L’Abisso / 04x01

Scritto da , il 2020-09-30, genere dominazione

Ma cosa…
Cos’ho tra le gambe! Appena sveglia, abbasso la testa per vedere cosa mi attanaglia il clitoride

R: “ALE!”

D’istinto provo ad allontanare la sua testa dalla mie cosce ma la corsa delle mie mani si interrompe a metà strattonate dalle cinte che le legano alla testiera metallica del letto. Mi ha legata. Ma quando è successo, ma come ha fatto. Oh dio che confusione. E lui nel frattempo è lì che continua imperterrito a leccarmi. Oh dio, è una vita che non me la leccano, mio marito non aveva mai né voglia né tempo, passava subito col possedermi senza tante storie ed io non chiedevo mai, mi limitavo a concedermi ai suoi istinti sempre di malavoglia. Che sensazione strana, non posso allontanarlo con le mani, provo a stringere le gambe e a chiudere l’entrata della vagina per quanto mi è possibile, ma lui di tutta risposta mi allarga le gambe al massimo e affonda con la sua lingua ancora più in profondità. Rimango qualche minuto a resistere ma poi capisco che è tutto inutile e lo lascio fare. Mi rilasso, per quanto mi è possibile, e sento uno strano piacere partire dalle gambe ed arrivare in testa passando per la mia figa. Le leccate ampie ed abbondanti, come testimoniamo i fragorosi rumori che fa, stento a crederci ma, mi stanno piacendo! Specie quando con la lingua passa dal clitoride.
Sembra avermi letto nel pensiero perché adesso è lì che si sta concentrando. Gira lentamente attorno al clitoride e più lo fa più sento un calore che dalle guance va dritto al cervello. Deve averlo capito, adesso il ritmo aumenta e con la punta della lingua tintilla la parte centrale del clitoride. Ogni volta che tocca quel punto non posso fare a meno di sussultare dal piacere, vorrei tanto non farglielo vedere, ma è impossibile non godere con quella lingua tra le gambe. I miei flebili sussulti di goduria sono ormai diventati urla di incitamento, sento che è ancora più carico anziché stanco, adesso mi prende con forza per i glutei, mi ha sollevato un po’ la schiena e si gusta la mia figa manco fosse una fetta d’anguria. I colpi di lingua sono intensi e precisi, sa esattamente dove e come leccare, in più ha cominciato a penetrarmi con le dita, una, due, non so più quante dita ci sono dentro di me, sembra che abbia infilato tutta la mano e io oramai godo oscenamente, non posso più trattenermi e forse non voglio. Adesso voglio arrivare fino alla fine di ciò che sta facendo perché forse lui può, forse lui sarà in grado di farmi raggiungere quel tanto agognato orgasmo che con mio marito si è sempre interrotto sul più bello. A lui non interessava del mio piacere, mi usava come svuota palle ed io pian piano mi rassegnai ad esserlo. Ma adesso forse ci siamo, vorrei tanto avere le mani libere e non più per allontanarlo da me, bensì per spingergli la testa e la sua meravigliosa lingua ancora più dentro di me! Oh dio ma che succede, quelle dita che continuano a penetrarmi e quella lingua che tartassa il mio clitoride stanno per… oh dio, sento che qualcosa di portentoso sta montando in me, sento che sto per venire e che sarà incredibile! Ormai tutto il mio corpo è un fremito di piacere e non ce la faccio più a trattenerlo

R: ”ALE, MI STAI FACENDO VENIRE! ATTENTO!”

Provo a scostare la mia vagina dalla sua faccia con un sussulto delle anche, ma continua a trattenermi ben saldo con le sue braccia avvinghiate alle mie gambe e così non posso evitare che un ampio schizzo di goduria gli inondi la faccia, seguito da un secondo ed un terzo. Sento i getti accumularsi per poi essere rilasciati con forza ed ogni volta vedo le stelle. Urlo come una matta, mi muovo e mi divincolo come un’ossessa nonostante braccia legate e gambe bloccate. Dopo un’attimo di pausa, in cui a malapena ho ripreso a respirare, continua a torturarmi il clitoride con piccole leccate, compiacendosi del fatto che ogni volta vengo percorsa da brividi di piacere.
Ed eccomi qui, crocifissa sul letto che assaporo il mio primo, sconquassante orgasmo clitorideo. E’ stato mio figlio sì, un malato, sadico e perverso, ma che importa ora. Voglio solo godermi questo momento il più possibile.

A: “PAPÀ, SI ERA LASCIATO SFUGGIRE CHE SI ERA ACCORTO CHE SCHIZZI, MA NON PENSAVO COSÌ TANTO. CHE SODDISFAZIONE CHE MI HAI DATO OGGI”

La sua voce interruppe il mio stato di trance, riportandomi alla realtà.
Si avvicinò a me portando il suo volto di fronte al mio

A: “È STATO BELLISSIMO VEDERTI GODERE COSÌ, ADESSO TI SLEGO. MAMMA VOGLIO FARE L’AMORE CON TE”

Nel pronunciare quelle parole, quasi sussurrate, rimasi spiazzata. I suoi occhi erano dolcissimi, possibile che in fondo gli importasse di me? Possibile che stesse facendo quello che stava facendo, per me? Non riuscì a rispondere, ma vidi che stava già armeggiando per liberarmi dalle due cinture che cingevano i miei polsi ormai violacei.
Li baciò con tenerezza per poi prenderli tra le sue mani e sbatterli sul letto, ma senza violenza. Riportò il suo volto sul mio con lo stesso tenero sguardo di prima, la stretta sui polsi divenne un mano nella mano e tutto il suo corpo era disteso sul mio.

A: “DIMMI CHE MI VUOI, DIMMI CHE SEI SOLO MIA E CHE MI DESIDERI”

A quelle parole seguì un bacio dolcissimo seguito dal tentativo di entrare con la lingua. A quel gesto, d’istinto scostai leggermente la testa su un lato, allora a quel punto allargò le mie gambe con le sue ginocchia con fare sapiente e d’un colpo riuscì ad infilarmi il cazzo nella mia ancora fradicia vagina. Mi mancò il fiato per un attimo ed aprì la bocca per emettere un gemito di goduria. Approfittò di quel gesto per baciarmi nuovamente e a quel punto cedetti. Ricambiai con la lingua assaporando la sua ancora pregna dei miei umori. Quel gusto dolciastro non mi ripugnava, anzi mi eccitava tantissimo, tant’è che dopo pochi colpi ero di nuovo fradicia e la mia figa era del tutto pronta ed accomodante nei confronti di quel cazzo marmoreo che la stava sollazzando così sapientemente. Comincia a baciarmi con passione e ardore, seguono lunghi minuti di baci passionali mentre mi scopa alla grande, adesso capisco cosa intendeva con “fare l’amore”, questa è la cosa che più ci si avvicina in tutta la mia vita sessuale. Sento che sto perdendo ogni remora e reticenza, mi convinco sempre di più che quello che sta succedendo è più un bene che un male, più mi lascio andare e più godo, mi avvinghio a lui, dapprima cingendolo in un forte abbraccio, poi le mie mani scendono, gli afferrano quel culetto giovane e spingendo con le mani è come se lo incitassi a scoparmi ancora di più. Oramai le mi gambe sono oscenamente spalancate, mi prende per le caviglie e le porta sulle sue spalle ai lati della testa. In questa posizione ogni suo colpo affonda infinitamente di più dentro la mia passera ed io sento un misto tra dolore e piacere che mi fa letteralmente perdere la testa.

A: “SEI MIA, DILLO CHE SEI MIA! SEI SOLO MIA! LA MIA PUTTANA! DILLO!”

Io mi vergogno ancora da morire e mi limito ad ansimare ancora più forte.

A: “PENSA SE CI VEDESSE QUEL CORNUTO DI TUO MARITO ORA, PENSA ANCORA CHE SEI UNA SANTA ED UNA INCAPACE A LETTO E INVECE GUARDATI, A GODERE COME UNA CAGNA COL CAZZO DI TUO FIGLIO”

Quelle parole mi danno da pensare ma la goduria del momento mi offusca ogni pensiero. Voglio solo godermi quel cazzo in grado di darmi piacere che mi ero rassegnata a non vivere mai. Finalmente la smette di insultarmi, forse perché stanco, sento che ha il fiatone, penso stia per venire quindi mi fermo per un attimo. Si ferma anche lui, ma dopo un secondo si butta su un fianco e mi prende a forza facendomi roteare e in improvvisamente mi ritrovo sopra lui. Mi guarda, aspettandosi chissà cosa

R: “ALE, NON SONO BUONA IN QUESTE COSE”

Gli dico con tutta la sincerità di questo mondo.
Sono pronta ad un sicuro ceffone da parte sua, invece con mia grande sorpresa mi prende per i fianchi e comincia a guidarmi.

A: “FAI QUELLO CHE DICO IO E T’INSEGNERÒ A FAR GODERE IL TUO PADRONE IN OGNI MODO POSSIBILE. VEDRAI CHE TROIA CHE TI FARÒ DIVENTARE”

Mi sgancia delicatamente l’ultimo indumento rimasto, il reggiseno. Lo getta via e le mie pesanti tette cadono giù. Mi solleva un po’ dicendomi di rimanere in questa posizione, io obbedisco, e comincia di nuovo a stantuffarmi con quel super cazzo dal basso. Mi sorreggo solo sulle ginocchia mente lui da sotto comincia a sbattermi il cazzo più forte e più velocemente di prima. Pensavo fosse esausto e invece ha ancora tanta voglia di me. Io posso solo che godermi quel martello pneumatico che mi scuote talmente forte da far sobbalzare il mio grosso seno, che afferra e che comincia a palpeggiare e leccare con avidità. La sua testa sparisce spesso tra i miei seni, io ho il coraggio che afferrargli la testa, di portare la sua bocca sul mio capezzolo più sensibile ed accennargli un timido

R: “MORDI”

subito smorzato dall’incessante frenesia del suo movimento di bacino.
Non se lo fa ripetere due volte e comincia a morderlo mentre schiaffeggia l’altro seno. Mi fa male, ma finalmente sto cominciando a capire che il dolore in alcuni frangenti serve solo ad acutizzare il piacere. Con la testa tra le mie tette che poggiano sulle sue spalle e il suo cazzo saldamente dentro di me, comincio a muovere i fianchi per cercare di sentirlo ancora più in profondità. Più mi muovo, più godo e più gli premo la testa contro mie tette. Non so se apprezza, non lo vedo più. Ho la testa rivolta in alto con gli occhi chiusi mentre saltello sul quel cazzone ancora duro come l’acciaio. Penso solo a me e al mio piacere, sento che sta arrivando a sconquassarmi un orgasmo ancora più forte di prima, io continuo a muovermi fino a quando

R: “OH DIO ALE, MI STAI FACENDO VENIRE DI NUOVO!”

Urlo con tutta la voce che ho in gola. Alzo un po’ il bacino, ed un’altra cascata di orgasmo inonda tutto il ventre. Secondi interminabili di piacere che lui cerca di non perdere fiondandosi subito a leccare i rigoli della mia eiaculazione dalla parte interna delle cosce, mentre altri rigoli, di lacrime, scendono dal mio viso, ma stavolta sono lacrime solo di piacere e anche un po’ di soddisfazione per sentirmi finalmente una donna capace di godere di un bel cazzo. Quando smetto di tremare, abbasso lo sguardo per cercare il suo. Lui è lì che mi fissa con gli occhi pieni di perversa lussuria. Sono stanca, ma so che non mi lascerà fintantoché non avrà ottenuto ciò che vuole e in fondo, voglio anch’io soddisfarlo. Non ho idee, non so cosa fare, ma ancora una volta è lui a dettare i tempi. Mi solleva, mi lascia in ginocchio sul letto, mi passa dietro e con una spinta afferrandomi i capelli mi mette a pecora. Ho giusto il tempo di mantenere l’equilibrio afferrando con le mani la testiera del letto che già mi ritrovo il suo cazzo di nuovo in figa. Comincia a scoparmi con la solita violenza, ma stavolta mi sta bene, ne voglio di più, lo voglio più forte!

A: “DI CHI SEI TU?”

Dapprima non sentivo e non capivo, ma un sonoro schiaffo sul culo precede la sua reiterata domanda

A: “DI CHI SEI TU!”

Non ha più senso resistergli e complice la nuova posizione che non mi obbliga a sostenere il suo sguardo, finalmente rispondo con un flebile

R: “TUA…”

A: “PIÙ FORTE”

R: “TUA!”

A: “PIÙ FORTE HO DETTO!”

E un altro schiaffo sul culo a ricordarmi chi comanda

R: “TUA! SONO TUA! SONO SOLTANTO TUA!”

A: “NEANCHE PAPÀ TI HA MAI POSSEDUTA VERAMENTE, TU SEI MIA, LA MIA SVUOTA PALLE, SEI NATA SOLO PER SUCCHIARMI IL CAZZO! COSA SEI TU!”

Quel cazzo continuava a scoparmi divinamente e anche quel minimo di ritegno sparì del tutto

R: “LA TUA TROIA! SONO LA TUA TROIA!”

A: “E COSA SONO IO”

R: “IL MIO PADRONE!”

A: “E QUAL È L’UNICO SCOPO DELLA TUA VITA”

R: “SUCCHIARTI IL CAZZO! IO SERVO SOLO A QUESTO!”

A quelle parole si eccitò ancora di più, mi afferrò per le braccia, le portò a se e continuò a scoparmi in quella posizione, sorretta solo dalle sue mani e dal suo cazzo impalato dentro di me. I colpi erano incessanti, profondi e spesso intervallati da schiaffi sul mio culone, ormai rosso di manate, ma che mi facevano eccitare tantissimo. D’un tratto mi tirò i capelli per portare la testa a se, mi afferrò il collo da dietro con entrambe le mani costringendomi ad afferrare di nuovo la ringhiera del letto

A: “DOVE VUOI FARMI VENIRE?”

R: “DOVE VUOI TU PADRONE, DOVE VUOI”

A: “VOGLIO VENIRTI IN BOCCA”

R: “SÌ PADRONE, VIENIMI IN BOCCA, LA TUA SCHIAVA INGOIERÀ TUTTO”

Non potevo credere di averlo detto, ma soprattutto non potevo credere di desiderarlo davvero. Lo volevo e con tutte le mie forze anche.
A quelle parole, si staccò da me facendomi fuoriuscire un ultimo piccolo fiotto di umori, scese dal letto, buttò un cuscino a terra e mi ordinò

A: “IN GINOCCHIO TROIA”

Io mi girai e dopo un secondo per capire, obbedii subito e mi inginocchiai.
Senza neanche che me lo chiedesse gli afferrai il cazzo direttamente con la bocca, comincia a succhiarlo avidamente, dio non avevo mai desiderato così tanto l’orgasmo di un uomo come in quel momento. Ci volle poco, qualche colpo direttamente in gola e finalmente mi riempì la bocca di tutto il contenuto delle sue palle. L’orgasmo fu talmente forte che cadde sul letto sfinito ed io, anche se non me lo aveva espressamente ordinato, continuai a spompinarlo un po’ mentre era disteso così da pulirglielo per bene. Aspettai che si ammosciasse del tutto prima di staccarmi definitivamente da quel cazzo che adesso, nonostante l’odore non fosse cambiato, riuscivo persino a gustarmelo. Lasciai mio figlio ansimante sul letto, io mi alzai e ancora nuda chiesi il permesso

R: “POSSO ANDARE MIO PADRONE?”

A: “PREPARAMI DA MANGIARE, SEI STATA BRAVA”

Quelle parole mi riempirono di gioia e di orgoglio. Mi sentivo utile e capace.
E’ forse questo il senso di realizzazione di una vera donna?

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