, dove compro le piante officinali.
E’ una bella signora, sulla cinquantina, è la moglie del titolare, ma deve aver compreso che io e Mia non siamo due amiche, ma una coppia che sta insieme.
La cosa la deve stuzzicare, spesso parla per metafore, tra le righe dei suoi discorsi traspare la voglia di provare qualcosa di trasgressivo.
Le osservo i grossi seni, che rendono tesa la stoffa della camicia un po’ maschile che indossa, le chiappe ancora sode strizzate dai jeans elasticizzati.
Probabilmente si accorge che la guardo con occhio poco femminile, forse come la scrutano gli uomini che vengono per comprare i pomodori e le melanzane da trapiantare.
Mia mi osserva mentre sistemo i vasi sullo scaffale sotto al porticato,
“Adelina la signora del vivaio era in forma questa sera”?
Si accorge sempre quando c’è qualcuna che mi piace, è un po’ gelosa, non posso dirle che nel rimirare quelle poppe e quel culo ho sentito uno sfrigolio nella vagina, che forse mi si è anche un po’ bagnata.
“Dai vieni che sto cuocendo le castagne”
Ha acceso il focolare, e in una padella bucherellata ha messo a cuocere delle castagne.
“Dai Mia stasera ceniamo con le castagne, e ci beviamo quella bottiglia di vino novello che ti hanno regalato”.
Salgo e mi spoglio nuda, mi sento appiccicosa, ma non ho voglia di lavarmela, infilo dei leggins blu scuro, sono attillati, li metto senza mutande. Sopra un felpone colorato.
Mia quando siamo in casa, veste come una hippie degli anni settanta.
Gonnellona a fiori lunga fino a i piedi, e camicione di jeans con le maniche arrotolate.
So che sotto è nuda, come sempre farà di tutto per farmi eccitare.

Ci sediamo sulle nostre poltrone di fronte al fuoco, ci osserviamo, entrambe abbiamo voglia, si sente dall’odore che emaniamo.
Il grosso pezzo di legno che Mia ha buttato sul fuoco, emana un calore strano,
“questa padellata è pronta, Adelina mettile nello straccio di lana”
Mia la riempie con delle altre crude, con un coltellino nel frattempo ha fatto un taglio nella buccia, poi le scuote e tira sotto alla padella un altro pò di brace incandescente.
“mmmm sono buonissime , le ha portate Nazario, le prende dal suo bosco”.
“I porcini ci dovrebbe portare, non le castagne”
Ce la ridiamo.
“Adelina che pretendi, alla moglie di Pepi, che ogni tanto gliela fa annusare, i porcini li porta”.
Beviamo il vino novello, con le castagne è un abbinamento micidiale.
Mia intanto ha rannicchiato le ginocchia sulla poltrona, la lunga gonna si è sollevata, da sotto in mezzo alle cosce intravedo la sua patata, con quella leggera peluria rossa che finita l’estate ha ricominciato a lasciar crescere.
L’eccitazione che mi porto dietro dal vivaio ricomincia a montare, decido anche io di fare un po’ la puttana,
apro un pò le cosce, so che con i leggins super aderenti apparirà la forma della mia topa.
Mia sghignazza e mi indica una macchia scura tra le cosce, il liquido che mi cola ha bagnato la stoffa.
Con un salto mi si piazza tra le gambe e senza abbassarmi i leggins, inzia a mordermi la topa, attraverso la stoffa , con i denti mi strizza il grilletto, mi sdraio sulla poltrona appoggio un piede sulla grossa pietra che fa da base al camino, inarco la schiena, penso alle poppe della vivaista, tra qualche istante inizierò a godere.

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